Resistenza

Resistenza

Resistenza è la parola che più affascina chi ha un pochino di memoria, ma non è solo una parola in una testo. Resistenza è anche musica, quando viene cantata a squarciagola. Resistenza è poesia, quando viene riportata in versi. Resistenza è politica, quando la si vede depositare una corona sul monumento ai caduti. Resistenza è arte, l’arte dipinta, sudata, scolpita con l’impeto di chi vuole continuare a resistere per non dimenticare. Resistenza è letteratura, quella tra le mani dei vari capi dei CLN. Resistenza è amore. Resistenza è voglia di alzare la testa. Resistenza è il sentimento che si prova quando veramente si diviene liberi. Resistenza è paura, paura nel contattaccare chi lobotomizza con i media. Resistenza è l’orrore di una guerra che tutti i giorni si trova sull’orlo del baratro e ci mette in fila su questo fossato. Resistenza è chi mette il piede in avanti e non vuole cadere, accontentandosi della speranza in una tenue caduta. Resistenza è una persona anziana pensierosa di fronte al domani. Resistenza è un vecchio che porta le mani al viso ricordando. Resistenza è un uomo che è spoglio del suo impeto giovanile, un uomo che però non è mai stanco di urlare: Resistenza!
Resistenza è un invito. Resistenza è un’opportunità, l’opportunità di continuare a commemorare, a ricordare chi con ardore giovine, chi con la saggezza degli anni, chi con una tunica e una mano pronta per il perdono, chi ha forgiato questo paese, chi ha concesso una costituzione antifascista, chi ha lottato per un ideale, chi, come me, piange mentre scrive, chi continua ad avere il cuore pieno di rabbia, chi sospira perchè il continuare a resistere l’ha logorato, chi ricorda le nostre montagne bagnate di sangue, chi rammenta le sventagliate di mitra dei camerati in ritirata, chi ricorda il cambio delle camicie, chi ricorda Salò, Dongo e piazzale Loreto.
Resistenza è ancora oggi tutte quelle persone che hanno voglia di fermarsi a pensare, ed a iniziare a riorganizzare le idee per rendere chiaro il percorso fatto in questi 63 anni. Resistenza è l’omosessuale, il rom e l’immigrato cha ancora oggi viene perseguitato. Resistenza è l’antifascista che inneggia alla bandiera rossa o alla carità cristiana. Resistenza siamo noi, con i nostri cervelli e con la nostra intelligenza. Resistenza è ancora un libro aperto, che qualcuno ci ha lasciato con l’augurio di riempirlo con le nostre frasi.
A te, a noi, a chi ci ha preceduto intono: Bella ciao! Perchè l’invasore è continuamente alle porte. Resistenza è l’Italia intera, anche se forse non se lo ricorda più. Resistenza è un impegno. Resistenza è un patto di sangue. Resistenza è un’eredità. Resistenza è il nostro più grande orgoglio da Italiani.
Daniele Vanoli

Resistenza è riflettere su tutte le libertà di cui godiamo oggi.
Resistenza è riflettere sulle libertà che ci stanno togliendo.
Resistenza è riflettere sul nostro impegno per l’Italia libera.
Oggi più che mai, la Resistenza è la strada per la libertà.
In eterna memoria ai caduti che hanno permesso di riscrivere la nostra storia.
Giovanni Galimberti

La Resistenza è stata l’opposizione all’oppressione liberticida e antidemocratica del nazi-fascismo e il fondamento della Costituzione Democratica Repubblicana ,risultato evolutivo raggiunto dopo molti secoli di storia di ingiustizie e oppressioni.
La resistenza è stata sempre e rimane la capacità di opporsi all’ingiustizia , alla limitazione della libertà e alla prevaricazione del bene comune.
Reistenza è volere poter dire quello che diceva Pericle agli Ateniesi.

“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle, discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
Laviano

11 pensieri riguardo “Resistenza

  • 25 Aprile 2008 in 18:38
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    Cara Qui Lecco Libera ti mando queste poche righe per dovere di cronaca, sebbene immagino documenterai autonomamente anche tu la cronaca della manifestazione cittadina del 25 aprile a Lecco.
    Ti scrivo per esporti il fatto spiacevole, preoccupante ed offensivo di cui sono stato testimone insieme ad altre decine di cittadini.
    Spero ne parlino anche altri, repetita iuvant, non fa male, anzi.

