La banda dell’acqua

L’acqua è “roba altrui”. L’ha stabilito il Parlamento con l’ennesimo voto di fiducia. La Lega, palesando le contraddizioni e l’ipocrisia, ha dimostrato “responsabilità di Governo”. Eh beh. Ecco il comunicato del Forum dei Movimenti per l’Acqua. La battaglia non si arresta.

Approvato l’Art. 15: acqua privata per tutti!
La battaglia non si ferma: andremo avanti nei territori e a livello nazionale

Oggi con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l’esame del decreto 135/09 il cui Art. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell’acqua potabile in Italia.

Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com’è l’acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione “in house” contrastano con i principi della giurisprudenza europea. Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane o a livello europeo abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle tariffe, diminuzione degli investimenti e un aumento costante dei consumi, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzioni dei costi.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua è sceso da subito in campo per contrastare questo provvedimento con la campagna nazionale “Salva l’Acqua” verso la quale si è registrata un’elevatissima adesione.

Ad oggi abbiamo consegnato al Presidente della Camera 45.000 firme a sostegno dell’appello che chiedeva il ritiro delle norme che privatizzano l’acqua.

Inoltre, migliaia di persone hanno manifestato il proprio dissenso e contrarietà all’Art.15 in un presidio svoltosi lo scorso 12 Novembre a Piazza Montecitorio e in varie mobilitazioni territoriali, migliaia di persone hanno inviato mail ai parlamentari per chiedere di non convertire in legge il decreto 135/09, molte personalità hanno espresso da una parte la loro indignazione e dall’altra il loro sostegno alla campagna.

In questi giorni è cresciuta nella società la consapevolezza che consegnare l’acqua al mercato significa mettere a rischio la democrazia. Nonostante questa mobilitazione della società civile e degli stessi Enti locali, il Governo ha imposto il voto di fiducia e non accoglie le richieste e le preoccupazioni espresse anche molti Sindaci di amministrazioni governate da maggioranze di differenti colori politici.

Come Forum dei Movimenti per l’Acqua siamo indignati per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell’acqua.

A questo punto siamo convinti che la contestazione dovrà essere ricondotta nei territori, per chiedere agli Enti Locali che si riapproprino della podestà sulla gestione dell’acqua tramite il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e nel contempo di sollecitare le Regioni ad attivare ricorsi di legittimità nei confronti del provvedimento.

Queste percorsi di mobilitazione sono percorribile così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale pugliese, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali siciliani e nel resto d’Italia, da ultimo quello di Venezia.

Il popolo dell’acqua continuerà la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico assumendo iniziative territoriali e nazionali volte a superare l’Art. 15 del decreto legge.

Come Forum dei Movimenti, chiediamo a tutta la società civile di continuare la mobilitazione e far sentire il proprio dissenso anche dopo l’approvazione dell’art. 15 attraverso mobilitazioni sui territori ed invio di messaggi a tutti i partiti, ai consiglieri comunali provinciali e regionali, ai parlamentari locali

A Sindaci ed agli eletti chiediamo di dar vita nelle rispettive istituzioni a prese di posizioni chiare che respingano la legge e di dar vita a iniziative di protesta nelle istituzioni stesse.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

5 pensieri riguardo “La banda dell’acqua

  • 19 Novembre 2009 in 11:48
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    dannazione…purtroppo però non mi aspettavo diversamente.
    sono ovviamente a favore dell’acqua come bene pubblico non privatizzabile…ma bisogna decidersi a ripensare e manutenere il sistema perchè mi risulta che gli sprechi di acqua potabile causa perdite nelle tubature sia abnorme!
    non di meno gli sprechi che avvengono quotidianamente nelle nostre case sono ingenti (non si può pensare ad un vademecum per il cittadino che gli ‘ricordi’ alcune basilari informazioni su come utilizzare meglio l’acqua? per esempio, non tutti sanno che ogni volta che si tira lo sciacquone si consumano circa 10l d’acqua o che usare la lavastoviglie a volte costa di meno in termini di consumo idrico ed energetico che lavare i piatti a mano? e chi si lava i denti senza chiudere il rubinetto??? e la doccia al posto del bagno nella vasca????etc etc)

  • 6 Dicembre 2009 in 20:05
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    http://www.acquabenecomune.org/aprilia/article.php3?id_article=2540

