Il caso ERC: Cronistoria di un funerale

Protesta in strada dei dipendenti Erc
Fonte fotografica: www.laprovinciadilecco.it

Il primo settembre 2008, senza vociferare, senza farsi notare, senza creare dei problemi, un gruppo di partecipanti all’assemblea straordinaria svoltasi davanti ai cancelli della ERC di Calolziocorte, ha sfilato per le vie del centro. Qualche bandiera della FIOM, un paio di consiglieri comunali (di quelli buoni), e tanti operai (in realtà meno di quanto ci si potesse aspettare, visto che alcuni erano rientrati in fabbrica per finire le commissioni), alcuni con bambini in spalla, altri con un megafono alla mano, ma tutti con lo sguardo fisso verso l’asfalto.
Era una veglia funebre, il funerale di duecentottanta famiglie, che attendono un responso dal liquidatore, il funerale di un paese che stava sui marciapiedi, mentre il corteo passava, quasi a voler sempre sottolineare l’individualismo imperante, tanto di moda in questo paese, quasi a non volere ammettere gli errori di chi gestisce il capitale, di chi investe nel precariato, di chi si nutre di una società che versa sudore e lacrime, solo per arrivare alla fine del mese, solo per coltivare dei figli che possano avere un futuro migliore.
Una volta tutto ciò era chiamato coscienza di classe, dopo la morte dell’economista Paolo Sylos Labini (l’ultimo cronologicamente che fece una suddivisione delle nuove classi dell’occidente), il concetto di classe è stato mascherato dai media e da panzanate in stile sogno americano degli anni trenta (che recitava: due galline in pentola e una macchina in garage per tutti).
Così, mentre c’è chi, come Valassi, che continua ad affermare che il problema non esiste, che a Lecco l’industria va alla grande, le aziende continuano a chiudere senza garantire un minimo di ricambio generazionale.
Analizziamo meglio la vicenda ERC. Elettro Radio Costruzioni, era la ditta dei Borsani, un’istituzione nel comune capoluogo della valle San Martino. Fondata nel 1956, aveva iniziato ad operare nei capannoni sopra il ponte della Serta a Foppenico (frazione di Calolziocorte). Si era poi trasferita nelle vicinanze del lavello sul finire degli anni ottanta e fino ad inizio luglio 2008, era un’azienda sana. Duecentottanta dipendenti e una sede distaccata in Argentina. Ma qualche ingranaggio si era rotto. I dirigenti, uno per volta, in punta di piedi, alla Diabolik, se ne stavano andando. Chi tirava la carretta ha cercato di non far trapelare la notizia fino alle porte delle ferie. 21 Luglio, la ditta chiude, tutti a casa. Qualcuno è incredulo all’interno della fabbrica. Per esempio c’erano lavoratori che all’ERC si erano creati una vita: gente con più di trenta anni di servizio, moglie e marito che si erano conosciuti al lavoro, settantasei dipendenti precari che erano stati prelevati dopo il fallimento della Ken Elettric di Cisano bergamasco, che cercavano di ritornare a respirare, ma soprattutto tante donne (l’80 % dei dipendenti). Per tutte queste persone ora c’è solo amarezza.
Circa duecento persone saranno messe in cassa integrazione, i precari, come da contratto, non potranno usufruire nemmeno di un minimo ammortizzatore sociale. L’unica speranza rimane nel concordato preventivo, ma c’è che sta temporeggiando troppo. Le parti non si sono ancora incontrate (anche se è passato più di un mese e mezzo), la manovra (molto truffaldina) è arrivata in un periodo di vacanze, ed il tema è stato troppo spesso glissato anche dalla stampa locale.
Ed ora che fare? Probabilmente continuare a sperare nel concordato e continuare a manifestare questo dissenso diffuso. Secondo, chiedere al comune, che l’area su cui sorge la ditta, rimanga così com’è, e che la destinazione d’uso non cambi. Terzo appoggiare il progetto del gruppo consigliare di Uniti per Calolzio (composto da Conti, Autelitano, Rota e Valsecchi), che ha prodotto un ODG (poi presentato in consiglio) in cui è proposta l’erogazione (da parte del comune) di un “buono servizi comunali” di duecento euro mensili per ogni mese di cassa integrazione, o di mobilità, o di disoccupazione. Quarto, chiedere un forte impegno, da parte della regione, nell’attivazione di un piano industriale serio.
ERC, Riello, Leuci, Honeywell, Costa Rail, Regina catene (solo per citare alcune ditte lecchesi in crisi) … entro fine 2008 si parlerà di quattromila esuberi. Continueremo a affermare che Lecco sta bene? O inizieremo a parlare dello sfruttamento del proletariato, sottoproletariato e della piccola classe impiegatizia?

Daniele Vanoli

P.S. A tutti quelli che continuano a guardare dalla finestra, voglio dedicare la Canzone di Maggio di Fabrizio De Andrè.

2 pensieri riguardo “Il caso ERC: Cronistoria di un funerale

  • 10 Settembre 2008 in 21:18
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    Sono senza parole…a volte non ci si rende conto di cio’ che avviene vicino a noi,stando sempre con lo sguardo e il dito puntato lontano.
    Davvero un bel articolo che ci riporta a riflettere su quello che accade a “casa nostra”.

  • 18 Settembre 2008 in 19:22
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    A quanto pare nel caso specifico della ERC la colpa sarebbe nel management dell’azienda: qualche hanno fa i figli del fondatore sono subentrati al padre nella direzione. Alcune scelte di mercato sbagliate hanno portato una serie di problemi tale da avere come unica soluzione conveniente, per loro, la chiusura dell’attività.
    Adesso i sindacati sono in trattativa con il liquidatore e si parla anche di un possibile acquirente per l’attività
    http://www.laprovinciadilecco.it/stories/Economia/32418/

    Comunque mi sembra che la stampa locale stia dedicando molta attenzione al problema: vedi gli ultimi in ordine di tempo i tagli alla Konig di Molteno e la cassa alla Stelvio Chiapponi di Oggiono.

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