Lettere dalla Kirghisia

Un consiglio, una lettura da percorrere ed un’esperienza da provare. Aldilà di Fassino…

Una poesia lunga lunga 144 pagine. Lettere scritte da un paese lontano, un paese felice, un paese “basato sul buonsenso e non sul petrolio”. In Kirghisia le persone lavorano solo tre ore al giorno così che possano dedicare tutto il restante tempo a loro stessi, alla vita: in questo modo si lavora meglio, si evitano ansia e stress e si è più produttivi. In Kirghisia gli anziani hanno ingresso privilegiato e gratuito nei cinema e nei teatri, non pagano i trasporti ed hanno a loro disposizione un piccolo terreno da coltivare. In kirghisia i bambini non devono passare ore seduti all’interno di grigi edifici scolastici, ma fino ai 18 anni sono liberi di giocare (“perché chi gioca fino a 18 anni poi non smetterà più”), ed è il gioco il mezzo con cui scoprono il mondo, imparando in maniera naturale a seconda dei loro desideri. In kirghisia ad ogni ragazzo che compie 18 anni viene regalata una casa in cui può crearsi una propria vita sociale indipendente ed ognuno ha diritto ad un pasto gratuito al giorno. In Kirghisia chi ha voglia di fare l’amore porta un fiorellino azzurro, così che l’amore non generi ipocrisia, incomprensioni e imbarazzi. In Kirghisia non esistono guerre, non esistono armi, e i rappresentanti politici sono tali per volontariato. In Kirghisia non è necessaria una Costituzione scritta perché tutti la conoscono a memoria: “Al centro di ogni iniziativa, l’attenzione dello Stato e dei cittadini va innanzi tutto all’essere umano”. Da questo meraviglioso paese l’autore manda lettere tanto semplici quanto ricche. Con poche parole, scritte a grandi caratteri come nei libri per i bambini, veniamo messi di fronte all’assurdità del nostro modo di vivere, alla sua disumanità, ingabbiati come siamo dalla fretta, dal falso bisogno di profitto, dal troppo lavoro. E cosa ci resta a fine giornata? La stanchezza, la noia, il disinteresse, l’insoddisfazione. Ci limitiamo ad esistere quando potremmo vivere. Un sogno? Un’utopia? Forse basterebbe rendersi conto che l’essere umano è la più straordinaria e preziosa delle creature, forse basterebbe quest’unica consapevolezza per esigere una vita migliore, una vita veramente libera e felice. Alcuni dicono che queste lettere sono troppo poco concrete, troppo lontane dalla realtà. Ma la realtà è che abbiamo una vita sola, una soltanto, ed è stupido decidere di non sfruttarla al meglio, fino all’ultimo respiro. L’autore? Silvano Agosti. Un essere umano. Come me. Come te. Come tutti. O meglio, fortunatamente, un errore del sistema.

Sapete abbastanza della Kirghisia per informare chiunque che “esiste, nel mondo, il primo Paese in grado di offrire all’essere umano ogni attenzione e rispetto”. Ma, a chi dirlo? Al vento, forse, che porti ovunque queste riflessioni, quasi fossero la voce stessa della natura.

http://www.silvanoagosti.com

Laura Isacco

5 pensieri riguardo “Lettere dalla Kirghisia

  • 13 Dicembre 2008 in 00:22
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    La 3giorni di Silvano Agosti a Lecco è un altro dei meriti che come ragazzi e ragazze impegnati anche in QLL avete.

    Io come ho già detto in un post sulla pubblicizzazione delle serata ritengo gli incontri a Lecco un ottimo risultato per stimolare una riflessione.

    Io ho assistito e partecipato alla prima serata.
    Ed è stata, per me, meno innovativa e meno positiva di quanto avrei voluto che fosse.

    Forse non sono stato in grado di decifrare appieno gli spunti, i pensieri di Agosti, invaso come sono ancora di borghesia e occidente e soprattutto di anni di finanza.

    Però credo sia giusto provare a conforntarsi, in primis con il post di Laura e con Laura stessa che, mi sembra di comprendere ha un’idea diversa, ben diversa dalla mia.

    Agosti mi sembra vicino a Illich o a Gesuladi ma con spunti e costruzioni che mancano di pensiero politico
    di analisi e progettualità. Gesualdi, Illich, Latouche, Noam Chomsky, per fare nomi di riferimento, sono altro

    Ripeto dal post di allora che seppur può essre un’iperbole (lo è?) della scuola – che ha usato – portando la sua esperienza e cioè non andare a scuola fino a 11 anni (nel libro 18) per salvarsi…
    A me picchia sempre in testa però anche don Lorenzo Milani, quando affermava
    che la differenza tra un ricco e un povero si misura sulle parole: un ricco ne conosce mille, un povero cento.
    la scuola oggi, quella pubblica che insegna l’autonomia e non l’ubbidienza, dà questi strumenti.
    Non lo so se è cosi anche per la strada e non credo lo fosse tanto neppure decenni fa.
    In lettera ad una professoressa (mi sembra) degli alunni di Barbiana di don Milani,
    uno riassumeva il concetto collettivo più o meno così.
    la scuola farà schifo ma meglio che spalare merda da mio padre nella stalla….

