Mai tornare indietro

Dopo tutta la mobilitazione nata in seguito ai tagli previsti dalla Finanziaria e in seguito alle modifiche apportate a tutto il mondo della scuola pubblica da parte dei Ministri Tremonti e Gelmini, ora, con il decreto legge 180 del 10 novembre 2008, si parla di “un passo indietro” da parte del Governo di fronte alla così detta Onda degli studenti.
Della Legge 133, e quindi dei vari tagli al Fondo per il Finanziamento Ordinario, del blocco delle assunzioni e delle possibili privatizzazioni (giusto per citare alcune delle modifiche previste dalla legge), tanto si è discusso, da entrambe le parti. Abbiamo assistito a telegiornali che riportavano la telecronaca dell’iter della legge e in parallelo il crescere della protesta studentesca, abbiamo seguito in tv e sui giornali dibattiti tra politici pro e contro la riforma, abbiamo ascoltato (chi più chi meno) le motivazioni degli studenti in rivolta e di quelli che la rivolta non l’approvavano. Insomma, volente o nolente, qualcosa di questa maledetta 133 la sappiamo. Ma chi sa qualcosa della Legge 180? Qualcuno sa cosa contiene di preciso? Quali sono le effettive differenze tra questa e la 133? Di tutto lo spazio che è stato concesso dai mass media ai primi interventi sulla scuola, nemmeno un terzo è stato dedicato a questo nuovo decreto. Non se ne parla se non sottovoce . Si è semplicemente detto “il Governo Berlusconi fa un passo indietro nel campo dell’istruzione”. Non è vero. Non c’è stato nessun passo indietro da parte del Governo. Nessun passo indietro reale, ma solo una revisione delle modifiche al mondo scolastico per poter dire “la Gelmini dialoga con gli studenti”. Poi che questa “revisione” si sia conclusa con nulla di nuovo rispetto alla 133, questo non lo dicono. Però basta andare a leggersi il testo della 180 per capire come stanno abilmente cercando di fregarci.
– Prima di tutto, i punti previsti dalla 133 sono confermati e anzi al taglio dei finanziamenti si aggiunge la deregolamentazione dei contratti di lavoro
– Si giustifica il fantomatico passo indietro del Governo con l’innalzamento del turn over. Attenzione, questo innalzamento (dal 25% al 50%) riguarda solo gli Atenei definiti “virtuosi”, tali in base al criterio economicista del vincolo di spese (gli atenei che spendono meno del 90% dei finanziamenti per stipendi e costi fissi) e in base ad altri criteri assolutamente opinabili come il numero dei laureati, il numero dei laureati che trovano lavoro in tempi brevi…(per rendere almeno in parte l’idea, nemmeno le prestigiose università di Pisa, Firenze, Napoli o Urbino vi fanno parte).E non è finita, questo innalzamento, in questi atenei, rimarrà tale solo nel 2009, mentre già dal 2010 è confermato il turn over previsto dalla 133.
– Altra giustificazione: l’assunzione di due ricercatori per ogni professore che va in pensione. Si tratta di nuovo di un provvedimento che riguarda soltanto gli Atenei “virtuosi” e come se non bastasse, l’assunzione dovrà essere a costo inalterato. Insomma quello che era lo stipendio di un professore, diventerà lo stipendio di due ricercatori. Ovviamente tralascio la disquisizione sulla frequenza con i professori universitari vanno in pensione…
– Le fondazioni private sono confermate, con l’aggiunta di una riforma della governance che dà più poteri al rettore e al CDA (Consiglio Di Amministrazione), trasformandoli in pratica in manager
– Per quanto riguarda il nuovo sistema di reclutamento, rimane comunque pilotabile: si passa dalla nomina di 4 membri alla nomina di 12 membri (scelti da un professore interno), dai quali ne vengono sorteggiati 4. Il meccanismo è sicuramente più complesso, ma la sostanza non cambia
– L’unica cosa apparentemente positiva è l’erogazione delle borse di studio e la costruzione di nuovi alloggi, anche se a dirla tutta si tratterebbe di un semplice atto dovuto, che va a colmare un’enorme lacuna preesistente. Ho detto “apparentemente positiva”, perché i fondi per questi meritevoli interventi vengono tolti dal Fondo delle Aree Sottoutilizzate, cioè ai fondi destinati alle aree più disagiate del Paese, che si vedono ancora una volta togliere l’appoggio e l’aiuto dello Stato.

