Politica


La contestazione a Marcello Dell’Utri

30 agosto 2010

Marcello Dell’Utri contestato duramente al “Parolario di Como”. Poveretto, han denunciato i vermi.

Non si fa!, ciascuno ha diritto di esprimersi. Che sia poi un cultore dell’omertà e un falsario poco importa. Ha detto bene il fine moderatore dell’incontro: “L’altro giorno ho presentato un libro con Capanna (Mario Capanna, ndr) e non è successo nulla, di cosa vi lamentate?”. Bel paragone, chissà come si sentirà l’interessato. Dinanzi alle critiche furiose, Marcello, che è uomo di mondo, ha fatto spallucce. Fosse stato per lui, uomo di un certo mondo, avrebbe continuato sereno ad insultare la Resistenza, elogiando mafiosi e furfanti.

Ci avvicina un questurino, particolarmente manesco, e ci fa: affari vostri, avete parlato con il voto. Un giurista di scuderia con il marsupio ed il prurito alle mani, che spettacolo! Che lo si paghi di tasca nostra è affar secondario. Da un lato, però, ha ragione: ce lo meritiamo.

Como pareva altrove, non l’Italia che ci sbatte in faccia tutti i giorni. Ragazzi come noi, senza bandiere dietro cui nascondersi, con la testa e la faccia, in prima linea ad affermare un principio sacrosanto: adesso basta! Loro occupano i media, facendo a brandelli concorrenza e pluralismo? E noi ci prendiamo il diritto di dirglielo in faccia quanto fetore emanano le loro coscienze.

Un giovane berlusconiano, avrà avuto vent’anni, se l’è presa: la fate troppo semplice, voi e i vostri libretti. Quale libretto?, un po’ di riguardo. “Dossier Mangano”, Kaos edizioni, è un presente per il Senatore. E’ autentico, potrebbe persino completarlo – data l’esperienza. Nulla di fatto, un cagnetto ci rifila pure un colpo alle spalle per farcelo cadere.

Oltre al metà-poliziotto-metà-guardaspalle, il personaggio più gradito è stato un signore distinto, avanti con l’età, con un foulard, a braccetto con figlia e nipoti. Al termine della gazzarra ci si avvicina, quasi intimidito. Aveva con sé degli appunti sul fascismo, probabilmente vissuti oltreché riassunti. Le leggi razziali, la guerra, Matteotti, la marcia su Roma. In primis ci ammonisce: avrei preferito un dibattito più tranquillo, mi ero preparato delle domande. Poi ci sorride: meglio così, avete fatto la cosa giusta.

Un applauso anche alle “forze dell’ordine” comasche. Non vorrei che il Questore si trovasse domattina gli scatoloni sulla scrivania. Altro che “trattamento Bocci”. Nicolò, Ago ed io abbiamo svolto lo striscione (e che striscione) recante “Marcello, baciamo le mani”. Ce l’hanno levato (con le brutte) ed è finita lì. Identificazione? Manco per sogno. Dritti in questura? Nemmeno.

Per chi s’è fatto qualche altra immersione nell’onorevole guano, questo trattamento è sembrato pure troppo soft. Ma come?, niente colpi proibiti?

C’è stato spazio anche per il rituale insulto alla Dell’Utri: sei solo un coglione. Per adesso ho accumulato un debito con il Senatore a due “coglione”. Al terzo potrei vincere un soggiorno a casa Verdini, magari si parlerà di legittimo impedimento.

Duccio Facchini

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Marcello, baciamo le mani

30 agosto 2010

A breve aggiornamenti.

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Colpi di classe

26 agosto 2010

Avete presente Walter Veltroni? Risparmiatevi le battute sull’Africa e sul ritiro dalla politica. Ecco, Veltroni – lo stesso che lunedì ha scritto al Corriere della Sera una lettera “struggente” – è colui che ha fortemente voluto in Parlamento l’ausilio disinteressato dell’allora sconosciuto Massimo Calearo.

