DOMENICA 25 MAGGIO 2008

CRITICAL MASS III

La CRITICAL MASS non è solo una protesta, non è solo un segnale controcorrente, è un po’ tutto quello che si perde in settimana,che si è perso negli anni della televisione e del mito della macchina, è la voglia di fare qualcosa di assolutamente libero e naturale,è una corsa in bicicletta per le via [...]

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E liberaci dal male…

10 Maggio 2008

Urlo

Ormai è fatta. Il principe è stato incoronato, le pedine sistemate al loro posto, il gioco può finalmente avere inizio. Difficile è indovinare chi vincerà la partita, ma sicuro è che le regole cambieranno strada facendo. E molto probabilmente non proprio a favore di tutti. Pazienza. Qualcuno dice: ce la siamo cercata! Così è se vi pare, e poche storie.

Certo, cercata o meno, vien da chiedersi come si sia arrivati a questo punto. O meglio, più che come, perché (il come, purtroppo, lo si conosce fin troppo bene). E’ il perché che lascia un po’ perplessi. Almeno a quelli come me, gentaglia di sinistra ormai extraparlamentare per forza. Perché così tanta gente ha votato come ha votato? Che per noi è male ma per loro è bene, anzi, benissimo? Difficile rispondere. O forse no. Molti ci hanno comunque provato, formulando ognuno la sua diagnosi: gli anatomopatologi di sinistra hanno sezionato il cadavere iridato sostenendo una morte per autosoffocamento; i cannibali democratici hanno cominciato ad azzannarsi i polpacci a vicenda. Insomma, ognuno ha dato la sua interpretazione dei fatti per come meglio la intendeva o gli conveniva. Ma la ragione forse non è così complicata. E la si potrebbe riassumere in una singola, breve parola. Quale parola la si deduce da un libricino interessante che è stato presentato qualche giorno fa dall’Istat, l’istituto nazionale di statistica – quelli che fanno i sondaggi seri, per intenderci - facilmente scaricabile da internet e a cui vale la pena dedicare un attimo di attenzione. In realtà non si tratta di un libro vero e proprio, ma di una raccolta di statistiche che un manipolo di maniaci delle percentuali ha effettuato tra il 2005 e il 2007 sull’intero territorio nazionale, ognuno dedicato ad un argomento diverso. Il titolo completo è “100 statistiche per il Paese. Indicatori per conoscere e valutare”, dove i due termini “conoscere” e “valutare” sono finalmente messi in ordine consequenziale, a sottintendere una deduzione del secondo dal primo. Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Sfogliando le 105 pagine del volume si passa da questioni legate alla macroeconomia, ad altre di finanza pubblica, di istruzione, salute, trasporti, mercato del lavoro… Ce n’è per tutti i gusti. Ma due, su tutti, sono i settori che presentato i risultati più sfiziosi. Si chiamano Popolazione e Sicurezza, e sono messi uno verso l’inizio del libro e uno verso la fine, ma sono due argomenti strettamente correlati. E insieme indissolubilmente connessi ad un terzo, che potremmo chiamare Attuale Governo, ma che nel libro non c’è quindi non mettetevi a cercarlo. Ma cosa si legge di così interessante? Nulla di nuovo, a dire il vero. I dati che emergono dalle statistiche in questione sono noti ed arcinoti. Il primo dato è riassumibile così: l’Italia è un popolo di vecchi. Nel 2006 in Italia ci sono 142 anziani (di 65 anni e più) ogni 100 giovani (che non hanno ancora compiuto i 15 anni), ponendo la popolazione italiana al primo posto per anzianità in Europa. Il rapporto è di quasi 3 a 2. L’indice di dipendenza (ovvero il carico sociale ed economico sulla popolazione attiva, ovvero quanto io devo lavorare per pagare la pensione di mio nonno, o di mia mamma, nel mio caso) ha superato nel 2006 la soglia critica del 50%. Detto in toni goliardici, i vecchi non schiattano e i giovani non trombano. O meglio, lo fanno con più malizia. L’aumento demografico della popolazione, che pure è presente, è dovuto in prevalenza agli immigrati che tra il 2001 e il 2006 sono stati regolarizzati, hanno messo su famiglia e, almeno loro, dato vita a qualche figlio (è aumentata l’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati).
Eppure, per la gioia del carroccio, nonostante il forte incremento della presenza straniera in Italia, rispetto agli altri paesi europei il fenomeno risulta assolutamente contenuto (gli stranieri residenti sono poco meno del 5% del totale della popolazione), mettendo l’Italia al quindicesimo posto nella graduatoria UE. Ma l’aspetto più interessante lo troviamo nella sezione Sicurezza, cavallo vincente della destra e tallone d’Achille della sinistra. In realtà, vero e proprio cavallo di Troia per tutti e basta. Il tanto sbandierato anatema del “cittadino italiano che non si sente più sicuro in casa sua”, cavalcato – giustamente, chi non lo avrebbe fatto? – da politici di ogni fazione, si basa per l’appunto su un sentimento. Una percezione. E non su dati di fatto. Dagli anni ’90 ad oggi i delitti cosiddetti minori (scippi, furti di veicoli, di oggetti nei veicoli, nelle abitazioni) e contro la persona sono sensibilmente diminuiti (nel 2005 sono stati commessi 10 omicidi per milione di abitanti, contro i 14 della media europea, mettendo l’Italia in ottava posizione dopo Austria, Germania e Svezia). L’unica tipologia in aumento sono gli omicidi che si consumano in famiglia: i vari Cogne, Novi Ligure, Garlasco e via dicendo. Per numero di omicidi commessi, l’Italia è uno dei paesi più sicuri.