    Il fatto allucinante, spiecevole e inaspetatto è stato l’abuso – scrivilo QLL – l’abuso che il signor Questore di Lecco e molti (non tutti) dei suoi sottoposti hanno messo in atto all’interno del palazzo comunale, la Casa di tutti i Cittadini, non solo la loro.

    Ha imposto, senza nessun potere e soprattutto Diritto, a dei ragazzi, dei genitori e persino ad un bimbo, di sventolare delle innocue e semplici bandiere (di partito, di sindacato, e persino della Pace) che solo il buon senso dei manifestanti non ha prestato il fianco e alimentato tensioni che prima non erano ne presenti ne con evidenza oggettiva immaginabili.

    L’abuso ha avuto l’apice in coda con l’impedire a dei ragazzi, con il solo torto di avere barbieri diversi da quelli esercitanti in centro città, di partecipare di fatto ad una manifestazione che ha nel ripristino della Libertà e dell’uguaglianza la sua ragion d’essere – e, sembrerà assurdo, anche di zittire ed impedire a dei cittadini di cantare, si proprio così, cantare, Bella Ciao, Fischia il vento anche in coda alla musica della Banda.

    L’aspetto ironico, perchè bisogna pur trovarlo in questo anno zero, è che nello stesso momento in cui il Signor Questore metteva in atto l’autoritarismo non potendosi avvalere del Diritto, il signor Prefetto, nel suo discorso ufficiale ricordava che: “le contestazioni, il rumoreggiare è permesso e garantito grazie all’impegno ed al sacrificio dei partigiani”, lo stesso ha poi citato i valori della rivoluzione Francese:”Liberté, Égalité, Fraternité”.

    La speranza di oggi è quella di aver visto e sentito un cittadino – Sandro magni – che ricordava al signor Questore la Costituzione
    E’ una speranza vedere cittadini che conoscono al Costituzione ma anche una sconfitta visto a chi la ricordava.

    Io da parte mia, tranne poca cosa, ho mancato un sussulto di dignità. Interrompere la cerimonia pubblica per costringere gli astanti, le autorità ad un sussulto di Diritto.
    Da qui, parzialmente, mi sia permesso, rimedio almeno con la cronaca.

    Paolo Trezzi
    ugomoi@libero.it
    centro Khorakhané

  • 29 Aprile 2008 in 18:17
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    FATTO GRAVE ! Il Sindaco di Lecco commemora i fascisti.

    Il Sindaco di Lecco, per la prima volta, ha partecipato alla commemorazione dei repubblichini fucilati a Lecco dai partigiani il 28 aprile 1945 organizzata da AN.
    “La Provincia ” riporta le parole del Sindaco: “Come ha detto mons. Cecchini nel suo intervento durante la cerimonia del 25 aprile,i morti non hanno colore e vorrei ricordare queste parole anche oggi in occasione di questa commemorazione” .

    Non è vero che i morti non hanno colore ! Non è vero che ci fu una guerra civile !
    Le commemorazioni pubbliche si fanno proprio per il valore simbolico che hanno e la memoria di valori ancora attuali e ammirevoli.
    La pacificazione è stata ottenuta con le armi dei partigiani e degli alleati ,che hanno combattuto per la liberazione contro gli eserciti nazifascisti espressione di regimi liberticidi e criminali.
    Chi vuole la libertà e la pace commemora gli eroici combattenti della Resistenza ,portatori di questi valori,cui dobbiamo la salvezza della dignità dell’Italia e la sua Costituzione Repubblicana.
    Tutt’al più si può stendere un velo pietoso di oblio sui morti della parte degli invasori,degli oppressori,degli assassini,dei torturatori,dei criminali, ma senza dimenticare la storia.

    “A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti….” cantava un altro combattente per la libertà del passato (U.Foscolo).

    E quelle urne sono solo quelle di chi la libertà ha difeso , a rischio e sacrificio della propria vita.

    Ricordiamolo sempre!