Nel 2008, infatti, l’ex sindaco della Capitale scorrazzava per l’Italia dispensando lezioni di storia: “E’ finito il tempo dei padroni e degli sfruttati”. E giù applausi scroscianti. Unire i sopravvissuti delle stragi sul lavoro con chi invoca meno controlli è riformismo autentico, le altre son chiacchiere. La florida stagione del “ma anche…“.

Dopo due anni dal Democrack (cit. Il Manifesto), Massimo Calearo ha fatto i bagagli ed è scappato con Rutelli (sottolineo Rutelli) e si diverte ogni due per tre a far la parte del berlusconiano strong.

Questa mattina il Quotidiano Nazionale (Il Giorno, il Resto del Carlino e la Nazione) ospita proprio Calearo. Titolo virgolettato: Calearo contro i riti sindacali. “Fare impresa è da eroi”.

Di seguito qualche pillola di saggezza e di solidarietà da vero ex Democratico ora rutelliano e domani – si spera – finiano: “Marchionne è un vero manager, la politica resti fuori”. E poi ancora: “I tempi sono cambiati, e la Cisl di Bonanni è il sindacato che più se ne sta rendendo conto”. Inoltre “serve una revisione normativa e di sistema perché i problemi vanno risolti subito, è finito il tempo delle liturgie (sindacali, nda)”. “Se si vuole mantenere parte della produzione di auto in Italia bisogna fare come dice lui (Marchionne, nda), è il mercato che lo chiede”.

Grazie Walter!

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Difensore (civico) d’ufficio – Pesenti si astenga!

29 luglio 2010

La figura del Difensore Civico comunale è stata di recente soppressa. E’ rimasta quello a livello provinciale, selezionata dalla maggioranza e votata dal Consiglio. L’altro giorno, come ben ha riassunto Merate On Line, si è scatenata una rissa politica tra opposizione e centro-destra sulla candidatura individuata dal Presidente Daniele Nava.

Tra i nominativi proposti è saltato fuori quello dell’avvocato Dario Pesenti, con un passato e un presente tra le fila dell’ex Forza Italia nonché ex assessore all’urbanistica del Comune di Lecco. Il Centro-sinistra, scordandosi per un attimo la lottizzazione fisiologica che l’ha visto più volte protagonista, si è giustamente (non coerentemente) pronunciato contro il piazzamento partitocratico dei vari trombati stagionali. Motivazione corretta, se non fosse per la credibilità sbiadita delle fonti. Non è tutto. Dario Pesenti, per la professione che svolge, risulta essere il legale di fiducia dell’impresario in odore di mafia Ivano Perego. Lo stesso Ivano Perego che, nel giugno ’09, godeva al telefono per la vittoria elettorale del “presidente Nava” riferendo addirittura di un incontro con l’Inutile. Lo stesso Ivano Perego che il Presidente della Provincia sostiene, e noi gli crediamo, di non aver mai conosciuto.

Fin qui nulla di sinistro, nessuna dietrologia. Resta però sul tavolo la solita questione di opportunità, dettata dai tempi e dai modi con cui è maturata la candidatura di Pesenti.

Non è in discussione la professionalità dell’avvocato o il diritto alla Difesa dell’imprenditore Perego, sia ben chiaro. Restando perciò convinti che questa scelta non costituisca la direzione più accorta che dovrebbe piuttosto contraddistinguere l’Ente Provincia di Lecco, invitiamo l’avvocato Pesenti ad astenersi da tale ruolo per le suddette, evidenti, ragioni di opportunità.

Qui Lecco Libera

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‘Ndrangheta a Lecco: Ivano Perego, quell’amico in Polizia e la gioia per “il Presidente”

15 luglio 2010

Tutte le persone coinvolte e/o citate a vario titolo sono da ritenere innocenti fino a sentenza definitiva.
D.F.

