Custodire la memoria per difendere la libertà

Il 2 agosto di 19 anni fa, alle ore 10:25 vennero fatti esplodere 23 kg di esplosivo nella sala d’aspetto di 2° classe della stazione di Bologna.
Il bilancio finale fù di 85 morti e 200 feriti.

Eppure la strage era stata preannunciata anche un mese prima nella dichiarazione di un detenuto di estrema destra, il neofascista Vettore Presilio nel carcere di Padova a seguito di una confidenza con un altro detenuto neofascista tale Roberto Rinani. E anche negli ambienti dei servizi se ne troveranno addirittura tracce scritte (rapporto Spiazzi) – resoconto del colloquio tra il colonnello Amos Spiazzi e il suo informatore Francesco Mangiameli (detto Ciccio) avvenuto a Roma a metà luglio.

Cominciò l’indagine giudiziaria, la quale -tuttora- ha assicurato solo gli esecutori materiali ma non i mandanti.
A collocare la bomba che uccise 85 persone e ne ferì 200 furono i terroristi fascisti Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. A depistare le indagini furono il faccendiere Francesco Pazienza, il Gran Maestro della Loggia Massonica P2 Licio Gelli, gli appartenenti al SISMI servizio segreto militare: il Gen. Pietro Musumeci, il col. Giuseppe Belmonte, il capocentro del SISMI a firenze Federico Mannucci Benincasa e l’intimo amico dello stesso Fioravanti ed esponente di spicco della Banda della Magliana, Massimo Carminati.

Francesco Cossiga, all’epoca Presidente del Consiglio, il 15 marzo 1991 al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire “fascista” la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti.
Altre dichiarazioni di Cossiga in materia si trovano anche nel libro di Ferruccio Pinotti “Fratelli d’Italia” (Bur): «A mio avviso si trattò di un incidente, che è la prima cosa che mi dissero quando arrivai a Bologna: un palestinese che stava trasportando una valigia di esplosivo era saltato».

Neofascisti, Loggia massonica P2, Servizi segreti, Banda della Magliana: una brutta storia italiana.
Una brutta storia che vogliamo e dobbiamo conoscere fino in fondo.

2 Agosto 2009 – ore 10:25 – Piazza Garibaldi
LECCO
Presidio Informativo

Scarica e diffondi il volantino, il materiale informativo e l’orologio da stampare e appuntarsi sul petto durante l’iniziativa.

www.liberofischioinliberapiazza.org

2 pensieri riguardo “Custodire la memoria per difendere la libertà

  • 31 Luglio 2009 in 11:46
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    L’inizio della manifestazione è previsto per le ore 9:45!

  • 2 Agosto 2009 in 15:40
    Permalink

    Sabato 2 agosto 1980, ore 10,25 stazione di Bologna. Sono 85 le persone che saltano in aria, ammazzate da una bomba messa dentro una valigia.

    Per custodire la memoria, per difendere la libertà. Vi racconto una storia.

    La storia ha tre protagonisti. Si chiamano Carlo, Anna Maria e Luca.
    Carlo e Anna Maria sono una giovane coppia di sposi, Luca è il loro bambino.
    Sono una famiglia normale, come ce ne sono tante in Brianza, che ad agosto, come ogni anno, va al mare.
    Carlo, Anna Maria e Luca salutano i genitori di lei, piccoli imprenditori locali, e partono con la loro macchina verso il luogo delle vacanze. Il caldo, le code, i caselli…Storie quotidiane che si ripetono ogni estate.
    All’improvviso in autostrada la macchina si rompe.
    Non si può più proseguire.
    Carlo e Anna Maria decidono di tornare a casa, ma Luca insiste e alla fine scelgono di andarci in treno al mare.
    La mattina del 2 agosto 1980 alle ore 10 25′sono nella stazione di Bologna.
    Oggi i loro nomi sono scritti nella lapide di marmo che si trova nella sala d’aspetto di 2^ classe.

    La storia non finisce qui, la storia aggiunge a quelle vittime altri nomi.
    Il papà di Carlo, Guglielmo, muore, subito dopo quell’ora pietrificata, di crepacuore.
    La mamma Giuseppina (cioè la nonna di Luca) entra in monastero.

    Eppure questa storia non è solo una storia triste, una delle tante storie d’impunità della terra, è anche una piccola-grande storia di resistenza.
    Ogni anno sul quotidiano locale La Provincia tutti i comaschi possono leggere un breve necrologio che ricorda i loro nomi.
    Ogni anno, fino al 2007 quando è morta è stata la mamma di Carlo a pagare, a sue spese, dal monastero, quel piccolo riquadro di memoria che ricorda a tutti i lettori de La Provincia Carlo, Anna Maria e Luca.
    Ora lo stanno facendo altri famigliari.

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