Com’è andata in Comune

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Un incontro nato per “mettere tutte le carte sul tavolo”, citando il Sindaco di Lecco, Virginio Brivio. Il tema al centro di stamattina [mercoledì 5 giugno] è stato il nuovo piano cave provinciale. I protagonisti, alcuni membri dell’Amministrazione comunale (il Sindaco, l’assessore all’Ambiente, il presidente della commissione consiliare V Ambiente, due consiglieri comunali di maggioranza facenti parte di quel che è stato definito il “sottogruppo cave”, Casto e Antonio Pattarini), noi di Qui Lecco Libera e la dottoressa Roberta Colombo, dell’ufficio competente. Il luogo, la sala Giunta del Comune di Lecco. Il pretesto risponde all’invito formulato dall’assessore all’Ambiente, Vittorio Campione (che sostiene ancora che Lecconews abbia riferito a lui dichiarazioni mai fatte), a seguito di otto circostanziate domande (vedasi i commenti a questo pezzo) presentategli pubblicamente. “Troviamoci”, la proposta. “Sì, ma alla luce del sole”, la nostra risposta. Dinnanzi al rifiuto di una videocamera che registrasse l’incontro, pensavamo di aver trovato una giusta mediazione: la firma di un impegno scritto e formale a rispondere, seppur in ritardo e dopo l’incontro odierno, a tutte le nostre istanze. Perché gli interessati sono i cittadini e non pochi eletti.

Ora, questa condizione (l’impegno scritto) è stata rigettata dal Sindaco di Lecco, Virginio Brivio, e dai presenti. Abbiamo però deciso di rimanere, alla luce di un impegno personale del Sindaco a rispondere pubblicamente, di qui a pochi giorni. A patto, come detto, di “non firmare un bel niente”. Per valutare se la nostra permanenza abbia rappresentato un errore o una risorsa, è bene analizzare l’esito di questo incontro, che si è potuto tenere anche grazie alla nostra rinnovata fiducia alla “parola data”, come l’ha descritta Brivio.

Abbiamo le risposte, che pubblichiamo senza timore di smentita in attesa che gli interessati possano fornirle video-registrati, e abbiamo anche qualche particolare di cronaca e di prassi che dovrebbe far riflettere la cittadinanza lecchese.

Partiamo dalle risposte.
La pubblicazione delle determinazioni dirigenziali del Comune di Lecco attraverso cui ricostruire il cavato degli ultimi due anni non sono state ancora predisposte. Quella relativa al cavato 2011 (di cui si conosce il dato cumulativo ma non quello particolareggiato per cava) verrà pubblicata “entro il mese”. Quella 2012 non si sa. Dunque il Consiglio comunale ha formulato un parere (non vincolante, per carità) senza tener conto del trend dell’escavato degli anni più recenti, nonostante la normativa regionale ne sottolinei l’importanza.

Le nostre osservazioni non sono state poi discusse in commissione per scelta dei commissari, i quali, per bocca del presidente Alberto Invernizzi, “non hanno ritenuto di dover prendere le vostre difese”. Come se discutere dei dati di fatto volesse dire “prendere le difese”.

Il Sindaco Brivio ha di lì a poco riconosciuto che “non era necessario questo Piano cave” ma che era comunque ineludibile “per quel che riguarda i ripristini”. Dunque, nel solco del più assurdo comma 22, ci ritroviamo un’Amministrazione che sostanzialmente si adegua al piano (“potevamo fare anche altrimenti, avete ragione”, ha concesso Invernizzi) pur di ottenere qualche ripristino, che il Sindaco stesso riconosce essere un obbligo delle ditte escavatrici, dunque non motivo di merito per l’Amministrazione, che non chiede nulla al di fuori del minimo dovuto. Prima di andarsene in anticipo, il Sindaco ha inoltre aggiunto che sì, “la domanda è esorbitante rispetto alle condizioni del mercato”. Il punto è che noi, in virtù della stessa conclusione, abbiamo richiesto la revoca del Piano, il Comune di Lecco no.