Guardie e ladri. Guardie ladre. Guardie che parlano al telefono con i ladri. Ladri che promettono promozioni alle guardie. Cellulari che squillano mentre s’apparecchiano torbidi accordi tra chi, teoricamente, dovrebbe combattersi. Ne sa qualcosa Ivano Perego, tassello fondamentale della maxi-inchiesta di ‘Ndrangheta in Lombardia e non solo di questi giorni. Gli inquirenti lo descrivono come “partecipe” dell’associazione mafiosa poiché come “amministratore delle società del Gruppo Perego acconsentiva e favoriva l’ingresso in società di STRANGIO Salvatore; richiedeva l’intervento di quest’ ultimo per indurre imprenditori concorrenti a ritirare le offerte ; intratteneva rapporti privilegiati sia con esponenti politici che con pubblici dipendenti, al fine di ottenere , anche a mezzo di regalìe ed elargizioni di somme di denaro, l’aggiudicazione di commesse pubbliche, sia in generale affinchè la PEREGO fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione; dava direttive ai dipendenti ed organizzava lo smaltimento illecito di rifi uti, anche tossici, derivanti da bonifi che e demolizioni di edifi ci in discariche abusive”. Parole che pesano come pietre, alla luce della solidità del procedimento fondato interamente sull’utilizzo delle intercettazioni (telefoniche e ambientali).

Il contatto con i colletti bianchi e parti delle istituzioni sta al malaffare come l’ossigeno per gli esseri viventi. E’ indispensabile. E’ necessario. Occorrono diversi lasciapassare per trascorrere in tranquillità un’esistenza come quella di Ivano Perego. Uno dei tanti e generosi alleati – stando alle carte del procedimento – si chiama Alberto Valsecchi, Ispettore della Polizia di Stato di Lecco.

Andiamo con ordine. E’ il 5 maggio 2009 quando lo sgherro del boss Salvatore Strangio, tal Tommaso Ghezzi, telefona piuttosto risentito all’amico “Ivano”. L’oggetto della discussione è il solito problema delle multe inflitte ai camion dell’impresa del gruppo Perego. Il Presidente insospettabile conosce bene i suoi contatti. “Ivano” è un tipo esperto, per questo catechizza il Ghezzi: la competenza è lecchese, bisogna sentire Alberto Valsecchi.

Il 12 giugno 2009, pochi giorni dopo la schiacciante goleada del Popolo della Libertà alle elezioni provinciali ed europee, viene intercettata sull’utenza di Ivano Perego una strana telefonata tra l’imprenditore “partecipe” e prestanome e l’Ispettore Valsecchi. Sono le otto e venti e il secondo si congratula con il primo per il risultato storico.

omissis

VALSECCHI: adesso che hai vinto le elezioni basta eh
PEREGO: hai visto abbiamo vinto cazzo in tutto figa, VITO ha vinto, eh NAVA ha vinto a Lecco io ieri ero già da NAVA dal Presidente a fare una chiacchierata, abbiamo vinto tutti noi
[...]
VALSECCHI: si si si vuole la sicurezza poi capito, è importante e d’altronde
PEREGO: farò una festa anch’io in azienda tra venti giorni quando c’è tutto a posto
[...]
PEREGO: invitiamo Vito BONSIGNORE, NAVA e tutti quelli che hanno vinto
VALSECCHI: invece l’altra sera ero fuori a bere due birre con CLAUDIO e mi ha detto,
[...]

