Il collaboratore di giustizia Danny Esposito

In materia di mafia è bene chiarirsi e chiarire le idee. Proverò di seguito a rispondere alle contestazioni, più o meno pacifiche, che sono state formulate nei confronti dell’attività di inchiesta del sottoscritto e del movimento Qui Lecco Libera in materia di ‘Ndrangheta, più specificatamente nel merito della sentenza “Oversize” del marzo 2009.

Come già ampiamente riportato negli approfondimenti passati, tengo a precisare, per i sordi, che la sentenza suddetta è di primo grado, il che – nel nome di un principio sacrosanto stabilito dalla nostra Costituzione (Art. 27) – non fa scattare assolutamente la colpevolezza dei coinvolti e dei condannati. Ciò premesso, l’attività che abbiamo portato avanti non può e non deve attendere la “carta bollata” della Suprema Corte prima di potersi dedicare ad una documentata denuncia di fatti pubblici, magari corroborata da contenuti compresi in sentenze passate in giudicato (“Wall Street“, divenuta definitiva nel febbraio ’02).

Vorrei concentrarmi quindi sull’annosa questione del collaboratore di giustizia Danny Esposito. Sia i titolari del Bar Plaza che la commentatrice più o meno anonima M.E. (ed altri ancora), sostengono che Esposito non sia altro che un maledetto cocainomane che predilige la diffamazione di poveri innocenti tirati in ballo da un ebete sotto dettatura di una Pubblica Accusa persecutoria e faziosa. Tesi rispettabile, se non fosse che sentenze e pronunciamenti le avessero già ampiamente smentite punto per punto.

Prima di tutto è un falso ritenere che l’inchiesta si basi unicamente sulle “propalazioni” di Esposito. Oltre a lui, infatti, vi sono più di una decina di collaboratori, intercettazioni telefoniche ed ambientali, altre deposizioni testimoniali, deposizioni di ufficiali e di agenti, addirittura sentenze passate in giudicato e rilette sotto nuova luce. Insomma: Esposito, oltre a non esser un calunniatore istruito ad hoc, si trova in folta compagnia. Censurare questo passaggio o provare a disinnescare la “bomba Esposito” mi pare alquanto disonesto e prevedibile.

Proverò comunque a ricostruire la collaborazione preziosa di Danny Esposito, il quale, secondo i magistrati che si sono espressi nel marzo ’09 nel primo grado di “Oversize”, è pienamente attendibile.

Danny Esposito comincia a collaborare con la Giustizia a partire dall’ottobre del 2003. Nel valutare l’attendibilità generale di quest’ultimo, i magistrati evidenziano per prima cosa il fatto che egli abbia accusato per primo sé stesso di “gravi fatti delittuosi sino ad allora sconosciuti”. Esposito dichiara inoltre d’aver stretto rapporti intensi con Giacomo Trovato a partire dal 2002, dopo aver rotto con Salvatore Caligiuri, allora di grado “puntatiolo” di ‘Ndrangheta. L’avrebbe dovuto battezzare, Caligiuri, ma il tutto era saltato per dissidi di ordine economico. E’ da lì che Danny Esposito inizia a frequentare il cugino di Emiliano Trovato, Giacomo. Sta spesso al suo bar, il Bar Smile di Lecco. Conosce “o vangelo” Rodolfo Bubba, il camorrista Antonio Bubbo, il “picciotto” Carmine Sirianni. E’ proprio Giacomo Trovato a introdurlo dentro i gradi e le ritualità mafiose, spiegandogli per filo e per segno le varie collocazioni delle ‘ndrine e dei locali e i relativi asti tra i diversi componenti (come quello tra Filippo Bubbo e Federico Pettinato). Racconta di riunioni tenutesi a Valmadrera, puntualmente riscontrate. Esposito riconosce gli “zii” di Giacomo, in particolare Bruno De Luca, “fornitore di cocaina”, fino all’arresto, di Emiliano Trovato. Si annota i numeri di telefono di Giovanni Rizzuti, titolare del bar “Bellavista” di Mandello del Lario e di Giovanni Suriano (detto “cavallo pazzo”); quest’ultimo degno di nota per aver praticato il difficile sport del tiro al cartello insieme a Giacomo Trovato, armato di Calibro 22 lungo la Super Strada 36. Il “fratello che non aveva mai avuto” Giacomo Trovato, per l’appunto Danny Esposito, lo accompagna persino in carcere, quando va a trovare il padre allora detenuto (Mario Trovato). Circostanza pure questa confermata da riscontri palesi come le prenotazioni delle stanze di albergo a Sulmona (camere 332 e 328 dell’albergo Europa). Doveva pure esser battezzato, salvo però attendere la scarcerazione di Mario Trovato, garante di cerimonie selettive, come piaceva al figlio Giacomo. Intimo persino del cugino di Giacomo, Emiliano Trovato, pure lui scortato ad Ascoli Piceno con madre al seguito a rendere omaggio allo “zio Franco”, il boss Franco Trovato. Riferisce d’esser stato informato di omicidi avvenuti in Calabria nel 2003 (Covelli, Gentile): tutto confermato da risultanze non equivocabili come le deposizioni fornite da agenti autori delle indagini e dallo stesso Vincenzo Falzetta “o Banana”, il quale, al telefono con Palmerino Rigillo – subito dopo l’arresto di Emiliano Trovato e Danny Esposito nell’ambito dell’inchiesta Mala Avis – ricorda l’estate appena trascorsa e di “quel ragazzo che è venuto st’estate con…con…che è venuto con lui [Giacomo Trovato, nda]”. Quel ragazzo è Danny Esposito.