Come si spiega, allora, l’aumento al 58,7% della popolazione cittadina, soprattutto nel Nord, che indica la criminalità come principale fattore di preoccupazione? Si spiega in un’unica parola: Paura! Ed ecco la famosa spiegazione alla vittoria schiacciante del centro-destra. Il centro-destra ha vinto grazie alla paura, alimentata da una martellante politica di allarmismo protratta da televisione e giornali. E se per molti tutto questo può essere scontato, come sembra scontato che il “valutare” segua il “conoscere”, a ben vedere, forse così scontato non è. E forse, come sempre, il vero problema sta proprio nel “conoscere”. Conoscere come stanno davvero le cose. Conoscere, non dico la verità, quanto meno i fatti.

Riassumendo, quindi. Il succo di tutta questa pappardella qual è? L’Italia è un popolo di vecchi cacasotto. Vecchi cacasotto, per giunta anche un po’ ignoranti. Un ottimo prospetto insomma. Da andarne fieri. Ma non voglio giocare la parte del D’Alema (leggi: spocchioso) di turno. Né passare per il solito semplicione frustrato di sinistra. No. L’Italia non è – solo - un popolo di vecchi egoisti poco informati. E non si può imputare – solo – alla diffusione di una politica del terrore verso i cosiddetti “extracomunitari” se adesso ci sorbiremo 5 anni di berlusconismo. Ma certo la politica del terrore esiste e non si può nascondere. Va conosciuta, compresa e affrontata. Come scriveva Machiavelli più di cinquecento anni fa: “la libertà è vivere senza paura”. Lo scriveva Machiavelli, non Madre Teresa di Calcutta. Ora. Le risorse per un cambiamento di rotta, che è sempre possibile, sono da cercarsi in quei 2/5 di italiani ancora giovani che hanno le forze e, si spera, l’intelligenza per fare un passo oltre la coltre dei razzismi, della xenofobia, dell’egoismo. Tra quei giovani che avranno la forza di liberarsi dal male, inconscio e incontrollabile, della paura. Un ottimo modo per cominciare lo suggerisce Enzo Bianchi nel suo splendido articolo “La paura fa stranieri”, pubblicato lo scorso 13 aprile: la paura non va derisa né minimizzata, ma presa sul serio e fronteggiata per capirla e vincerla. Questo è possibile solo se siamo disposti ad un incontro sincero con l’altro. Perché, come scriveva Lévinas: “Io sono nella sola misura in cui sono responsabile dell’altro”. Diffondere la cultura del confronto, nel pieno rispetto delle reciproche identità è la sfida che ci aspetta e su cui si basano le sorti del nostro prossimo futuro. Le attuali circostanze politiche certo non danno una mano in questo senso, ma bisogna pur sempre provarci. E’ una sfida impegnativa, ma non impossibile. Basta cominciare. Quindi, cominciamo…

Ormai è fatta. Il principe è stato incoronato, le pedine sistemate al loro posto…

Freuse

Cresci fino a zero

7 Maggio 2008

Cresci fino a zero

Si possono mettere in rete i Comitati spontanei che si sono già costituiti nel territorio sulla tematica dell’urbanistica?

Si deve promuovere o sostenere l’insorgenza di nuovi comitati o consigli spontanei, in presenza di aree o zone del nostro territorio che hanno una destinazione a rischio speculativo o ambientale?

Si può condividere con i Comitati/consigli in lotta una comune idea dello sviluppo della città e delle sue aree, muovendosi sul duplice lato della opposizione/resistenza e contemporaneamente della proposta/progetto alternativo?

E’fondamentale ritenere che debba essere considerato come elemento della proposta anche il NON FARE, ritenendo riduttivo, dal punto di vista ambientale e urbano, considerare le alternative come esclusivamente interne a un fare?

La prospettiva primaria deve muoversi in primo luogo nella direzione della PREVENZIONE e non limitarsi a intervenire solo a posteriori per tamponare o contenere i danni, prodotti da pianificazioni sbagliate?

Portare l’attenzione sulla formulazione di alternative possibili, in primo luogo sulla discussione e approvazione del nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) e degli altri strumenti di pianificazione è una strada operativamente particabile?

Per far tutto questo è essenziale a questi fini promuovere una cultura e una formazione civica diffusa sull’uso dei suoli e del territorio urbano.
Cultura e formazione in cui ci si impegna direttamente ma si sollecitano anche le istituzioni del territorio, come Comune e Provincia, perché impegnino le loro risorse formative e informative non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per le realtà aggregative e singole della società.
Formazione e cultura che sono funzionali all’azione e all’intervento di una cittadinanza attiva.

Per tutto questo abbiamo organizzato
Venerdì 9 Maggio ore 21.00
Presso la sala conferenze della Banca Popolare di Sondrio in via Amendola (angolo via Previati) a Lecco.

Cresci fino a zero, per portare l’esperienza e discutere con chi questi percorsi, queste domande se le è gia poste e operativamente, in termini amministrativi, ha messo sul campo alcune risposte possibili.

Vale la pena esserci.

Paolo Trezzi
centro khorakhane’ Lecco

Il presidente di tutti (o quasi)

4 Maggio 2008

Schifani

Renato Schifani è stato da pochi giorni eletto - con 178 voti - Presidente del Senato della Repubblica Italiana.
Il Senato - in passato - era la camera di nomina regia, una sorta di camera alta. Dopo l’introduzione della Costituzione repubblicana (1948) venne mantenuta - anche se divenne d’elezione democratica e popolare - poiché s’era convinti che tutelasse ogni tipo di rappresentanza nel Paese.
Il Presidente del Senato è la seconda carica dello Stato - dopo il Presidente della Repubblica.