omissis

Non è reato festeggiare, per carità. E’ curioso, però, che a farlo siano l’imprenditore Perego e il poliziotto Valsecchi. Nemmeno ricevere un imprenditore per “fare una chiacchierata” dopo la vittoria elettorale. Del resto fa sorridere sentir parlottare di “sicurezza” e “giovani” quei due. Chissà che si saranno detti, qualora l’incontro fosse avvenuto, il Presidente Daniele Nava e l’amico di Salvatore Strangio – Ivano Perego. Il rapporto tra Perego e Bonsignore, europarlamentare Pdl fuoriuscito dall’Udc nonché vecchia conoscenza della Banda Unipol, è un’altra pagina da scoprire di questa zona grigia tendente al “gelatinoso”. L’ultima domenica di maggio ’09 (il 24), viene organizzata infatti una festa elettorale, dicono i magistrati, motivata “dalla presenza di alcuni politici in campagna elettorale”. Ci sono Emilio Santomauro, Antonio Oliverio e – in seguito – pure Vito Bonsignore. Perego ha tutte le caratteristiche per ingraziarsi chiunque. Poco dopo il party tra politici e impresari, Santomauro scrive un dolce sms all’amico Ivano per congratularsi dell’effetto stranamore sortito sull’europarlamentare siciliano: “Mi appena detto che Sei entrato nel suo cuore! Complimenti! Ti voglio bene! Tuo Emilio”. Il “contatto Bonsignore”, si felicita Perego, tornerà utile in materia di appalti e collaborazione con l’Impregilo.

Torniamo a Valsecchi. Chi è quel “Claudio” di cui parla l’Ispettore Valsecchi? E’ Claudio Perego, fratello di Ivano e tramite con il fedele Valsecchi. Il contenuto della lunga conversazione, di seguito riassunta, ricostruisce perfettamente il rapporto do ut des che intercorre tra il ladro e la presunta guardia. Valsecchi, scrivono i magistrati, vorrebbe “avere un incarico dirigenziale nell’ambito di una costituenda forza di polizia della Provincia di Monza”. Perego si attiva e nomina un tale “Antonio”, certamente Antonio Oliverio, “noto ad entrambi gli interlocutori – come possibile referente politico della operazione”. E’ del tutto evidente, ancora, “che questo tipo di “favori” prevedono una contropartita”.

omissis

VALSECCHI: senti un pò sei te che ti chiamavo, conosci un pò l’ambiente, io siccome ho seguito un pò le vicende della Polizia Locale quella Provinciale di Lecco no, sai che su … come è stata costituita così no, ero interessato a capire un pò come funzionava, come funzionerà, visto che adesso hanno istituito la Provincia Monza, la Polizia Provinciale di Monza, voglio dire sarà una bella struttura, non
[...]
PEREGO: mi ha accennato CLAUDIO qualcosa, io gli ho detto CLAUDIO guarda lo dico al mio amico qua non c’è problema, vediamo come gestire la roba, io ..
VALSECCHI: esatto, io poi magari ti faro avere ti preparo un curriculum mio così almeno chi non miconosce così c’è la mia storia, io sinceramente dove sto, sto molto bene, gestisco del personale
PEREGO: cioè vorresti passare di grado, …inc.. giù come tutti che cavolo
[...]
PEREGO: facciamo una chiacchierata
VALSECCHI: si si si va bene
PEREGO: o veniamo su noi a Lecco in Questura, o vieni tu giù da me dai
[...]
VALSECCHI: a me interessava appunto il discorso ad andare a dirigere una cosa del genere, chiaramente …inc…
PEREGO: poi hanno vinto Monza, ha vinto la destra, il Popolo della Libertà tutto lì è non c’è problema
[...]

omissis

[...]
PEREGO: oggi ti chiamo, oggi lo sento l’ANTONIO e ti chiamo
VALSECCHI: va bene, anche quello che posso, poi così se magari lui l’elemento politico
PEREGO: se dovono farlo devono farlo adesso tanto che devono decidere
VALSECCHI: devono costituirla, io capito io so anche , io conosco, io conosco anche su tutto l’ambito di dico di Monza di Lecco, di Milano i personaggi validi che tu dici [...]