C’è chi sente puzza di bruciato. Sono Giuseppe Elia, condannato in Oversize a 12 anni di carcere, e Angelo Sirianni, pure lui condannato in primo grado in Oversize. Quell’Esposito proprio non gli va giù. E’ il 14 febbraio del 2004 quando in auto stigmatizzano la superficialità dei due cugini Trovato nell’aver confidato troppi segreti a “Danny”. Quelli sono “culo e camicia”, e non è cosa buona.

Danny Esposito parla anche della famiglia Mammoliti, cui Girolamo Papalia, figlio del boss Papalia, apparteneva. E’ il gennaio del 2000 quando riscontri documenti attestano la presenza a Garlate del suddetto personaggio. Esposito lo anticipa e non mente. Parla di società, Danny Esposito, società fittizie che Giacomo Trovato gli avrebbe fatto aprire per far da “cartiera”, da fonte di fatture a fronte di operazioni inesistenti. Coinvolte in questo vizioso giochetto di riciclaggio, stando al collaboratore e agli “importantissimi riscontri acquisiti”, ci sarebbero la ED (di Esposito Danny appunto) ed EdilCompany. Sarà Michele Esposito, sentito nel maggio di due anni fa, ad aprire un’inquietante parentesi legata alle “operazioni sospette” segnalate dalla stessa banca, ed al fatto che la ED tenesse questo comportamento anche con la Niscar e la Rettifica Colombo, società – dice la sentenza Oversize – “seguite, così come la ED, dal commercialista Luigi Perillo, indicato dal collaboratore come il regista delle operazioni”.

I legami, talora anche profondi, che Esposito vanta con ciascun imputato valgono secondo i magistrati a render “elevatissima” la credibilità del tanto vituperato Esposito. Il collegio gli riconosce “spontaneità” e “autonomia” nonché “solida credibilità”.

Ci perdoneranno perciò i detrattori dell’Esposito, i quali certamente avranno proprie ragioni per detestare il collaboratore. Un conto sono però i sentimenti di parenti afflitti da condanne ai loro occhi ingiuste. Un altro è il dovere e il diritto di cronaca, che non può che basarsi su atti e dati di fatto dimostrati e inequivocabili.

Qualora i prossimi gradi di giudizio dovessero far a pezzi l’attendibilità di Esposito, che ricordo esser un piccolo pezzo della struttura dell’inchiesta, non esiteremo a darne conto.

Duccio Facchini

Un pensiero riguardo “Il collaboratore di giustizia Danny Esposito

  • 6 Gennaio 2011 in 10:56
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    Buongiorno a Lei dott. Esposito.
    Prendiamo atto del caso di omonimia, il quale però non dipende in alcun modo da una manchevolezza del nostro operato.
    D.F.

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