Consiglio comunale – Il gioco delle parti

L’Ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri era molto ricco. Al centro del dibattito politico trovava spazio la discussione riguardo le linee guida della stesura del Piano di Governo del Territorio. Il clima d’intesa era cosa nota già dai giorni scorsi. Prima il “contributo” del Popolo della Libertà, poi – in Consiglio – qualche scambio di bigliettini concilianti tra la Presidenza e alcuni consiglieri dell’area berlusconiana.

Mentre il Sindaco presentava gli emendamenti (sette) alle stesse linee programmatiche, circolava tra i banchi del Pdl un foglietto pieno di correzioni in cui i consiglieri di minoranza già esprimevano sollievo per la comune costruzione delle linee programmatiche. Nulla di male, per carità. La Lega Nord, per bocca di Parolari e De Capitani su tutti, presentava nove emendamenti – quasi tutti respinti – ponendo l’accento sull’imposizione del vincolo ad area industriale sulle aree produttive rimaste a Lecco, con particolare attenzione per quelle storiche. E da lì partiva un singolare gioco delle parti che vale la pena riassumere.

Cinzia Bettega, capogruppo della Lega Nord, ironizzava sull’assenza del consigliere di maggioranza/minoranza Sandro Magni, definito come “l’estrema sinistra sempre in ferie”. Effettivamente mancare un appuntamento decisivo come quello di ieri sera non è stata una grande idea, anche perché avrebbe fatto bottino dell’indecisione Democratica e della faccia tosta della Banda ora all’opposizione. Antonio Pasquini, padre della battuta sulle ferie sinistre, sollevava poi un’altra assenza, quella del consigliere Venturini in quota Di Pietro. Avvisaglie, secondo l’ex An, di crepe interne al fronte di Centro-sinistra. Mentre Mauro Piazza (Pdl) e Virginio Brivio (Pd) si davano appuntamento nell’anticamera dell’aula per limare i restanti inghippi, Lega Nord e Pdl si prendevano letteralmente a schiaffoni. Giulio De Capitani (Lega), professionista d’opposizione “senza paura”, dimenticava d’aver governato per quasi vent’anni quando gettava lì qualche allusione sui “poteri” che han conciato la nostra città sfigurandola a colpi di betoniera. La Lega non c’era, al massimo dormiva. Mentre De Capitani si scagliava contro coloro che, prima del ’93 (data dell’ascesa leghista, guarda un po’), avevan devastato Lecco, il prodigo Boscagli jr guardava un po’ per aria e un po’ per terra. Spazio poi anche a Fabio Dadati, pure lui iper critico nei confronti degli ignoti faccendieri del mattone: “spazio all’agricoltura”, tuonava il pidiellino, “le aree inedificabili restino tali! Quelle industriali, invece, mai residenziali!”. Novità non indifferente per chi, quando stava dall’altra parte, giustificava quegli interventi difendendo chissà quale “libertà d’impresa”.

In questo capovolgimento surreale, la Lega si asteneva sugli emendamenti del Pdl e il Pdl stesso – insieme al Pd – restituiva la medesima cortesia quando toccava alle proposte alleate. Bettega che s’offendeva perché Piazza – mentre il Pd e il Sindaco annuivano – argomentava che era “un imbroglio dire che si mantiene il lavoro a Lecco mettendo semplicemente il vincolo urbanistico”. La Lega lo chiedeva con forza. Il Pdl – mentre Angela Fortino batteva il cinque a Piazza per la tirata d’orecchi agli orfani di Castelli – rivendicava invece la “non fissità” della città. Una Lecco in movimento, un po’ come i ruoli giocati a seconda della stagione.

Dai banchi della maggioranza, salvo Rizzolino, Buizza, Angelibusi e qualche altro, nessuno spiccicava parola sul Pgt o su emendamenti da proporre. D’altronde “si conta quando si vota”. E il voto è sempre quello.

Unica nota a margine è l’osservazione del consigliere leghista Parolari, smemorato ma puntuale, su una curiosa uscita delle linee programmatiche: “Voi dite “manteniamo le aree produttive” e poi scrivete “incentivando la delocalizzazione””. Poco male. Le linee passeranno da lì a poco con gli emendamenti Brivio-Pdl approvati e un contentino di grazia al Carroccio.

Qui Lecco Libera

2 pensieri riguardo “Consiglio comunale – Il gioco delle parti

  • 28 Luglio 2010 in 17:48
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    Io, assente da Lecco per qualche settimana, sono rimasto un pò sorpreso dall’armonia scoppiata tra PD e PDL. Gatta ci cova? Comunque, quanto sentito nel dibattito, conferma l’idea che da tempo mi sono fatto: si profila un PGT veltroniano, un pgt del MA ANCHE. Vogliamo mantenere l’industria, ma anche incentivare il turismo. Salvaguardare il terziario, ma anche l’agricoltura. Assoluta attenzione al lavoro, ma anche all’ambiente. Manteniamo le aree industriali, ma anche aumentiamo il verde, ma anche i parcheggi. E si potrebbe continuare. Ho l’impressione che i nostri amministratori pensino di governare Los Angeles o una qualsiasi città sconfinata. La vedo un pò dura, in un territorio stretto tra lago e monti come il nostro, far coesistere tutta quella roba. Insomma Lecco, dopo la deindustrializzazione degli anni 90, continua ad avere poche idee e ben confuse su cosa voglia fare da grande. Ma ai nostri amministratori piace così…

  • 2 Agosto 2010 in 18:10
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    Ci deve essere qualcosa che non torna in questo nuovo modo di fare politica.
    Si praticano spesso azioni “democristiane” senza nemmeno averne la caratura.

    Ultimo esempio è il commento qui sopra al PGT di Lecco di Alberto Valsecchi, già in perenne aspettativa sindacale dal lavoro in Comune; per convenienza ancora portavoce dei Verdi lecchesi (avendo presentato da tempo le dimissioni); già Presidente, per spartizione politica, di Trasporto spa, una controllata di Silea; ed ora, sembrerebbe, anche membro, evidentemente per le competenze, nella Commissione Territorio dell’associazione/partito Appello per Lecco.

    Il commento è paradossale perché dopo la presentazione delle linee programmatiche del Piano di Governo del Territorio ha avuto conferma, dice, dell’idea che da tempo si era fatto: il profilarsi di un Pgt veltroniano, un Pgt del “ma anche”, con una città che continua ad avere poche idee e ben confuse su cosa voglia fare da grande.

    E se non bastasse, rincara la dose, accusando i nostri amministratori, il sindaco Brivio in testa evidentemente e la coalizione che lo sostiene, di pensare di governare Los Angeles o una qualsiasi città sconfinata. Sentenziando appunto senza appello: “Lecco ha poche idee e ben confuse su cosa voglia fare da grande. Ma ai nostri amministratori piace così…”

    Da qui il mio stupore, il dubbio che si è tornati “democristiani” di terza fila perché un’accusa così grave – non è detto infondata – cozza con le parole pronunciate – o meglio lette – dal capogruppo di Appello per Lecco in Consiglio Comunale Giorgio Gualzetti, dove lo stesso faceva pubblico vanto che le linee programmatiche del PGT presentate dal Sindaco erano grand parte frutto del documento e proposte della sua Associazione/Partito Appello per Lecco – la stessa di Alberto Valsecchi.

    Come si suol dire: delle due almeno una.
    Fanno ridere le linee programmatiche o i suoi detrattori?

    O tutte e due?

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