“Metastasi”, tutto ciò che non torna

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(Virginio Brivio, Il Giorno)

Il discutibile applauso liberatorio che ha accolto il sindaco di Lecco Virginio Brivio al termine della conferenza stampa di venerdì 3 aprile pare aver addormentato l’attenzione pubblica sull’inchiesta “Metastasi”. Al posto di indire un consiglio comunale aperto sul tema -garantendo così il pieno coinvolgimento di una città scossa e confusa- il primo cittadino ha di fatto sovrapposto la propria figura a quella della città (Lecco è perbene, il sindaco è perbene). Una difesa legittima, costellata di “non ricordo”, “ascolto tutti”, “ci sono cascato”, che però non può annullare le enormi questioni (anche penalmente irrilevanti) rimaste insolute, senza risposta, senza la dovuta chiarezza. Lacerazioni che il quadrato fatto intorno a Virginio Brivio -autodefinitosi “compartecipe un po’ ingenuo”– non può contenere, o silenziare.

Le questioni aperte sono le seguenti. Partiamo da quelle che riguardano direttamente il sindaco di Lecco.
Contrariamente a quanto affermato da Brivio, il presunto ruolo di mediatore da lui ricoperto nella vicenda relativa alla concessione dell’area di Paré alla società Lido di Paré Srl non è affatto consistito “solo” nel “dare una mano” all’amico/collega sindaco di Valmadrera, Marco Rusconi, o tanto meno aver ricevuto presso il proprio ufficio in Comune (a Lecco) il tassista-prestanome Antonello Redaelli (della Lido di Paré Srl).
Da quanto emerge dalla lettura approfondita dell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Metastasi” l’interlocutore privilegiato del sindaco di Lecco si chiamava Ernesto Palermo.
È con lui che Brivio intrattiene numerose conversazioni telefoniche e corrispondenze via sms aventi come unico oggetto la questione “Paré”.
Tra i primi messaggi vi è quello del 16 maggio 2011 attraverso il quale il sindaco di Lecco -che ha raccontato pubblicamente di essere stato coinvolto solo in veste di esperto e navigato consulente da parte di un collega sindaco- domanda al consigliere comunale di Lecco Ernesto Palermo: “Ma hai vinto appalto lido a Valmadrera ?”.
Ci si chiede se tale contatto rientrasse tra le azioni di sostegno a Marco Rusconi; inoltre, non è chiaro il motivo che spinge Virginio Brivio a rivolgersi ad un soggetto -Ernesto Palermo-, che non risulta in alcun modo rientrare nella compagine societaria vincitrice dell’appalto, dimostrando così una curiosità che nei fatti rivela chi fosse il reale portatore di interessi nella vicenda.

Ancor più grave è la risposta di Ernesto Palermo, il quale, in un sms inviato al sindaco di Lecco poco dopo, conferma l’esito della gara aggiungendo che “Marco è stato clemente”. Supponendo che Marco fosse l’ex sindaco di Valmadrera Marco Rusconi, ci si chiede se Brivio abbia chiesto conto al suo “assistito” Rusconi del ricorso a un inedito strumento nelle gare pubbliche, quello della “clemenza”.

Altrettanto inquietante, e ben distante dalla ricostruzione effettuata dal sindaco nella conferenza stampa da lui tenuta il 3 aprile scorso, è la realtà che emerge dalla lettura della sintesi di una conversazione telefonica tra Virginio Brivio e Marco Rusconi, risalente al 22 luglio 2011, dove il primo in sostanza direbbe al secondo “di stare sereno perché se lui è un prestanome (REDAELLI) e i titolari sono gli altri però comunque un po’ di armi spuntate le hanno anche perché alla fine lui (REDAELLI) non può esporsi più di tanto rischiando anche sulla sua attività”.
Virginio Brivio, dunque, parrebbe assolutamente al corrente del veicolo impiegato da quelli che lui definisce “gli altri” per mezzo di “prestanome”, evidentemente incaricati di celare l’autentico portatore di interessi. È altrettanto chiaro, per quel che si legge nell’ordinanza, che l’identità di questi “altri” non fosse sconosciuta al sindaco Brivio, almeno in termini generici.
Sempre nella conversazione del 22 luglio con Marco Rusconi, inoltre, il mero “compartecipe un po’ ingenuo” Brivio si assicura presso il sindaco di Valmadrera che “non ci sia qualche consigliere del comune di Valmadrera che non faccia cazzate, Corte dei conti eccetera”.

