‘Ndrangheta al Nord: i beni riconducibili a Pasquale Varca, capo della locale di Erba

Immobili, autorimesse, appartamenti, negozi, villette, terreni, conti correnti e titoli, quote societarie, autovetture e fabbricati. Questi i beni soggetti all’“ordine di confisca” emesso lo scorso 19 novembre dal Giudice per le Udienze Preliminari del rito abbreviato del maxi processo di mafia “Infinito”, dottor Roberto Arnaldi. 110 imputati su 119 sono stati infatti condannati in primo grado a pene che sommate sfiorano i mille anni. Un risultato “storico” che segna il confine tra leggenda e realtà rispetto alla colonizzazione mafiosa nel Nord del Paese. Il tutto a seguito dei trecento arresti effettuati dalle Procure di Reggio Calabria e Milano il 13 luglio 2010. Una parte degli arrestati, sotto processo a Milano, ha optato per un percorso più breve, il rito abbreviato, per poter beneficiare di uno sconto di pena. Gli altri 39, invece, hanno preferito giocarsi il tutto e per tutto nel rito ordinario che si sta celebrando dal maggio scorso a Milano, presso l’aula bunker di piazza Filangieri, zona San Vittore. Tra questi vi sono anche Ivano Perego – l’impresario che aprì, secondo l’accusa, le porte dell’azienda alla ‘ndrangheta – e Andrea Pavone, la mente finanziaria del gruppo criminale, sempre secondo la Procura.

Mentre questi ultimi attendono lo svolgersi – lento e macchinoso – del dibattimento, 31 dei 110 condannati nel “rito breve” si son visti confiscare parte dei propri averi (non definitivamente, visto che è il primo di tre gradi di giudizio). Tra loro anche il “responsabile” della locale di Erba, Pasquale Varca, condannato a 15 anni in primo grado nell’abbreviato. Affiliato alla ‘ndrangheta con la dote di “trequartino”, Varca – che secondo gli inquirenti avrebbe “gestito occultamente” diverse società di persone e di capitali attive nel settore trasporti – movimento terra insieme al cognato Aurelio Petrocca (condannato a 9 anni nell’abbreviato, nda) e Carmine Verterame (a dibattimento, nda)” – è l’imputato che vanta la lista più lunga di beni colpiti dall’ordine di confisca. Sei terreni agricoli ad Isola di Capo Rizzuto, suo paese natale, un’abitazione, sempre in Calabria, due terreni agricoli a Tortona, un’abitazione munita di box a Merone (Como) così come a Bosisio Parini. Immobili, sì, ma anche quote societarie. Il Tribunale ha infatti confiscato il 100% della Ve.Ca. Trasporti Srl (sede a Borgomanero, Novara, attiva nel movimento terra), della Global Service Management (sede a Monza), della X File Transport Srl e della Gav Logistica Srl (sede a Milano, attiva nel movimento terra). Inoltre, nonostante la fitta rete di prestanome, sono state confiscate anche le quote sociali della Erba Traspo Srl (sede a Bosisio Parini, attiva nel movimento terra) e della Erika Immobiliare (sede a Bosisio). Niente male per quello che il Giudice per le Indagini Preliminari dottor Ghinetti, nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Infinito” del luglio scorso, definì come “una delle figure di vertice nel contesto ‘ndranghetistico lombardo, in ragione dei suoi variegati interessi, sia di natura imprenditoriale, che di natura più prettamente illecita.

Varca è, soprattutto, una perfetta “testa di ponte” per gli interessi delle “famiglie” calabresi nel nord Italia”.

Duccio Facchini
Qui Lecco Libera 

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