“Wall Street”: sopralluogo ad personam

Circa cinquanta giorni dopo la richiesta protocollata di sopralluogo presso il bene confiscato “Wall Street”, il Prefetto di Lecco – dottor Marco Valentini – ci ha aperto le porte della ex pizzeria di Franco Trovato.

L’appuntamento è per le 10.45. Per precauzione, alle 10.20 siamo già in Prefettura. Dall’Ufficio di Gabinetto di Corso Promessi Sposi veniamo invitati a raggiungere “Sua Eccellenza” in via Belfiore. “Son lì già da tanto”, dice un funzionario. In cinque minuti parcheggiamo in una traversa. Il tempo di controllare con gli specchietti la bontà della manovra ed ecco sfrecciare l’ammiraglia d’ordinanza, una Lancia Thesis scura. “Strano”, pensiamo. Scendiamo dall’auto e si materializza un cameraman della televisione locale, Unica. “Scusi, arriva dalla Wall Street?”, gli chiediamo. “Sì, c’era anche il Prefetto, ci hanno fatto fare il sopralluogo”, risponde quasi dimesso. “Come l’ha trovato il bene?”, “Molto meglio di qualche anno fa”.

Arrivati dinanzi al cancello del bene di via Belfiore si fa avanti da uno stop la stessa Lancia Thesis di poco tempo prima. Il Prefetto non è a bordo, l’autista ci fa segno di tornare agli uffici: “Ha detto di tornare in Prefettura”. Fa inversione e se ne va. Altri cinque minuti e siamo nuovamente in Corso Promessi Sposi. Primo piano, Ufficio di Gabinetto. Ecco il dottor Stefano Simeone. Ci fa strada verso l’ufficio del dottor Valentini. “Prego, accomodatevi lì”, indica i divanetti. Il clima, come d’abitudine, è teso. Il Prefetto non ha gradito affatto le nostre partecipazioni televisive. Ci saremmo macchiati d’un reato non scritto: la violazione del “linguaggio della verità”. Comportamento vigliacco di chi, “fregandosene del dialogo”, racconta bugie. Un nostro complice sarebbe il giornalista di Rai3 Linea Notte, autore del reportage su “Wall Street” e Torre de Busi. Un ciarlatano di fatto bollato senz’appello dal Prefetto come il “cosiddetto giornalista”.

E’ di moda parlare di “strumentalizzazioni”. Il Prefetto Valentini si presenta piuttosto risentito. “Hai detto che ti ho denunciato, quando sai benissimo che non è vero. Io ho soltanto detto che tu sei entrato in “casa mia” a fare delle fotografie”. La forma che stritola sostanza. “Resto convinto che senza la sua segnalazione nulla si sarebbe mosso. Di fatto ha offerto un contributo decisivo alla denuncia”, gli rispondo. Il dottor Valentini chiosa: “Io ho studiato Diritto, non so te”. Nessuno dei due abbozza un dietrofront. Sta di fatto che – secondo la teoria prefettizia – l’uno cerca il dialogo (lui), l’altro lo scontro (noi).

Il Prefetto poi ci fornisce alcuni dati su “Wall Street”. Uno in particolare è sorprendente. “Abbiamo messo in conto di spendere 128.000€ per farci lavorare dentro la gente”. Noi siamo increduli. Per anni s’è parlato di milioni di Euro, di spese insostenibili, investimenti proibitivi; chiunque parlasse di ristrutturare “Wall Street” veniva trattato (fino a stamane) come un pazzo incosciente.
“Faccio fatica a trovare i soldi ma insisto, come per Torre de’ Busi. Il Sindaco di quel comune non c’ha una lira”, ci ricorda il Prefetto. “Manco gli occhi per vedere un bene confiscato occupato…”, gli ricordiamo.

Fatta la morale, entriamo nel merito della mattinata. “Ora potete andare alla Wall Street, come promesso”, si compiace. “E’ possibile effettuare fotografie e videoriprese?”, chiediamo tranquilli. “No, non siete giornalisti”, la sentenza di cittadinanza dell’uomo di Stato. “Ma come, l’avete appena fatto fare ad altri?”, siamo sbigottiti. “Appunto, loro possono. Voi no, non siete giornalisti, e poi non vi ho fatto venire con gli altri perché volevo parlarti”, il dispositivo. “Questo le sembra un buon esempio di “linguaggio di verità”, “trasparenza”, “buona fede”?”, questa volta i risentiti siamo noi. “Non avete la qualifica professionale. E poi: non capisco le finalità”, la piroetta finale. “Veramente le nostre finalità sono di servizio disinteressato alla cittadinanza”, cerchiamo di spiegare. “Questo servizio viene già fatto tramite specifici canali”, sbotta il Prefetto. “I canali li decide lei?”, sbottiamo a ruota. “No”, poco convintamente.
Il paradosso è che, applicando questo curioso criterio di trasparenza,  nessuno sarebbe mai venuto a conoscenza dello scandalo vergognoso del rustico di Torre de’ Busi.

