Fuorigioco

Pareri ben più autorevoli hanno già centrato il punto. Basterebbe però rileggere con attenzione le dichiarazioni dei massimi esponenti del più grande partito nazionale per rendersi conto di come una parte politica si sia totalmente posta al di fuori del “recinto” democratico. Vogliono far credere ai propri elettori che errori gravi e imperdonabili dipendano dall’applicazione della legge da parte di una magistratura che, se non è pedante e ingiustificatamente pignola, è certamente politicizzata. L’onda anomala non prevede regole, o come li chiamano: ostacoli. Ne prova ribrezzo. L’onda che baratta consenso spacciando ideali di plastica (da leggere l’editoriale mezzo censurato di Galli della Loggia sul Corriere) è disposta a sbatter su scogli di cartone a patto che questi si facciano, pacificamente, da parte. La cosiddetta “intercapedine democratica” del vivere insieme, basata quindi su regole elementari e condivise, è investita in queste ore da una piena rabbiosa che poco ha di diverso con il più meschino e becero dei fascismi. Un fascismo del consenso, e lo conoscevamo benissimo, un fascismo dell’impunità e del ladrocinio, pure quello conosciuto alquanto, ed ora un fascismo con la bava alla bocca che straccia i “paletti”, i termini, gli orari, le procedure. Un istinto prevaricatore che, grazie soprattutto ad un’opposizione morbidissima, ha conquistato i sudditi. Sono loro infatti a lamentare la censura elettorale. “Fateci votare”, “fateci scegliere”, “che la sostanza prevalga sulla forma” come direbbe la seconda carica dello Stato, Renato Schifani. Qui la melma fa segnare la tacca più alta (o bassa, a seconda dei punti di vista). Cariche dello Stato che, oltre a parteggiare con tanto di maglietta e pantaloncini per la squadra di casa, mettono il fischietto in tasca e zittiscono il guardalinee con la bandierina alzata. Eppure ai componenti della terna è stato insegnato che quando l’attaccante si trova oltre la linea difensiva questi debbano segnalarlo (si digerisca l’inesatto il paragone). E così per i magistrati. Quando il termine scatta, il timbro è errato, le firme mal raccolte, l’autenticatore fasullo, la lista non ancora chiusa, beh, questi devono – devono! – segnalarlo. E poi agiscono rispettando il dettato. Chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro. Cavilli? Eversione? Mafia? Censura? No: Democrazia.

Non è così per Ignazio La Russa, tornato per l’occasione alle adorate botte mediatiche dal sapore nero: “Noi non ci rassegniamo. E ripeto, visto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, che nei limiti della democrazia e della legalità non lasceremo nulla di intentato”. Anche Maurizio Lupi, chierichetto del Celeste: “Ormai siamo ben oltre la verifica di errori formali. Siamo allo stravolgimento delle regole democratiche. Dopo il respingimento dei ricorsi presentati in Lombardia dalla lista Formigoni e nel Lazio dal Pdl è chiaro a tutti il tentativo di impedire a 15 milioni di cittadini italiani di partecipare a regolari elezioni. Chi si è assunto questa responsabilità dovrà risponderne agli elettori”. Renata Polverini: “Vogliono la prova di forza della piazza e domani gliela daremo”.

In queste ore è in corso un vertice da Berlusconi a Palazzo Grazioli. Il Capo punirà in modo eclatante la banda di cialtroni responsabile del disastro? Niente affatto. Alcuni retroscena vogliono che stia preparando una “risposta politica ai furbetti”, magari in pubblica piazza, magari con lui stesso impegnato direttamente. A patto che il celebre giudice operante a Berlino, come si augura l’ex piduista Fabrizio Cicchitto, salvi gli uni e deluda le speranze legalitarie degli altri. A ridatecé Di Girolamo (che si è già costituito)!

Duccio Facchini

2 pensieri riguardo “Fuorigioco

  • 4 Marzo 2010 in 08:07
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    in questo bel paese il ritardo oramai è la norma…è concesso…è accademico!!! quindi le poche volte che non viene accettato ci si indigna, è antidemocratico! ecco, il RITARDO E’ ANTIDEMOCRATICO! la scadenza diventa quando l’ultimo si presenta! vorrei essere l’ultimo a pagare le tasse quest’anno…per la democrazia!

