Intercettazioni e ‘ndrangheta lecchese

Come sapete la Legge Alfano veleggia in acque ormai tranquille. Nonostante le truppe finiane continuino a garantire chissà quale iter democratico, l’ennesimo provvedimento eversivo pare esser destinato a promulgazione spedita. Il Presidente Napolitano e la sua firma, loro sì, sono una garanzia (per Berlusconi). Giuristi ben più autorevoli di questo blog di Resistenza locale han già declinato gli aspetti “problematici” del Ddl Alfano. Compreso l’ennesimo tentativo di imbavagliare la rete ingarbugliandola dentro al vizio della rettifica immediata. Tutelare la privacy e impedire che intercettazioni “irrilevanti” danneggino l’immagine del “signor Rossi”, questo il motto dei vari Valditara, Bocchino, Bondi, Bongiorno, Cicchitto e qualche furbetto del Partito Democratico.

La ‘ndrangheta e le mafie già si strofinano le mani, senza pensare ai colletti bianchi (a volte coincidono). Nello specifico basti pensare all’inchiesta “Oversize”, sulla mafia lecchese. Senza le intercettazioni (telefoniche e ambientali) una parte della banda Trovato & C. starebbe ancora fatturando e riciclando in libertà. Leggendo la sentenza di primo grado del marzo scorso balza agli occhi anche un altro dato. Non è sempre vero che le intercettazioni “irrilevanti” dal punto di vista penale debbano per forza costituire elemento di disinteresse. Da un punto di vista probatorio, forse, ma non da quello storico, culturale e sociale. Mi riferisco, per esempio, alle conversazioni che vedono protagonista Federico Pettinato. Vere e proprie fonti utilissime adatte a saggiare il tasso di ritualità e di forma maturato nella cosca nostrana, prima ancora che costituire elemento di prova al processo.

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E’ il 23 maggio del 2005 quando Federico Pettinato, condannato in primo grado a nove anni per mafia nel processo “Oversize” in quanto membro della ‘ndrina di Galbiate, prova a stupire due malcapitate. Grazie allo strumento d’indagine delle intercettazioni è stato possibile ricostruire questa parte interessante delle ferree regole che caratterizzano ancora oggi la ‘ndrangheta lecchese.

“…io ho fatto…allora, io…ascoltatemi un attimo…io a livello di ‘ndrangheta eh, quando ci siam sempre riuniti io sono sempre stato la persona…la più affavellata di tutti…si spiegavo…il capo mi diceva allora quando rientrava uno dentro in determinati discorsi ero io che dovevo spiegargli tutto, quando c’era qualche battesimo qualcosa ero io che facevo tutto, dal sacerdote a…tutti i riti abbreviati…”

L’arroganza è l’indiscusso marchio di fabbrica di Pettinato. Ancora due conversazioni intercettate evidenziano la caratura del personaggio. La prima è tra questi e un rivale – anch’egli “membro dell’associazione” – tal Francesco (detto Franco) Maiuolo. I due si sentono al cellulare per una questione di lavoro, settore dell’edilizia.

(P: Pettinato, M: Maiuolo)