La contropartita è sfaccettata. Una volta Valsecchi si fa delegare dai colleghi di Milano per sostenere lui l’interrogatorio con quelli del Gruppo Perego per una storia di sequestro di escavatori. Ancora è sempre l’Ispettore il contatto giusto per cercare di cacciare Salvatore Strangio dalla Perego a seguito di controlli ritenuti da Ivano Perego e soci come pericolose avvisaglie. Infine, nell’aprile ’09, Valsecchi s’inventa segugio al contrario. Ivano Perego è con altri tre sodali in Sardegna per visionare dei terreni. L’Anticrimine di Cagliari li sta pedinando. Ad un certo punto i controllati si accorgono e pensano bene di chiamare il controllore, Alberto Valsecchi. Annotano i magistrati: “Alle ore 15.28199, PEREGO chiama il fratello Claudio, chiedendogli di prendere nota di un numero di targa per farla controllare, ma il fratello non ha da scrivere”; “Alle ore 15.29200, tra PEREGO e PAVONE, nel corso della quale PEREGO chiede all’interlocutore se abbia rilevato il numero di targa della macchina che sta seguendo lui, poiché sta chiamando la Questura di Lecco con l’intenzione di risalire agli intestatari delle vetture per parlarne poi con STRANGIO”; “Alle ore 15.34202, PEREGO conversa con la moglie CORTI Maria Chiara, alla quale spiega l’accaduto dicendo aver preso i numeri di targhe ed aver chiamato Pasquale “quello su là… l’amico di Claudio…” e la donna comprende”.

E’ probabile che non vi sia nulla di penalmente rilevante in questa triste storia di incroci pericolosi. Lo sanno bene i magistrati che infatti scrivono: “le verifiche sulla possibilità di addebitare al Valsecchi specifiche condotte di rilievo penale sono ancora in corso”. Certo è, continuano i magistrati, che “il rapporto con l’ispettore si inserisce un quella zona “grigia” di scambi e favori con soggetti istituzionali che, se pure con contributi apparentemente minimi rispetto a ciascuna specifica vicenda, alimenta la complessiva capacità della organizzazione di percorrere strade in grado di procurare illeciti vantaggi su ogni piano”.

Duccio Facchini

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Gradimento

3 giugno 2010

Oggi Repubblica riporta un interessante articolo di Ilvo Diamanti sul presunto “tracollo” del Cavaliere. E’ dato per spacciato, abbandonato dagli alleati e mollato dai poteri forti. Probabilmente è un dato reale, intendo quello relativo al costante indebolimento politico del Premier. Non vedo, purtroppo, l’alternativa credibile all’orizzonte. Lo stato di salute del Paese si può tranquillamente desumere dalle prime due e dall’ultima posizione elencate nella tabella poco sopra. Il “traditore” Fini, il “preparato” Tremonti e il “simpatico” Bersani. Il primo perde punti più degli altri a causa dell’ipotizzata “svolta liberale”, come alcuni opinionisti locali e nazionali – che difettano in memoria – sottolineano soddisfatti. Il secondo passa per tecnico lungimirante, alla faccia – ad esempio – del suo abitudinario ricorso ai più vergognosi condoni (fiscali e edilizi). L’ultimo, in tutti i sensi, continua ad affondare perché incapace – di sua sponte – di offrire un’Altra Via ad un Paese disastrato. Eppure, a mio parere sbagliando, si continua a concentrarsi sull’eterno decadimento del Presidente del Consiglio. A volte il bavaglio ce lo si mette da soli.

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Alcuni spunti sulle notizie che non avremmo conosciuto

31 maggio 2010

Alcuni spunti sulle notizie che non avremmo conosciuto

Intercettazioni: di Scajola, Moggi e Fazio non se sapremmo nulla

E’ scontro sul ddl intercettazioni. Il Pdl ha deciso di fare un passo indietro sull’entità del carcere e sulle multe ai giornalisti che pubblicano atti giudiziari o intercettazioni. Gasparri ha assicurato che “il provvedimento sulle non metterà alcun bavaglio alla stampa”. Ma se il ddl oggi fosse in vigore molte delle inchieste sarebbero rimaste nascostee avrebbero visto la luce molto tempo dopo. Da Scajola a Marrazo passando per il sistema Moggi, Fazio e i “furbetti del quartierino” e il crack Parlmalat.

