Nostra Eccellenza

Nostra Eccellenza

Trasporti pubblici gratuiti, acqua gassata dalle fontanelle pubbliche, energia elettrica dalla “pollina”, motorini a metano che fanno più di centocinquanta chilometri con 1 euro, asini tagliaerba o netturbini, “patu-bancomat”… No, non sono impazzito, sono tutte situazioni reali e che accadono oggi, qui in Italia.
Strane idee, ma soprattutto esempi d’eccellenza italiana splendidamente descritti nel recente libro “Nostra Eccellenza”, edito da Chiarelettere.
Io non conosco il programma “Caterpillar” di Radio2; ma questo libro, scritto dai due conduttori della trasmissione RAI che dal 2005 promuovono la campagna “m’illumino di meno”, mi ha davvero colpito. L’ho scoperto su internet, ovviamente, dal blog dell’editore (1).
In questo nostro paese al contrario, dove spesso accettiamo i disservizi e la burocrazia con rassegnazione, esistono persone (amministratori pubblici, insegnanti, imprenditori o semplici cittadini) capaci di ideare, e mettere in pratica, soluzioni stravaganti, a volte un po’ pazze, ma allo stesso tempo molto pratiche ed efficaci.
Gli autori sanno presentare in modo ironico, dissacrante e spesso spassoso gli episodi di creatività in cui si sono imbattuti in questi anni nella loro trasmissione. Si lascia leggere velocemente, quasi in spensieratezza (anche se dovrebbe far pensare parecchio).
Qualcuno però potrebbe rimanerne sconvolto, in questo caso meglio assumerlo in piccole dosi. In particolare ne prescriverei non più di una mezzora, un giorno sì e uno no, a tutti i nostri amministratori pubblici, perché possano prendere spunto dai singoli esempi, e soprattutto dai modi con cui si affrontano certi problemi, come l’energia o la gestione dei rifiuti. Non sia mai che queste idee vengano messe in pratica tutte in una volta sola, rischieremmo di non sentirci più in Italia!
Cito dal libro: “Sull’energia sapete come la pensiamo: va bene produrla con fonti rinnovabili e senza inquinare ma prima di tutto é fondamentale non sprecarla, risparmiare e usarla in modo efficiente, altrimenti si disfa di notte quello che si fa di giorno. Non é difficile, basta riciclare e differenziare, poi quello che avanza, non lo si brucia, lo si rende inerte e lo si deposita in discarica. […] E poi non ci piace quando si usano le parole per confondere lo sguardo: non un «aumento dei prezzi», ma un «adeguamento dei prezzi finale di produzione». Non «inceneritore», ma «termovalorizzatore». Ma cosa termovalorizzi, stai bruciando o no? «Scusa cara, ancora cinque minuti e finisco ti termovalorizzare questa bistecca»?! Insomma tra inceneritore e discarica preferiamo mille volte la discarica, specie se è come quella di Sogliano al Robicone.
Beh, proprio non me la sento di dargli torto ;-).
L’Italia sta attraversando un periodo buio: l’Informazione (con la “I” maiuscola) é in coma profondo, la politica è tutt’altro che rinnovamento, la legalità è ormai solo una voce del dizionario mentre la malavita e la corruzione dilagano…
Questo libro è una boccata d’ossigeno! Potrebbe essere un elogio all’estro creativo italiano (ed in fondo lo è anche), ma non é celebrativo. E’ soprattutto un’ottima rassegna di casi di “positive thinking” o meglio ancora di pensiero laterale. Rappresenta come certe situazioni si possono risolvere affrontandole con atteggiamento positivo, non necessariamente di petto. Sia per i piccoli che grandi problemi spesso non serve un approccio “conformista”, basta invece usare un po’ di buon senso e rispolverare capacità e iniziativa personale.
Va bene, va bene, bisogna avere molta creatività e un po’ di pazzia per fare business vendendo riso ai cinesi o sostenendo il bilancio comunale organizzando raccolte di funghi porcini! Così facendo però si riesce ad esportare in Cina (anziché solo il contrario) e ad evitare di fare cassa con gli autovelox a spese di noi cittadini. Non male, no?
Per concludere, non trovo parole migliori di queste rubate al blog di Chiarelettere: “Storie vere, né di destra né di sinistra. Non sembra Italia. E viene voglia, come fanno gli autori, di esultare, fare la ola, intonare cori, appendere striscioni e picchiare sui tamburi. Perché c’è sempre l’intuizione di un uomo, di una donna, di un sindaco, di un imprenditore, di un prete, a dirci che l’Italia non è solo quella che raccontano i telegiornali.