    Fonte: Il Manifesto
    I padroni dell’acqua di Andrea Palladino

    Un istituto fondato da un ex maoista e chiamato: Scuola di guerra economica. Un dossier rivolto a governi e multinazionali che spiega le strategie per vincere la battaglia per il controllo privato dell’oro blu. Al primo punto: come neutralizzare i movimenti. Cosa si nasconde dietro la privatizzazione. «Il mio nome è Harbulot, Christian Harbulot». Forse la prossima saga firmata John Le Carré inizierà così. E invece dei terribili traffici della Spectre parlerà d’acqua e d’ambiente, mostrando i terribili nemici del progresso: i comuni e i cittadini. Sembra uno scherzo, ma è una questione molto seria. Tutto ha inizio nel 1997, quando l’exmaoista francese Christian Harbulot incontra un generale reduce della guerra d’Algeria, Jean Pichot-Duclos, membro del Consiglio internazionale della difesa. Si guardano, si piacciono ed hanno la brillante idea di creare una scuola speciale, unica nel suo genere: la Ecole de guerre économique. I campi di battaglia del futuro saranno i mercati, annunciano, e sarà necessario usare mezzi non tradizionali. «Dobbiamo trasferire verso l’impresa la cultura sovversiva», spiegava nel 1998 in una intervista al Corriere della sera l’ex militante della Gauche proletarienne Christian Harbulot. Undici anni dopo in Europa si parla del futuro dei beni comuni, con l’acqua prima della lista.Da qualche anno in Francia decine di comuni stanno cacciando le potentissime multinazionali, la Veolia e la Suez, ritornando alla gestione pubblica. Scatta l’allarme nei consigli di amministrazione, la Veolia Environnement Europe Service – lobby attiva a Bruxelles – aumenta il capitale sociale da 100 mila a 2,44 miliardi di euro. E il 18 giugno scorso la école de guerre économique pubblica un rapporto dettagliato, diretto da ChristianHarbulot, con le istruzioni per le truppe. L’era della guerra per l’acqua è iniziata. Il titolo rivela il destinatario: Environnement concurrentiel de Veolia.Ovvero la prima multinazionale multiutility del mondo, guidata da un fedele amico di Sarkozy, Henri Proglio, che in Italia controlla buona parte del mercato idrico a Latina, in Calabria e in Sicilia. L’analisi partorita dalla scuola di guerra economica francese parte dall’individuazione di chi ostacola l’espansione del colosso francese, che ha tra gli azionisti anche lo stato. C’è un pericolo che viene dal mercato asiatico, dove i cinesi stanno per ora mettendo da parte il know-how tecnologico europeo, per poi prepararsi a conquistare ilmondo. Ci sono tanti concorrenti – tra le quali Acea, salita al dodicesimo posto nella classifica mondiale delle imprese dell’acqua – emersi negli ultimi dieci anni.Ma soprattutto ci sono i comuni e i movimenti, i veri nemici di chi fa affari vendendo l’acqua. Pagare prima di tutto «Pagare l’acqua garantisce lo sviluppo sostenibile », spiega a pagina 49 il rapporto. È una questione di «campagna pedagogica», è necessario far capire a tutti i cittadini che più pagano più l’ambiente «verrà conservato ». Per il rapporto la questione prezzo è ovviamente strategica. Anche perché – come mostrano chiaramente i dati – dove l’acqua è privatizzata le tariffe aumentano. In Francia, ad esempio, nella graduatoria comparativa dei prezzi dei servizi idrici, le città con le tariffe più alte hanno tutte una gestione privata: Toulon, Nizza, Lione,Marsiglia, solo per citare le più conosciute. In fondo alla lista c’è invece Grenoble, dove il servizio idrico venne ripubblicizzato alcuni anni fa. L’acqua del sindaco? Pessima! Da qualche anno nella patria di Veolia e Suez tanti comuni stanno cacciando i gestori privati. L’esempio più clamoroso è Parigi, dove le due multinazionali si spartiscono i due lati della Senna. Dal primo gennaio del 2010 si cambia, il sindaco di Parigi riprenderà in mano la gestione dell’acqua. I generali della nuova guerra economica hanno pronta la controffensiva e la suggeriscono a Veolia: «Va provocata una repulsione » verso questa ipotesi. Le multinazionali devono lanciare subito una campagna di guerra dell’informazione mostrando «da una parte il mercato francese privatizzato con un consumatore che beve acqua pura direttamente dal rubinetto, e dall’altra un mercato municipalizzato, con un consumatore che beve acqua di dubbia qualità». Bloccare le Ong Ma l’incubo peggiore per le multinazionali – suggerisce il rapporto del think tank francese – sono i movimenti e le Ong. Due in particolare: Public Citizen negliUsa e France Liberté in Francia. Imovimenti «interferiscono nell’ambiente concorrenziale di Veolia », spiegano nel rapporto. In questo contesto «la battaglia dell’immagine è importante » e sarà necessario esercitare un forte potere di lobby, utilizzando «la prossimità di mister Proglio – presidente di Veolia, ndr – con il presidente Sarkozy». E cosa dovrebbe chiedere Mr Proglio al presidente? «L’industria dell’acqua deve entrare nella lista delle industrie strategiche, protette dal governo francese, come quella della difesa». Insomma i rubinetti dei cittadini dovranno essere trattati come armi da vendere e da difendere dall’attenzione dei movimenti. La battaglia, però, deve andare anche oltre la Francia. In Europa tutto si gioca sulla regolamentazione, spiega il rapporto, ed è qui che Veolia dovrà agire. Come potente lobby, per cambiare la politica europea, per fermare i sindaci e i movimenti. Una vera lotta di lunga durata, direbbe l’ex maoista Christian Harbulot.

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