L’Ndrangheta a Lecco

Lunedì 1 dicembre alle 21, presso la sala Ticozzi, ci sarà una serata in occasione del passaggio da Lecco della Carovana Antimafia. Il tema è ovviamente incentrato sullo stato dell’infiltrazione ‘ndranghetista nel nostro territorio. Saranno ospiti Lorenzo Frigerio di Libera Milano, Ruben Oliva, Salvatore Borsellino e Giovanni Impastato (entrambi in collegamento telefonico). Tutta la cittadinanza è invitata a parteciparvi.

Qui Lecco Libera

Il fenomeno mafioso nel lecchese esiste e si fa sentire.
Il fenomeno mafioso, nella nostra ricca e benestante cittadina, c’è e gestisce ingenti somme di denaro da riciclare. Il fenomeno mafioso si chiama ‘Ndrangheta.
La ‘Ndrangheta si è radicata e s’è messa a fare, con il tempo, le stesse cose che fa nel meridione. Gestisce appalti, s’infiltra dentro imprese edili, controlla pub, bar, ristoranti, pizzerie, sale da gioco, night club. Estorce il pizzo e sequestra persone. Spara, uccide e si nasconde dietro al silenzio. Si ciba d’omertà. Come al Sud Italia. Nella stessa maniera. Anzi, in una maniera ancor più subdola. Qui la ‘Ndrangheta gode della generosa sottovalutazione della stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. Non occupa le prime pagine dei giornali se non per casi eclatanti. Non genera scandalo o crea indignazione. Qui a Lecco la ‘Ndrangheta si muove nel buio, come nel resto del Nord Italia.

Certe volte, fortunatamente, come nel caso dei Coco Trovato o dei De Pasquale, viene colpita. Duramente.
Poi, però, ritorna la normalizzazione. Il silenzio. Il suo alleato più fedele.

A Lecco la famiglia calabrese più conosciuta sotto questo punto di vista è quella dei Coco Trovato. Imparentata con i De Stefano di Reggio Calabria.
Il suo leader maximo, il suo capo, il suo uomo chiave si chiama Franco Coco Trovato. Un tipo piuttosto violento, vendicativo: un mafioso doc.
Franco Coco Trovato è stato arrestato nel suo quartier generale di Lecco: la pizzeria Wall Street, il 30 agosto del 1992. Il primo ergastolo – di una lunga serie – gli verrà comminato nel ’95. Per omicidio.
Poi sarà la volta di omicidio (ancora), traffico di droga e associazione mafiosa.
L’indagine che gli costerà i quattro ergastoli si chiamava proprio come il suo bunker, la sua tana: Wall Street. L’inchiesta che ha portato a 1.700 anni complessivi di carcere, in primo grado. Gli imputati erano chiamati a rispondere per diciassette omicidi, traffico di droga e di armi ed estorsioni. Anche a causa di quelle condanne, Franco Coco Trovato finì in carcere a vita.
Nella stessa inchiesta ai Coco Trovato vennero confiscati diversi beni. Pizzerie, come la Wall Street di via Besonda a Lecco, la Giglio e la Piscen di Pescarenico, il bar K2 sul lungolago e la Tartaruga in zona Caviate. Per la precisione, nel 1995, furono sigillati 10 ristoranti, una palestra,3 negozi di abbigliamento, un bar, un impianto di autodemolizione, 30 auto di grossa cilindrata, 2 moto, due imbarcazioni d’ altura, 13 appartamenti, tre ville (una trasformata in bunker), sei capannoni industriali e adeguati conti bancari. Attività “pulite” per riciclare una montagna di denaro sporco.
In manette finì anche il cognato di Coco Trovato, Vincenzo Musolino. Socio fondatore della GMT e compagno di viaggio di Franco Trovato.
Musolino è stato pure invischiato nello scandalo chiamato “Lario Connection” e nell’inchiesta relativa ai 70 strozzini locali. Ma, questa, è un’altra storia.