Maicol Bonfanti

(1) www.chiarelettere.it
(2) www.chiarelettere.it/?id_blogdoc=1781952

21 pensieri riguardo “Nostra Eccellenza

  • 1 Aprile 2008 in 14:49
    Permalink

    ma è della stessa casa editrice che stampa i libri di Marco Travaglio?

    Comunque interessante l’idea di presentare esempi reali che distruggono la nostra comoda sentenza “eh, non si può fare” , “eh,è quasi impossibile”…..cioè gente che si applica per migliorare qualcosa, usando l’ingegno….

    Mi occorre però una chiarificazione su un punto,cioè vorrei sapere il vostro punto di vista riguardo all’esempio riportato:
    “Sull’energia sapete come la pensiamo: va bene produrla con fonti rinnovabili e senza inquinare ma prima di tutto é fondamentale non sprecarla, risparmiare e usarla in modo efficiente, altrimenti si disfa di notte quello che si fa di giorno. Non é difficile, basta riciclare e differenziare, poi quello che avanza, non lo si brucia, lo si rende inerte e lo si deposita in discarica. […] Insomma tra inceneritore e discarica preferiamo mille volte la discarica, specie se è come quella di Sogliano al Robicone.”

    1)D’accordo sulla posizione di chi dice che è importante non sprecare l’energia, (e di utilizzare energie rinnovabili)
    2) d’accordo sul riciclaggio, dove ci sono aziende serie le cose funzionano (dove ci sono persone che usano gli appalti per prender soldi la raccolta va a rotoli, come in ogni cosa…)
    3) quasi d’accordo sul fatto che l’inceneritore faccia male all’ambiente (e quindi alla salute)….quasi perchè è la solita storia delle ricerche, da chi sono pagate, chi le sovvenziona, etc….come la storia delle sigarette vari anni fa…
    non mi inoltro su questo punto perchè nell’altro articolo (su Veronesi) c’è già una discussione MOLTO accesa che non voglio portare qui…

    4)è il punto per cui scrivo questo commento: “lo si lascia inerte e si deposita in discarica” ….
    4.a) cosa della nostra spazzatura si può “rendere inerte”….cosa significa “rendere inerte” riguardo i rifiuti?
    4.b) veramente la discarica migliora le cose rispetto all’ Inceneritore (scusate ma odio chiamarlo Termoval.)?? cioè uno brucia e può far male, ma la discarica è uno spazio in cui depositi roba….depositi depositi depositi….prima o poi la terra finirà, no? non tutti i nostri rifiuti si decompongono…allora veramente la discarica è la soluzione contro l’inceneritore?

    Grazie dell’attenzione
    Piffo

  • 1 Aprile 2008 in 19:14
    Permalink

    4a)
    dal sito http://www.italialibri.net/Scriptorium/?Trattamento%20meccanico-biologico&id=152
    “In ogni caso lo scopo è quello di rendere inerte qualsiasi materiale organico attivo e stabilizzarne così il residuo il quale, una volta messo in discarica, avrà un impatto ridotto del 90% in termini di produzione di metano, CO2, formazione di percolato, odori e incendi”

    Rendere inerte significa pertanto trattare il materiale organico tramite processi di trattamento meccanico-biologico al fine di assicurare che il rifiuto possa essere stoccato senza pericoli.

