Democrazia su invito

Roberto Formigoni a Lecco per celebrare il decennale dell’ospedale Manzoni. Un decennio da incorniciare, un decennio caratterizzato da eccellenza, produzione di salute, risposte pronte per gli utenti dell’azienda. Aspettavamo tanto l’amata parolina: mission. Ce l’hanno negata.

Il gerarca ciellino arriva intorno alle 12 all’Ospedale. Sono tutti schierati sull’attenti: il sempre presente Questore Giuseppe Racca, Monsignor Cecchin, il cognato di Bobby (Giulio Boscagli), il Presidente “utile” Daniele Nava, qualche esponente dei palazzinari locali, l’assessore regionale alla Sanità Bresciani, la fedelissima Angela Fortino,  una misteriosa signora impellicciata con tanto di auto e agente di scorta, il Commissario Prefettizio Frantellizzi, il parroco-Direttore Generale del Manzoni Ambrogio Bertoglio e tanti altri. La crema della città tutt’assiepata per rubacchiare un’occhiata benevola del (proprio) pontifex.

Roberto Formigoni è un uomo che si piace, bella scoperta! Distinto, alto, sorridente, con la pelle del viso sempre sgombra. Quando scende dall’ammiraglia tedesca mi avvicino provando a richiamare la sua attenzione. M’è toccato porgergli la mano, confesso. Ma come? Dice di voler stanare la mafia dagli appalti di Expo 2015 e chi nomina in Commissione regionale di “monitoraggio”? Mario Mori. Lo stesso che è sotto processo a Palermo per favoreggiamento aggravato a Cosanostra. Non arrestò Provenzano nel 1995, di proposito: questa l’accusa pesantissima. In più è l’autore (con Ciancimino) della “trattativa” tra lo Stato e Cosanostra. Trattativa che costò la vita a Paolo Borsellino: eroe celebrato dagli stessi che lavorano sodo per il Padrone. Formigoni s’è giustificato in passato con la solita manfrina delle sentenze passate in giudicato. E grazie, è la nostra ragione: attendi la sentenza del Tribunale e poi, soltanto poi, prenditi la responsabilità di nominarlo ad un ruolo così importante. “No”, s’è nascosto in qualche intervista, “Mori è un eroe nazionale”.

Come al solito la via di fuga è garantita dalle “forze dell’ordine”. Metto le virgolette perché è bene rompere il velo d’ipocrisia che, perlomeno a Lecco, aleggia indisturbato. Poi mi spiegherò meglio. Al secondo tentativo strappo una reazione: sono un “disturbatore” sgradito. Il problema è che la risposta non giunge. A mò di cabaret il corteo formigoniano s’infila nelle porte girevoli che puntualmente s’impallano. Scelgo una strada differente: peccato che le “forze dell’ordine” – su mandato del Questore Giuseppe Racca – costituiscano il solito muro di gomma tra il potente (Formigoni in questo caso) e il cittadino “disturbatore”. Non si capisce poi per quale motivo. Pur non avendo un grande scatto riesco a dribblare il primo “posto di blocco” e seguo la processione. Ad un certo punto il Questore sentenzia: da qui in poi solo coloro dotati di invito. Chiaramente il “lodo invito” è rivolto soltanto allo sgradito. Caso vuole che l’invito l’abbia proprio nella tasca della giacca: ecco l’invito! Imbarazzo sul volto dello stratega, spazio al circo: non basta l’invito, occorre pure la busta che lo conteneva. Sulle prime penso allo scherzo e sorrido. Successivamente intuisco la beffa e abbozzo un’analisi sociologica sul significato delle parole: domande, invito, democrazia, critica, ordine, sicurezza. Il Questore la pensa diversamente: se mai dovessi entrare niente domande, non c’è scritto sull’invito!

Fortunatamente non ero solo, questa volta. Paolo, che per l’occasione s’è scoperto operatore esperto, mi convince a recarmi nell’Aula Magna. Dopo poco ecco sbucare il Padrone della Lombardia. Il corteo s’è sfoltito: la metà degli scagnozzi ci osserva dalla distanza. Glisso sul convegno, per rispetto nei confronti di chi dedica tempo prezioso a questo scritto.