La casa del ministro Scajola con vista Colosseo. Se la legge fosse già in vigore, non saremmo a conoscenza dell’acquisto dell’appartamento di proprietà di Claudio Scajola e acquistato in parte con i soldi di Diego Anemone, protagonista dell’inchiesta condotta dalla procura di Perugia sugli appalti per il G8. Nessuno avrebbe saputo niente nemmeno delle telefonate intercettate in cui alcuni imprenditori ridono per il terremoto dell’Aquila.

Calciopoli e il sistema Moggi. Lo avremmo saputo tre anni dopo. Tanto sono durate le indagini dei pm napoletani. I primi accertamenti risalgono al maggio 2006, il rinvio a giudizio è del 3 ottobre 2008. E tanto sarebbe durato anche il “silenzio stampa” se le norme fossero state esecutive già allora. Solo dopo il pronunciamento del gip, infatti, gli atti sarebbero stati pubblicabili.

Fazio e i “furbetti del quartierino”. Lo avremmo saputo solo l’anno scorso. L’ex governatore della Banca d’Italia coinvolto, fra l’altro, in una complessa indagine sulla scalata di Bnl da parte della compagnia di assicurazioni bolognese Unipol, è stato rinviato a giudizio il 18 novembre 2009 dal giudice per l’udienza preliminare di Milano. Assieme a lui sono stati mandati a processo altri imprenditori fra cui Stefano Ricucci e il presidente di Unipol Giovanni Consorte. Ricucci, immobiliarista romano intercettato a lungo per ordine della magistratura, in una telefonata definì “furbetti del quartierino” le banche estere interessate alla scalata di alcuni istituti di credito italiani. Le indagini erano cominciate nel 2005, lo stesso anno in cui Fazio, travolto dalle polemiche e dalle intercettazioni che lo compromettevano, lasciò la Banca d’Italia. Con la nuova legge gli atti dell’inchiesta sarebbero rimasti top secret per quattro anni.

Marrazzo e i trans. Non si sarebbe saputo nulla dell’inchiesta che ha travolto l’ex governatore del Lazio beccato nella casa di un trans in cui tre carabinieri hanno fatto irruzione per filmarlo con un cellulare e ricattarlo. Alla vicenda sono collegati due omicidi ancora avvolti nel mistero: quello di Brenda, altro trans amico di Marrazzo, e del pusher Gianguerino Cafasso.

Sandra Lonardo e il suo “voglio quell’uomo morto”. La frase, ormai famosa, fu pronunciata da Sandra Lonardo moglie dell’ex ministro Mastella durante una telefonata in un’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere. Il clamore suscitato dall’indagine indusse il guardasigilli alle dimissioni, atto che provocò la caduta del governo Prodi. L’inchiesta, cominciata a gennaio 2008, si è conclusa con il rinvio a giudizio di lady Mastella il 26 ottobre 2009. Con la legge sulle intercettazioni lo avremmo saputo sei mesi fa.

Il crack Parmalat. Le indagini sul patron Calisto Tanzi durarono un anno e mezzo: dall’inizio del 2004 al 25 giugno 2005, data in cui l’imprenditore fu rinviato a giudizio. Dall’inchiesta emerse a poco a poco che nei bilanci della Parmalat c’era un buco da 900 milioni di euro. Lo scandalo gettò nella disperazione molti piccoli risparmiatori che avevano acquistato azioni dell’azienda. Si sarebbe saputo un anno dopo.

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Contro la “Legge Truffa”

28 maggio 2010

A domani!