    E’ dura vedere che un’intera generazione di giovani debba considerare di essere nata in anni sbagliati e debba subire come fatto ineluttabile il suo stato di precarietà occupazionale
    I giovani di oggi, della scuola, provano, sostenuti da nessuno, a muoversi contando di incontrare menti e orecchie capaci di ascoltare e accogliere il loro richiamo, la loro idea che l’università, la scuola pubblica non può rinunciare, senza screditarsi, a realizzare quella “eguaglianza delle posizioni di partenza” che è precetto tipico di ogni rispettabile concezione “liberale”, di quella società, solidale, libera e non dogmatica.

    Non credo che senza scuola – anche se nell’ipotesi tutti ma proprio tutti senza scuola – si possa realizzare quella “eguaglianza delle posizioni di partenza”.

    Perchè Agosti che non è andato a scuola fino a 11 anni ed è diventato (comuque o appunto?) un intellettuale un artista, un autore con bagagli di qualità straordinari, che ha potuto nutrirsi di meraviglia e saperi. Che ha fors’anche vissuto in mezzo al sapere, lascia aperta la domanda: Quanti potranno diventare come lui, seguire strade e nutrirsi di petali di fiori come lui liberi dalla scuola?

    Kirghisia esiste, ma è un viaggio che lascia troppi cadaveri sulla strada.

    I contadini “analfabeti” hanno subito le rivoluzioni, non le hanno fatte, proprio perchè chi leggeva i libri erano altri, chi li armava…

    Io credo – per finire questo post lungo, troppo lungo – che le idee di Agosti abbiano il limite forse di essere mal espresse (senti chi parla) o il forte limite di essere poggiate su basi poco concrete, solide.
    Non c’è un analisi un ragionamento politico (non partitico, sia ben chiaro) che invece serve.

    Un passo può e deve essere la decrescita, la sobrietà….
    e soprattutto come dice il papà di Edoardo Magni
    (un altro – del posto – che merita di essere interpellato per darci chiavi e strumenti per capire noi il mondo [basti ricordare la “lezione” all’aperto sulla Costituzione]

    queste lotte (questi viaggi per la Kirghisia di tutti e non solo nostra)
    le si attrezzi con le politiche necessarie per percorrerle.
    Perché questo è il vero compito.
    Dove andare, come, con chi, per che cosa, contro chi e contro che cosa.
    In modo molto laico e credibile. Aperto ai molti. Per una resistenza non di nicchia, non identitaria, aperta (…), nella direzione di una forma più alta di democrazia

    Viaggio buono

  • 15 Dicembre 2008 in 10:17
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    condivido in pieno il tuop commento Paolo, e riporto il tuo intervento in sala quando hai domandato fino a che punto, seguendo questa scelta, si diventa martiri piuttosto che liberi.
    una domanda a cui purtroppo nessuno ha saputo rispondere….

    Un grazie immenso a BENEDETTA!!!!!!
    se si è fatto il tutto è praticamente solo per merito suo, grazie alla sua tenacia, inventiva e positività!
    grazie per tutti gli impegni presi,per essere riuscita a fare quadrare i conti, le prenotazioni, i libri e tutti i problemi annessi e connessi.
    grazie Betta!!
    Gg

  • 19 Dicembre 2008 in 15:41
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    Io condivido molto di più il post di laura. ho letto il libro e penso possa far riflettere la gente sulla vita che fa in questa società dove il benessere è riservato a pochi che si arricchiscono sulle spalle di tanti…
    so bene che la Kirghisia non esisterà mai però ci sono spunti interessanti nel libro…
    è così assurdo che un politico percepisca uno stipendio normale? è così assurdo che lo stato aiuti i giovani a crearsi una propria vita sociale indipendente?

    Cmq credo che la differenza tra un ricco e un povero sia che un ricco è ricco e un povero è povero. in questa società un povero istruito non avrà mai le possibilità di un ricco “ignorante”. ne abbiamo dimostrazione nella sanità e nella politica ad esempio.

  • 19 Dicembre 2008 in 22:56
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    Vero Fabio,ma ad esser sincero a me non importa esser ricco…mi basta avere il tempo necesario vivere e che oggi pochi di noi davvero hanno…

  • 20 Dicembre 2008 in 15:09
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    io non ho mai detto che voglio essere ricco anzi…

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