Il telegiornale diretto dal benpensante, americaneggiante, democratico e prostrato, Gianni Riotta (Raiotta per gli amici intimi), in onore del neo-Presidente eletto, ha deciso di elaborare una sorta di agiografia da trasmettere all’ora di pranzo per “informare” il popolo su chi siede sullo scranno di Palazzo Madama.
Come al solito, in pure stile Rai Uno, i fatti snocciolati ricordano gemme d’inchiesta alla Enzo Biagi.
Segni particolari, degni di nota, emblemi di valore politico, umano e morale, secondo Riotta sono : “tifoso del Palermo”, “s’è tagliato il riporto su consiglio del presidente Berlusconi”, “padre di due maschi”, “siculo”. Insomma, un uomo perbene. Un uomo degno di rappresentare il Paese e di occupare la seconda carica più importante della nostra italietta.

Domanda spontanea : avrà detto tutto il TG1? Avrà evidenziato tutti i meriti e demeriti del Presidente Schifani?

Informandosi superficialmente si può tranquillamente sapere che, insieme a Maccanico, Schifani è autore del celebre “Lodo” che impediva di processare le più alte cariche dello Stato (cinque in totale). Lodo puntualmente dichiarato incostituzionale.
Firmatario di tutte le leggi “vergogna” - quelle scordate da Walter in campagna elettorale - e protagonista delle peggiori uscite su magistratura, immigrati e “morbo comunista”.

Informandosi in maniera più fine, però, si scorgono - tra le verità omesse dal Tg governativo - particolari inquietanti del Renato nazionale.
Si parla di “zona grigia” - per dirla alla Peter Gomez. Si tratta di storie oscure, incerte e dense di sospetto.
Si scopre che - nel 1979 - insieme ad Enrico La Loggia (Fi), Benny D’Agostino (imprenditore condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), Nino Mandalà (boss mafioso di Villabate, condannato a 8 anni per mafia), Giuseppe Lombardo e Ignazio Salvo (capi della famiglia mafiosa di Salemi), Renato Schifani ha creato una società di brokeraggio assicurativo dal nome Sicula Brokers.
Oltre a questa “partnership” discutibile, Schifani diverrà pure consulente all’urbanistica del comune di Villabate - la cui giunta fu sciolta nel 1999 per mafia.
Il pentito Francesco Campanella - al cui matrimonio parteciparono Cuffaro e Mastella - autore materiale dei documenti falsi di “zio Binu” (Bernardo Provenzano), afferma che il piano regolatore di Villabate venisse redatto sotto la supervisione di Schifani e su indicazioni precise del boss Mandalà (lo stesso della Sicula Brokers) dal momento che nell’edilizia la mafia intravedeva un business assai redditizio.
Per queste dichiarazioni, il “nostro” Presidente del Senato, ha annunciato querele ai danni del Campanella.

Una banale diffamazione per mano di un impostore? Un dato storico di una gravità estrema? Valutate voi…

In questa palude di mezze verità e ombre di sospetto, ha ancora senso nutrire profondo senso dello stato, quando a capo di questo vengono poste persone dal dubbio passato?
Si può pretendere poi che il Paese mostri maturità e attaccamento al viver comune?
Che tipo di “messaggio” trasmettono determinate figure in determinate cariche?

Duccio Facchini

Fonti :
1 : I complici, di Peter Gomez e Lirio Abbate, 2007, Fazi editore.
2 : Se li conosci li eviti, di Marco Travaglio e Peter Gomez, 2008, Chiarelettere.
3 : Tg1, di mercoledì 30 aprile, edizione 13.30
4 : sito del Senato della Repubblica

Imbrocchiamola

30 Aprile 2008

Imbrocchiamola

Ormai è nell’aria, si sente la necessità di salvaguardare un bene comune e primario come l’acqua, salvaguardarlo dalla mercificazione e salvaguardare l’ambiente dal business che non ha nessuna pietà.
Dai banchetti degli ambientalisti nelle piazze al corriere della sera tramite un appello del patriarcato di Venezia si è affrontato il problema (per lo più italiano) della vendita delle acque minerali.
Ormai non ci sono praticamente più pareri contrastanti: Beviamo della normalissima acqua ma con dei preziosissimi valori aggiunti!

1) Viene venduta ad un prezzo esorbitante.
2) Viene imbottigliata in una romantica bottiglia di plastica
3) Viene stoccata e spedita per l’Italia su un camion (creando tonnellate e tonnellate di CO2)
4) Viene venduta con la promessa di aiutare a ringiovanire, abbellire, imparare a giocare a calcio, diventare alpinisti e fare pipì…
5) Viene imballata in confezioni da 6 bottiglie comodamente trasportabili tramite ad una pratica fascetta “taglia dita”
6) Crea un numero esorbitante di rifiuti, i quali dovranno finire prima o poi nei tanto amati inceneritori (si stimano 27 mila tonnellate annue di plastica a livello globale)

Insomma, un vero affare per soli 350 centesimi di euro al litro (nei migliori dei casi)!
L’acqua del rubinetto non si abbronza ore sotto il sole in una bottiglia di plastica, ha un prezzo irrisorio, la puoi gustare direttamente dal rubinetto di casa tua quando vuoi, non dovrai trasportare pesi inutili e gettare altrettanti involucri plastici inutili!
Quindi per quale motivo qualsiasi persona dotata di buon senso dovrebbe acquistarla?
Eppure il 98% delle famiglie italiane ne fa uso,quale sarà quindi la motivazione, la necessità che spinge tutto questo mercato?
Imbottigliare, stoccare, imballare, spedire, vendere per poi buttare e bruciare….
Sì, l’unico motivo è la paura, la paura e le finte chimere che ci impongono le pubblicità martellanti!
La paura che l’acqua del rubinetto sia avvelenata, sia dura, sia pesante ecc…praticamente come se avessimo tutti dei fisici delicati come anziani o neonati! (a cui comunque non risulterebbe indispensabile il prodotto in questione)
La verità è che questo, come molti altri, sono solo bisogni indotti ed è assolutamente immorale farlo con un bene primario come l’acqua.
Un carissimo amico mi disse una sera: “è solo questione di uscire da matrix!”
Sì, rompiamo l’incantesimo, usciamo da matrix, lasciamo perdere modelle e calciatori che per denaro hanno tradito anche il buon senso (se mai ne fossero stati forniti) ed andiamo fieri di bere l’acqua San Rubinetto
Togliamo dalla testa a chiunque l’idea di poter lucrare (tramite ad un’esorbitante investimento pubblicitario) su un bene di TUTTI, appoggiamo l’iniziativa di www.imbrocchiamola.org , mettiamola fuori legge! (non l’acqua,la pubblicità).