In merito al piano vigente non ancora scaduto (datato 2001), e di cui manca ancora il 50% dei quantitativi previsti, abbiamo registrato una sostanziale impreparazione dei presenti. L’assessore Campione, supportato dalla dottoressa Colombo, ha chiesto conto del nostro calcolo -che è poi ripreso dalla documentazione ufficiale del Piano-, salvo poi, alla luce dell’appropriatezza del nostro ragionamento, lamentare non ben precisati errori presenti nella tabella. Dunque non si è compreso se questa situazione fosse sufficientemente chiara agli autori del parere comunale, convinti (pare) che il piano vigente fosse prossimo all’esaurimento (che non è vero).

Ma l’aspetto senza dubbio più interessante, che parte da una nostra domanda ma fornisce un particolare e una lettura inedita e interessante, riguarda i due incontri che si sono tenuti tra il Comune di Lecco -attraverso il “sottogruppo di lavoro” creato ad hoc- e le due ditte cavatrici (Unicalce e Fassa Bortolo). È venuto fuori che tra l’8 aprile scorso e ieri, come fascia di tempo utile dato che non sono stati forniti riferimenti più precisi, l’Amministrazione ha invitato e incontrato i cavatori -una volta in sala Giunta e una volta nell’ufficio di Brivio- per “conoscere la situazione” (ha riferito il consigliere Pattarini). Un passaggio obbligato, è parso di capire, cui però non ha fatto seguito alcuna formalizzazione. Non esiste un verbale, e questo rappresenta per noi un fatto gravissimo. Avremmo preferito, come nel nostro caso, che i cavatori, se interessati, depositassero per via istituzionale (all’ufficio protocollo) le proprie ragioni, in modo tale da renderle pubbliche e fruibili, così come le eventuali repliche o ragionamenti dell’Amministrazione. Inoltre, dato che esiste proprio per questo motivo, tale “audizione” si sarebbe potuta tenere nella commissione demandata a formulare il parere al piano cave. Già perché le ditte (“attività fiorenti che hanno fatto del bene al territorio”, secondo il consigliere Pattarini) sono state cortesemente ricevute prima di formulare le quattro pagine di osservazioni. Al contrario, noi siamo stati invitati soltanto oggi, a pochi giorni dall’avvenuta approvazione in Consiglio comunale dello striminzito parere dell’Amministrazione (“meglio tardi che mai”, ha beffardamente commentato il commissario Pattarini). Una disparità di trattamento ingiusta, ma non nei nostri riguardi, ma nei confronti dell’intera cittadinanza. Che nulla potrà conoscere di quell’incontro.

Secondo l’Amministrazione, dunque, il Nuovo Piano cave costituisce un male necessario, da qui le loro osservazioni che non esprimono contrarietà, ma dovrebbero imporre paletti (francamente non rintracciabili) al lavoro di escavazione. Dichiarare aperta contrarietà è, per il Comune, un’ipocrisia “visto che si sarebbe cavato lo stesso” (Pattarini), a nostro parere però il nascondersi dietro l’idea che “tanto non cambia niente” è scorretto. L’Amministrazione, se veramente mossa dalla volontà di tutelare la montagna, avrebbe potuto muoversi con maggiore anticipo ed esprimere una sua netta e motivata contrarietà al piano fin dalla sua nascita e seppur, ripetiamo, non vincolante la sua posizione avrebbe potuto essere decisiva, oltre che rappresentare un’assunzione di responsabilità, come altrove si è fatto (Cornizzolo, Mandello).

Dopo oltre un’ora di confronto, l’incontro è terminato. Ci auguriamo che l’impegno preso dal Sindaco, e cioè che qualcuno accetti un’intervista su questi temi, e che la sua parola valga più del Magnodeno. Monte sfortunato che poco interessa al Comune di Lecco.

Qui Lecco Libera

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