Non giocarti il futuro – le nostre proposte per un’Altra Via

Giovedì 27 gennaio abbiamo protocollato presso il Comune di Lecco due documenti, entrambi scaricabili cliccando le immagini qui sopra.

Visto il delirio mistificatorio di questi giorni, abbiamo deciso – come al solito – di rispondere a suon di proposte e di contenuti. Ingredienti che suscitano irritazione agli esperti di propaganda.
Il punto di partenza è lo stesso che ha animato qualche tempo fa il progetto amministrativo “L’Altra Via”, non a caso snobbato trasversalmente.
L’oggetto è la battaglia contro il gioco d’azzardo e l’illusorio mondo delle sale giochi, con annessi interessi problematici che li caratterizzano.
Ecco dunque il senso delle nostre proposte, che potete scaricare, leggere e diffondere.
Non c’è nulla di utopistico o, peggio ancora, di proibizionista. Sono tutte buone e doverose pratiche già applicate in altri contesti del Paese.

Gli amministratori del Comune di Lecco, da ieri mattina, sono entrati in possesso di queste istanze.
A loro abbiamo chiesto di farsi promotori di un’iniziativa concreta per rendere davvero stringente il Regolamento in materia su cui, pare, si stia lavorando.
In attesa di aggiornamenti, riportiamo la prima risposta ricevuta, quella del Presidente del Consiglio Comunale Alfredo Marelli:

Una proposta di regolamento sale giochi è da alcune settimane all’esame di due Commissioni Consiliari: la 1a (competente sui regolamenti) e la 2a (competente sulle attività economiche).
Ho trasmesso la vostra proposta di ODG ai due Presidenti di Commissione perché ne tengano conto nella fase di approfondimento del problema e di elaborazione della proposta da sottoporre al Consiglio.
Vi ringrazio per il contributo e saluto cordialmente.
Alfredo Marelli

Qui Lecco Libera

4 pensieri riguardo “Non giocarti il futuro – le nostre proposte per un’Altra Via

  • 31 gennaio 2011 in 01:33
    Permalink

    Ottima iniziativa QLL,
    Un’altra ottima inizitiva per questa città.
    Compensativa della sonnolenza e inoperosità di questa politica, anche di quella che si spaccia per nuova.

    Coem si fa, infatti, a non vedere la febbre del gioco è il sintomo di una malattia che ha colpito e colpisce anche i lecchesi?

    Nelll’anno appena passato hanno speso fra lotto, superenalotto, bingo e gratta e vinci ben 98 milioni di euro.

    Sensibilmente meno dell’anno precedente ma pur sempre vicino ai 100 milioni di euro.
    200 miliardi di lire.
    La fronte scotta. Il malato è grave.
    E’ quendi ottima la vostra inizitiva… ed altrettanto ottima la vostra medicina.

    200 miliardi di lire sono, se ci fermassimo anche un secondo solo a pensare, una cifra spaventosamente alta.
    Che i lecchesi spendono ogni anno alla ricerca dell’azzardo, della commessa, dell’attesa di una somma di danaro.
    Un filo che sembra sempre di più un cappio. Che toglie ossigeno al cervello.

    A livello nazionale lo stringono ancor più velocemente.
    Dai primi dati, c’è stata una crescita del 15% sull’anno precedente sfondando i 60 miliardi di euro di spesa.
    Di Euro. Euro!!
    Tre o quattro finanziarie in una volta sola.
    Se ci fermassimo anche qui un secondo solo a pensare, forse tutto sarebbe chiaro e allarmante. Oltre il 3% del Pil della ricchezza Prodotta.

    Sarò ripetitivo ed insistente ma anche quest’anno lo sento doveroso. E quindi mi rivolgo anche a voi che siete più sensibili dei politici che sentono gli Appelli solo che gli convengono.