Nel 2003, esattamente dieci anni dopo l’inizio di Wall Street, per un’altra grande operazione – chiamata Mala avis – finirono in carcere altri esponenti di spicco della ‘Ndrangheta nostrana. Della mafia lecchese. Uno su tutti: Emiliano Trovato, figlio di Franco Trovato, marito della cugina di Francesco Poerio (ucciso recentemente mentre andava in palestra). Insieme ad altri complici – tra cui il cognato di Trovato – importava quantitativi ingenti di droga da spacciare sul territorio. La spartizione era capillare. 28 persone arrestate, 7 ai domiciliari e 5 con l’obbligo di dimora.

Ancora, nel dicembre 2006, l’inchiesta “Soprano” vedrà duramente colpita la nuova “cupola” dei Trovato. Quella nuova reggenza costituita dai figli, nipoti e consanguinei. Persone che – come già detto nell’articolo precedente – parlano tre lingue, hanno studiato, frequentano locali bene, possiedono macchine di lusso e chiacchierano con personaggi politici ed imprenditori di tutto rispetto.
Un tal Vincenzo Falzetta (detto “banana”), s’è scoperto esser l’uomo di riferimento del gruppo Trovato sul territorio milanese. Aveva assunto, per conto della cosca, la gestione di “celebri” locali della movida-bene: la discoteca Madison, il ristorante Bio Solaire e la discoteca estiva Cafè Solaire, all’Idroscalo.
Il fine è sempre lo stesso: riciclare denaro sporco, spacciare droga all’interno dei locali, usare le stanze degli esercizi come sedi di riunioni tra boss.

In quest’ultimo periodo, a Lecco, anche un altro clan calabrese ha conosciuto sparuti riflettori di celebrità. Il clan è quello dei De Pasquale, stanziati a Calolziocorte. Nell’agosto del 2006, quattro dei sette fratelli della cosca sono usciti dal carcere grazie all’indulto. Tutto ciò ha comportato un’accelerata del potere mafioso del clan di Peppino De Pasquale, compagno di spartizione insieme ai Coco Trovato.

Nel novembre del 2007, 19 persone legate alla cosca dei De Pasquale son state arrestate. Le accuse vanno dal compiere nel territorio lecchese molte attività illegali, fra le quali traffico d’armi e di droga, ricettazione di veicoli ed assegni, estorsione a danno di imprenditori, truffe, falsificazione di documenti, recupero violento dei crediti, usura, corruzione, favoreggiamento di latitanti, induzione in errore di pubblici ufficiali, danneggiamento a seguito di incendio, violenza privata e minacce di morte.
L’operazione è stata chiamata “Ferrus Equi”. Durante quest’estate, 8 imputati hanno chiesto il rito abbreviato. In questo modo si sono visti condannare prima ma con uno sconto di pena.
Uno tra questi, l’ex finanziere Pietro Sgroi, è stato condannato ad 8 mesi per favoreggiamento. Mentre sedeva negli uffici della Guardia di Finanza, Sgroi – secondo l’accusa – informava i De Pasquale di ogni passo o decisione delle forze dell’ordine.
I restanti 15 imputati, tra cui il capo Peppino, Ernesto e Salvatore De Pasquale hanno optato per intraprendere il percorso del processo ordinario. Un’altra inchiesta locale collegata alla malavita è la “Easy rider”.

Quel che emerge dalle inchieste sopra riportate è che l’Ndrangheta c’è, si vede, si sente ed è tutto fuorché sconosciuta. Una realtà – quella della ‘Ndrangheta – che si muove indisturbata (o quasi) perchè sostenuta dal silenzio e dalla paura.

Lecco non un’isola felice. Ma non lo è da diversi anni. Lecco è infiltrata. Quanto Milano. Lecco necessita d’un sussulto. Da parte dei cittadini, delle associazioni ma anche delle amministrazioni e dei partiti politici.
Conoscere la mafia – ed i suoi interessi – è fondamentale tanto quanto combatterla. Non è un mestiere da delegare. E’ una guerra da combattere con le armi della Legalità, dell’Onestà, della Giustizia e dell’Indignazione.

