Rivabella: un bavaglio formato guard-rail

Tutti a dire che esiste la “censura”: non è vero! O meglio, non è del tutto vero. Per rendersene conto basta esercitarsi nel fine settimana; compito a casa: trovare (e non è difficile) casi eclatanti di auto-censura, auto-bavaglio, penna spuntata detti anche genuflessione spontanea.

Per chi fosse a secco, è consigliato lo straordinario pezzo della Gazzetta di Lecco di sabato dal titolo “Al Bione arriva il guard-rail”. Sommario: “La barriera proteggerà la pista ciclo-pedonale. Cantiere chiuso in 15 giorni”. Mancava “che culo” ed eravamo a posto.

Piccolo flashback per lecchesi distratti e lettori forestieri: una volta esisteva una strada, conciata male per carità, in certi punti anche pericolosa, parallela all’arteria principale che unisce Lecco a Chiuso, quindi a Vercurago e Calolziocorte. In vista dell’illuminato progetto della “Lecco-Bergamo”, voluto dal centro-sinistra lecchese, s’è deciso di “valorizzare” quel tratto stradale, che nel frattempo aveva accolto un polmone verde fatto di pista ciclo-pedonale e prato curato. Nel vocabolario dei politicanti contemporanei “valorizzare” significa stravolgere. Quel tratto stradale infatti, grazie a fini pianificazioni della classe dirigente nostrana, vedeva spesso il formarsi di una fastidiosa coda presso il passaggio a livello, zona Chiuso. Come risolvere il problema? Soluzione “disfattista”: perché non creare una corsia di decelerazione (venendo da Vercurago), così da contrastare il costituirsi dell’ingorgo? Risposta “riformista”: questa è utopia, bisogna avere il coraggio di intervenire. E’ quindi ora di costruire un sovrappasso, alla modica cifra di circa dieci milioni di euro, per scavalcare il passaggio a livello e raggiungere l’ipotetico ingresso di una gigantesca galleria (altra soluzione “riformista” e quindi bi-partisan).

Vuoi che si costruisca un sovrappasso senza “valorizzare” il tratto che lo unisce all’uscita del tunnel del Barro in zona Bione? Certamente no! Ecco allora l’allargamento a dieci metro e mezzo del tratto stradale, con conseguente rapina di quel poco di verde a Rivabella. Con il verde se n’è andata pure la logica di quel polmone. Che senso ha del resto una zona ciclo-pedonale affiancata ad una strada a veloce percorrenza, con una mole di traffico totalmente stravolta?

Non si afferra perciò il sollievo della Gazzetta e la soddisfazione dell’assessore provinciale Simonetti. Basterà una muraglia (d’acciaio o di legno, non si sa) ad arginare le conseguenze evidenti del traffico (inquinamento, rumore, incidenti)? Dipende: siete riformisti o disfattisti?

Un pensiero riguardo “Rivabella: un bavaglio formato guard-rail

  • 1 Settembre 2010 in 21:46
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    Mi vengono in mente due immagini: quelli che corrono al Lago del Segrino lungo la metà del circuito che si affianca alla statale e quelli che passeggiano in bicicletta a Civate sulla ciclabile tra lago e e superstrada.
    La vita dell’uomo moderno…

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