Calolziocorte: la vittoria di Arrigoni, la sconfitta del paese

“Mi avete costretto a chiudermi a riccio”. Ha risposto così il partito di maggioranza dell’Amministrazione di Calolziocorte, per bocca del capogruppo leghista Ghezzi.

Costretto dalle “strumentalizzazioni politiche”, dalla “mancanza di coerenza”, dall’”ipocrisia” e dalle “polemiche inutili”. A coronamento della “strategia irresponsabile”, il Sindaco Arrigoni ha messo in piazza le sue ragioni. Politicamente povere, praticamente vuote.

Pensare che il cavallo di battaglia della Giunta calolziese sia stato il paragone ossessionato e stucchevole con il Capoluogo di provincia, in una mera logica infantile del “guardate che cosa accade a pochi chilometri da qui”, restituisce alla perfezione la debolezza della “tesi arrigoniana”.

Paragone, quello con la città di Lecco, che è poi un colossale autogol. La Lega Nord, attraverso il suo leader Roberto Castelli, ha dato – si fa per dire – battaglia contro le sale giochi. S’è dimenata, denunciando addirittura interessi criminali. L’ha fatto, ed è evidente, perché comodamente all’opposizione, luogo preferito dal Carroccio per far testimonianza e nulla più. Il Sindaco Arrigoni, al contrario, cita Lecco per dar contro al Partito Democratico, ed ha ragione, comprendendo nella schiera degli ipocriti anche Qui Lecco Libera, dicendo il falso.

Fatto sta che l’Ordine del Giorno presentato dalla minoranza, guidata da Corrado Conti, è stato respinto ieri sera in maniera compatta. “Hai visto? Ci siamo tutti”, ha gridato il consigliere Gandolfi, di matrice politica brambilliana, all’indirizzo del pidiellino Rella, seduto tra i banchi della minoranza. La biblioteca cittadina, quindi, non è stata ritenuta un luogo sensibile che potesse impedire l’apertura della sala giochi di Vanoli, Trentin e Croci.

Le osservazioni puntuali e specifiche della minoranza – dalla modifica “poco trasparente” del Regolamento comunale del dicembre ’10 alla ritardata sospensione della revoca, dal parere “errato e superficiale” dell’avvocato Liguori al misterioso diniego rispetto ad una precedente richiesta di apertura a soli dieci metri di distanza dalla futura sala giochi, dalla normativa tutt’altro che univoca nel ritenere la biblioteca un luogo “educativo” a carattere “non continuativo” (tesi del Sindaco) ai continui attacchi verso un Regolamento che invece andava tutelato – sono state banalmente regolate con espressioni come “insinuazioni”, “battute infelici”, “attacchi infondati”, “proclami illusori”.

Inutile descrivere la scarsa informazione diffusa tra i banchi dei consiglieri di maggioranza (qualcuno s’è vantato persino d’aver posto come vincolo “una sala ogni 14.500 abitanti”; peccato fossero diecimila). C’era chi si lamentava per la cinquina subita in contemporanea dall’Inter e chi, come l’assessore Bonaiti – celebre per la militanza nell’associazione culturale “Quelli della patata” – passeggiava beato.

Infine, ecco il voto. Arrigoni ha tenuto, la minoranza ne è uscita sconfitta. Su tutti i fronti. Sia sull’Ordine del Giorno in materia di interpretazione autentica sia sull’emendamento per comprendere anche altri luoghi sensibili nell’alveo di quelli già previsti dal Regolamento.

Una sconfitta che riguarda l’intera cittadinanza, praticamente assente durante il Consiglio di ieri sera.

Nota a margine. Terminato il Consiglio abbiamo cercato di avvicinare il Sindaco per una battuta rapidissima. Temendo – immaginiamo – di far l’ennesima figuraccia (si pensi alle molteplici lezioni impartitegli da Conti riguardo all’applicazione delle regole durante il dibattito), il Borgomastro s’è rifiutato. “No Facchini, non sei onesto”. “A Lecco non avete fatto tutto questo casino”. “Quando hanno votato a Lecco eri da solo, qui ti sei portato la truppa (eravamo uno in meno ieri sera, nda)”.

“Usi due pesi e due misure”. Il tutto mentre camminava spedito verso l’ufficio. “Sindaco, aspetti un secondo, le spiego perché siamo stati oggettivi e imparziali”.

Il dialogo è stato pressoché impossibile. Un po’ per l’incapacità all’ascolto del Sindaco, un po’ per il nervosismo dei suoi, tra tutti il capogruppo Ghezzi (“Adesso non parla più”, “Uscite fuori”).

“Leggeremo domani il sito Qui Lecco Libera”, ha sbottato il Sindaco uscendo dalla stanzetta in cui si era riparato. “Su Lecco avete fatto un comunicato, su Calolziocorte invece…”. “Posso spiegarle?”. “No, ti stimavo, adesso hai perso punti”. “Non dormirò la notte”.

Il grigiore della Piazza Vittorio Veneto ha fatto il resto.

Qui Lecco Libera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.