Antimafia, Propaganda, Leggerezze

A proposito dell’Osservatorio permanente contro le infiltrazioni mafiose sponsorizzato a più non posso dalla lista civica di governo cittadino Appello per Lecco.

E’ bene precisare che all’origine di questo scritto non c’è astio ma solo dovere di verità, di trasparenza e di franchezza.
Ecco dunque una breve cronistoria di quello che – senza timori di smentita – riteniamo una pasticciata operazione mediatica, del tutto inutile, profondamente sbagliata specie alla luce del tema trattato (la colonizzazione mafiosa).

Era il 3 maggio 2010 quando la lista civica annunciava trionfalmente alla stampa la “costituzione di un Osservatorio permanente contro l’infiltrazione criminale nel nostro territorio”.
Del resto, scrivevano, “la sicurezza non si garantisce con iniziative propagandistiche e in antitesi con ciò che già abbiamo (forze dell’ordine, poteri istituzionali), ma attraverso una efficace collaborazione tra coloro che sono deputati a monitorare, controllare e garantire la sicurezza nel nostro territorio e la nostra Comunità”.
Allora Qui Lecco Libera organizzava la raccolta di firme (2390!) “Salviamo Wall Street” contro l’oscuro scambio di beni confiscati alla ‘Ndrangheta del gennaio ’10 tra il Comune di Lecco e la Prefettura.
La lista civica, però, aveva altre priorità. Nello stesso comunicato assicurava che “nelle prossime settimane una delegazione di Appello per Lecco chiederà al Sig. Prefetto un incontro sul tema”.
Di quell’incontro non si avranno più notizie. Passavano cinque mesi. Qui Lecco Libera scovava e denunciava lo scandalo di Torre de Busi, l’abbandono impunito di Wall Street e lavorava sulla mappa dei luoghi simbolo della ‘Ndrangheta in città. Il nuovo Prefetto, come primo gesto d’insediamento, denunciava un membro del movimento reo d’aver denunciato – lui sì – lo sfacelo del bene confiscato di via Belfiore (Wall Street). In tutto questo, com’è ovvio, la lista civica se ne stava in disparte.

Era il 6 ottobre 2010 quando a sorpresa, per la sfrontatezza degli autori, compariva sulla stampa (tu guarda) un altro gustoso comunicato targato Appello per Lecco.
“Come anticipato nelle scorse settimane Appello per Lecco ha atteso l’insediamento del nuovo Prefetto Dott. Marco Valentini per chiedere un incontro al fine di verificare la possibilità di costituire presso il nostro territorio “ L’osservatorio contro le infiltrazioni mafiose”. Che le settimane fossero in realtà mesi interessava a pochi, figurarsi ai professionisti del comunicato stampa.
Non una parola sulla denuncia ai nostri danni, non una parola di conoscenza e di competenza. Veniva annunciata all’attenzione del dottor Valentini “una missiva con la richiesta di incontro per poter presentare le nostre osservazioni e la nostra proposta sulla costituzione di un “ Osservatorio “ che coinvolga la Prefettura, le Autorità di Polizia Giudiziaria, le Istituzioni e alcuni professionisti della società civile”. Coinvolgimento delle Istituzioni, teniamolo bene in mente.

Due settimane dopo, il 19 ottobre, ecco un altro bollettino. L’incontro c’era stato e “Il prefetto, nonostante la breve esperienza a Lecco, ha già mostrato di avere le idee molto chiare”. Eh già. A sorpresa, però, il Prefetto Valentini s’era tirato (per fortuna) indietro: “Anche se non potrà essere realizzato in sinergia con la Prefettura per evidenti motivi di riservatezza e ruoli istituzionali diversi, l’osservatorio verrà istituito nelle prossime settimane dopo un confronto di Appello per Lecco con la Società Civile e le Istituzioni, il Prefetto, in ogni caso ha già anticipato la sua disponibilità alla massima collaborazione pur mantenendo la distinzione dei ruoli tra le Autorità di Polizia Giudiziaria e l’Osservatorio”. Appello per Lecco, con la solita sfacciataggine, faceva finta di nulla. La sua linea pasticciata del coinvolgimento sparso in un contenitore assolutamente confuso ne usciva a pezzi? Nessun problema, bastava fingere che nulla fosse accaduto. Dal “coinvolgimento” si passava dunque ad un sentito “incoraggiamento” e una “collaborazione” distinta.
Siccome, e non era complicato comprenderlo, la lista civica poco o nulla sapeva del tema strombazzato sui giornali, ecco nuovamente l’invito a venirle in aiuto: “Appello per Lecco chiamerà a far parte dell’Osservatorio tutte le migliori risorse umane e professionali della Società che abbiano competenza ed esperienza su questo fronte non escludendo nessuno, le associazioni che si occupano del lavoro e dei lavoratori, i gruppi organizzati che con impegno encomiabile hanno fatto diventare le politiche contro le mafie un loro punto di forza”.

