La fretta nemica di “Wall Street”

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Lunedì 19 maggio il Consiglio comunale di Lecco è chiamato ad approvare il “Protocollo d’intesa sulla destinazione e sull’utilizzo a fini sociali” dell’ex pizzeria confiscata al clan Trovato “Wall Street” e il relativo progetto “Wall Street Lecco. I sapori e i saperi della legalità” elaborato da Libera.

Come già detto, questa “concreta ipotesi progettuale” è stata presentata (in solitaria e senza che nessun altro potesse contribuire o concorrere con Libera) al Comune di Lecco e alle altre istituzioni del territorio -non alla collettività, però- nell’aprile di due anni fa. Ci sono voluti quindi due anni perché il suo contenuto giungesse all’attenzione del Consiglio comunale e prima ancora della Commissione competente. Un progetto dunque che è arrivato tardi ed è arrivato di corsa (la seduta della Commissione ha avuto luogo lunedì 12 maggio, a sette giorni dall’ormai certa approvazione), come peraltro avevamo auspicato non accadesse all’alba di quasi un anno fa.

Il progetto di Libera e il computo dei costi per la ristrutturazione di Wall Street discusso in Commissione solo lunedì 12 maggio 2014, a due anni dalla sua stesura

Questa fretta, addirittura collegata dall’Amministrazione ad Expo 2015, ha disinnescato ogni forma di partecipazione migliorativa alle succinte pagine del progetto di Libera, che oggi come allora mostrano genericità nei contenuti nonché un conflitto di interessi pubblici e particolari.

A tener intonsi progetti preconfezionati da due anni s’incorre anche in queste gaffe, ad esempio: “La Prefettura e l’Amministrazione comunale di Lecco hanno condotto una politica di riqualificazione del territorio e di bonifica dalla presenza criminale” (Metastasi suggerisce qualcosa?).

Il progetto presentato da Libera -e allegato a questa proposta di delibera– prevede una spesa complessiva per “recupero strutturale e funzionale” della ex pizzeria pari a 682mila euro. La Regione Lombardia si è impegnata a contribuire per 400mila euro, il Comune sta per farlo per altri 100mila ed il resto risulta in capo a privati o altri soggetti da reperire durante il percorso (ad es. Fondazione Cariplo). Queste risorse dovrebbero ricadere nel capitolo “ristrutturazione” -di cui si occuperà Aler- al fine di rendere agibile l’immobile così da consegnarlo poi agli eventuali gestori individuati -come si legge nel Protocollo e nella proposta di delibera entro maggio/giugno 2015- mediante procedura di evidenza pubblica.

La bozza di protocollo tra gli attori coinvolti nella destinazione di Wall Street

E qui sorgono i problemi. In realtà, infatti, quei 682mila euro -frutto di una perizia assegnata da e ad una serie di soggetti del tutto estranei a qualsiasi mandato del Consiglio comunale di Lecco e sulla cui congruità manca peraltro una certificazione degli uffici tecnici competenti del municipio- non si limitano a rispondere alla citata ristrutturazione, quanto comprendono anche spese ritagliate e collegate ad un aspetto di natura gestionale.

In particolare, nel caso delle spese per gli arredi (15 tavoli, un bancone bar per 56mila euro circa dei 682mila complessivi) gli autori della relazione tecnica allegata al progetto di Libera (da lei incaricati) scrivono che:

“Le sale di sosta hanno dimensioni tali da poter essere utilizzate fino a circa 100 persone, la cucina potrebbe essere dimensionata per lo stesso numero di clienti, per contro la mancanza di dispensa adeguata e confinante, sommata alle esigenze di Libera (preparazione di pizze da asporto) consiglia in questa prima fase di orientarsi verso dimensionamento per circa 50 clienti”.

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L’estratto dal progetto di Libera

È sorprendente notare come un progetto di ristrutturazione, apparentemente scollegato da ipotesi gestionali (Libera ha da sempre dichiarato la sua estraneità), contempli “esigenze” distinte da quelle dell’unico soggetto titolato ad immaginarsi un futuro per Wall Street: il Comune di Lecco.

Questa sovrapposizione tra operatore privato, ente pubblico, autore del progetto e potenziale gestore (o interessato alla gestione), emerge anche nel passaggio in cui si preannuncia l’intento di voler “utilizzare i prodotti delle cooperative che realizzano prodotti alimentari con il marchio di qualità nella legalità ‘Libera Terra’”.

Ci chiediamo quindi se l’estraneità dichiarata anche in Commissione da Libera alla gestione riguardi conseguentemente quelle associazioni o consorzi di cooperative che fanno parte del coordinamento provinciale.

Detto questo, la “corsia preferenziale” illustrata sopra si ritrova anche a proposito della possibilità di effettuare un sopralluogo presso Wall Street, l’unico modo concreto per poter poi elaborare un credibile progetto di restituzione alla collettività. A differenza di Libera, noi di Qui Lecco Libera siamo entrati nella ex pizzeria soltanto l’11 aprile 2014 -dopo anni di vane richieste protocollate- data la resistenza della Prefettura di Lecco (e non solo) che è stata vinta soltanto con una segnalazione formale al ministero dell’Interno.

Ma la fretta ora è la parola d’ordine. Dopo 18 anni di disinteresse (la confisca è del 1996), due anni di silenzio (il progetto di Libera è datato aprile 2012), un anno di attesa (il provvedimento dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati che toglieva Wall Street alla Prefettura restituendolo al Comune di Lecco è del maggio 2013), qualcuno ha necessità di chiudere il capitolo, forse anche per allungare la lista dei “successi” in materia di legalità. Ancora una volta, un bene confiscato diviene strumento elettorale e poco altro.

L’ennesima dimostrazione poi dell’impronta di Libera è data dalla pagina Facebook intitolata “Libera la Wall Street”, dove è persino riportato il numero di telefono di una sede milanese dell’associazione sotto il titolo “Pizzeria, via Belfiore 1, 23900 Lecco, Sempre aperto”.

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Uno scherzo? Nessuno discute la forza del marchio, ma se Libera (o sue parti) -come qualunque altro soggetto- ritiene di avere le giuste capacità per ristrutturare e gestire un bene confiscato accetti il confronto, concorra con altri, dimostri effettivamente che le sue idee progettuali sono migliori, e non solo i suoi contatti. Anche perché le risorse sul tavolo ad oggi sono pubbliche. Il rischio dell’agire in questo modo -senza gara, avendo da sola l’autorizzazione a effettuare sopralluoghi in tempi utili e così via- è quello di screditare una battaglia che invece è giusta.

Ci auguriamo quindi che il Consiglio comunale respinga questo modo di operare, aprendo davvero un percorso condiviso, trasparente e allargato alla Città sul futuro di Wall Street, basato su perizie attendibili e terze, idee chiare e piena riconoscibilità dei soggetti coinvolti.

Qui Lecco Libera

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