‘Ndrangheta a Lecco: Castelli al “lavoro”

Roberto Castelli è un artista. Quando si trova tra le mani un fatto, un’accusa, una confessione, una supposizione, quel che si vuole, lui è capace di trarne risultati grandiosi.

Si guardi ad esempio alle recenti polemiche sollevate dalla confessione, tutta da verificare, del pentito Giuseppe Di Bella. Nel libro “Metastasi”, che dopo una prima lettura reputo eccessivamente enfatizzato ed in alcuni tratti persino improvvisato (vedasi il coinvolgimento dell’ex sindaco di Olginate, Italo Bruseghini), si narra di questo fantomatico “Gamma” e dei suoi rapporti con il clan Franco Trovato.

Vero o falso che sia, l’episodio del marzo ’90 è stato tramutato da Castelli in una ghiotta occasione per fare meschina propaganda.

Nell’intervista di oggi a Stefano Zurlo de “Il Giornale”, l’ex Ministro della Giustizia tuona: “Sa quando è finito il regno di Coco Trovato? Nel ’92, quando la Lega s’impadronì (sic) di Lecco. […] in un clima diverso, Coco Trovato fu arrestato, i suoi locali sequestrati, le sue licenze revocate proprio dall’Amministrazione locale”.

Sostenere che il “regno” di Franco Trovato sia finito nel ’92, scordandosi di quindici anni di lassismo istituzionale nei confronti dei beni confiscati alle cosche, della ricostituzione del clan, della decomposizione del tessuto economico e sociale del territorio, è un falso storico. Non è la prima volta del resto che ci tocca sentire questa bugiarda leggenda per bocca dei presunti paladini antimafia della città.

Nel box a lato si legge: “Ho denunciato il ritorno delle famiglie: sono nel mirino”. Tutto e il contrario di tutto. Come fanno a ritornare le famiglie se il regno è finito vent’anni prima? Non è dato saperlo. “Denunciato” che cosa poi? Quando?

Inoltre, ed è la cosa più offensiva, Castelli afferma: “Coco Trovato si prese una sfilza di ergastoli e fu sepolto al 41 bis. Tralasciando valutazioni di merito riguardo all’umanità e al rispetto dei diritti umani del regime di carcere duro, stupisce ascoltare proclami cialtroni di chi si vanta d’aver “sepolto” un capo di ‘Ndrangheta ancora oggi estremamente influente (lo dicono le sentenze), nonostante gli ergastoli e la cella.

Non è finita. Chi ha “denunciato” ed è nel “mirino” si smentisce con le proprie mani, con la propria sfacciataggine. Era il 15 novembre quando lo incrociammo al Consiglio Comunale di Lecco. Pensammo bene di fargli recapitare una copia della mappa dei luoghi simbolo del radicamento della ‘Ndrangheta in città. Non si smentì. Prese la penna, appoggiò il suo luccicante I-Pad e si mise a scrivere su un piccolo rettangolo di carta. Lo piegò e ce lo fece portare da un consigliere amico.

Ecco in esclusiva la prova (questa volta certa!) dell’impegno antimafia del Senatore Roberto Castelli. Un coup de theatre degno del miglior saltimbanco.

Duccio Facchini

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