2 pensieri riguardo “Gioco d’azzardo e Stato biscazziere

  • 13 Ottobre 2011 in 16:06
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    È incredibile il cambiamento del nostro paesaggio socio-culturale avvenuto in questi ultimi anni. Lo smantellamento sistematico del comparto industriale e dello stato sociale hanno tolto liquidità al territorio. Paradossalmente, in un turbinio altrettanto incredibile, palazzi invenduti hanno preso il posto delle fabbriche, agenzie immobiliari, “compro oro”, sale da gioco e succedanei vari, hanno preso il posto di attività commerciali “normali” e laboratori artigiani. C’è, di conseguenza, molto meno lavoro e sempre più precario, c’è la necessità di pagare di tasca propria tanti servizi un tempo spettanti di diritto, in quanto cittadini che pagano le tasse (le più alte d’Europa) e, sempre paradossalmente, come impazzita la gente invece di risparmiare in vista d’un futuro quantomeno a tinte fosche, butta i propri soldi in ogni forma di gioco d’azzardo, con lo stato che aumenta l’offerta a ritmi frenetici, stordenti, lasciando dietro queste sue scellerate iniziative imperscrutabili coni d’ombra. La presenza sul territorio è pressoché capillare e sotto innumerevoli, mutevoli e sempre più inquietanti forme, ma anche online prolifera l’offerta di giochi d’azzardo legittimati, con tanto di promozioni televisive ad hoc. In alcuni stati degli USA il gioco d’azzardo è considerato illegale, in Italia no; anzi, lo abbiamo trasformato in una forma di gettito fiscale integrativo che inevitabilmente colpisce le fasce più deboli, meno acculturate, più soggette ad obnubilare la ragione per dar sfogo all’istinto scriteriato della fuga da una realtà intrisa di desolazione e disperazione. C’è meno denaro, c’è meno lavoro, ma si risparmia meno. Più la crisi si aggrava, più il business del gioco s’accresce, come molti hanno intuito, in un circolo vizioso inarrestabile e dalle conseguenze nefaste che ancora una volta ci rifiutiamo di prevedere con il semplice uso della ragione, tutti in preda ad un’autentica isteria di massa, ad un’epidemia con portatori sani e non; ma alla fine, in un modo o nell’altro, ci saremo tutti a pagare il disgraziato conto di questa follia collettiva.

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