Luigi Crippa

Resistenza

25 Aprile 2008

Resistenza

Resistenza è la parola che più affascina chi ha un pochino di memoria, ma non è solo una parola in una testo. Resistenza è anche musica, quando viene cantata a squarciagola. Resistenza è poesia, quando viene riportata in versi. Resistenza è politica, quando la si vede depositare una corona sul monumento ai caduti. Resistenza è arte, l’arte dipinta, sudata, scolpita con l’impeto di chi vuole continuare a resistere per non dimenticare. Resistenza è letteratura, quella tra le mani dei vari capi dei CLN. Resistenza è amore. Resistenza è voglia di alzare la testa. Resistenza è il sentimento che si prova quando veramente si diviene liberi. Resistenza è paura, paura nel contattaccare chi lobotomizza con i media. Resistenza è l’orrore di una guerra che tutti i giorni si trova sull’orlo del baratro e ci mette in fila su questo fossato. Resistenza è chi mette il piede in avanti e non vuole cadere, accontentandosi della speranza in una tenue caduta. Resistenza è una persona anziana pensierosa di fronte al domani. Resistenza è un vecchio che porta le mani al viso ricordando. Resistenza è un uomo che è spoglio del suo impeto giovanile, un uomo che però non è mai stanco di urlare: Resistenza!
Resistenza è un invito. Resistenza è un’opportunità, l’opportunità di continuare a commemorare, a ricordare chi con ardore giovine, chi con la saggezza degli anni, chi con una tunica e una mano pronta per il perdono, chi ha forgiato questo paese, chi ha concesso una costituzione antifascista, chi ha lottato per un ideale, chi, come me, piange mentre scrive, chi continua ad avere il cuore pieno di rabbia, chi sospira perchè il continuare a resistere l’ha logorato, chi ricorda le nostre montagne bagnate di sangue, chi rammenta le sventagliate di mitra dei camerati in ritirata, chi ricorda il cambio delle camicie, chi ricorda Salò, Dongo e piazzale Loreto.
Resistenza è ancora oggi tutte quelle persone che hanno voglia di fermarsi a pensare, ed a iniziare a riorganizzare le idee per rendere chiaro il percorso fatto in questi 63 anni. Resistenza è l’omosessuale, il rom e l’immigrato cha ancora oggi viene perseguitato. Resistenza è l’antifascista che inneggia alla bandiera rossa o alla carità cristiana. Resistenza siamo noi, con i nostri cervelli e con la nostra intelligenza. Resistenza è ancora un libro aperto, che qualcuno ci ha lasciato con l’augurio di riempirlo con le nostre frasi.
A te, a noi, a chi ci ha preceduto intono: Bella ciao! Perchè l’invasore è continuamente alle porte. Resistenza è l’Italia intera, anche se forse non se lo ricorda più. Resistenza è un impegno. Resistenza è un patto di sangue. Resistenza è un’eredità. Resistenza è il nostro più grande orgoglio da Italiani.
Daniele Vanoli

Resistenza è riflettere su tutte le libertà di cui godiamo oggi.
Resistenza è riflettere sulle libertà che ci stanno togliendo.
Resistenza è riflettere sul nostro impegno per l’Italia libera.
Oggi più che mai, la Resistenza è la strada per la libertà.
In eterna memoria ai caduti che hanno permesso di riscrivere la nostra storia.
Giovanni Galimberti

La Resistenza è stata l’opposizione all’oppressione liberticida e antidemocratica del nazi-fascismo e il fondamento della Costituzione Democratica Repubblicana ,risultato evolutivo raggiunto dopo molti secoli di storia di ingiustizie e oppressioni.
La resistenza è stata sempre e rimane la capacità di opporsi all’ingiustizia , alla limitazione della libertà e alla prevaricazione del bene comune.
Reistenza è volere poter dire quello che diceva Pericle agli Ateniesi.

“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle, discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Laviano