    4b) Sempre dallo stesso sito riporto:
    “Il volume occupato da una discarica che deve accogliere il biostabilizzato in uscita da un impianto di TMB è minore rispetto ad eventuali discariche per rifiuti pericolosi, necessarie per lo smaltimento delle ceneri e scorie prodotte da un impianto d’incenerimento.”

    In definitiva l’utilizzo di un inceneritore produce un maggiore quantitativo di residui che non un sistema di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti (raccolta differenziata)

    Ciao!

  • 2 Aprile 2008 in 08:49
    Permalink

    Piffo,

    io ho già espresso la mia personale opinione a riguardo in altri articoli e commenti. Siccome però è un argomento che mi sta a cuore ti rispondo volentieri.
    Anzitutto lasciami dire che il problema di fondo (ed il motivo principale per cui torno spesso sull’argomento) è di metodo. Gli inceneritori rappresentano una “non soluzione” al problema dei rifiuti, mentre hanno come scopo primario quello di creare opportunità di lucro per i soliti noti. Qui siamo di fronte allo sfruttamento opportunistico (se non creazione ad arte) di un problema o “emergenza” rifiuti per poi essere giustificati nel costringerci a spendere soldi pubblici inutilmente. Oltretutto creando non pochi problemi di inquinamento, salute, e persino ordine pubblico. Per questo ribadisco sempre che gli inceneritori sono anzitutto un non-senso economico che ci costringe non solo a buttare del materiale che può essere riusato o riciclato ma anche a spendere un sacco di soldi per farlo!

    L’unico vero modo per affrontare il problema rifiuti e quello di trovare soluzioni (o meglio applicarle, perche’ le soluzioni tecniche, o di semplice buon senso, ci sono da anni) per minimizzare la quantità di rifiuti che produciamo. In questo senso invito tutti nuovamente a vedere le conferenze di Paul Connect sulla strategia rifiuti zero. Questo un suo breve intervento:

    http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=9146

    Utopistico? Forse, ma questa e’ la direzione in cui andare. Dobbiamo eliminare la causa della malattia e non concentrarci sugli effetti.

    Detto ciò torno al tuo punto 4) per ribadire che siamo stati per anni indotti a credere che gli inceneritori (io pure non riesco a chiamarli termov…) siano una sorta di scatola magica, un “teletrasporto dimensionale” in cui si mette quello che non volgiamo più e questo sparisce, magari trasformando direttamente la materia in energia.
    Non servono mega lauree o chissà quali studi scientifici per capire che questo e’ semplicemente un illusione. Quello che entra in un inceneritore ne deve anche uscire! Anzi ne esce di più in quanto nel processo si devono aggiungere acqua e varie sostanze, nonché spesso più energia di quanta se ne ricava.
    Oltre alla tanto odiata anidride carbonica (e fumi piu’ o meno filtrati) e ad acque riscaldate da depurare, dagli inceneritori esce circa il 25 o 30% in peso di ceneri tossiche (stabilizzate, ma pur sempre tossiche) rispetto a quello che ne è entrato. Un semplice confronto con situazioni dove la raccolta differenziata raggiunge il 70%-75% ci permette di capire come di fatto gli inceneritori possano essere sostituiti dalla raccolta differenziata. Con il più il fatto che il residuo di una raccolta differenziata costituisce un problema sicuramente inferiore ai residui degli inceneritori.

    Questo almeno e’ il punto di vista di un “normale” cittadino informato sui fatti, che si chiede il perche’ delle cose ed è pronto a mettersi in discussione.

    Maicol

    Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare troppo poco – Edmund Burke

  • 2 Aprile 2008 in 10:10
    Permalink

    in sostanza dici anche bruciando i nostri rifiuti alla fine rimangono delle scorie da smaltire (in una discarica per le scorie degli inceneritori), quindi tanto vale trattare il materiale con questo processo (che non conoscevo) e usare discariche più piccine, senza bisogno di bruciare rifiuti…. ma non tutto sarà trattabile, immagino, con questo processo (si parla di materiale organico..): e il resto dei rifiuti? accettereste di bruciare il rimanente?

