Nichi Vendola

La verità e la libertà vanno difese, anche a costo di passare per “urlatori” o “rompi coglioni”. Tutti d’accordo? No.
Pare che il machiavellismo del “purtroppo è così” abbia conquistato anche i “volti nuovi” della Sinistra italiana.
Con Riccardo, Vano ed altri amici, siamo andati ad interpellare Nichi Vendola, fondatore insieme a Claudio Fava di Sinistra e Libertà.
Ritengo l’attuale Governatore della Puglia una persona perbene. Una persona seria che non per questo debba ritenersi immune da pecche.

Il 24 marzo scorso, Nichi Vendola, intervistato da Rita Anna Armeni per Radio3, ha descritto Berlusconi come “il prototipo dell’uomo nuovo” ed anche “un self made man dai tratti strabilianti” che la sinistra “ha fatto l’errore di demonizzare”.
Dal momento che queste parole (assurde) mi han ricordato i lamenti fasulli dei berluscones (alla Cicchitto, alla Bondi, alla Gasparri), ho deciso di chiedere un chiarimento al Governatore. Sicuramente s’era spiegato male, mi suggerivo.

Eppure, riconoscendo a Vendola il merito d’essersi reso disponibile al faccia a faccia, continuo a restar interdetto. Stupito.
Denunciare il fatto che il padrone d’Italia sia un piduista, corruttore prescritto e uno tra i peggiori briganti della storia italiana, ormai è considerato un autogol.
Una cosa da evitare perché fonte sicura di disinteresse da parte dell’italiano medio. Un assist, un argomento scivoloso per i suoi “oppositori”.
Ma non perché questi “oppositori” siano privi di credibilità – e potrei anche esser d’accordo, no! Perché son gli stessi “oppositori” a ritener scadute e annoianti quelle “cose” (per dirla alla Vendola). Come uno yogurt. Ancora con questa storia della P2? Ancora con questa storia di Mangano? Ancora con questa storia del ladrocinio impunito mediante grimaldello mediatico? Ma basta. Saranno pure “cose vere”. Però passiamo per le “gazzette di sinistra”. Gioco forza starsene zitti.
Ergo: la Verità a volte deve cedere il passo all’opportunità. E l’opportunità la detta sempre il padrone del gioco: cioè Berlusconi.

E’ un ragionamento fuori dal tempo il mio? E’ Utopia chieder che le regole vadan difese a denti stretti ancor prima che confrontarsi per il consenso nel Paese?
Il dibattito è aperto.

Duccio Facchini

PS:
Se il Governatore Vendola non se ne fosse andato, l’avremmo interpellato pure sulla vicenda dell’Acquedotto Pugliese e sulle conseguenti dimissioni di Riccardo Petrella dalla società pubblica (vedi QUI). Sarà per la prossima campagna elettorale.

15 pensieri riguardo “Nichi Vendola

  • 11 Maggio 2009 in 17:24
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    Beh, per me il fatto è che tramite le sue 3 reti e la casa editrice Berlusconi ha fatto in modo che ogni attacco (anche legittimo, spesso legittimo) nei suoi confronti si trasformasse in una “solita storia”… è uno dei tanti modi che ha usato ed usa tuttora per pararsi le parti basse e uscire innocente da tutte le sue manfrine… è il modo più subdolo, ma immagino anche quello che ha funzionato meglio. Basta vedere le opinioni della gente riguardo a Berlusconi e anche come si comporta la “sinistra”, che ha quasi paura a puntare il dito contro di lui… è furbo, si sa.

    Mi conforta che almeno la stampa internazionale continua a parlare di lui in modo realistico… speriamo che qualche italiano legga il Times :-)

  • 11 Maggio 2009 in 18:28
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    Vorrei esprimere un concetto chiave come conclusione all’intervista.
    La critica al governo berlusconi e al suo sistema in perenne conflitto di interesse è lecita, obiettiva e inopinabile, come sembra ammettere lo stesso Vendola, non dimentichiamoci di aggiungere pero’ che focalizzandoci sempre e solo su questo argomento lasciamo in ombra la vera critica al sistema rappresentato dallo strapotere delle lobby finanziarie, che dal dopo guerra a oggi hanno incatenato il nostro paese con strumenti sempre piu’ complessi e sofisticati.. dal semplice e letale debito pubblico con conseguente sistema di detrazione fiscale ai nuovi prodotti tecnofinanziari. Se dicessimo due parole in meno su berlusconi e dedicassimo piu’ tempo alla privazione della sovranità monetaria cui è soggetto il popolo italiano, gestiremmo il tempo a noi concesso in maniera piu’ proficua.