Insomma invece di radere al suolo una città, lasciano in piedi due edifici barcollanti a monito del loro “venirci incontro”, e pretendono pure di essere ascoltati, creduti, ringraziati.
Non c’è stato nessun passo indietro da parte del Governo in materia scolastica, dunque non deve esserci nessun passo indietro da parte del movimento sorto in difesa della scuola pubblica e dell’istruzione tutta.
Mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa.

Laura Isacco

5 pensieri riguardo “Mai tornare indietro

  • 20 Dicembre 2008 in 10:53
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    Il movimento studentesco mi ha commosso; durate la manifestazione di Lecco ho visto tanti studenti determinati a far valere le loro ragioni, con una visione chiara di quello che ci riserverà il futuro se la politica non considera lo studio e la ricerca come forze fondamentali non solo per lo sviluppo, ma anche per il mantenimento delle capacità economiche del paese.
    La conoscenza è la chiave per il successo.

  • 20 Dicembre 2008 in 14:50
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    Una delle cose molto particolare del movimento studentesco è proprio la chiarezza di ciò che si pensa. Poche persone sono “disinformate”, sono molto chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
    E’ proprio questa la forza del movimento: non solo siamo in tanti, ma siamo in tanti e pericolosi. Pericolosi perchè informati e coscienti dello scempio che si sta perpetrando.
    Avanti così, anche su tutto il resto.

  • 20 Dicembre 2008 in 16:49
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    Ottimo post, io lo diffonderò all’università. Che ne dite di mandarlo via mail alla Ministra? Di sicuro non risponderà, di sicuro non gli darà importanza, ma saprà che qualcuno si è accorto di quello che ha fatto.

  • 22 Dicembre 2008 in 13:31
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    segnalo un importante fatto, anch’esso ovviamente fatto passare in sordina da stampa e tv, ma in questo lo stupore ha lasciato il posto all’abitudine. Più che un commento in realtà bisognerebbe scrivere un articolo, ma ormai permettetemi la più disarmante delle rassegnazioni…

    “E’ vero, ogni giorno inghiottiamo una tal quantità di bocconi amari che ormai digeriamo anche i sassi. Ma quel che è accaduto una settimana fa, prontamente sparito dalle pagine dei giornali (in tv non ci è nemmeno arrivato) e dunque dal dibattito politico, meriterebbe una riflessione. Almeno nel centrosinistra, visto che nel centrodestra non si riflette: si obbedisce al padrone unico, o prevalente, comunque non facoltativo. Il governo Manidiforbice, sempre a caccia di soldi, aveva tagliato di un terzo (133 milioni su 540) i contributi alle scuole private “paritarie”, quasi tutte cattoliche. Poi i vescovi han protestato, minacciando di “scendere in piazza” con un’Onda nero-porpora. E in cinque minuti l’inflessibile Tremonti s’è piegato, restituendo quasi tutto il malloppo (120 milioni su 133).
    Inutile discutere qui sulla costituzionalità della legge 62/2000 che regala mezzo miliardo di euro l’anno alle scuole private, in barba alla Costituzione che riconosce ai privati il diritto di creare proprie scuole, ma “senza oneri per lo Stato”. Qui c’è un Paese allo stremo, dove – a causa della crisi finanziaria e dei folli sperperi su Alitalia e sull’Ici – si taglia su tutto, a partire da scuola pubblica, università pubblica, ricerca pubblica. E’ troppo chiedere anche ai genitori che mandano i figli in istituti privati, dunque non proprio spiantati, di contribuire una tantum ai sacrifici per il bene di tutti? Quel che è accaduto in Parlamento dimostra che sì, è troppo. Anzi, non se ne può nemmeno discutere. Non solo il Pdl ha obbedito senza fiatare al “non possumus” vescovile. Non solo il Pd non ha detto una parola contro la sacra retromarcia tremontiana. Ma il ministro-ombra dell’istruzione Mariapia Garavaglia ha addirittura presentato al Senato una mozione per “l’immediato ripristino dei 133 milioni al fondo scuole paritarie”, e financo per l’aumento dello stanziamento in base alle promesse “del precedente governo”. Mozione firmata anche dai senatori Pd Rusconi, Bastico, Ceruti, Serafini, Soliani, Pertoldi e Vita, in nome di un imprecisato “diritto costituzionale”. “.