    Piffo

    ps: Monnezza nello Spazio ;) (sto scherzando ovviamente….anche se temo che primo o poi qualcuno ci arriverà..)

  • 2 Aprile 2008 in 11:22
    Permalink

    Monnezza su Marte, ci possiamo anche pensare… :-)

  • 2 Aprile 2008 in 11:28
    Permalink

    “accettereste di bruciare il rimanente?”

    Piffo,

    questo porta al problema successivo, anche questo intrinseco, del modello basato sugli inceneritori. Quanto rimane dopo una raccolta differenziata spinta e’ di per se’ un pessimo “carburante” per inceneritori. Anzitutto si perde la produzione di energia, in quanto una volta tolta carta e plastica il potere calorifico dei rifiuti diventa molto basso. Anzi dovrà essere necessario spendere energia per bruciare qualcosa che di per se non brucerebbe facilmente.
    Inoltre, per lo stesso motivo, la diminuzione di volume può essere molto inferiore che non per un rifiuto “tal quale” (di fatto non si farebbe molto di più che “essiccare” il residuo). Ricorda.. tutto quello che entra nell’inceneritore deve anche uscirne..
    Resta poi il discorso del diverso trattamento dovuto alle polveri residue rispetto a un residuo da differenziata.
    Come mia conclusione direi che in questo modo l’inceneritore diventa ancora più inefficiente ed antieconomico. Che poi e’ la ragione per cui dove e’ presente un inceneritore la percentuale di raccolta differenziata tende a non superare il 35%.

    Ripeto che queste sono normali conclusioni di buon senso che io traggo da materiale divulgativo serio disponibile in rete. Non sono un “professionista” del settore, ma questo non mi impedisce di pensare criticamente e di esprimere un opinione informata.

    Maicol

  • 2 Aprile 2008 in 13:54
    Permalink

    “accettereste di bruciare il rimanente?”

    Forse non mi sono spiegato io…non era una richiesta di fare così (anzi), ma di porsi il problema di ciò che rimane…
    Avete detto (informati) che esiste un’alternativa all’inceneritore…nel libro presentato nell’articolo penso di aver capito che esistono alcuni esempi di questo nuovo metodo “meccanico-organico”..Con questo metodo si compatta in qualche modo il materiale e lo si rende inerte…così servono discariche un pò più piccole per contenere le scorie rimanenti da questo processo….
    se si può fare, è una buona trovata..

    Quello che non capisco è: chi propone questo metodo, che funziona con i materiali organici, cosa dice di fare a proposito del materiale che organico non è?
    cioè, io prendo il “salvabile” e lo compatto, il resto dei rifiuti che fine fa?
    dovrebbero esserci discariche per la fine dei processi “meccanico-organici”, e discariche per il materiale non trasformabile?
    dovrebbero esserci discariche per la fine dei processi “meccanico-organici”, e inceneritori per il resto dei materiali (ipotesi scartata da te perchè antieconomica a questo punto)?
    oppure ci sono altre proposte?

    grazie
    Piffo
    (anch’io parlo da interessato al problema e non da professionista del settore, sto cercando di capire bene la proposta….)

  • 2 Aprile 2008 in 18:22
    Permalink

    La gestione ottimale del rifiuto dovrebbe essere:

    1 Raccolta differenziata –> tramite questa raccolta dovrebbe essere possibile recuperare fino alll’85% dei rifiuti. Il rifiuto in questo caso viene o riutilizzato (esempio tipico è quello delle bottiglie in vetro come contenitori di latte ed acqua, che invece di essere frantumate possono essere riempite nuovamente senza passare per costosi processi di trasformazione), o trasformato per produrre nuovi beni.

    2 il residuo 15% – 20% viene trattato secondo lo schema del trattamento meccanico-biologico (che non è una alternativa allla raccolta differenziata ma l’anello finale per trattare ciò che non è stato possibile riciclare). Di questo residuo va separata la parte organica che deve essere resa inerte e finisce o in discarica o recuperata come materiale per recupero paesaggistico di aree degradate come le ex cave (non può essere incenerita poichè è umida), dalla parte non organica che viene imballata e finisce in discarica. Non conviene bruciare la parte non organica poichè antieconomico e inquinante.