    Laviano

  • 29 Aprile 2008 in 19:28
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    ora e sempre resistenza!!!!
    e per ribadire l’articolo 1 della costituzione antifascista, democratica e repubblicana, che tutela il lavoro e i lavoratori di ogni nazionalità, genere e abilità, scendiamo in piazza il 1° maggio a Milano!!!!! contro la precarietà, lo sfruttamento e la discriminazione, contro i salari troppo bassi e le troppe morti sul lavoro!!!!!

    per info: http://gclecco.wordpress.com/

  • 30 Aprile 2008 in 01:15
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    Ciao a tutti,

    primo post che eseguo su questo utilie e interessante blog (segnalatomi dall’attivissimo (???) Giovanni Galimberti detto Pi.. JOEY, JOEY!!!!).

    Primo post e prima domanda per Laviano: sei proprio sicuro di voler affermare che non ci fù guerra civile in Italia durante la seconda guerra mondiale? A mio avviso, la lotta dei partigiani contro i fascisti è già di per se una guerra civile, poichè coinvolge persone nate e cresciute negli stessi paesi e nelle stesse città.
    In secondo luogo, ci terrei a ricordare (per non dimenticare la storia, giustappunto) che la maggior parte delle esecuzioni eseguite dai partigiani nel periodo post-liberazione furono perpetrate in loco e seduta stante, senza l’avallo di una qualsiasi autorità superiore, quale un tribunale di guerra o un comitato cittadino (Mussolini lo posso anche capire… ma i collaborazionisti nei paesi e nei villaggi almeno una difesa d’ufficio non credete la meritassero? Suvvia, si dispone un avvocato di ufficio anche al più infimo degli assassini…). Alcune delle suddette esecuzioni riguardarono chi, per necessità o per paura, si fece partecipe delle spedizioni punitive fasciste, additando questo o quel partigiano, vero o presunto che fosse. Ma per necessità o paura credo che pochi tra di noi resisterebbero dall’indicare qualcuno pur di avere la loro stessa vita, o peggio quella della loro famiglia, salva. Così come le streghe arse dai roghi della santa inquisizione per “aver ammesso d’aver perpetrato atti diabolici”, ammettevano questi “atti” per il terrore che la sola vista degli strumenti di tortura dell’inquisitore gli incuteva, così molti tra i “collaborazionisti” collaboravano (sic) col regime fascista per timore di punizioni inflitte a loro ai loro cari. E per questo dopo la guerra furono messi al muro e fucilati.

    Forse hai ragione a dire che non è vero che i morti non hanno colore, ma è altrettanto vero che tutti loro hanno un caratteristico colorito bianco cadaverico , e che ogni vita spezzata, vuoi per odio, vuoi per vendetta, sia solo un’altro inutile fardello che tramanderemo ai posteri.

    Onore ai partigiani per l’ardore e il coraggio della loro lotta. Disonore su di essi per le vendette che le sono seguite.

    E un pensiero per le vittime della resistenza (sisi, proprio per le vittime di cui ho parlato poc’anzi) penso che ogni tanto ci stia.

    Saluti e ancora complimenti

  • 30 Aprile 2008 in 22:09
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    Caro Sacchi,
    sbagli su diverse cose. Ti rispondo diffusamente anche perchè non sei il solo a sbagliare.
    Guerra civile è una guerra fra fazioni di una stessa società,di uno stesso paese,non basta che si tratti di connazionali però .
    Guerra civile fu quella di Spagna, non lo fu la rivoluzione francese,nè la rivoluzione russa,non lo furono le guerre d’indipendenza,tantomeno lo fu la guerra di Liberazione dal regime liberticida nazi-fascista e dall’occupazione tedesca,di cui i repubblichini erano servi.
    Ci furono eccessi da parte dei partigiani? non così generalizzati come pensi tu,più eccezionali che abituali,ben diversamente che da parte nazi-fascista dove era la norma. I partigiani,l’esercito di liberazione nazionale, erano ben comandati da persone,per la stragrande maggioranza perbene , colti spesso,non certo sanguinari e in generale i partigiani si comportarono ,nel contesto di quella barbarie nazifascista ,in modo semmai ammirevolmente e straordinariamente civile.
    Gli eccessi,che pure ci sono stati, vanno visti in quanto tali uno per uno e non addebitati alla Resistenza in quanto tale .
    Quindi onore,solo onore ai partigiani e biasimo per quegli individui che hanno ecceduto.
    Per tutti i morti c’è il giorno dei morti a novembre. Quando pubblicamente si commemora ,si commemorano gli uomini di valore, il cui
    valore rimane un modello o vittime innocenti,come quelle delle stragi nazifasciste. Non i nemici, comunque con le divise della criminalità. E’ chiaro?