Terminata l’omelia settimanale ecco scattare di nuovo l’allarme sicurezza. Scudo umano. Provo a ricordare alla platea e al socio di Abelli (sempre lui, Bobby) il pregiudicato Pietro Caltagirone. Due anni per falso e abuso d’ufficio cristallizzati da sentenza definitiva. Per questo premiato: dritto al San Matteo di Pavia come DG, passando per Lecco e per una querela (vinta dal sottoscritto). Formigoni è sordo, meno Bertoglio. L’attuale Direttore Generale dell’Ospedale – dirà poi per puro “spirito di servizio” (ha una lauta “busta paga” ci dirà poi a latere) – s’aggiunge ai poliziotti e mi strattona impedendomi di camminare al seguito del (suo) Presidente. Supero Bertoglio con compassione. All’altezza delle porte scorrevoli ecco il solito trattamento democratico del Questore Racca. M’afferra un braccio, mi spinge, fa per colpirmi al volto e “chiude” l’unica via che m’avrebbe permesso di raggiungere il (suo) protetto. Addirittura si lamenta di una fantomatica minaccia. Il siparietto termina nello spazio tartine e spumante: tra loro c’è anche l’Assessore regionale Bresciani. Ricorda nulla di Caltagirone? La bocca è piena, sorride e si trincera dietro ad un poliziotto sorpreso.

Diceva bene l’amico Paolo: “finché non li vivi certi soprusi non te ne rendi conto”. Già: sempre che tu non abbia l’invito adatto!

Duccio Facchini

6 pensieri riguardo “Democrazia su invito

  • 19 Gennaio 2010 in 23:27
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    Io ho tentato di incontrarlo ieri, a Milano, mentre parlava di meritocrazia davanti agli studenti dalle “Brillanti Menti”, per domandargli quali fossero i meriti di Mori e DeDonno, che li hanno resi, per nomina di Formigoni stesso, “componenti esterni per la trasparenza e la legalità (sic!) delle procedure regionali”, nonostante (o forse proprio per) l’indagine sul loro conto per concorso esterno in associazione mafiosa.
    Purtroppo lo spiegamento di forze me lo ha reso irraggiungibile, ma terrò comunque in serbo la domanda, per quando potrò incontrarlo.
    Ciao
    Roberta

  • 20 Gennaio 2010 in 18:25
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    Ma come fai a non aver l’invito anche per le domande? :-)

  • 21 Gennaio 2010 in 15:46
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    comunione e fatturazione.. :)

    azzeccatissimo..

  • 24 Gennaio 2010 in 21:52
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    A parte la figura vergognosa e umiliante fatta dal questore Racca credo che il merito di Duccio – che è sempre troppo solo a fare queste iniziative – è quello di far vedere, registrare, l’arroganza e la vergogna del Potere.
    E parlare più spesso di loro sarà anche un mero esercizio retorico: ma la retorica, in questi tempi di analfabetismo civile e spirituale, va seriamente rivalutata.
    paolo

  • 25 Gennaio 2010 in 21:08
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    Se questa si chiama democrazia,
    Se pongo una domanda sarà l’interlocutore che ho a darmi una risposta che dovrò accettare qualsiasi essa sia cercando di costruire una discussione non uno scontro fisico come invece viene fatto in questo caso.
    Io dato che mi sento di far parte del movimento propongo una cosa molto democratica,
    DENUNCIA AL QUESTORE DI LECCO PER ABUSO DI POTERE, scirvendo anche al presidente della reppubblica e al ministro dell’interno, perchè non mi sembra che ci era armati per dire che le persone presenti venivano tenute a distanza per sicurezza, non facciamo ridere.
    in caso in cui la denuncia non venga presa in considerazione portare avanti la cosa con i mezzi di stampa nazionali e locali i blog e tutti gli strumenti che abbiamo.
    Io mi vergogno di pagare le tasse sapendo che pago anche per questo.
    Io pago le tasse per avere la democrazia e non le bastonate sui cittadini.

  • 29 Gennaio 2010 in 00:27
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    sì. E’ vero, ci ho pensato anch’io. Una denuncia ci può stare.
    Ma il potere politico passa dalla canna del fucile; una lezione che i PidDini fingono di dimenticarsi, salvo rispolverare il ’91 quando vengono messi alle strette dalla sinistra, come in Puglia.
    La lotta politica, anche soltanto per rispetto alla Costituzione – anzi: a Montesquieu – non si fa nelle aule del tribunale; questa pratica aberrante la lasciamo dolorosamente a chi di potere mastica, sperando che di potere muoia.
    Il proletariato non si rivolge alla giustizia borghese, per il semplice fatto che la giustizia borghese ha già pre-giudicato storicamente i proletari.
    E le proletarie: sì, come la noemi letizia. Proletaria, sfruttata. Ora fa pubblicità alle mutande. Domani chissa, un segretariato in Regione Campania.
    “Liberiamo quelli della scala B” cantava un nostro concittadino.

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