Nuovo piano cave, il voto del Consiglio regionale

Il nuovo piano cave provinciale di Lecco è stato approvato martedì 24 novembre dal Consiglio regionale. Risultato scontato, purtroppo, che, pur a fronte del salvataggio confermato del Cornizzolo -di cui siamo felici-, comporterà un’escavazione pesantissima a carico del monte Magnodeno di Lecco.

Risorse permettendo, abbiamo cercato in questi anni di opporci, nelle sedi competenti, a questo Piano, traducendo in osservazioni tecniche le nostre documentate contrarietà. Qualche dato rafforza oggi quella posizione: dalla cava Cornello (ditta Dolomite Colombo) verranno (potranno essere) estratti nel ventennio 200.000 mc, dalla Vaiolo Bassa (società Fassa S.p.A), 3.500.000 mc, dalla Vaiolo Alta (Unicalce Spa), 8.000.000 mc. 11,7 milioni di metri cubi a fronte di una richiesta dei cavatori di 13,2milioni. In termini di superficie si tratta di oltre 438mila metri quadrati. Una scelta sbagliata e dagli impatti rilevanti, specie se questo quadro fosse messo in relazione con il quantitativo residuo del piano precedente ancora vigente, 5.360.000 metri cubi (dato di maggio 2013).

Analogo discorso per la cava Mossini, a Galbiate, che vedrà cavare 550.000 mc di materiale sabbioso in un decennio e rispetto alla quale -stando a un documento della Regione- non sarebbe stato considerato nella fase di redazione del nuovo piano un vincolo PAI (assetto idrogeologico) di frana attiva.

A futura memoria riproponiamo le osservazioni che presentammo nella primavera 2013. Un quadro (ancora) attuale quanto amaro per una sconfitta -oggettiva- della nostra città.

Qui Lecco Libera

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