    Laviano

  • 3 Giugno 2008 in 23:54
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    (ATTACCO SUICIDA)
    Premetto che condivido a pieno il discorso di commemorare la resistenza e di portare vivo dentro di noi quegli eventi che permisero la disfatta del fascismo e dalla dittatura (compresi canti, corone, cortei…) però mi sento anche in dovere di ricordare sotto un punto di vista “fuori dalle parti” il dovere di denunciare e ripudiare tutte quelle forme di dittatura e di sopprusi che anche il comunismo in eugual modo ha mostrato a tutto il mondo. ripeto, la mia è una riflessione che cerca di tirarsi fuori solo dal contesto nazionale per poter lanciare uno sguardo a tutta la storia e a tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato lo scorso secolo.
    una semplice critica che non fa mai male secondo me.
    io me la canto…e lo faccio sia contro l’uno sia contro l’altro..

    Berna

  • 4 Giugno 2008 in 09:01
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    ok Davide, il “fuori dalle parti” lo capisco….anche se non mi sembra i caso di fare una conta dei caduti per vedere chi è stato peggio…
    il punto e concordo pienamente con Laviano è quello che il 25 aprile si commemora la liberazione dal nazifascismo, si commemorano i caduti per la buona causa.
    si commemorano i giusti, appunto chi nonstante la clandestinità, la paura e le rappresaglie ha deciso di combattere dalla parte della libertà, dalla parte della democrazia.
    Questo deve rimanere un punto fermo perchè c’è chi ha scelto rischiando e dando la propria vita per una repubblica e per una costituzione, grazie a quei cadut e a quei combattentii esiste anche questo blog dove possiamo scrivere liberamente,non confondiamoci.
    Gg

  • 4 Giugno 2008 in 10:10
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    Davide, il tuo commento non è inerente all’articolo e sa tanto di provocazione.
    Ciò che hai scritto è vero, però il contesto è sbagliato, noi non abbiamo strumentalizzato la parola “resistenza”, ti prego quindi di non dare un colore al nostro articolo.
    Grazie.

  • 4 Giugno 2008 in 15:31
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    “Non è vero che i morti non hanno colore ! ”

    “noi non abbiamo strumentalizzato la parola resistenza”

    sbaglio o ci sono contraddizioni?
    sbaglio o la resistenza partigiana è divenuta lo slogan principale dei comunisti quando invece è stata caratterizzata da molteplici gruppi tal volta con orientamenti politici diversi (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici)?

    il 25 maggio è una data importantissima, e me lo ricordano ancora di più i miei nonni (uno catturato dai tedeschi e uno che collaborava con la resistenza sabotando gli armamenti nazisti), e che quindi venero e rispetto.
    e venero, rispetto e canto a squarcia gola “bella ciao”, una fantastica canzone della LIBERAZIONE (non del comunista).

    PS:mi scuso con tutti se a volte mi “accendo” particolarmente con certi commenti

  • 4 Giugno 2008 in 15:54
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    “Sbaglio o la resistenza partigiana è divenuta lo slogan principale dei comunisti quando invece è stata caratterizzata da molteplici gruppi tal volta con orientamenti politici diversi (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici)?”

    OK, MA CON QUESTO?

    il tuo discorso “fuori dalle parti” contro i regimi totalitari non può essere che condivisibile,ma mi rifiuto di pensare anche per solo un momento di commemorare genericamente i “morti”.
    Per quello come diceva saggiamente laviano c’è il giorno dei morti a novembre…
    il 25 aprile si commemorano e si commemoreranno SEMPRE e solo i caduti per la libertà (la nostra libertà)
    Gg

  • 4 Giugno 2008 in 19:03
    Permalink

    ergo…
    viva la resisatenza e la libertà!
    :)
    grazie per le critiche.
    a risentirci

    Davide

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