    Anche a limitarci al lecchese ed ai nostri 100 milioni di euro, 200 miliardi di lire forse è bene che la stampa smetta di pubblicizzare questa rapina legalizzata, questa tassa sugli allocchi, queste vincite specchietti e sostenga invece un ragionamento e un impegno civico.
    Faccia informazione e opinione.

    La stampa (ma non solo) dovrebbe per esempio, con cadenza mensile, creare un piccolo box, una piccola finestrella, non invasiva ma permanente, dove evidenziare quanti soldi gli italiani e i lecchesi hanno speso – e stanno spendendo – nei giochi e scommesse legali e rapportarli ai servizi, ai beni che era possibile collettivamente disporre spendendo appunto altrimenti queste risorse.

    Ed ora che il Sindaco ha, per giunta pagato caro e scelto tra gli amici di partito, un portavoce potrebbe comunicare lui alla stampa quanto i suoi cittadini spendono ogni mese in scommesse e cosa avrebbe potuto fare, con quei soldi il Comune.

    Ci si potrebbe avvalere, per esempio, delle proposte, opere, al servizio della collettività, che un singolo Comune/Ente deve invece accantonare perché non ha soldi. Per colpa di Tremonti, della crisi ma non solo, appunto.

    Questo sarebbe utile perché dimostrerebbe, dimostra, agli occhi di molti come si sperpera il denaro, che è sì di ognuno, ma che potrebbe avere un beneficio condiviso, che eviterebbe, tra l’altro, molte lamentele sulla carenza di servizi che diffusamente si sentono.

    Pensate al tanto, solo a parole, evocato federalismo solidale, a quanti danari, ogni giorno, tutti i giorni, una città, un territorio, come Lecco potrebbe raccogliere per opere e servizi di utilità diffusa, a beneficio anche di chi egoisticamente pensa di vincere milioni di euro tutti per sé.

    Si potrebbero valutare, dal Comune e altri Enti locali, – se sollecitati da Voi, con un percorso di partecipazione diffusa, l’individuazione di determinate priorità e, con percorsi trasparenti e misurabili, far confluire lì le risorse invece ora inghiottite, sperperate, nelle scommesse.

    Il beneficio che ne trarrebbe una comunità locale, per esempio, con nuovi asili pubblici, nuovi attrezzi ecologici e salubri in un campo giochi cittadino, uno scuola-bus, una riduzione del ticket dei mezzi pubblici cittadini, – al posto che aumentarli – un appoggio agli anziani con servizi mirati, il sostegno ad un progetto imprenditoriale, sarebbe palesemente notevole.
    E facilmente praticabile.

    Certo è bene ricordare che i servizi pubblici sono già dovuti con il pagamento delle tasse e non si può aspettare né carità né beneficienza per averli, però qui è importante anche un percorso educativo.
    Ci state?

  • 2 febbraio 2011 in 09:30
    Permalink

    Caro Paolo, credo che tu stia chiedendo alle attuali istituzioni, agli organi di “informazione”, insomma agli odierni detentori del potere di contraddirsi. Di praticare un’apostasia, di rinnegare la cultura che alimenta il sistema, insomma di tirarsi la zappa sui piedi. Questo sistema infatti, non potendo per sua natura soddisfare i bisogni e le urgenze di tutti, necessita di diffondere fra gli ultimi, gli indifesi, gli esclusi, quello stato di minorità e di sfiducia in se stessi che richiede sempre, quotidianamente, l’attesa del miracolo, della vincita risolutiva, dell’aiuto dall’esterno che ci leva dai guai. Questo processo è agevolato nel nostro Paese dal sostrato culturale della tradizione cattolica. Padre Pio, beato Wojtyla (tutto esaurito a Roma per la beatificazione con impennata dei prezzi di albergatori e ristoratori come vuole la legge del mercato) sono business, al pari di lotterie e gratta e vinci, fondati proprio su quello stato di minorità kantiana che conduce a credere a tutto fuorché in se stessi.

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