L’indignazione di fronte a certa insensibilità è pari alla consapevolezza della propria ragione. Il Prefetto, però, è uomo d’ordine. Per rapportarsi con lui bisogna seguire ligi la “strada della legalità”, altrimenti arrivederci. La “trasparenza”, del resto, è “massima”: “Vi faccio entrare; più trasparenza di così?”.

Prima di andarcene, sfruttiamo l’occasione per chiedere altre tre cose al dottor Valentini. La prima: “ci può confermare, come ha detto a noi e in Consiglio Comunale il Sindaco Brivio, il suo diniego alla revoca della delibera che ha sancito il controverso scambio?”. Risposta: “Il Sindaco Brivio non l’ha mai detto, non è vero”. La seconda: “A che punto è la trattativa per l’estinzione delle ipoteche?”. Risposta: “A buon punto. Resto cucito per evitare di danneggiare l’iter”. La terza: “Vede in futuro un’altra destinazione per il bene di via Belfiore?”. Risposta: “Ad oggi no, in futuro vedremo”.

Salutato il Prefetto, ci dirigiamo verso via Belfiore. Ci precede il dottor Stefano Simeone, anche lui a bordo di una Lancia Thesis. Ci accompagna un funzionario, munito di “chiavi e faretto”. Secondo il Prefetto, la ex pizzeria della ‘Ndrangheta ora divenuta magazzino/scantinato costituirebbe il segno tangibile della vittoria dello Stato. “Ora fuori c’è lo stemma della Repubblica Italiana”. E dentro? Scatole, scatoloni, fotocopiatrici da buttare, schermi impolverati, librerie, librerie, librerie, scaffali, polvere, cavi, fili, carta, cartoncini e cartoline. Buste, bustine, taglierini, sedie rotte, polvere e ancora ripiani. E’ tutto “ordinato” secondo i nostri accompagnatori. Il binomio silenzio-gelo la fa da padrone. Il piano terra ha accolto una decina di librerie riempite di faldoni. La sala da ballo e proiezione è sostanzialmente occupata da schermi di computer mezzi rotti e faldoni dolcemente “appoggiati” (vocabolario della verità) sui divanetti. Addirittura vi sono faldoni nell’angusto guardaroba. E poi i bagni, quelli sono più puliti. La cucina, al piano superiore, è sporca, disadorna ma nel complesso è in ordine. Il secondo piano verrà destinato alla Questura. “A patto che non ci metta documenti riservati”, aggiunge Simeone. Poi c’è il seminterrato, il bunker, la roccaforte del clan. Qui oltre al silenzio e al freddo regna il buio. Il funzionario regge un faretto scarico, la luce è fioca. Hanno bonificato tutto, tinteggiato, stuccato, isolato, spurgato, pulito. Poi però hanno “depositato” (vocabolario della verità) cartoni e sacchi di schede elettorali alla rinfusa. Sembra un enorme garage abbandonato. Torniamo in superficie ed effettuiamo un altro giro. Come se non volessimo più andarcene.

“Ogni quanto vengono effettuate le pulizie?”, chiediamo. “Una volta ogni venti giorni, un mese”, fa mente locale il dottor Simeone. “Quanto avete speso per sistemare la ex pizzeria?”. “Contando la tinteggiatura, la bonifica e le librerie, potremmo dire almeno 40.000€, qualcosina in più, fai 50.000€”. Alla faccia di chi mette in guardia gli irresponsabili (noi) parlando di “milioni di euro” per ristrutturare sommariamente la ex pizzeria della ‘ndrangheta in via Belfiore.

Il sopralluogo è terminato. La delusione no. Tra il divieto di effettuare riprese o fotografie, il servizietto confezionato pochi minuti prima del nostro arrivo con qualche organo di stampa meno battagliero, la freddezza dialogante del Prefetto Valentini, l’abbandono di fatto di un bene confiscato così importante quanto dimenticato per decenni, facciamo proprio fatica a comprendere quel “linguaggio di verità” tanto caro agli inquilini di Corso Promessi Sposi.

Duccio Facchini

Un pensiero riguardo ““Wall Street”: sopralluogo ad personam

  • 17 Dicembre 2010 in 09:09
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    che delusione, ma soprattutto, che rabbia. Combattere coloro con i quali dovrebbero allearsi. Come può un cittadino riconoscersi in questo tipo di istituzioni?!? vergogna!

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