Cattivo padre di famiglia a Lecco

21 Aprile 2008

Monumento dei caduti - Lecco

Avete visto la quasi ultimata sistemazione dell’area del lungo lago a fianco del monumento ai caduti? Se non l’avete ancora vista, andateci. Merita. Sarete stupiti. Penserete: ma che meraviglia, ma che innovazione, ma che ideazione geniale! Chissà quanto sarà costata questa realizzazione,con fantastici giochi per bambini , che (scommetto) entro la fine dell’estate saranno sostanzialmente distrutti (ahi noi!).Potrete soddisfare la curiosità leggendo il cartello esposto sulla rete ai margini dell’area,che qui vi anticipo:
costo del progetto: 352.000 euro erotti
costo degli oneri per la sicurezza: 21.000 euro erotti
contratto per i lavori: 297.000 euro erotti
durata dei lavori:270 giorni
Vi sembrerà poco, naturalmente, e del tutto giustificato dal formidabile cambiamento. Da tempo tutti abbiamo visto l’esito dei lavori di risistemazione di viale Turati: appena terminati e ripreso il solito traffico, le pietre della massicciata stradale hanno cominciato a rompersi via via e ora il viale è pieno di rappezzi di asfalto. Chi aveva sbagliato? Il progettista? L’esecutore dei lavori? Chi ha ripagato l’esito disastroso di quel lavoro? Si è mai saputo? Quale cittadino accetterebbe su suoi terreni lavori eseguiti in quel modo? In P.za Affari-Tribunale i lavori languono fermi,con persistente degrado della zona. Chi mai tollererebbe una cosa del genere in una sua proprietà? Non i costruttori privati,che infatti fanno sorgerei i palazzoni al tempo della crescita dei funghi. C’è un concetto giuridico “la cura del buon padre di famiglia” ,riportato nel codice civile,ad esempio, per dire che il locatario deve avere avere cura dei beni locati: appunto “la cura del buon padre di famiglia”. I cittadini affidano alle amministrazioni la cura dei beni comuni. Vi sembra che negli esempi citati vi sia almeno la cura del buon padre di famiglia, quanto a mantenimento dei beni e oculatezza nel rapporto costi-benefici?
Personalmente penso sia scandaloso.
La città di Lecco è avviata a un ulteriore degrado urbanistico,architettonico,della viabilità,della qualità della vita.La speculazione edilizia smodata e priva di gusto e di intelligenza devasta sempre più le aree urbane che rimangono non edificate,incontrando l’opposizione dei cittadini ,come nel caso degli abitanti di Germanedo o dei genitori di Acquate, che lamentano la totale mancanza di verde pubblico.La viabilità peggiora :certo le costruzioni enormi aumentano la popolazione ,mentre le strade e i parcheggi rimangono gli stessi. E così pure peggiora la qualità dell’aria: dei cittadini hanno fatto un esposto circostanziato alla Procura della Republica ipotizzando che l’Amministrazione di Lecco abbia trascurato e trascuri il superamento delle soglie di P10 nell’aria di Lecco, trasgredendo le norme.Un’inchiesta de “La Provincia” recentemente ha denunciato il fatto che a Lecco sono ancora presenti tetti e tettoie che contengono amianto, pericolosa sostanza altamente cancerogena che può essere trasportata dall’aria per la progressiva erosione e dispersione del materiale e che l’Amministrazione avrebbe il potere-dovere di far rimuovere con ordinanze.“La Provincia” da tempo ha promosso interventi e inchieste sull’urbanistica e sui problemi ambientali di Lecco e del lago,contribuendo alla bocciatura del famigerato e orrido progetto delle Caviate, ma come dice anche E. Galigani, l’amministrazione latita. O se risponde lo fa dicendo che non è vero niente, che tutto va bene e che si tratta di speculazioni politiche.
“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” (fino a quando abuserai della nostra pazienza?) diceva il famoso oratore romano Cicerone ,rivolto a un politico romano accusato di non buona amministrazione in una provincia africana.
E’ un po’ più lontano,ma se vi capita , fate anche un giro a Tunisi o a Rabat: vedrete che quelle città sono ormai meglio tenute.
Sarà bene comunque che delle “speculazioni politiche” i cittadini mantengano memoria quando si tratterà di riaffidare l’amministrazione di questa bella ,ma deturpata città.

Su “La Provincia di Lecco” del 9 aprile si riferisce che all’Assessorato competente mancano i fondi per il rinnovo del contratto per la derattizzazione (il cui costo era stato l’anno scorso 15.000 Euro) .
Si aggiunge anche che ,mentre per la prevenzione alla zanzara tigre l’anno scorso è stata effettuata in maniera massiccia e pertanto l’estate scorsa non ci sono state molte zanzare in circolazione, quest’anno “sicuramente non andrà così bene”.
….Sempre a proposito della “cura del buon padre di famiglia”.

Laviano

Questa sera

18 Aprile 2008

Appuntamento questa sera alle ore 21.00 - sala conferenze della Banca Popolare di Sondrio!

“Fra trent’anni gli italiani non saranno come li hanno voluti i partiti, ma come li avrà fatti la televisione.”
Così scriveva Ennio Flaiano negli anni ‘70. E si sbagliava. Ora che quei trent’anni son passati abbondantemente, lo possiamo dire.
Gli italiani sono perfettamente come li hanno voluti i partiti. Il che equivale a dire che sono come li ha fatti la televisione. Perché potere e mezzi di comunicazione sono due facce della stessa medaglia.
E questo lo si sa dalla notte dei tempi. La cosa che si sa meno, forse, è il come. Sia come siano questi italiani voluti da partiti e televisione, sia come questa trasformazione sia avvenuta. Al primo interrogativo, ognuno risponderà come meglio preferisce e suggerisce la propria coscienza. Al secondo, c’è chi ha tentato di dare una risposta. E lo ha fatto raccontando semplicemente dei fatti. E’ Loris Mazzetti, dirigente Rai e attualmente capostruttura a Raitre, nonché uno tra i più stretti collaboratori di Enzo Biagi. Lo fa scrivendolo – e pubblicandolo per i tipi della BUR – nel suo ultimo “libro nero della Rai”. In 420 pagine Mazzetti racconta la sua pluriennale esperienza dietro le quinte di viale Mazzini (e di corso Sempione), senza risparmiare nulla e nessuno. Racconta l’ingerenza di una politica faziosa e incompetente, i retroscena dell’editto bulgaro, alcuni casi espliciti di mobbing nell’azienda, lo straordinario scialacquio di soldi pubblici in cause inutili ed evitabilissime, lo spreco di risorse, soprattutto umane, la degenerazione di un servizio che di pubblico ha ormai poco. Il nome, il canone e poco altro. Mazzetti, dal baluardo di un piccolo - ma per fortuna attivo - manipolo di “reduci” che ancora resiste all’intero della RAI, fa nomi e cognomi. Senza paura di ritorsioni. Senza paura di dire, una volta tanto, il vero. Come fece il suo maestro, il compianto Enzo Biagi, che apre il testo con una breve e sentita prefazione. L’opera di Mazzetti non si esaurisce certamente in questo libro, ma continua. Nella speranza non certo di tornare agli antichi fasti della TV degli esordi (quella del carosello e del musichiere, di Manzi e di Enzo Tortora), ma di ridare dignità ad una televisione pubblica che sembra aver perso la sua vera missione, ovvero quella di fare cultura. In questo tentativo, Mazzetti verrà a Lecco il prossimo 18 aprile. Presenterà, sia per chi già lo conosce e per chi ancora dovrà conoscerlo, “Il libro nero della Rai” (BUR, 2007). Sarà sicuramente la giusta occasione per fare qualche domanda, che non fa mai male, e capire se mai potremo tornare a cantare con Zero “Viva la RAI, ci fa crescere sani…viva la RAI!”. Alle ore 21, presso la sala conferenze della Banca Popolare di Sondrio, Via Amendola – angolo via Previati.

