Ambiente e urbanistica


Rivabella: un bavaglio formato guard-rail

30 agosto 2010

Tutti a dire che esiste la “censura”: non è vero! O meglio, non è del tutto vero. Per rendersene conto basta esercitarsi nel fine settimana; compito a casa: trovare (e non è difficile) casi eclatanti di auto-censura, auto-bavaglio, penna spuntata detti anche genuflessione spontanea.

Per chi fosse a secco, è consigliato lo straordinario pezzo della Gazzetta di Lecco di sabato dal titolo “Al Bione arriva il guard-rail”. Sommario: “La barriera proteggerà la pista ciclo-pedonale. Cantiere chiuso in 15 giorni”. Mancava “che culo” ed eravamo a posto.

Piccolo flashback per lecchesi distratti e lettori forestieri: una volta esisteva una strada, conciata male per carità, in certi punti anche pericolosa, parallela all’arteria principale che unisce Lecco a Chiuso, quindi a Vercurago e Calolziocorte. In vista dell’illuminato progetto della “Lecco-Bergamo”, voluto dal centro-sinistra lecchese, s’è deciso di “valorizzare” quel tratto stradale, che nel frattempo aveva accolto un polmone verde fatto di pista ciclo-pedonale e prato curato. Nel vocabolario dei politicanti contemporanei “valorizzare” significa stravolgere. Quel tratto stradale infatti, grazie a fini pianificazioni della classe dirigente nostrana, vedeva spesso il formarsi di una fastidiosa coda presso il passaggio a livello, zona Chiuso. Come risolvere il problema? Soluzione “disfattista”: perché non creare una corsia di decelerazione (venendo da Vercurago), così da contrastare il costituirsi dell’ingorgo? Risposta “riformista”: questa è utopia, bisogna avere il coraggio di intervenire. E’ quindi ora di costruire un sovrappasso, alla modica cifra di circa dieci milioni di euro, per scavalcare il passaggio a livello e raggiungere l’ipotetico ingresso di una gigantesca galleria (altra soluzione “riformista” e quindi bi-partisan).

Vuoi che si costruisca un sovrappasso senza “valorizzare” il tratto che lo unisce all’uscita del tunnel del Barro in zona Bione? Certamente no! Ecco allora l’allargamento a dieci metro e mezzo del tratto stradale, con conseguente rapina di quel poco di verde a Rivabella. Con il verde se n’è andata pure la logica di quel polmone. Che senso ha del resto una zona ciclo-pedonale affiancata ad una strada a veloce percorrenza, con una mole di traffico totalmente stravolta?

Non si afferra perciò il sollievo della Gazzetta e la soddisfazione dell’assessore provinciale Simonetti. Basterà una muraglia (d’acciaio o di legno, non si sa) ad arginare le conseguenze evidenti del traffico (inquinamento, rumore, incidenti)? Dipende: siete riformisti o disfattisti?

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Acqua formigonizzata

5 agosto 2010

L’Acqua è un Diritto non alienabile. Appartiene a ciascuno. Il partito trasversale degli affari e delle banche vuol portarselo via. A Milano, tra troppe bandiere, cittadini non ancora in ferie han manifestato.
Ed è saltato fuori pure l’alfiere Boni, federalista a rate, ipocrita di sempre. Ecco il resoconto di questo pomeriggio “caldo”.

Qui Lecco Libera

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Piano di Governo del Territorio: le linee di indirizzo

23 luglio 2010

Il Piano di Governo del Territorio (Pgt) rappresenta il presente e il futuro di una città. Sostituisce il vecchio Piano Regolatore (Prg), ampliandone la portata e le competenze. L’impronta urbanistica resta centrale, con l’aggiunta di un’attenzione più specifica per ciascun settore inerente alla vivibilità cittadina. Semplificazioni a parte, il Pgt è uno strumento che – se ben costruito – permette di progettare e conoscere con discreta precisione l’identità della città da qui ai prossimi cinque anni.