Contattata direttamente pochi giorni dopo dal portavoce della lista civica, Qui Lecco Libera – che sul tema tende a distinguere chi ne parla sui giornali da chi si impegna con serietà – chiedeva chiarimenti in merito al contenuto e alla forma di questo annunciato e mai svelato pastrocchio mediatico.
Era l’11 novembre 2010 quando il portavoce di Appello per Lecco rispondeva assicurando che si stava “lavorando alla redazione dello statuto dell’Osservatorio” e che pensava di poterci “mandare tra due /tre settimane tutto il materiale, incluso una prima bozza di statuto”. Novembre 2010.
Le settimane, come propaganda insegna, diventavano mesi.

Arrivava il 9 dicembre 2010 e la lista civica prendeva posizione sul libro “Metastasi”. Nell’ennesimo comunicato ritornava in punta di piedi l’annuncio della prossima nascita della creatura. “Occorre fare dei passi in avanti, con il contributo di tutti, nessuno escluso. Appello per Lecco è impegnata in incontri bilaterali finalizzati a costituire, nel mese di febbraio 2011” il presunto Osservatorio. Da maggio 2010 a febbraio 2011, non male per chi – come la lista civica – nulla sapeva o masticava dell’argomento.

Le difficoltà, la mancanza di competenza, la scarsa credibilità e l’assoluto vuoto di ragioni emergevano ancora una volta nella descrizione strampalata di “un Osservatorio che coinvolge tutta la società civile consente di far diventare più forte l’attività degli inquirenti , attraverso la partecipazione dei cittadini”. Come? Quando? Chi? Perché? Con quali mezzi? Da quando? Solo e soltanto fumo.
Febbraio trascorreva sereno, Qui Lecco Libera portava in città lo spettacolo di teatro civile “A Lecco la mafia (non) esiste” mentre la lista civica organizzava pic nic con politici di caratura internazionale come Mario Mauro o Massimo D’Alema, apostrofando QLL come una cricca di monotoni (“parlate solo di ‘Ndrangheta”, Corrado Valsecchi, portavoce della lista civica), contestatori montati, drogati di apparizioni televisive.

Concludiamo con l’ultimo bollettino in ordine di tempo, quello di aprile 2011. “Martedi 3 maggio 2011, alle ore 17.30 alla presenza di S.E. il Prefetto di Lecco Dott. Marco Valentini , presso la Camera di Commercio, si terrà un incontro, su inviti diramati dall’associazione, per valutare e approfondire, anche attraverso i suggerimenti del Prefetto, il tema della costituzione nella nostra provincia dell’Osservatorio permanente contro le infiltrazioni mafiose”. Esattamente un anno dopo ecco ripresentarsi l’esatta situazione: l’immobilismo totale, il buio spacciato per luce intensa. Peggio! Tra gli ospiti annunciati negli incontri futuri – che poi saranno l’unica attività del pasticcio mediatico – si legge che sarà ospite anche l’ex magistrato Giuseppe Ayala, lo smemorato dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, “amico fraterno” del magistrato saltato in aria nel luglio ’92 che ha definito il fratello Salvatore “malato di mente”, “Caino”, “persona con problemi”. Salvatore Borsellino, che è stato più volte ospite di Qui Lecco Libera nonché amico e compagno di lotte autentiche, s’era permesso di ricordare ad Ayala l’assurdità di talune affermazioni (per esempio sulle scorte da levare ai giudici di Palermo).

Insomma: tra Osservatori annunciati e mai realizzati, spot mediatici mal gestiti, fanfare propagandistiche, ospiti discutibili e bollettini copia&incolla, non può che emergere la sostanziale impreparazione e grave mala fede degli artefici di questa insopportabile farsa.

Qui Lecco Libera

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