Freuse

Controcorrente

15 Aprile 2008

Controcorrente
Seguendo la scia della decrescita o sviluppo sostenibile mi sorgono delle domande; e una di queste e’: cosa possiamo fare, a breve termine, noi singoli, in questo mondo?
Ho sempre avuto l’idea che un piccolo sforzo di tanti sia più efficace di enormi sforzi di pochi, mi spiego: sono stato spesso affascinato nella mia esistenza da stili di vita “estremi”, dall’iperecologista al vegano e perchè no…anche dall’esempio di “super-attivismo” alla Turi Vaccaro!
Ammiro la volontà che anima queste persone e il loro stile di vita, la loro determinazione…la loro missione.
Capisco anche che difficilmente queste “volontà estreme”, questi stili di vita radicali, si possano estendere su vasta scala, per lo meno non a breve termine, ed e’ per questo che voglio farvi la mia proposta.
Sono convinto che la maggior parte delle guerre, dell’inquinamento e del malessere che attanaglia questo mondo sia frutto dei nostri consumi, ed intendo anche nostri personali.
Spesso si “additano”, anche a ragione, i GIGANTI dell’inquinamento: Inceneritori (con tutto i discorso sulla raccolta differenziata), compagnie petrolifere, centrali elettriche inquinanti(carbone,etc), e tutta una serie di “conseguenze” che producono gran parte di questo malessere, sfruttamento, disastri ambientali, e via dicendo..
Bene, vigiliamo affinché tutto questo funzioni sempre al meglio…ma non pensate che la “causa”di tutto questo siamo anche noi?
Non nascondiamoci dietro politiche calate dall’allto, ognuno di noi si porta appresso un bagaglio di responsabilità, non credete?
Il mio sogno, come quello di molti altri, e’ di abitare in un a casa ad “impatto zero”: pannelli solari, pannelli fotovoltaici, geotermica, etc..
Brillante idea, ma nel breve termine poco fattibile, i costi sono elevati:
Un impianto a pannelli solari che produce corrente elettrica (fotovoltaico) per un utenza domestica costa circa 20.000 euro, ammortizzabili diciamo in 20 anni.
Ad oggi si ha il 55% di incentivo statale spalmabile in n° anni, e’ un bell ’aiuto, qualcosa si sta muovendo,avremo a mio avviso risultati sul medio e sul lungo periodo.
Ad oggi solo una ristrettissima parte di popolazione possiede una casa a basso impatto ambientale:facciamo l’ipotesi circa l’1%! Ed ecco risolto l’1% dell’inquinamento, l’1 % delle “guerre”, l’1% dello sfruttamento…beh, non basta, vogliamo di più!
Lavoriamo su di noi, sul concetto di “consumare meno, consumare tutto”, riducendo i consumi ed eliminando gli sprechi!
So per certo, perchè ho fatto delle prove su base annuale (che scoperta direte) che si possono ridurre i consumi in casa dal 20 al 40%, di qualsiasi utenza:gas, luce, acqua.
Ora la mia proposta e’ questa: creiamo una BANCA ECOLOGICA DI QUILECCOLIBERA:
Mi spiego meglio: ognuno di noi, ogni lettore del nostro sito può aderire a questo progetto virtuale!!
In sintesi:
1. createvi una tabella apposita (io ne ho una in excel), segnte i valori (tramite letture mensili dei contatori) dei vostri consumi.
2. ottimizzare i consumi: accorgimenti che spaziano dalle lampadine a basso consumo, riduttori di flusso x l’acqua, corretto funzionamento della caldaia (se volete consigli in questo campo ho una discreta esperienza).
3. riduzione degli sprechi.
4. mensilmente/annualmente comunicheremo in un apposito spazio(e/o tabella) sul sito quanto abbiamo consumato in meno rispetto al mese precedente.
Consiglio importante: fare una lettura periodica con cadenza periodica, es.l’ultimo giorno del mese..ho i promemoria sul cell x il 30 di ogni mese, altrimenti non mi ricordo una seppia!
Mi sembra un ottimo modo x predicar bene e razzolar bene!

Lo faccio da diverso tempo, il bilancio lo si fa su base annua, e sono arrivato a dei risultati di -25% energia elettrica, -40%gas metano, -30% acqua potabile.
Il tutto chiaramente comporta anche un notevole risparmio economico e quindi un concreto aiuto x il bilancio famigliare!
Che ne dite, ci proviamo?
Sono a disposizione per qualsiasi, mio modesto, consiglio.

P.S. Sull’acqua si vedono i risultati di mese in mese.
Sull’energia elettrica diciamo che approssimativamente anche.
Sul gas(se lo si usa anche x il riscaldamento)lo si vede su base annua.

Punkers(Cristian A.)

Vota (o non vota) responsabilmente. Vademecum elettorale.