    Come vedi la parte di rifiuti che finisce in discarica è molto ridotta rispetto alla quantità iniziale e minore della quantità di ceneri che un processo di incenerimento classico produce.

    Questo processo è pertanto rivoluzionario sia rispetto alla discarica classica (economica e semplice, ma poichè tutti i rifiuti vi finiscono senza differenziazione richiede grandi spazi) sia rispetto all’incenerimento classico che, come detto inquina, produce ceneri tossiche da stoccare in discariche ed è costoso.

  • 2 Aprile 2008 in 18:35
    Permalink

    Piffo,

    Il libro non entra nel dettaglio dell’argomento. Presenta numerosi casi positivi, dai rifiuti alle energie alternative, dalla pubblica amministrazione all’iniziativa privata, senza entrare troppo nel dettaglio tecnico.

    Pero’ mi sembra che ci parliamo senza capirci… fintanto che produrremo rifiuti, ci sarà una parte che dovrà per forza andare in discarica. Sara’ maggiore o minore, più o meno tossica e inquinante, ma ci sarà sempre, e non potrà essere “termovalorizzata”, “teletrasportata” o “dematerializzata” ;-).

    Il trattamento meccanico biologico (per ulteriori info basta che lo cerchi in google), non fa altro che “digerire” il residuo organico non più compostabile (in quanto “inquinato” da altri rifiuti) per far si che non si decomponga ulteriormente una volta in discarica, evitando quindi di produrre il percolato, gas metano, etc. Potrà quindi essere lasciata in eredità ai nostri discendenti senza produrre a noi e loro un danno troppo grande.
    Ed e’ questo l’assurdo: per quale che sia la soluzione che troveremo per “gestire” i rifiuti, questa sarà sempre un mezzo per “minimizzare” il problema, non per risolverlo. L’unico modo per risolvere il problema rifiuti è quello di non produrne! Ma questo, nella nostra attuale mentalità è ancora piu’ fantascientifico da immaginare che non un “Termovalorizzatore” magico che trasforma la rumenta in energia!

    Beam me up Scotty!

  • 2 Aprile 2008 in 21:23
    Permalink

    occhio però – la società che non produce rifiuti è il villaggio centrafricano; che infatti utilizza tutto quello che c’è, perchè non ha null’altro. Non a caso la fascia territoriale è meta prediletta delle discariche – vedi ilaria alpi – e mettiamoci pure l’India e l’indonesia.
    Ora chi è senza peccato scagli la prima pietra: non produrre rifiuti e “depotenziare” lo sviluppo fino a una economia di sussistenza in termini materiali, ma di grande ricchezza collettiva e “spirituale”, o pensare di gestire la ruera / rumenta salvando lo spreco di risorse che supporta e appoggia il nostro livello di sviluppo – quindi di consumo?
    Pensiamo soltanto alla carta che quotidianamente usiamo al lavoro! chissenefrega, lo paga la ditta.
    Ma gli alberi sono “di tutti”; gli sbiancanti finiscono nei depuratori “di tutti”; i residui, quei fogli di prova che stampiamo, finiscono per incidere sulla ricchezza “di tutti”. Ma “tutti” e nessuno sono un po’ lo stesso…
    Più invecchio, più capisco i francescani. Sarò malato.

  • 2 Aprile 2008 in 23:32
    Permalink

    acido,
    tu sei a dimostrazione della mia tesi! Siamo talmente condizionati intellettualmente che l’idea di non produrre rifiuti viene rifiutata dal nostro cervello!