  • 11 Maggio 2009 in 18:39
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    Ecco, io devo dire apprezzo alcune delle idee esposte dal nostro Vendola. In fondo ci ha sbattuto in faccia una dura verità. Che molti di noi credono di aver assimilato, ma che in realtà è più lontana che mai dall’assimilazione. Su Berlusconi si è detto di tutto e di più, forse nemmeno tutto e meno che mai di più. Sul berlusconismo nessuno ha fatto nulla. Non la sinistra, non la gente comune.

    Quello che fa male è constatare che, anche attraverso l’utilizzo dei mass media, il nostro sia riuscito a far divenire la pensiola italica nè più nè meno che un’estensione della sua personalità. Siamo tutti Berlusconi, chi più chi meno, e il rifiutare questa semplice verità non aiuterà il nostro paese ad uscire da questa situazione di stallo.

    Provate ad andare in Olanda o in Danimarca a proporre una televisione (pubblica e privata) non dico uguale ma anche solo simile a quella italiana. Tempo zero vi trovereste tutte le televisioni svuotate del tubo catodico e riempite di terra e sani fiorellini. Piuttosto che guardare un ciarpame di questi livelli la gente si rimetterebbe a leggere e aprirebbe radio autogestite.

    Invece qua da noi ci si compatisce, nessuno che faccia la scelta di spegnere una buona volta questa televisione, o che ricordi questa come un’alternativa validissima. Tutti a parlare di cosa non va nella televisione, di cosa potrebbe andare, di che regole ci vorrebbero. Ma nessuno che si ricordi che, nonostante tutto, negli anni ’40 e ’50 si viveva benissimo senza di essa.

    In fondo ritorna ancora una volta quella che Jung ai tempi di Mussolini (1935) aveva definito come “la capacità del popolo italiano di proiettare sulla figura di un uomo singolo l’archetipo del condottiero tipico della loro psicologia”. Siamo un popolo di proiettori. Non abbiamo la capacità di slegarci dalla necessità fisiologica di una personalità forte che tutto decida e che tutto controlli. Ancora adesso molti hanno bisogno di una figura singola di eroe contrapposta alla figura di Silvio per immaginare una via d’uscita a questa situazione. Ancora oggi, dopo più di 70 anni, non siamo riusciti a sviluppare una psiche matura.

    A vostro avviso, come la prenderebbero i commentatori se qualcuno si lanciasse in politica al grido di “Non me ne fotte di chi ha fatto tutto ‘sto casino. Non voglio dare la colpa a nessuno. L’unica cosa che mi interessa è cercare di metterlo a posto con l’aiuto di tutti, senza differenze tra destra o sinistra”?

    Minimo sarebbe preso per malato di mente.

  • 12 Maggio 2009 in 13:03
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    Mi ritrovo nelle parole di Mirko, a volte ho la sensazione che contrapporsi a Berlusconi lo si “rafforzi”.

    Provate a scollegare l’antenna della tv come dice Fabio(lasciarla spenta non funziona…prima o poi la si riaccende)dopo circa un mese si vedono già i primi benefici, garantisco!!!

  • 12 Maggio 2009 in 23:56
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    guardate, scrivo soltanto per mettere in guardia dalle semplificazioni (n.b. sono freudiano!)
    spegnamo pure la tv: Vivremo come alieni in un contesto sociale che vivendo alluderà continuamente a quanto avrà visto in televisione: modi di dire e di fare, scimmiottamenti, discorsi da bar “hai visto che cos’ha fatto ieri Gattuso?!” citazioni vere e proprie.
    Allora l’alternativa, radicale e critica, è la comunità di chi non guarda la tv. Un ghetto al contrario, perchè sarebbe un “ghetto” sociale contrapposto a migliaia di individui racchiusi nello spazio televisivo.
    Ma bisogna avere l’incoscienza per iniziare.
    Il mondo occidentale ha fatto della coscienza il suo dio. Poi va a “liberare” l’iraq, l’afghanistan. Poi va a “punire chirurgicamente” hamas nella Striscia di Gaza…
    Da freudiano, ahinoi, so che l’inconscio incalzato dall’io incipiente si rintana, si mimetizza, si “smaterializza”: ma non sparisce. Perchè è (anche) grazie a esso che noi ciascuno viviamo…

  • 13 Maggio 2009 in 23:34
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    Ok… belle parole filosofeggianti dal compagno con l’orecchino… giuste le osservazioni cari commentatori… Però ci dimentichiamo che chi avrebbe dovuto mettere in discussione il sistema ne era già stato risucchiato… Da “bandiera rossa la trionferà” a “Roma ladrona!” le cadreghe sono ancora lì attaccate alle natiche. Le innegabili “doti” di Berlusconi (soldi, tv, soldi, tv…) e l’incapacità degli avversari hanno dipinto il quadro di questo momento

