Povertà-reato

Cattive leggi, pessimi esecutori. Nell’Italia del duemila la povertà è divenuta ufficialmente un reato. Svegliare a pedate qualche “barbone” è routine. Se poi qualcuno s’azzarda a sindacare il comportamento del Pubblico Ufficiale è d’ufficio il  dover fornire generalità e chinare il capo piagnucolando perdono. E’ pure tornato il reato di oltraggio: evviva!

A Verona c’è il ras Flavio Tosi, uno che afferma senza problemi che la razza padana vada difesa con le unghie dai pelosi inferiori senza patria. Basta ai Rom, basta ai nomadi (che spesse volte confonde con i Rom), basta ai clochard, basta ai mendicanti, basta ai lavavetri. Basta alla povertà. Non se ne può veramente più: tutte queste anime superflue che ci rubano l’aria. Sante parole: poi però tutti a difendere la Croce.

E pensare che lo sceriffismo fu pianificato da alcuni presunti sinistrorsi alla ricerca di un trafiletto sui giornali. Come il fiorentino Cioni: poi beccato con le mani nella marmellata (quella di Rapisarda). E lo stesso vale per questi esecutori, materiali o meno, di leggi razziste e squadriste: sempre pronti a menare il povero per poi elemosinare quattro incarichi al potente.

“Ma non avete una coscienza?”

Duccio Facchini

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