L’Amministrazione Brivio ha dato appuntamento ieri pomeriggio alle 17 ai movimenti e alle associazioni attivi in ambito ambientale e aggregativo per un “work-shop socio-ambientale”. Questo è l’ultimo di una serie di appuntamenti rionali volti a stimolare la partecipazione attiva della cittadinanza. Paragonata alla stagione forza-leghista, questa mossa è apparsa come una piccola rivoluzione (almeno dal punto di vista formale).

Nella Sala Consiliare di Palazzo Bovara è stato presentato il documento dal titolo: “Linee di indirizzo per l’elaborazione del Pgt”. Letteralmente è definito come il “sistema strategico”, ovvero le fondamenta della prossima stesura del Pgt vero e proprio. Una tappa perciò decisiva che avrebbe sicuramente meritato maggiore attenzione rispetto alle dieci persone accorse su invito ieri pomeriggio.

Il documento è facilmente consultabile data la sua immediatezza e semplicità (eccessiva). Al suo interno abbiamo ravvisato delle questioni poco chiare che abbiamo esplicitato al Sindaco e ai tecnici, raccogliendo in parte delle risposte. Per una comprensione migliore è bene tenere presente la mappa della città, suddivisa nel documento a seconda delle aree di intervento e/o mantenimento. Entro poco presenteremo le nostre osservazioni/”criticità” per via scritta, pubblicandole sul sito per tempo.

Per il momento, buona lettura.

Qui Lecco Libera

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Dopo il Critical Mass

12 luglio 2010

Nonostante il caldo appiccicoso, un manipolo compatto di cittadini incaponiti ha pedalato ieri per le strade di una deserta città. Chiedere meno automobili quando si percorrono vie sgombre è quasi un paradosso. Qualche segno di vita l’ha battuto il Lungolago, attraversato dal rituale serpentone domenicale concentrato sulle bancarelle. Al nostro passaggio, il serpentone si è quasi parallizzato. Noi ci siamo fatti sentire e certamente non siamo passati inosservati, per carità, però è sempre una sorpresa notare lo stupore dipinto sui volti della routine. Biciclette che chiedono mobilità sostenibile? Un evento sovrannaturale.

A proposito di bilanci. Quel che è certo è che aver organizzato un Critical Mass nelle torride domeniche di luglio, nel primo pomeriggio, s’è rivelata una scelta azzardata. C’è chi sostiene che la non entusiasmante partecipazione sia da addebitare al caldo e alla sostanziale indifferenza di questa “città morta”. In parte è vero, ma sono dell’idea che non ci si possa sempre parare dietro a comodi alibi. E’ necessario cercare e possibilmente trovare al più presto la leva migliore per stimolare di nuovo l’entusiasmo verso questi temi e verso questo tipo di iniziative. Per ragioni anagrafiche penso al blocco “meno maturo” del nostro territorio; bisogna far capire che un conto è l’adesione virtuale su Facebook, un altro è l’attiva partecipazione, sporcandosi le dita consumate dalla tastiera. “Se non ti occupi di loro, loro si occuperanno comunque di te”. Rifletto anche su una parte del blocco “meno acerbo”, ripensando a volti conosciuti che col tempo hanno abbandonato il sellino e la strada perché intimoriti, stanchi, indolenti, diffidenti o più semplicemente lontani. A loro rivolgo un appello disinteressato: le lotte si portano avanti con passione e con coerenza. Se questa è ritenuta una scomoda “aggressività”, allora ci si confronti sul perché – qualche mese fa – questa “utopia” veniva stimolata e accolta.

Da quando in città è amministrativamente “cambiata l’aria”, dopo le elezioni del marzo scorso, è in atto una strana forma di ultra-moderazione delle istanze, come se, nel giro di due mesi, battaglie “sacrosante” fossero di colpo avvertite come un po’ troppo spinte, quasi indelicate, rivoluzionarie e politicamente scomode. In questo progressivo scemare dell’impegno di una parte della “società civile” lecchese, credo che gli Amministratori non abbiano responsabilità. Sarebbe troppo comodo imputare ai soliti le colpe. E’ un fatto che attiene strettamente ad una parte del “movimento”, se così possiamo definirlo.