  • 14 Maggio 2009 in 15:41
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    Appunto. Quoto sia Aleboss che Acido (anche se io sono più junghiano psicologicamente parlando :D. Secondo il mio avviso quindi l’inconscio non si rintana se viene incalzato dall’io, anzi, poichè per Jung l’inconscio non è una struttura monolitica valida per ogni persona ma qualcosa di cangiante e di indefinito. E diviso su due livelli: quello personale e quello colletivo. Nell’accezione di Jung l’incoscio quindi non è definito in maniera stabile e definitiva; esso è più associato ad una “stanza buia” illuminata da un cono di luce in movimento (conscio) quindi non prettamente definibile in maniera schematizzata).

    La provocazione sulla televisione in realtà è fine a sè stessa, non deve essere intesa come soluzione al problema in assoluto. Spegnere la televisione continuando a mantenere la stessa metalità attuale non porterebbe a nessun miglioramento apprezzabile, se non forse una maggiore capacità di interrelazionarsi tra di noi per via del maggior tempo libero acquisito. Ma sarebbe speso sempre per compartimenti stagni: “compagni” con “compagni” e “camerati” con “camerati”, sai che gran miglioramento…

    Quello che è necessario è un lavoro di miglioramento che deve partire innanzitutto da ognuno di noi e che deve essere mirato al nostro interno, non verso un esterno che, contrariamente a quanto ci hanno insegnato, è immutabile. Guardatevi intorno, quanti hanno provato a modificare il “sistema” che oggi regola il mondo convinti di poterlo fare sia attraverso le regole democratiche che con la lotta armata? Quali sono stati i risultati? Parlo a livello mondiale, naturalmente; esiste a vostro avviso un luogo dove le enunciazioni libertà, uguaglianza, fraternità (o fratellanza?? ;) ) siano applicate in toto?

    Quello che è necessario avere ben chiaro è che prima di poter parlare della pagliuzza nell’occhio del vicino bisogna cominciare a togliere la trave dal proprio di occhio. Quindi, vi sta sulle balle l’arroganza e l’egocentrismo del sig. Berlusconi o di un qualsiasi personaggio pubblico legato alla politica? Bene, forse questo significa che voi per primi avete dei problemi con il vostro ego. Vi danno fastidio le persone che vi toccano le convinzioni più profonde? Probabilmente è perchè in queste vostre convinzioni esiste un dubbio di fondo rimosso. Non si può sperare di combattere qualcuno che ha fondato il suo potere sull’odio con l’odio stesso altrimenti non ci dimostreremmo migliori di lui…

  • 14 Maggio 2009 in 22:27
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    Bene, forse questo significa che voi per primi avete dei problemi con il vostro ego. Vi danno fastidio le persone che vi toccano le convinzioni più profonde? Probabilmente è perchè in queste vostre convinzioni esiste un dubbio di fondo rimosso. [cit. da Fabio]

    In realtà penso che tu abbia più ragioni di quanto intendevi (eccolo qui, l’inconscio). Senza dover-voler psicologizzare tutto quanto, ricordo soltanto un principio della guerra di liberazione cinese: “noi combattiamo quando siamo sicuri di vincere e ci ritiriamo quando dubitiamo della vittoria”.
    Sembra evidente che uno dei problemi macroscopici attuali della democrazia (non dico “della sinistra” neh!) sia il suo intrappolamento nella televisione e in generale nei media; che se si va a indagare con onestà si scopre non essere così vero che esiste l’omologazione. Ma quello che appare (il cono di luce?!?) è la assoluta prevalenza del “pensiero o non-pensiero unico”. Così sto considerando con maggiore attenzione la proposta di stare fermi un giro. Che è tardiva. Purtroppo.
    Le comunità locali sono molto più variegate, articolate, osmotiche, “omeostatiche”!, di quanto ci raffigurano i media. Allora smettiamola di scannarci per le elezioni, come se fosse un campionato di calcio! Cerchiamo di restituire all’evento elettorale la sua dignità originaria di scelta di campo, nel rispetto reciproco. Se il rispetto reciproco manca, come già ora manca!, allora non sono più elezioni. Quindi le rifiutiamo: ne facciamo altre, eversivamente rispetto alla stortura del potere, da noi.

