Motivazioni di Metastasi, Brivio sapeva che Rusconi aveva commesso “qualcosa di illecito”

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Inchiesta Metastasi, nelle motivazioni appena depositate il Tribunale di Lecco ha confermato i gravissimi fatti politici che da tempo denunciamo a carico del sindaco di Lecco: nell’estate 2011, infatti, il sindaco del capoluogo Virginio Brivio non solo non suggerì all’allora collega di Valmadrera Marco Rusconi alcuna revoca del contestato bando per la gestione del Lido di Parè, ma era addirittura a conoscenza del fatto che proprio Rusconi (condannato poi in primo grado a due anni per turbativa d’asta) avesse commesso “qualcosa di illecito”, come scrivono i magistrati. Ne era a conoscenza per il semplice fatto che fu lo stesso collega a confessarglielo per telefono. 

I magistrati (come ampiamente previsto, dato il rinvio degli atti per presunta falsa testimonianza a carico di Brivio) hanno riconosciuto la portata di fatti innegabili, già ampiamente raccontati dalle intercettazioni che abbiamo pubblicato a fine aprile. Tanto che nelle pagine delle motivazioni depositate in questi giorni dai magistrati (presidente Enrico Manzi), il passaggio è addirittura in formato sottolineato, alla pagina 164. 

“Nessun interesse aveva Rusconi a confessare prima al sindaco Virginio Brivio e poi a [omissiamo il nome della moglie di Rusconi] di aver fatto qualcosa di illecito che in realtà non aveva compiuto”.

Quel “qualcosa” era una strategica modifica societaria della Lido di Parè Srl suggerita da Rusconi per far uscire il presunto prestanome del “gruppo Trovato”, Salvatore Lilliu, che aveva scoperto tardivamente aver un casellario giudiziale inservibile, e sostituirlo strumentalmente con la compagna dello stesso, incensurata.

Virginio Brivio conosceva quel “qualcosa”, come era già stato cristallizzato da una conversazione in serata del 22 luglio 2011. Rusconi e Brivio stavano allora discutendo di Paré, dell’eventuale causa civile o penale intentata dai soci della srl, che a quella data ancora non avevano aperto l’attività pur avendo realizzato alcuni interventi. Brivio, da giorni, stava mediando (o “mitigando”) per un’eventuale accordo tra le parti per scongiurare le carte bollate (e i contenziosi derivanti).

Ad un certo punto della conversazione, Rusconi afferma: “Il problema è quella roba lì, che… che ti ho detto anche l’altra volta, cioè il fatto di avergli suggerito noi la modifica”. A quell’informazione capitale (che Rusconi stesso sostiene di aver già fornito a Brivio, probabilmente di persona), il sindaco di Lecco replica: “L’importante è che non ci sia nessun consigliere tuo che faccia cazzate, di maggioranza e di opposizione, corte dei conti e cose del genere”.

Dunque, anche i magistrati -dopo inquirenti, pm e qualunque persona di buon senso che abbia letto le carte e le parole degli interessati- hanno ricostruito i fatti. Non ci interessa il piano penale -si vedrà più avanti l’epilogo del filone della presunta falsa testimonianza di Brivio in aula- quanto il profilo politico, ormai innegabile. Un gesto di responsabilità del sindaco di Lecco, a oltre due anni dagli arresti, è necessario. A meno che persino i magistrati di Lecco siano diventati ai suoi occhi “chierici del giustizialismo”.

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