Giovanni Falcone, che saltò in aria perchè libero, sosteneva che la mafia – come tutti i fenomeni umani – ha un inizio ed avrà senz’altro una fine. Non penso che da Lecco si possa sconfiggere il cancro dell’Ndrangheta. Ma se solo si riuscisse a farle capire che qui i suoi sporchi affari saranno denunciati, monitorati e combattuti senza sconti, beh, credo che quella sua odiosa cresta d’impunità andrebbe progressivamente abbassandosi.

Ci vediamo lunedì sera in sala Ticozzi.

Duccio Facchini

10 pensieri riguardo “L’Ndrangheta a Lecco

  • 28 Novembre 2008 in 22:49
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    Ciao,
    volevo rubarvi solo un commento,mi riferisco soprattutto a te Duccio che beneomale ti conosco,dicendoti che io ed alcuni altri vorremmo davvero dare una mano e fare qualcosa per non abbassare la testa,oltre le parti e senza bandiera..fammi sapere.
    Lele

  • 29 Novembre 2008 in 10:14
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    cavolo!!!!

    che brutta notizia che mi date! io vivo a milano e volevo trasferirmi a lecco a vivere, invece da quello che leggo non è + un posto tranquillo….

    ci son rimasto malissimo….

  • 6 Dicembre 2008 in 15:41
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    La cosa più importante che i lecchesi devono capire è che devono alzare la testa e rivendicare i loro diritti, non solo pensare ai doveri.
    Il diritto di far accedere i propri figli a tutti i livelli di istruzione.
    di avere asili nido statali in cui poter accompagnare i bimbi, così che le madri possano autorealizzarsi in un lavoro.
    Il diritto ad avere ospedali che funzionino, il diritto di avere un’assistenza statale ai propri anziani, il diritto ad un lavoro stabile.
    Il diritto ad avere uno stato che tuteli i più deboli e li metta in condizione di non esserlo più.
    Non denunciare la mafia vuol dire far sopravvivere un sistema che arriva fin dentro le sale del potere romano e che ci impedisce di avere le cose che ho elencato sopra e che in molti altri paesi europei ci sono.
    Lo spreco dei soldi delle tasse passa tutto da questi meccanismi di clienteralismo al potere (non solo come poltrone), dalla costruzione di infrastrutture inutili al finanziamento dello stato di imprese mafiose nascosto sotto il nome di aiuti allo sviluppo.
    Quando i cittadini comincieranno a rivendicare i propri diritti allora si potrà cambiare qualcosa, gli imprenditori fanno soprattutto i loro interssi, i mafiosi anche, i giornali l’interesse di chi li finanzia, i partiti gli interessi dei poteri economici che li sostengono, è ora che i cittadini si chiedano qual’è l’interesse comune di questa società e si organizzino e lavorino per raggiungerlo.

  • 11 Febbraio 2010 in 00:54
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    lasciate stare che quando c’era zio si stava bene..adesso chi comanda?lo stato?e chi ci protegge da tutti sti caxxx di marokkini e albanesi?lo stato?fatevi un esame di coscienza…

  • 11 Febbraio 2010 in 15:29
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    a lecco c’e il governo centrale che governa
    il mal’afar d’un’aleanza di tutte le mafie
    che c’i sono riunite intorno a berlusconi
    l’uomo che e convinto no solo di fregare
    i soldi ma anche di fregare le menti umane

  • 25 Febbraio 2010 in 02:21
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    ASSOLTO!!!!!!!!

  • 25 Febbraio 2010 in 03:15
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    Assolto chi? Giacomo Trovato in appello per l’omicidio Durante? E cosa vorrebbe dire?
    Era già stato assolto in primo grado. Dove sta la notizia? Questa sentenza annulla Oversize?

  • 25 Febbraio 2010 in 14:58
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    si può dare credito a un drogato, che fa delle accuse senza alcun riscontro sulla fam. trovato???
    perchè ascoltare i commenti più convenienti??? cerchiamo di guardare l’evidenziaaaaa……
    e non soffermiamoci ai soliti commenti inutiliiiii……

  • 6 Aprile 2010 in 21:47
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    non tutti sono colpevoli ce chi davvero non centra e il magistrato lo sa e voi sparate su tutti bravi bravi e giusto sconfiggere le mafie ma gli innocenti no

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