Quella citata pare essere una “dritta” (alquanto imbarazzante) che non è certo possibile risolvere con un “non ricordo di aver usato un’espressione del genere”, come ha goffamente cercato di fare -a nostra specifica domanda- il sindaco Brivio nella conferenza stampa del 3 aprile scorso.

E ancora. Il 28 settembre 2011 Palermo e Brivio parlano nuovamente al telefono del pratone di Parè. Il primo è risentito con il sindaco di Valmadrera per un articolo de La Provincia di Lecco (“Pratone, Rusconi chiama il Politecnico”) e si sfoga con il sindaco di Lecco. La sintesi della conversazione non lascia spazio a dubbi. Palermo (a proposito di Rusconi): “è stato cretino perché alcune cose non le deve dire e deve dire solo che ha avuto un qualcosa di negativo dalla Prefettura e le cose così se le tira dietro”. Alcune cose non le deve dire. Le stesse che Palermo nega al Giornale di Lecco pochi giorni dopo (3 ottobre 2011): “Palermo: ‘sono amico di un socio della Lido, ma non c’entro nulla’”. È falso. E il sindaco di Lecco lo sa ma non lo dice.

Chi dice qualcosa -senza presunzione- è Qui Lecco Libera. Il 16 novembre 2011 La Provincia di Lecco pubblica un pezzo intitolato “Parè, sul lido s’allunga l’ombra della droga” in cui riporta le nostre denunce. “A Valmadrera la voce circolava già nelle settimane precedenti: sul cantiere del nuovo lido di Parè s’aggirava Mario Trovato, fratello del boss della ‘ndrangheta Franco Trovato”, è il virgolettato del ‘nostro’ Duccio Facchini. Un virgolettato che passa di mano in mano, fino a raggiungere Ernesto Palermo. “L’articolo sulla provincia che fa paura, perché hanno citato Mario Coco con la droga, con il Lido di Parè e questo è un problema”, è la sintesi della conversazione intercettata tra Palermo e sua moglie, proprio il 16 novembre.

Già solo questi elementi -al netto dei numerosi altri esempi, uno su tutti l’ormai celebre sms del 18 luglio 2011 da Brivio a Palermo “Ciao parlato con prefetto per vicende lecco accennato Valmadrera pare . Se vuol ne parliamo ma non al telefono ma stasera in consiglio. Sento anche marco.”- danno conto di un ruolo sorto ben prima dell’inghippo legato alla informativa atipica della Prefettura di Lecco e in maniera ben più articolata che il sindaco di Lecco avrebbe ricoperto nella vicenda di Paré.

Ed è molto fragile -se non ridicola- la giustificazione addotta a sostegno della bontà della candidatura di Ernesto Palermo alle comunali del 2010 da parte del Pd lecchese (“era dell’Udeur”): il partito di Clemente Mastella era infatti già alleato dal 2009 non certo del centrosinistra, ma dell’allora Pdl. E c’è un altro inquietante particolare biografico inerente al consigliere comunale Ernesto Palermo: la sua passata nomina nei Cda delle società pubbliche locali in orbita Silea -PART.E.L.L. SPA e IL TRASPORTO SPA- che apre ulteriori interrogativi sulle sue reali competenze, la considerazione riconosciuta al personaggio e i suoi sponsor politici.

“Metastasi” non è un semplice pratone: è una prateria.

fine prima parte

Qui Lecco Libera

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