  • 15 Maggio 2009 in 12:07
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    Fermo restando che condivido in toto quanto ha espresso Acido nel suo intervento (sopratutto il concetto di “stare fermi un giro”), vorrei implementare al suo discorso un ulteriore spunto di riflessione:

    Purtroppo, a mio avviso, nella società attuale è impossibile pensare che possa essere eseguito un regime democratico. Non per via di carenze amministrative o di regolamenti, ma a causa dei cittadini che dovrebbero esercitare il regime democratico stesso e i diritti/doveri di ognuno che esso comporta. Questo è un ragionamento sviluppato con un mio conoscente che secondo me ha una sua base reale: la democrazia reale dovrebbe sottintendere una reale parità tra le consapevolezze dei suoi cittadini. L’evidente disparità tra le consapovolezze dei cittadini italiani (e del mondo) ha portato alla formazione di un’oligarchia o, se vogliamo farmi passare questo termine, di una “nobiltà” che non fonda il suo potere sulla prevaricazione ottenuta attraverso la forza o il diritto divino, ma unicamente sulla sua maggiore consapevolezza di come il regime democratico attuale realmente funzioni. La conoscenza porta in alcuni casi all’adattamento e all’adattamento consegue la conquista di una certa quantità di potere; chi non si adegua viene semplicemente eliminato dal sistema che ha nel corso del tempo sviluppato i suoi anticorpi. Badate bene, l’adattamento è sia a destra che a sinistra. Ognuno ha ruoli ben definiti da recitare, come le marionette in uno spettacolo teatrale, e ogni singolo ruolo è atto a sviluppare nello spettatore di questa recita simpatia o antipatia e a formare quindi le fazioni all’interno del pubblico che andranno a sostenere questo o l’altro pupazzetto. Dividi et impera. Panem et circensem. Chi esce da questo gioco delle parti viene semplicemente definito squilibrato.

    E’ questo quello che intendevo quando parlavo di una volontà di restaurazione indipendente da un discorso “politico”. Non c’è bisogno di essere nè di destra nè di sinistra per volere il bene della comunità. Bisogna unicamente riuscire a mettere la comunità dinnanzi ai propri interessi, anche se a volte questo può risultare difficile perchè certe scelte possono arrivare a cozzare con le nostre convinzioni profonde. Ed è qua che si instaura ancora una volta il problema che ci ha portato fino a questo punto, perchè pur di evitare che queste scelte in antitesi con quanto noi riteniamo giusto si realizzino saremo disposti a bloccare tutto, nella falsa convinzione di detenere l’unica realtà oggettiva mentre la “realtà” ultima non esiste. Esistono miliardi di realtà, una per ognuno degli uomini che camminano su questa terra, nessuna delle quali è giusta nè sbagliata. Ma dire questo significa essere presi per pazzi. Oppure, per dirla in altro mondo, significa essere “eliminati” dalla discussione ;)

  • 15 Maggio 2009 in 12:07
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    Fermo restando che condivido in toto quanto ha espresso Acido nel suo intervento (sopratutto il concetto di “stare fermi un giro”), vorrei implementare al suo discorso un ulteriore spunto di riflessione:

    Purtroppo, a mio avviso, nella società attuale è impossibile pensare che possa essere eseguito un regime democratico. Non per via di carenze amministrative o di regolamenti, ma a causa dei cittadini che dovrebbero esercitare il regime democratico stesso e i diritti/doveri di ognuno che esso comporta. Questo è un ragionamento sviluppato con un mio conoscente che secondo me ha una sua base reale: la democrazia reale dovrebbe sottintendere una reale parità tra le consapevolezze dei suoi cittadini. L’evidente disparità tra le consapovolezze dei cittadini italiani (e del mondo) ha portato alla formazione di un’oligarchia o, se vogliamo farmi passare questo termine, di una “nobiltà” che non fonda il suo potere sulla prevaricazione ottenuta attraverso la forza o il diritto divino, ma unicamente sulla sua maggiore consapevolezza di come il regime democratico attuale realmente funzioni. La conoscenza porta in alcuni casi all’adattamento e all’adattamento consegue la conquista di una certa quantità di potere; chi non si adegua viene semplicemente eliminato dal sistema che ha nel corso del tempo sviluppato i suoi anticorpi. Badate bene, l’adattamento è sia a destra che a sinistra. Ognuno ha ruoli ben definiti da recitare, come le marionette in uno spettacolo teatrale, e ogni singolo ruolo è atto a sviluppare nello spettatore di questa recita simpatia o antipatia e a formare quindi le fazioni all’interno del pubblico che andranno a sostenere questo o l’altro pupazzetto. Dividi et impera. Panem et circensem. Chi esce da questo gioco delle parti viene semplicemente definito squilibrato.