P: Non è che mi hai mandati là due scalcinati, no? M: No, no, lì ci vogliono 20 euro l’ora però, lo sai? P: Ma che cazzo stai dicendo (sbadiglia)? M: Cosa? P: Ma che cazzo stai dicendo 20 euro l’ora! M: Eh sì, minimo. P: Ma vah, 15,50. M: No, no quale 15,50, sono pochi, Federico. P: Sì, vaffanculo… M: Ci vogliono 18 euro, amico! P: Vuoi fare il camorrista con me tu? M: No, no, niente camorristi, io faccio quello sindacale. P: Eh? M: Camorrista niente con te, non lo posso fare con te. P: Te ne do 16 basta che la smetti, vah! M: No, no, no, dai a parte gli scherzi, dai! P: E no, non fare il coglione, 16 possono… M: 17 euro! P: Io ti do un lavoro, vedi che è un bordello essere lì a rompere le scatole per quattro lavori in economia, non fare (inc.). M: Va boh, va boh, 16 euro. Senti, vedi di fare portare lì il materiale, Federico, dai! P: Tamburo che non sei altro… M: Cosa? P: Sei un tamburo, un contralto.. M: Dimmi dove sei che ti vengo a prendere adesso! P: A chi? Eh, dove sei? Sono qui sulla Cormano… Milano-Cormano, vieni se hai i coglioni… M: Milano-Cormano? E perché se ti becco alla rotonda di Cinisello che sono col camion grosso vedi come ti passo sopra! P: Fermati alla rotonda di Cinisello che ti butto (inc.). M: Sì, sì, sì. P: C’è anche (inc.). M: Sì, adesso mi fermo lì al Rondò, aspetta al Rondò tu, che ti faccio… P: C’è anche il tuo socio con te? M: C’è, c’è, c’è. P: Eh, così un calcio a te e due a lui. M: E allora aspettami al Rondò tu. P: Ce li hai i coglioni? M: Sì, sì, sì. P: Ma che cazzo devi avere una palle c’hai tu! M: Ti faccio vedere io a te… P: Sì, una palla… M: Ti faccio vedere io a te. P: …o contrastoc’hai una codatieni una coda lunga che ci scopi (ride)… M: Va bene, va bene. Va bene, non ti preoccupare tu, tu aspettami là, aspetta alla rotonda. P: O cazzone, fermati lì se c’hai i coglioni. M: Sì, sì, adesso mi fermo. P: Pagliaccio! (ride). che non sei altro, che

Quel che più interessa di questo diverbio è il gergo. “Contrasto”, “camorrista”, c’hai un coda…”. Nel rito di affiliazione della ‘ndrangheta, il cosiddetto “battesimo” o “rimpiazzo”, si concretizza infatti il “taglio della coda”. Senza coda, secondo le regole, l’affiliato non solleverà più polvere al proprio passaggio. “Camorrista” e “contrasto” altro non sono che i più infimi gradi della gerarchia mafiosa. E’ per questo che Pettinato, spaccone e violento, deride l’interlocutore paragonandolo all’ultimo anello della cerchia, come se fosse un infame.

La terza ed ultima testimonianza mafiosa ad opera (inconsapevole) di Federico Pettinato ha qualcosa di generazionale. E’ il 30 settembre 2004, Federico Pettinato è in auto (una Bmw), mancano venti minuti alle diciannove. Suo figlio è in ritardo per un appuntamento e cerca di spronare il padre a premere sull’acceleratore, specialmente durante il tratto di galleria. Pettinato, spaccone, megalomane e per i giudici anche mafioso!, fa mostra del repertorio.

(P: Pettinato, F: Figlio)

F: In galleria fino a 200 devi andare papà P: Perché? F: Che sono già in ritardo di 5 minuti P: Che cazzo te ne fotti! F: Però. P: Lo sai che il figlio di un boss può fare il ritardo che vuole? …non lo sapevi? F: (voce disturbata) P: Ah? Non ho capito… F: (voce disturbata) P: Della ‘ndrangheta (inc.) Luigi? Ah? Della ‘ndrangheta sei? Quando arriva nonno Luigi diglielo, allo zio Filippo digli “zio Filippo, sei della ‘ndrangheta tu? (ride) Eh? Della malavita sei?” …ti saluta adesso lo zio Filippo.

Duccio Facchini

Un pensiero riguardo “Intercettazioni e ‘ndrangheta lecchese

  • 20 Gennaio 2015 in 09:53
    Permalink

    ALL’EPOCA DEI FATTI IL FIGLIO DI PETTINATO ERA MINORENNE, NON CREDO SIA LEGALE PUBBLICARE INTERCETTAZIONI CHE LO RIGUARDANO. PER FAVORE RIMUOVI QUANTO PUBBLICATO E VAI A LAVORARE.

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