Arrivederci Pietro, ciao, le nubi sono già più in là…

caltagirone
Una vecchia canzone intonava così l’addio tra due innamorati; come allora, come quei due amanti, Lecco perde il suo fiore all’occhiello, il suo “manager da 5 stelle”, il suo Direttore Generale per antonomasia, insomma, Pietro Caltagirone se ne è andato.

Caltagirone fa la valigia, prende spazzolino da denti, cravatte e le migliori combinazioni di giacche e camicie e parte. La destinazione è una sola : Pavia, al San Matteo, ospedale tra i più prestigiosi d’Italia, oltre che della Lombardia.

Purtroppo, a mio modestissimo parere, la querela che mi ha intentato non ha ancora avuto alcuna evoluzione e ci s’è lasciati con quello sguardo di ghiaccio – lanciatomi al Tribunale di Lecco – che mai scorderò.

Tralasciando i ricordi piacevoli che il nostro, ormai “ex”, DG dell’ospedale di Lecco ci ha donato – tra cui una liberatoria negata ad un’intervista sui suoi precedenti penali (passati in giudicato con sentenza definitiva), le antipatie per coloro i quali la pensavano difformemente da lui, i volantinaggi negati fuori dall’aula magna dell’ospedale, la stretta di mano gelida al mio avvocato difensore, etc. etc. etc. – gradirei soffermarmi su una questione spinosa.

Le domande che mi pongo sono semplici e, temo, banali :

– Che paese è quello in cui per fare il bidello, o il poliziotto, non devi avere, assolutamente, precedenti penali mentre invece per fare il Direttore Generale puoi esser stato condannato in via definitiva a due anni per “falso ideologico e abuso d’ufficio” (reato commesso nel medesimo ruolo di responsabilità quando stava a Milano) ?

– Dove sta la coerenza? Se “frazioni strumentalmente appalti” (citazione dalla sentenza di condanna definitiva in terzo grado) favorendo imprenditori a scapito d’altri sei promosso in strutture ospedaliere rinomate in tutta Europa, se sei un povero disgraziato, magari immigrato, che non racimoli 320 euro al mese non puoi avere residenza nelle città leghiste. Un paradosso tutto nostro, fondato su un regime comportamentale oltre ogni limite di decenza.

– Perché ci si deve sentire degli utopisti quando si chiede il rispetto di una minima “questione morale”, quando si chiede il prevalere della meritocrazia sulla lottizzazione partitica?

Forse nessuno saprà rispondere, anzi, alzando le spalle direbbe : “Siamo in Italia…”.

Paese, il nostro, in continua confusione, in cui si calpestano quotidianamente i sani principi democratici senza capire che, in questo modo, si sta lentamente spingendo l’intera società verso un imbarbarimento culturale e morale della peggior specie.

Come si può pretendere che la società maturi se ai vertici di questa vengono posti individui aventi problemi gravi con la giustizia, con la “cosa pubblica” e, il fatto più grave, sospinti unicamente dalla politica della spartizione dei posti importanti?

Il punto ultimo su cui vorrei spingervi all’indignazione è, appunto, la lottizzazione chiara e, soprattutto, evidente che si pone in essere ogni volta che ci sono in ballo nomine di responsabilità pubblica.

Sono solo io che mi stropiccio gli occhi quando leggo dichiarazioni di leader partitici locali che senza vergogna dichiarano apertamente che la questione delle nomine è pura e semplice mercificazione politica?!

Senza vergogna, sulle testate locali si scrive di questo o quel manager inviso alla Lega o amato da Forza Italia, dell’ala Ciellina, di AN o dell’UDC, senza, ripeto, provare il benché minimo sentimento di imbarazzo di fronte a quella che è divenuta una rituale umiliazione della meritocrazia e della valorizzazione etica.

La nomina di “responsabilità” è sì un fatto politico ma non è scritto da nessuna parte che per questo debba diventare un mercatino dell’usato che, al termine della giostra messa in moto, si scopre aver poi avvantaggiato i partiti ai danni della società.

La società nel mentre dorme e, ingrassata dalle compere natalizie, non si rende conto della gravità della nomina di Pietro Caltagirone a Pavia, al San Matteo.

Un gesto di forza della Giunta Regionale che schiaccia ancora una volta la “questione morale” da noi difesa strenuamente.

Ma questo a Lecco, alla gente che si lamenta della “sicurezza”, alle amministrazioni comunali che “difendono le radici cristiane”, alle donne imbellettate delle compere natalizie, non interessa.

Arrivederci Pietro.

Duccio Facchini

One thought on “Arrivederci Pietro, ciao, le nubi sono già più in là…

  • 7 Gennaio 2008 in 14:31
    Permalink

    …ma è possibile che in questo paese non succeda mai nulla???
    …spero che anche a Pavia si mobilitino per dare almeno un pò di fastidio!
    Grande QLL!

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