Sicurezza ipocrita

“Dalle parole ai fatti”. “Il Governo del fare”. “Più sicurezza e meno moralismi”. “Non c’è libertà senza sicurezza”. Si potrebbe andare avanti ancora molto.
I cantori della sicurezza e delle ronde si gongolano nella loro miope visione della realtà. Gli odierni ministri della paura veleggiano a meraviglia sospinti dal vento della semplificazione e del qualunquismo. Bando ad analisi in profondità; “lasciamole ai comunisti smidollati”.
Ora è tempo di ronde e vigilantes! Questa l’ultima trovata dell’Amministrazione comunale di Lecco presieduta dal Sindaco Antonella Faggi, Lega Nord, sull’onda del vergognoso e razzista Ddl “Sicurezza” diventato legge pochi giorni fa.

Sulla prima pagina di cronaca de “La Provincia di Lecco” del 4 luglio, per l’occasione diventato bollettino acritico delle fandonie del primo cittadino, primeggiava il titolo: “Ronde e vigili: <<Così Lecco sarà sicura>>”.
Le promesse del Sindaco contenute nel temino sono perle indimenticabili di cabaret autodidatta (anche se nutro il sospetto che prenda lezioni da Calderoli): basta schiamazzi, fine delle nottate di sbronza urlata nel salottino del centro città, ciak finale per “risvegli mattutini lordati di vomito” e, immancabile, calcio nel sedere a quegli assillanti e imbarazzanti venditori di cd (specie se pornografici!) che s’appostano infami alle casse automatiche dei parcheggi.

La settimana che viene vedrà scattare norme di Sicurezza speciale per porre fine all’emergenza lecchese. Ecco il primo rimedio all’annosa questio: i vigilantes. In concorso con Confcommercio (che a detta del Sindaco “si assumerà parte dell’onere finanziario”), l’Amministrazione comunale sguinzaglierà per la città dei segugi (col timbrino sulla spalla per farsi riconoscere) alla ricerca dei malfattori di quartiere.
Criminali, mafiosi, corruttori, evasori totali, colletti bianchi, in guardia! I vigilantes saranno tre. Dalle 22 alle 2,30 del mattino seguente gironzoleranno per il centro della Lecco che conta. A detta de “La Provincia”, “gireranno per strade e piazze teatro della furia dei disordini alcolici”.
Le armi in dotazione? Cellulari (caricati a salve).

E poi basta con la musica dai “decibel di una balera di periferia”! Nel nome del “socialmente accettabile”, il primo cittadino promette multe salate per gli stupratori dei padiglioni auricolari.
Piccola eccezione per la terza parte del Nabucco di Verdi (“Va pensiero”). Si sa, le tradizioni son tradizioni.

Triplice fischio anche per quella brutta abitudine dei ragazzotti sotto ai sedici anni. “Divieto di sbronza ai minori di 16 anni”. Il bollettino rincara la dose: “il Comune non solo vigila sui comportamenti a valle, ma si premura di intervenire a monte”. Il pensiero va subito agli emblemi del buon esempio (“a monte”) seduti tra i banchi della Giunta e di una parte del Consiglio comunale. Come scordarsi l’ottimo esempio partorito dal buffone che s’attaccò al cofano dell’ambulanza che trasportava Eluana Englaro verso Udine.

Cari immigrati – magari clandestini – fine della pacchia. Credevate di poter fingere di non conoscere la lingua padana e farvi baffo del vaccino “Faggi”, vero? Sono in arrivo i cartelli contro la vendita di merce abusiva tradotti in ben tre lingue: inglese, francese e arabo. Dispiace non poter leggere anche il dialetto di Primaluna o il calabrese stretto. Chissà: magari Roberto Maroni, “regista burocratico” – secondo l’accusa – di una truffa mafiosa (agli ordini del clan Pangallo) e residente a Primaluna, o Giuseppe Elia, arrestato recentemente a Calolziocorte perché coinvolto nell’inchiesta “Oversize” sulla ‘Ndrangheta lecchese, avrebbero potuto ricredersi.

Nel paese dove una persona è colpevole di un reato per il fatto d’esser clandestina, dove si impedisce alla magistratura di utilizzare le intercettazioni per poter assicurare l’impunità ai colletti bianchi, dove s’imbavaglia la stampa per sedare le ultime cellule vigili, non resta che augurarsi che la ‘Ndrangheta cominci a imbrattare i muri o che qualche santista cominci a sbevazzare un po’ di limoncello per la Lecco “perbene” tenendo fra le mani un cartello: “sono clandestino”.

PS: Il bar “Pareo Beach” di Paré è stato bruciato per la seconda volta la mattina di mercoledì 8 luglio. Intorno alle due. Alcuni uomini incappucciati a bordo di un’auto Fiat (rubata e poi bruciata ad Oggiono) hanno divelto il piccolo chiringuito e gli han dato fuoco. E’ la seconda volta che capita in un anno. Stesso periodo, stesse modalità: incendio doloso. Dal lavoretto scientifico e premeditato tutto può sembrare fuorché una bravata o una ragazzata di presunti “invidiosi” del circondario. I titolari hanno però assicurato alla stampa di non aver mai subito minacce. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della vicenda.

Duccio Facchini

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