    è parte dell’articolo “Onda Nero-Porpora” di Marco Travaglio. Lo potete trovare intero al sito http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

  • 22 Dicembre 2008 in 21:14
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    RUSCONI, il sentaore del Territorio
    l’ha postata a tutti i giornali.
    E SI VANTA PURE

    SCUOLA: MOZIONE SENATORI PD, “RIPRISTINARE FONDO SCUOLE PARITARIE”
    Mozione dei senatori del Pd Antonio Rusconi, capogruppo in Commissione istruzione, Mariapia Garavaglia, ministro dell’Istruzione del Governo ombra, Mariangela Bastico Mauro Ceruti, Anna Serafini, Albertina Soliani, Flavio Pertoldi, Vincenzo Vita

    MOZIONE

    Il Senato,
    premesso che:
    la libertà di scelta educativa delle famiglie e, quindi, la parità scolastica, è un diritto giuridico e costituzionale;

    con la legge n. 62 del 2000 sono stati definiti i criteri per il riconoscimento delle scuole paritarie, gestite dagli enti locali o da soggetti privati, che sono parte, insieme alle scuole statali, del sistema nazionale di istruzione pubblica;

    considerato che:

    dal 2002 il contributo alle scuole paritarie è fermo a 536 milioni di euro, per l’80% destinato alla scuola dell’infanzia che in molti piccoli comuni è l’unica risposta alle famiglie ivi residenti e dunque ne riafferma la funzione pubblica;

    nel disegno di legge finanziaria 2009 e nel Piano triennale del Bilancio dello Stato risulta un “taglio” ingiustificato di oltre 133 milioni di euro/anno, che metterebbe anche le scuole FISM – che rappresentano il 60% delle scuole paritarie – in condizione di non assicurare la prosecuzione del servizio per i 500.000 bambini che la frequentano e comprometterebbe l’applicazione del C.C.N.L. per gli oltre 40.000 dipendenti (il doppio di ALITALIA);

    in questi anni, inoltre, causa l’aumento di istituti accreditati, la somma versata dallo Stato a ogni sezione di scuola dell’infanzia o paritaria è diminuita progressivamente;

    tali contributi non sottraggono comunque risorse alle scuole statali;

    la Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), che rappresenta oltre 8.000 scuole materne paritarie cattoliche ha inviato una lettera ai deputati della Commissione Bilancio della Camera dei deputati, nel corso dell’esame della finanziaria, chiedendo “l’immediato ripristino” della somma e “l’inserimento nel Piano pluriennale del Bilancio dello Stato di adeguate risorse per il graduale raggiungimento della piena parità scolastica economica, oltre che giuridica”;

    impegna il Governo
    a ripristinare immediatamente la somma di 133 milioni di euro sul fondo delle scuole paritarie per garantire la possibilità che la scuola dell’infanzia sia assicurata a tutti gli alunni del nostro Paese.

    RUSCONI, GARAVAGLIA Mariapia, CERUTI, SERAFINI Anna Maria, SOLIANI, VITA, BASTICO, PERTOLD

    http://www.leccoprovincia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=895:rusconi-piu-fondi-alle-scuole-private&catid=5:scuola&Itemid=42

    UNA VISTINA CON LA VOSTRA TELECAMERA E CON LAUARA AL MICROFONO
    sarebbe un bel regalo di natale

  • 25 Dicembre 2008 in 13:08
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    Per quanto riguarda i finanziamenti ripristinati alla scuola privata… non discuto sul merito perché non ne so abbastanza, ma certamente il metodo mi fa riflettere sulla differenza di considerazione tra un potere forte come quello Vaticano (obbedienza fulminea alla chiamata di un rappresentante del Vaticano) e qualche centinaio di migliaia di persone normali (ascoltate a pizzichi e bocconi dopo essere scese varie volte in piazza).
    Italia, 2008…

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