Linee Lecco e l’imperativo (sbagliato) di vendere al privato

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Con la decisione della Giunta di Lecco di indire un bando pubblico per la cessione totale della S.p.A. Linee Lecco, anche il trasporto pubblico cade vittima del preconcetto ideologico che “privato è bello e pubblico brutto e sprecone”. L’evidenza per cui, secondo le parole del presidente della società Fausto Crimella, l’azienda “per essere rilanciata e per migliorare il servizio deve essere privatizzata” non ci è molto chiara. Quel che è evidente, al contrario, è che il soggetto chiamato a gestire il servizio, essendo privato, ha come scopo principale quello di garantire un utile per i suoi proprietari e, per farlo, non ha molti strumenti se non chiedere un alto corrispettivo sull’appalto del Comune, l’aumento delle tariffe per gli utenti o, in ultima istanza, la riduzione del servizio, anche perché in questi anni Linee Lecco ha messo già in atto una manovra per il “risanamento” dell’azienda, fondata soprattutto sulla riduzione del costo del personale. I molti esempi, sia su scala nazionale (è il caso di autostrade, energia elettrica, telefonia o altre aziende di stato) sia su scala locale (servizio idrico, rifiuti, trasporti), mostrano inoltre come la privatizzazione, da farsi sempre e comunque, sia fallimentare, innanzitutto rispetto alle principali esigenze per cui viene preferita: minor carico tariffario per l’utenza e miglior qualità dei servizi. Non si capisce allora perché si continui ad essere convinti della scelta del privato e non si provi, invece, strenuamente a sostenere il pubblico e la sua grande risorsa: il non avere come proprio fine il profitto.

Prima della corsa all’attualizzazione del privato, perché non studiare soluzioni alternative a garanzia del pubblico? Una proposta da vagliare potrebbe essere quella di un’Azienda Speciale Consortile a livello provinciale, che riuscisse anche a partecipare alle gare che la Regione Lombardia, tramite le nuove Agenzie di trasporto, si appresta ad indire per aree molto più vaste della Provincia di Lecco (ad esempio un’Agenzia che riguardi Lecco, Como, Sondrio e Varese).

Senza dubbio la normativa (nazionale e  regionale) non aiuta, ma non bisogna essere i “primi della classe” ad applicare norme assurde soprattutto in un campo, come quello dei servizi pubblici, in cui si sono cambiate più volte le regole e le leggi, anche grazie alla partecipazione attiva dei cittadini (vedi i referendum del 2011 che hanno voluto fermare la privatizzazione non solo dell’acqua ma anche di tutti i servizi pubblici locali). E ancora perché non adottare una diversa visione complessiva del trasporto, che incentivi una mobilità sostenibile capace di rendere meno onerosa la gestione di un’azienda pubblica per il Comune. Per parte nostra, nel luglio 2011, avevamo già provato con una delibera popolare a suggerire al Comune proposte e possibili soluzioni ma le bocciarono senza entare nel merito.

Certo, serve un lavoro condiviso che non può prescindere dalla presenza dell’Amministrazione e dalla volontà di tutelare innanzitutto l’accessibilità del cittadino al servizio del trasporto pubblico. A patto che ciò prevalga sull’ideologica convinzione che il privato, nonostante tutto, è bello.

Qui Lecco Libera

Un pensiero riguardo “Linee Lecco e l’imperativo (sbagliato) di vendere al privato

  • 17 Febbraio 2013 in 19:05
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    Avevo letto su qualche giornale online, non trovo il link ahimè, che ciò avviene dopo dieci mesi di bando a società pubbliche a cui non si è presentato nessuno..e che comunque il comune avrà voce in capitolo per orari linee..errata corrige su teleunica.com c’è il servizio!

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