    Mi spieghi cosa centra il non fare rifiuti con il tornare ad un economia di sussistenza e perchè una dovrebbe essere la causa dell’altra?
    Non è assolutamente facile, tanto meno si può fare in tempi brevi, ma (cavoli!!!) perché deve essere impossibile? San Francisco non ha inceneritori e non e’ certo in centro Africa!!
    Anzi, sei mai stato tu in Africa? Anche solo a Sharm el Sheik? La quantità di residui di sacchetti di plastica anche nel deserto lontano dalle spiagge lussuose e’ un panorama devastante moralmente.
    Secondo te, si trovano distese di sacchetti rotti e discariche a cielo aperto in centro a San Francisco o in centro a Nairobi?
    Smettere di fare rifiuti vuol dire progredire dallo stato di evoluzione attuale della nostra società. E fisicamente e tecnicamente possibile, ma non si puo’ fare subito. Serve prima un gran cambio culturale.
    Maicol

  • 3 Aprile 2008 in 01:02
    Permalink

    Salve a tutti,

    mi permetto di segnalare questo appuntamento:

    Presentazione libro: LECCO 5 aprile 2008

    Sala del C.d.Z. Maggianico
    Via Olivieri n.5

    ORE 16,00
    PRESENTAZIONE DEL LIBRO
    GLI ARDITI DEL POPOLO
    La prima lotta armata contro il fascismo
    con l’autore Andrea Staìd

    ORE 17,30 DIBATTITO APERTO
    APERITIVO

    fonte:
    http://isole.ecn.org/antifa/article/1891/20080405–lecco-presentazione-libro-

    Saluti

  • 3 Aprile 2008 in 14:29
    Permalink

    Grazie Davide, ora capisco molto meglio la proposta….
    pensavo che questo trattamento fosse “al posto” della raccolta differenziata, e non intregrasse tale processo….così ha molto pià senso :)

    in pratica quello che si ricicla si riutilizza, e di quello che rimane una parte si rende inerte con questo processo e si manda in discarica, una parte direttamente in discarica….
    grazie per le spiegazioni

    Piffo

  • 3 Aprile 2008 in 23:14
    Permalink

    no Maicol, Sharm è soltanto un nome per me; da quello che narri, posso ribatterti che SEI TU la conferma di quanto non è – purtroppo – una mia tesi, ma un principio di macro-economia. Se citi i sacchetti di plastica a Sharm-el Sheikh vuoi dire che là dove arriva la “civiltà occidentale” arrivano i rifiuti fatti di materiale non riciclabile. Come Volevasi Dimostrare.
    Aggiungo – ci pensavo oggi pomeriggio, quanta leggerezza a volte mi porta a scrivere sciocchezze! – che la fascia appena a nord/appena a sud dell’Equatore è piena di poveri, guerre, carestie, epidemie e via dicendo di piaghe bibliche perchè le loro ricchezze le “esportiamo”/asportiamo noi occidentali – e ora anche i cinesi si sono messi, ma almeno loro scambiano infrastrutture.
    Lì si distilla, dopo anni di collaudo, la vecchia manovra dei coloni del west, perline e wiskey in cambio di oro, e se non bastano qualche coperta infetta di vaiolo.
    Grazie Maicol, i tuoi interventi sono del tutto illuminanti.

  • 4 Aprile 2008 in 10:47
    Permalink

    Acido,
    mi sono probabilmente espresso male nel mio precedente post. Quello che intendevo far notare e’ come deve essere la corretta applicazione della tecnologia ad aiutarci a continuare nel “progresso”, permettendoci di “evolverci” in modo compatibile con l’ambiente che ci circonda e con le risorse limitate che abbiamo a disposizione.
    Ci illudiamo se pensiamo di poter crescere all’infinto, quando invece viviamo in un ambiente in cui le risorse sono limitate.
    I sacchetti di plastica a Sharm e le discariche a cielo aperto a Nairobi sono esempi di una errata applicazione delle nostre conoscenze e dello spreco delle risorse limitate del nostro pianeta. Così come lo sono anche gli inceneritori (e, in modo meno dannoso, le discariche).
    San Francisco invece si sta muovendo nella direzione giusta, ovvero verso i rifiuti zero.

