La violenza invisibile

La violenza invisibile

“Un’analisi critica della situazione globale attuale – un’analisi che non offra soluzioni chiare, consigli “pratici” su cosa fare, né la speranza di una luce alla fine del tunnel, in forza della consapevolezza che quella luce potrebbe appartenere a un treno che sta per schiantarsi su di noi – viene solitamente accolta con disapprovazione: “Vuoi dire che non dovremmo fare niente? Che dovremmo starcene seduti ad aspettare?”. A questa obiezione bisognerebbe avere il coraggio di rispondere: “Si’! Proprio così!”. Ci sono situazioni nelle quali la sola cosa “pratica” da fare è resistere alla tentazione di impegnarsi immediatamente, e “stare a vedere” attraverso una paziente analisi critica.” (1)

A parlare, o meglio a scrivere siffatte parole è Slavoj Žižek. Chi è Slavoj Žižek? Molte cose insieme. Tra le tante che potremmo scegliere ne indicherei tre: un filosofo, un marxista, uno sloveno. Ma questo ci dice poco di lui. Anzi, sostanzialmente non ci dice niente. Allora diciamo che Slavoj Žižek è un provocatore. Un accanito provocatore amante del contraddittorio, anche solo fine a se stesso. Detto in altri termini, è uno scassapalle d’altri tempi.

Bene. Cosa ci frega, quindi, di avere a che fare con Slavoj Žižek? A noi gente di Lecco e dintorni? In realtà molto. Innanzitutto perché Slavoj Žižek, volenti o nolenti, fa pensare. E pensare nell’accezione più verace del termine. Cioè pone il dubbio. Il che, coi tempi che corrono, non è cosa da poco. E poi perché ai lecchesi e dintornai, per come li conosco io, avere un po’ più di libri e un po’ meno magnesite tra le mani non farebbe poi così male. Questa potrebbe essere una buona occasione per effettuare – temporaneamente – il cambio.

Si chiama “La violenza invisibile” ed è l’ultimo libro di Žižek uscito in Italia lo scorso anno per conto della Rizzoli. In quarta di copertina si legge: “Il capitalismo globale in cui viviamo non mette le bombe: ma è più violento di guerra e terrorismo”. Figata, un libro da comunisti! Direbbe il rastaman brindeggiando alla Festa dell’Unità (che non esiste più, tra l’altro, ma lui non si rassegna all’idea). E invece no. Figata un corno. Primo, perché il libro in certi tratti è di una difficoltà abissale alla lettura, e se il rastaman non ci si mette di buzzo buono può sperare giusto che la carta sia adatta per rollarsi i filtri. Secondo, perché non è per niente un libro da comunisti. Anzi. I comunisti, quelli che lo sono per davvero (ma chi lo è, per davvero?), leggendo questo libro probabilmente non ci restano troppo bene. Perché più ancora che alla lettura, questo libro è difficile da accettare. Perché Slavoj Žižek non è uno che ci va piano con le osservazioni, anzi. E’ uno che picchia duro sulle ipocrisie di tutti, destra, sinistra e centro. Cattolici e laici. Ebrei e musulmani. E’ uno che ti dice, a un certo punto, che le lotte di classe non sono mai esistite. Che della lotta di classe non gliene frega a nessuno, perché le classi le vogliamo tutti, perché ci servono a distinguerci e che gli uomini da sempre lottano soltanto per rabbia e per invidia.

Ma questa è sola una delle innumerevoli provocazioni che Žižek tira ai suoi lettori. Nel frattempo ci parla di quel che sta dietro veramente (per lui) al conflitto israelo-palestinese, del vero distinguo (sempre per lui) tra Islam e Occidente, di quel che significa l’11 settembre, di film, di vecchi che rubano carriole e di altri aneddoti curiosi.

Ne consiglio la lettura. A tutti quelli che hanno voglia di mettersi in discussione e a tutti quelli che, dopo aver letto la citazione d’apertura di questo articolo, non hanno subito detto “ma vaffanculo”, ma hanno almeno finito di leggere tutto. Per poi dire ugualmente “ma vaffanculo”, ma almeno con cognizione di causa. Perché spesso, purtroppo, la smania di fare, di voler cambiare, di indignarsi e di lottare, ruba il tempo del pensiero e della riflessione. E, quindi, dell’azione efficace. Allora colgo la provocazione di Žižek, e invito anch’io a “star seduti ad aspettare”. Aspettare di aver finito di leggere un libro. Di aver compreso. O almeno tentato di comprendere. Leggendo, documentandosi, ampliando la propria cultura. D’altronde, fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Dunque: canosciamo!
Buona lettura.

Freuse

(1) S. Žižek, La violenza invisibile, Milano, Rizzoli, 2007, p. 13;

3 pensieri riguardo “La violenza invisibile

  • 29 Luglio 2008 in 22:22
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    Lo leggerò! Grazie per la segnalazione. Anch’io sono sempre stata dell’idea che il capitalismo è sbagliato, perchè andando a guardare, certo ha arricchito un numero più vasto di persone rispetto agli altri sistemi economici del passato, ma si sta arrivando come al solito al punto di non ritorno: ci saranno pochi molto ma molto ricchi e tanti molto ma molto poveri, tutto come al solito. La storia si ripete. Spero si possa cambiare, perchè comunque molte persone, per fortuna, non accettano come sta andando.

  • 1 Agosto 2008 in 10:16
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    ottima segnalazione

  • 12 Agosto 2008 in 14:11
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    leggerò sperando sempre di trovarlo!!!!
    l’ultima volta per andare alla ricerca de il potere dei senza potere di havel ho dovuto rovistare in mille biblioteche!!!e alla fine in tutta la provincia ce ne era una sola copia!!!!!!!
    poi mi hanno spiegato che certi libri…
    la solita storia dai…

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