  • 4 Marzo 2010 in 10:29
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    Intervista a Onida pro formigoni:
    …..Sulla strada del Tar si concentra un altro costituzionalista, Valerio Onida. È sorpreso, molto sorpreso il professore, quando lo raggiungiamo al telefono. «Francamente, la storia delle firme mi sembra una cosa fuori dal mondo. Ho visto l’esposto dei Radicali e la prima deliberazione dell’Ufficio centrale regionale. L’idea che i timbri, o la mancanza di indicazione del luogo possano viziare l’ammissibilità di una lista, mi sembra molto fragile». Eppure, la legge prevede delle modalità ben precise per la raccolta e la presentazione delle firme, obiettiamo. Queste modalità, hanno detto ieri i giudici, «costituiscono il minimo essenziale per assicurare la certezza della provenienza della sottoscrizione dal soggetto che figura averla apposta». «Ma qui bisogna distinguere tra formalità essenziali e formalità irrilevanti -ribatte Onida -. Se devo presentare mille firme ma arrivo con 999, sbaglio, ma irregolarità su timbri e certificazione dei luoghi in cui l’autenticazione è avvenuta non dovrebbero portare ad escludere la lista, al massimo ad una sua regolarizzazione».
    Chiediamo a Onida una valutazione più di fondo. È immaginabile una competizione elettorale monca, senza il partito di maggioranza relativa, solo perché hanno vinto i formalismi insomma?
    «Astrattamente parlando l’elezione è sempre una competizione aperta – risponde l’ex presidente della Corte costituzionale -, quindi se una lista non c’è, gli elettori possono o astenersi o non andare a votare. Altrimenti vorrebbe dire che un partito, perché ha la maggioranza, ha diritto più degli altri di partecipare alle elezioni. Farei un altro ragionamento: siccome le regole – continua Onida – sono fatte per garantire la sostanza della democrazia, quindi non solo che il partito di maggioranza relativa ma che tutti i partiti possano partecipare ad una particolare competizione elettorale, fermarsi a formalismi come l’assenza o la differenza di un timbro, mi sembra francamente eccessivo».
    L’alternativa alla soluzione politica tramite decreto, è dunque quella di percorrere fino in fondo la strada della soluzione giuridica, con il ricorso al Tar. E l’altro ieri, tra la prima e la seconda decisione dell’Ufficio di Corte d’Appello, Formigoni si è fatto forte di passate sentenze del Consiglio di Stato che su casi analoghi e controversi in materia elettorale gli darebbero ragione. Ma anche la via del Tar, per Onida, non è esente da incognite. «Sì, in altre ipotesi di questo genere si è fatto ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di Stato. Il problema però è che c’è una tesi del Consiglio per cui non si possono fare ricorsi prima delle elezioni, ma solo dopo; con l’eventualità di annullare ex post la consultazione elettorale». Si spieghi, professore. «Se a posteriori risultasse che l’esclusione di una lista che doveva esser ammessa è stata illegittima, oppure che l’inclusione di una lista che doveva esser esclusa è stata anch’essa illegittima, si annullano le elezioni. Però questa tesi del Consiglio di Stato mi lascia un po’ perplesso. Non è un giudice che ha deciso nell’Ufficio centrale regionale di Corte d’Appello per la non ammissibilità di Formigoni o Polverini. Infatti questi uffici elettorali sono stati considerati dalla Corte costituzionale come organismi che fanno un’attività puramente amministrativa, e la stessa Corte ha escluso che possano sollevare questioni di costituzionalità. Per farla breve: se ha ragione il Consiglio di Stato, manca la possibilità di ricorrere ad un vero giudice prima delle elezioni».

    Una soluzione alternativa però ci sarebbe: il rinvio. «Capisco invece – dice ancora Onida al sussidiario – che si possa arrivare a rinviare le elezioni per consentire, a seguito dei vari ricorsi, di chiarire la situazione. C’è un caso analogo. In occasione delle elezioni regionali del Trentino Alto Adige del 2008, è stata prima esclusa, poi ammessa dal Tar e poi esclusa nuovamente dal Consiglio di Stato la lista Udc. L’ufficio circoscrizionale aveva dichiarato l’invalidità della lista Udc, per motivi molto simili a quelli che hanno penalizzato la lista di Formigoni. L’Udc aveva fatto ricorso al Tar il 30 settembre, e il Tar prima in via cautelare e poi con sentenza di merito il 10 ottobre aveva accolto il ricorso e riammesso la lista. Ma il 17 ottobre il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza del Tar, escludendo nuovamente la lista. Però nel frattempo sono state rinviate le elezioni, perché non c’era più il termine per gli adempimenti elettorali. Anche nel nostro caso un epilogo sensato potrebbe essere il rinvio».

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