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Pio La Torre

30 aprile 2010

30 aprile 1982 – 30 aprile 2010

28 anni dall’omicidio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

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Critical Mass Partigiano

27 aprile 2010

Ci siamo lasciati il 14 marzo scorso con la promessa di incontrarci una volta al mese per rivendicare il diritto di avere una città più vivibile e, perché no, per rafforzare quel sentimento di partecipazione, di condivisione di qualcosa di speciale che accomuna tutti i biciclettari del Critical Mass. Eccoci quindi di nuovo in sella in questo grigio 24 aprile. La data non è casuale; questo nono Critical Mass vuole portare con sé contenuti diversi dal solito: si parla di lotta partigiana, di Resistenza – quella con la R maiuscola – di Liberazione e di Libertà (quella vera, non di plastica). Per questa vigilia di 25 Aprile abbiamo proprio pensato a un Critical Mass Partigiano per ricordare e commemorare alcuni luoghi della Resistenza lecchese. Allora via, si parte.

Il ritrovo è come sempre in piazza Garibaldi, da qui, dopo la lettura delle parole di Angela Guzzi Locatelli (ex presidente dell’Anpi provinciale di Lecco e lei stessa partigiana) e il ricordo di alcuni partigiani lecchesi caduti in battaglia ci spostiamo alla Caserma Sirtori di via L. da Vinci dove Beppe Voltolini ci parla della Caserma Sirtori dopo l’8 settembre 1943. Proseguiamo poi per Corso Martiri e via Como, qui Piera Riva (A.N.P.I.) ci racconta dell’ultima battaglia e di Casa Panzeri che ancora ne porta la lapide. Ci rimettiamo in sella per raggiungere il parco 7 marzo 1944 (via Castagnera) dove ci attende Pino Galbani (deportato a Mauthausen e lavoratore nella fabbrica Bonaiti) che, con parole cariche di commozione, ci parla della rivolta per “pane e libertà”, degli scioperi lecchesi e della deportazione. Con le parole di Galbani ben impresse nella mente riprendiamo la strada che ci porta al Monumento ai Caduti partigiani di Largo Montenero per intonare alcuni dei più famosi canti della Resistenza e ricordare il Certificato al Patriota (il diploma rilasciato ai partigiani dagli alleati). In pochi colpi di pedale siamo poi nel cortile del Palazzo Comunale (alla città di Lecco è stata riconosciuta la medaglia d’argento per la lotta partigiana) dove veniamo accolti dal neo Sindaco Virginio Brivio. Prima di rimetterci in sella ci prendiamo un attimo per scambiarci pareri con la buona musica di Lello in sottofondo. La tappa successiva è in via Mascari con Vanna Biffi (A.N.P.I.) che ci parla della stampa del giornale “Il Ribelle” e della sede del CLN. Il nostro Critical Mass partigiano è quasi giunto al termine, ci dirigiamo quindi in Piazza XX settembre dove troviamo di nuovo Lello Colombo ad offrirci la sua musica con l’accompagnamento di Matteo (tromba) e Andrea (fisarmonica). I relatori di quest’ultima parte sono l’ex sindaco Giuseppe Resinelli che ci parla della figura di Francesca “Vera” Ciceri, Gianfranco Scotti che interpreta con grande passione alcuni testi sulla e della Resistenza e Alberto Anghileri Segretario della CGIL che ricorda la figura di Gaetano Invernizzi.

Soddisfatti dell’esperienza e contenti di aver condiviso con tante altre persone il grandissimo valore della resistenza ci salutiamo sulle note di Bella Ciao.

Anche questa volta ringraziamo di cuore tutti i presenti e arrivederci al prossimo Critical Mass.

Silvia Pirovano

PS: Tracce del nostro passaggio sono rimaste nei luoghi che abbiamo visitato, passando dalla Caserma Sirtori (dove l’hanno levata dopo poche ore) e da Casa Panzeri troverete due lapidi commemorative firmate da un gruppo di cittadini riconoscenti, liberi e antifascisti. Una simbolica calla bianca giace invece vicino alle lapidi in via Como, via Castagnera, largo Monte Nero, Cortile Comunale e via Mascari.

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