    Pero’ mi spieghi un po tu invece a quale principio di macro economia ti riferisci?
    Puoi rispondere inoltre alla mia precedente domanda sul perché secondo te non fare rifiuti sarebbe possibile solo in un economia di sussistenza?

    grazie,
    Maicol

  • 4 Aprile 2008 in 22:27
    Permalink

    semplice semplice;
    se ho una torta, cinque bambini, faccio cinque fette. Due bambini mangiano quattro fette. Tre bambini si picchiano – giustamente – per la quinta fetta.
    Un capopopolo propone di dividersi equamente la fetta in tre parti.
    Un giusto propone di fare un’altra torta e di spartirla tra i tre bambini.
    Poi va dai genitori dei due bambini prepotenti e prende l’occorrente per fare una buona torta.
    Questo è quanto. Contiene già la risposta alla seconda domanda, ma per rispetto articolo meglio.
    Quello che stiamo usando è frutto del lavoro di persone (che mangiano, dormono, scopano e fanno figli).
    E’ costruito grazie allo sfruttamento di risorse “naturali” come i giacimenti di minerali, i salti d’acqua per l’energia elettrica, il suolo modificato e coltivato per le piantagioni (caucciu, grano, soia, pascoli, ecc.)
    Dentro alle centinaia di componenti fisiche e chimiche di un computer, nulla è riconducibile alla sua “fonte” originaria; anzi, se re-immesso nella biosfera, un computer (dieci miliardi di computer) semplicemente la annienta. La rende sterile.
    Dopo un certo tempo, cessa anche soltanto la pura POSSIBILITA’ di sfruttamento delle materie prime. Le persone muoiono. Mancano le persone. Le macchine si guastano una dopo l’altra. “I topi abandonano la nave che affonda. Poi la nave affonda.”
    E’ l’entropia, non sono io a dirlo, che impedisce questa reversibilità, cioè ritornare da un computer a un bosco.
    Può piacere o meno, ma finora nessun fisico, neppure Zichichi che è in contatto diretto con il dio dei cristiani, ha mai saputo confutare il 2° principio della termodinamica.
    A noi umani è dato soltanto la scelta se accelerare il processo degenerativo, o renderlo istantaneo. Oppure tornare (u-topia) allo stato di “animali” cioè di esseri viventi con l’anima.

    Ti ho spaventato, sorpreso, convinto, maicol? Hai un orto? hai mai letto Darwin?
    Che gli dei ti proteggano.

  • 5 Aprile 2008 in 12:45
    Permalink

    Acido,

    sarà.. ma per me hai decisamente le idee confuse! e mi chiedo che cosa tu coltivi nel tuo di orto.. ;-)))

    stammi bene!

    Maicol

  • 5 Aprile 2008 in 21:04
    Permalink

    maicol perchè non mi illumini? Fai simpatiche affermazioni, che sono pubbliche e proprio per questo pericolose. Mi vuoi tendere una trappola? perchè sospetti chissà quali coltivazioni illegali? nel mio orto? chi ti ha detto che ne ho uno? mi conosci? TI conosci? parli per esperienza personale?

    Dove sta la confusione delle idee?

    che allah ti illumini, perchè tu possa illuminare a tua volta me e tutti noi.

  • 12 Aprile 2008 in 11:04
    Permalink

    In questa giornata di riflessione pre-elettorale, posto un paio di link su cui meditare:

    Bambino con cancro: inceneritori in tribunale!
    http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article2529

    Taranto, diossina nel latte materno
    http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/25763.html

    Nuova condanna per l’Italia del malrifiuto
    http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/04/nuova-condanna-per-litalia-del.html

    Incenerimento e cancri: risultati allarmanti taciuti
    http://www.pressante.com/index.php?option=com_content&task=view&id=913&Itemid=34

  • 14 Aprile 2008 in 23:27
    Permalink

    Ho sempre detto che la virtù sta nel mezzo e continuerò a dirlo. Ribadisco che la termovalorizzazione è meglio della discarica, ovviamente a valle di una seria raccolta differenziata e di una politica di riduzione dei rifiuti. Molte industrie inquinano tutt’oggi molto più di un inceneritore (ops, come l’ho chiamato?)

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