12 Aprile 2008

E che perda il peggiore

Alle urne! È il grido più in voga del momento a Calolziocorte, lo si sputa un po’ dappertutto, lo si fa tramite campagne elettorali con voci e nomi altisonanti, lo si fa con manifestini scritti a penna per risparmiare sui ciclostili, visto che 20 mesi del governo Prodi hanno, per così dire tagliato le gambe ai finanziamenti ai partiti(ma anche no). E allora via con il pennarellone verde, e giù a pintare i muri pieni di affissioni che recano la gloriosa effigie del carroccio che non perde da quindici anni la leadership nel Calolziese con ottimi risultati, tra cui ricordiamo, l’efficientissimo presidio sanitario, di ottima fattura con rifiniture in travertino in stile neoclassico come i figli di Storace chiedevano. E poi come dimenticarsi del nuovo make up del Vittorio Veneto nostrano, con la super birreria centrale dove sindaco e assessori potranno finalmente ritrovarsi per giocare a briscolone e bere qualche bicchierino di troppo, tanto al massimo dopo li aspetta un consiglio, e di tanto in tanto, andare brilli, facilita scelte ponderate, come maxi ordinanze in stile Bitonci, battaglie interminabili contro i call center, o frasi inneggiate per tutto il borgo: “Fuori i burka dalla valle san Martino”, o “non abbiamo una saletta per far si che i musulmani si ritrovino a pregare, e poi anche se ce l’avessimo non la daremmo certo ad Al Quaeda, noi sappiamo benissimo che sul nostro territorio abbiamo migliaia di punti sensibili, come la nostra sede di partito in piazza Regazzoni, o i nuovi missili terra terra che stiamo istallando nella base missilistica del Lavello proprio lungo viale Alcide de Gasperi”.
Così, da una parte, la Lega Nord, La destra, una parte dell’ormai defunto (o rinato o ritornato, o, ma non ne avevano fatto un altro? Ah! Ma voi state con la Brambilla, ma che Brambilla? Ah! Quella rossa di capelli! Sì proprio lei, quella che abita sopra casa mia!) partito del popolo delle libertà (facente parte della casa delle libertà, con molte televisioni e giornali delle libertà, con impulsi a tenersela per pochi sta benedetta libertà), l’associazione delle madres dei desaparecidos calolziesi (sì, i colonnelli Massera e Videla hanno colpito anche qui da noi), l’associazione del bon ton (che fa della cultura il proprio mezzo di sostentamento, tanto che nelle riunioni ufficiali si ritrovano con banda e accompagnatori di lusso) si coalizzeranno per dare vita, ancora, ad una super cordata per il futuro mal governo del pesino dell’Adda.
Mentre dall’altra parte ricordiamo, l’Uniti per Calolzio che accorpa Sinistra e PD… PD ricordate, quel partito grande grande che ricorda un pochino Forza Italia, con il grande Walter al comando di cittadini che l’hanno scelto tra migliaia di ben pensanti. Lo stesso PD che ha distribuito a tutta Calolzio un’ottima performance del poeta Autelitano e del comico Piero Fassino, ah! Ma non è un comico, ecco perché nessuno rideva quando elogiava gli splendidi mesi di governo dal 2006 ad oggi o quando diceva: “vedete si riesce a fare politica anche senza parlare di Berlusconi” Quando per 35 minuti citava l’uomo in arancio ceronico, ogni 23.5 / 24 secondi, fissando così un nuovo record, senza sbilanciarsi mai su spinosi temi come il confitto d’interessi, la lottizzazione dei partiti all’interno della Rai e altre questioni care alla scorsa campagna elettorale…
Ma torniamo alla Calolzio bene. Vi sembrerà stupido quello che sto per scrivere, ma ragazzi da poche settimane a questa parte tra le due coalizioni è subentrata una new entry. Ebbene sì, il volto nuovo è il dott. Avogadri (Lo so che fino a poco tempo fa, il doc faceva un po’ il prezioso, dicendo: “Non mi candido, però in politica mai dire mai!”. Probabilmente l’occasione fa l’uomo ladro… Come si può resistere al fascino di AN e di Forza Italia, del vero PDL, che vuole una lista civica con a capo un ex Leghista). Non lo conosce nessuno? Bhe, tutto sommato credo di no, perché dal 1994 al 2001 sono pochi i temerari che lo ricordano a capo di cortei ed assemblee. Io, se permettete, ricordo solo una bella viottola di porfido che porta in Casale (scusate, ma lui dove abita?)… Bella peccato che qualche blocchetto iniziava già a vacillare una settima dopo il lastricamento, ma che volete che sia, con i nostri soldi in tasca non è che si deve guardare solo a strade, rotonde sbilenche come quella di Lorentino, lastricati e ecoparchetti divenuti magicamente parcheggi… Qualcosa di buono l’avranno fatto, almeno credo, cioè, pensate alla stazione rimessa a lucido. Finalmente, così potremmo tornare a dire: “Quando c’era lui i treni arrivavano in orario”.
Calolziesi, per una buona volta, mettetevi la mano sul cuore concentratevi bene nel seggio e ricordate che Dio vi vede, mentre Stalin no. Quindi forza Carroccio, almeno così potrò continuare a scrivere pezzi ironici.
E l’UDC?, (o rosa bianca o ex DC,o come cavolo si chiama, ah! forse Attinà, bho!) Perché nessuno se lo piglia? Dai non è carino; di centristi a Calolzio ce ne sono a Bizzeffe, ricordate, l’ultima elezione, quella fantastica lista civica casiniana che voleva la sicurezza su tutto il territorio, candidando anche persone poco raccomandabili??? Chi sa che fine avranno fatto: Regina Coeli? Forse. Ah! Ma sta con Arrigoni. Ora è tutto chiaro, anzi verde chiaro.

p.s. Marco Valsecchi, ha fatto fuori Claudia Valsecchi. Non si tratta di un delitto fratricida, ma dello spinoso contenzioso riguardante la casa di riposo di Foppenico. Vi lascio un po’ di suspance, perché per questa storia ci vorrà un nuovo articolone.

