‘Ndrangheta e colonizzazione: la quinta udienza di “Infinito”

Venerdì 15 luglio ha avuto luogo la quinta udienza del processo “Infinito-Tenacia” presso l’aula bunker di piazza Filangieri a Milano. I 39 imputati ricorsi al rito ordinario – tra cui l’imprenditore Ivano Perego – sono accusati di aver costituito un’organizzazione di stampo mafioso radicata sul territorio chiamata “Lombardia” riconducibile per logiche, regole e comportamenti alla cupola ‘ndranghetista denominata “Crimine”. Un anno e due giorni dopo gli arresti, la corte presieduta da Maria Luisa Balzarotti ha respinto tutte le eccezioni dei difensori degli imputati rispetto alle costituzioni di parte civile avanzate da diversi soggetti tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri, i Ministeri dell’Interno e della Difesa, i Comuni di Pavia, Seregno, Desio, Bollate, le Regioni Lombardia e Calabria nonché associazioni antiracket tra cui Sos Impresa e Fai. Il Tribunale ha inoltre rigettato tutte le istanze di incompetenza territoriale. Al centro dell’udienza le richieste di prova formulate dal Pubblico Ministero Alessandra Dolci che ben sintetizzano la portata della maxi-operazione “Infinito”: si tratta di liste testimoniali contenenti decine e decine di persone, trascrizioni di molteplici conversazioni intercettate, verbali di perquisizione, sequestro e arresto, 114 cd rom contenenti fotogrammi da video, un dvd di sentenze definitive, 51 videocassette, visure camerali. Scatoloni e fascicoli che costituiscono le armi dell’accusa sostenuta dalla Procura del capoluogo lombardo. Di fronte alla mole probatoria del Pm, i difensori sono riusciti ad ottenere il rinvio dell’udienza per poter visionare quanto elencato. Il processo riprenderà il 19 luglio, diciannovesimo anniversario della strage di via D’Amelio dove perse la vita – insieme alla scorta – il giudice Paolo Borsellino.

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