    E’ questo quello che intendevo quando parlavo di una volontà di restaurazione indipendente da un discorso “politico”. Non c’è bisogno di essere nè di destra nè di sinistra per volere il bene della comunità. Bisogna unicamente riuscire a mettere la comunità dinnanzi ai propri interessi, anche se a volte questo può risultare difficile perchè certe scelte possono arrivare a cozzare con le nostre convinzioni profonde. Ed è qua che si instaura ancora una volta il problema che ci ha portato fino a questo punto, perchè pur di evitare che queste scelte in antitesi con quanto noi riteniamo giusto si realizzino saremo disposti a bloccare tutto, nella falsa convinzione di detenere l’unica realtà oggettiva mentre la “realtà” ultima non esiste. Esistono miliardi di realtà, una per ognuno degli uomini che camminano su questa terra, nessuna delle quali è giusta nè sbagliata. Ma dire questo significa essere presi per pazzi. Oppure, per dirla in altro modo, significa essere “eliminati” dalla discussione ;)

  • 15 Maggio 2009 in 19:12
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    condivido parola per parola quanto detto da Vendola. E’ molto più avanti anche di alcuni miei compagni democratici.

    Ragazzi, credo che sia necessario dire : “stai con me per quello che sono”, non “stai con me perché se no stai con gli altri”.
    Certo, la seconda frase è più semplice da applicare, perché non è difficile affermarsi per negazione :S

    siamo molto più di una negazione, ma molto di più ;) Però dovremmo cominciare a dircelo

  • 15 Maggio 2009 in 20:30
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    Longoni, bisognerebbe cominciare a dire “non stare con me nè con nessuno perchè non ne hai bisogno”.

    Sarebbe il caso di finirla con questa dipendenza dall’altro, che è normalmente il preludio alla creazione di un rapporto gerarchico. Come giustamente dici tu sei molto più che una negazione, ma anche molto più che un semplice iscritto ad un partito.

    Non aver paura di affermare addirittura questo :D

  • 16 Maggio 2009 in 16:56
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    ahah..no preocupa, non sono dipendente dalla tessera che ho in tasca :D anzi, quando la “classe dirigente” (pomposa definizione) dice minchiate, sono il primo a battergli contro, anche se con i miei pochi strumentucoli da blogger .

    lo “stare con” non implica una relazione gerarchica ma solo una relazione! e personalmante credo nella vita di relazione sociale, se non altro perché non mi piace stare solo, o quantomeno perché non costruire una relazione vuol dire non condividere nulla e se non si condivide nulla, che senso ha la propria vita ? Per me nessuno, e credo che questa risposta valga per la maggior parte delle persone che hanno commentato quì e che commentano o scrivono blog o si muovono nel mondo della “società civile” e via dicendo ; Ovviamente a meno che non lo facciano per riempire il proprio narcisismo come se fossero dei tacchini da giorno del ringraziamento.

    Una delle poche uscite buone del buon Uermone Uolter Ueltroni fu la citazione del film “into the wild” : happiness is real only when shared – la felicità è vera solo quando è condivisa; e quanto è vera questa frase!

  • 20 Maggio 2009 in 09:38
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    Buon Giorno a voi tutti ;

    E un classico del signorino Niki , iniziare a rispondere ponendosi domande !

    E un classico anche fermarsi a rispondere, ma quando viene contradetto andar via !

    Noi lo abbiamo avvicinato a Lecce il 14/5/09 al festival dell’energia, (lui pero’ non era li per il festival, ma per la sua campagna elettorale)

    http://mrphotoshop.altervista.org/blog/comments.php?y=09&m=05&entry=entry090516-115053

    Sempre a Lecce abbiamo incontrato il nostro bel baffetto nazionale ! Non potevano farcelo mancare !

    http://mrphotoshop.altervista.org/blog/comments.php?y=09&m=05&entry=entry090519-162644

    Un abbraccio forte forte a voi tutti da Bari, a presto;

    Michele Ranieri “Masciari”

    P.S…. Su Qui Bari Libera, siete Linkati , vi va’ di aggiungerci alla lista dei vostri link ?? Grazie !

  • 21 Maggio 2009 in 17:07
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    Condivido il pensiero di Fabio (e del suo conoscente): il principale limite della democrazia è la partecipazione, meglio, per funzionare la democrazia ha bisogno della partecipazione attiva del popolo.
    Cosa che io non vedo… Anche in questo periodo di elezioni locali da parte dei miei concittadini c’è un interesse nullo o molto superficiale sui problemi e sui programmi. Ad esempio ci si lamenta della mancanza di alternative ma nessuno si fa avanti impegnandosi in prima persona. Pensando alle elezioni provinciali ed europee la situazione è ancora peggiore

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