Daniele Vanoli

VERSO LE ELEZIONI

Vogliamo pubblicare e far conoscere questo nostro piccolo e modesto “archivio” di testimonianze dei presunti “rappresentanti” che si stanno per sfidare nelle urne.
Non tutti i partiti son stati “interpellati” a causa di disguidi organizzativi o semplici scelte dei nostri intervistatori.
Non delegate mai!
Qui Lecco Libera

Ignazio La Russa (PdL)

Luca Volontè (UdC)

Antonio Di Pietro (Idv)

Giancarlo Giorgetti (Lega Nord)

Carlo Giovanardi (Pdl)

Piero Fassino (Pd)

Michela Vittoria Brambilla (PdL)

Savino Pezzotta (Rosa per l’Italia - UdC)

Alcuni onorevoli del Pdl e questione morale

Per la stessa ragione del viaggio (facciamoli) viaggiare

9 Aprile 2008

Diversamente abili

L’altro giorno sono andata in treno a Milano e scendendo ho assistito ad una scena che probabilmente si ripete spesso, ma non ci avevo mai fatto caso: una signora sulla sedia a rotelle non riusciva a scendere dal treno a causa dei due alti gradini.
Per fortuna la suddetta signora alla fine è stata aiutata da tre persone e tutto si è risolto, ma cosa sarebbe successo se quelle tre persone non fossero state lì pronte a darle una mano?
Dopo questo ho iniziato a fare attenzione a tutto ciò che potrebbe costituire una così detta “barriera architettonica”, soprattutto per quanto riguarda i mezzi pubblici.
Ho scelto questo ambito in particolare per un semplice motivo: noi, quando vogliamo andare da qualche parte, possiamo scegliere se prendere i mezzi pubblici oppure la nostra macchina, i disabili invece (perché si tratta di disabili, se poi qualcuno vuole chiamarli “diversamente abili” senza preoccuparsi dell’ipocrisia che si cela dietro questa perifrasi, faccia pure…) non possono scegliere, specie se vivono da soli o se non hanno sempre qualcuno disposto ad accompagnarli.
Dunque esco di casa e vado in stazione, a Calolzio, e mi trovo a dover affrontare due scalinate per poter accedere ai binari.
Guardandomi intorno noto la presenza di un ascensore per disabili, o meglio, un ascensore per ogni binario.
Qualcosa di buono e in fondo bisognava anche aspettarselo visto che la stazione di Calolzio sta subendo lavori di ristrutturazione da alcuni anni e quindi dovrebbe giustamente essere all’avanguardia.
Mi avvicino per provarne la funzionalità, schiaccio il bottone di chiamata, ma nulla si muove. Li provo un po’ tutti (tre banchine quindi tre ascensori), ma nemmeno uno è attivo. Chiedo informazioni ad alcuni addetti ai lavori ed essi cortesemente mi rispondono che in realtà i lavori non sono ancora finiti, ma lo saranno probabilmente entro maggio, ed allora verranno messi in funzione anche gli ascensori per i disabili.
Bè, mi fido delle loro parole e penso che tutto sommato, anche se il tempo che ci vuole è piuttosto lungo, è comunque un buon risultato, specie se contiamo il fatto che quella di Calolzio è una stazione più che altro di passaggio. Allora vado (in treno ovviamente) a Lecco, quindi questa volta una stazione di medie dimensioni, svincolo di molti più treni. Prima ancora di giungere lì però incontro le prime difficoltà.
La maggior parte dei treni presenta due gradini per salire nella vettura (per un totale di 60/70 cm circa), oppure bisogna superare il dislivello tra il piano del terreno e quello del treno, insomma un gradino (30 cm circa).
Come se non bastasse ci sono sempre dei separatori ad ogni porta che restringono lo spazio di accesso (tra i 60 e i 70 cm mentre la larghezza minima dovrebbe essere 80 cm). Se poi siamo talmente sfortunati da dover utilizzare un treno a due piani (molto frequenti soprattutto nella tratta Lecco-Milano P.Ga), anche se riuscissimo con una carrozzina a superare gradini e separatori e quindi riuscissimo a salire sul vagone ci troveremmo davanti a questo: una scalinata centrale che porta al piano di sopra, più due laterali per rimanere al piano più basso…insomma fai una fatica boia per salire e poi ti trovi a dover rimanere nello spazio tra una carrozza e l’altra (circa 2 Mq), anche perché il corridoio che passa tra i sedili è largo solo 50 cm circa…Un po’ amareggiata scendo in stazione a Lecco e qui davvero la situazione è sconfortante.
Soltanto scale peraccedere ai binari o entrare/uscire dalla stazione, nessun ascensore per disabili, nessuna passerella, nessun montascale, niente.
Niente se non una rampa che ti permette di superare i primi tre gradini che rialzano la stazione rispetto al piano della piazza. Evidentemente chi l’ha progettata pensava che chi deve servirsi della carrozzina va in stazione solo per vedere i treni, non certo per prenderli…
Il Ministero dei Lavori Pubblici il 14 giugno 1989 ha emanato un decreto che all’articolo 6 dice “Gli edifici di nuova edificazione e le loro parti si considerano adattabili quando, tramite l’esecuzione differita nel tempo di lavori che non modificano né la struttura portante, né la rete degli impianti comuni, possono essere resi idonei, a costi contenuti, alle necessità delle persone con ridotta o impedita capacità motoria, garantendo il soddisfacimento dei requisiti previsti dalle norme relative alla accessibilità.”
La stazione di Lecco non è certo un edificio nuovo, ma la legge dice anche che gli edifici vecchi devono essere adeguati in caso di ristrutturazione. E allora perché non ristrutturare la nostra stazione? In fondo basterebbe davvero poco…basterebbero delle modifiche alle strutture già esistenti con l’inserimento di rampe o montascale o ascensori per disabili (quindi nulla che intacchi la struttura portante o la rete degli impianti comuni), come ha fatto la stazione di Calolzio, basterebbe che il problema delle barriere architettoniche fosse primario non solo nella costruzione di nuovi edifici, ma anche nella revisione di quelli vecchi, basterebbe che qualcuno ci facesse caso, basterebbe che a qualcuno importasse…

Laura Isacco