Renato Schifani

Di questi tempi s’è travestito da “uomo delle istituzioni”. Vuoi per centrifuga mediatica o per incompetenza/complicità di enormi fette dell’opposizione, Renato Schifani pare esser cambiato. Da fedelissimo di Berlusconi a Presidente del Senato, da Villabate a Palazzo Madama; senza che nessuno, salvo rarissimi casi, si sia mai permesso di ricordarne il pedigree, il passato.

Nell’estate del 2003 il Lodo Schifani, una sorta di anticipazione rozza del più riuscito Lodo Alfano. L’immunità totale per le cinque più alte cariche dello Stato. La Consulta lo bocciò nel gennaio ’04, impartendo alla destra e a Renato Schifani una severa lezione. Il devoto Schifani, su mandato di Berlusconi, denunciò l’intervento a piedi uniti della magistratura rossa a danno del voto espresso dagli italiani.

Oltre alla gloriosa carriera da macchietta berlusconiana, il Presidente Schifani s’è reso protagonista di una vicenda meno conosciuta ma non per questo da tralasciare. Entrò nella società di brokeraggio Siculabrokers nel 1979 in compagnia di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, Benni D’Agostino, imprenditore poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e l’uomo dei cugini Salvo – i tesorieri di Cosanostra.
Ne parlammo poco più di anno fa. Quando Schifani divenne la seconda carica dopo Giorgio Napolitano.

Il 4 settembre siamo andati a trovarlo a Genova, ospite del Partito Democratico. Il Capogruppo alla Camera del Pd, Antonello Soro, durante il disarmante dibattito s’è tolto persino qualche sfizio: “bisogna riconoscere al Presidente Schifani di essere un grande avvocato”.

Dopo aver atteso pazientemente che il confronto Schifani-Soro giungesse al termine, abbiamo ricordato al Presidente l’ormai scordato attentato alla Costituzione nel 2003. Schifani prima ha fatto finta d’esser un’altra persona e poi s’è giustificato dicendo: “All’epoca ero capogruppo”. E grazie, è proprio per questo. Come se bastasse un anno ai box, qualche discorso formale o istituzionale, una scorta massiccia ed un’aria seriosa per dismettere i panni del berluscones ed indossare quelli dello statista. Spinto dal suo “assistente” (l’uomo con occhiali e capelli ingrigiti) il Presidente s’è dileguato: preferiva rispondere ai giornalisti posti all’esterno del padiglione del Porto Antico. Una giornalista di Sky ha provato ad accennare all’annosa vicenda della libertà di stampa. L’omino tuttofare di Schifani ha ringraziato garbatamente, appoggiato una mano sulla spalla della seconda carica dello Stato e via. Verso le auto blindate. Quando, con Elia, Nihad e Dario, abbiamo cercato di rifarci avanti ricordando i rapporti con Mandalà, uno tra gli organizzatori della festa del Partito Democratico ci ha braccato: “è una questione di rispetto, l’abbiamo invitato e non va bene urlare così”. Dopo il primo cuscinetto di protezione/opposizione, ecco il turno della Digos di Genova. Garbati, in pure stile ’01. Provocazioni, atteggiamenti gradassi e la solita routine dell’identificazione; il tutto condito da mani sulle telecamere di Lorenzo e Dario. Quando ci siamo appellati all’Articolo 21 uno di loro ha detto: “sì va bene, però stia zitto”.

Terminata la procedura d’identificazione un funzionario in borghese ci ha chiesto: “che ci fate a Genova?”. Resistiamo.
Duccio Facchini

2 pensieri riguardo “Renato Schifani

  • 7 Settembre 2009 in 20:33
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    Chissà come mai questi nostri bei politici ruspanti una volta arrivati ad una alta carica di rappresentanza sembra rinsaviscano e diventino simulacri del perfetto uomo politico equidistante e imparziale.
    Ricordo ad esempio il compagno Bertinotti con il suo borsello passare dall’essere un ex sindacalista inkazzato rosso ad un mite presidente della Camera. Fini addirittuara ora sembra il miglior amico della Sinista moribonda: ma non è il discepolo di Almirante?
    O sono sempre state delle brave persone che per anni hanno recitato oppure sono dei lupi affamati che per un attimo si mettono nei panni della pecorella. In tutti e due i casi dei grandissimi attori! Altro che Chavez a Venezia…

  • 8 Settembre 2009 in 10:31
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    ha detto una cosa saggia : “nella lotta alla mafia non ci si può dividere fra destra e sinistra”, probabilmente intendeva che bisogna dividersi la torta :S

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