E’ il solito punto politico della delega. Chi non delega in bianco e preferisce vigilare piuttosto che dormire e/o fingere di vigilare facendosi suggerire come, è materialmente sentito come una spina da levare, da disincentivare, da isolare. Chi, al contrario, scarica gli oneri una volta contate le schede, si auto-definisce “lungimirante”. Credo che questo insanabile dissidio vada affrontato con lucidità, altrimenti lo status quo avrà, putroppo, la strada sgombra e spianata.

Duccio Facchini

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“Muoversi meglio. Muoversi ora!” – Le nostre idee per una mobilità sostenibile

6 luglio 2010

“Facile criticare quando non ci sono alternative”. E’ questa l’osservazione che più volte abbiamo patito quando si è trattato di mobilità sostenibile. Da una parte lo status quo, fatto di lamiera, inquinamento, socialità occupata dal traffico e una città resa ostaggio; dall’altra alcune proposte di buon senso, ampiamente realizzate nel resto d’Europa e in alcune oasi (virtuose) del Paese. Gli stessi che hanno contribuito alla disfatta si affrettano immediatamente a spegnere qualsiasi scintilla di alternativa: “sognatori, dove credete di vivere?”, “non c’è alternativa, siate realisti!”, “non ci sono soldi”. Come direbbe Guido Viale: “Ecco la loro democrazia”.

Qui Lecco Libera ha un’idea diversa di mobilità, non che sia l’unica immaginabile o la verità rivelata. E’ un’idea che risponde ad un’esigenza sostanziale: il rispetto del Bene Comune. E’ una proposta praticabile, coerente e caratterizzata da una scelta politica chiara: il problema principale della mobilità (in generale e nella nostra città) è il traffico. Se non si agisce su questo fattore – limitandolo e organizzandolo – qualunque altra soluzione (giusta) rischia di risolvere ben poco.

Riportiamo qui di seguito l’introduzione al nostro documento focalizzato sulla mobilità sostenibile – dal titolo “Muoversi meglio. Muoversi ora!”. Cliccando di seguito potrete scaricarlo.

“Mangiamo troppo e buttiamo via troppi avanzi”, così Francesco Gesualdi, autore de “L’Altra Via”, fonte di visioni alternative rispetto allo sviluppo disgraziato in cui siamo immersi.

Guido Viale scrive: “Il traffico è la quintessenza della condizione urbana e della vita – o della morte – delle città”. Ne costituisce il curriculum, l’impronta.

Una città veramente “sviluppata” non può esimersi dal sostenere senza se e senza ma l’idea di una mobilità sostenibile, condivisa e consapevole.

Mobilità e vivibilità sono concetti per noi indissolubili.

Senza una mobilità intelligente e sobria, una città non può essere vivibile dai propri cittadini.

In Italia le città sono a misura di automobile. Qualsivoglia prerogativa della collettività è subordinata ai desideri, alle mode e agli istinti irrazionali di certa sub-cultura automobilistica.

D’altronde il modello sociale alimentato dalla propaganda pubblicitaria è sempre lo stesso:

Crescita smodata che chiama altra Crescita ancor più cieca.

Noi non ci stiamo. Far sì che un territorio possa beneficiare di una buona, sobria e intelligente mobi­lità significa in prima istanza ribellarsi alla cultura egoista, sprecona e sconsiderata degli anni tristi di un capitalismo distruttivo. Distruttivo dei Beni comuni e dei servizi alla persona.

Nel nostro Paese su 330 mila chilometri di rete infrastrutturale, 310 mila sono strade. A fronte di un aumento del 45% del numero delle automobili, la domanda di trasporto pubblico è calata di un terzo negli ultimi quindici anni. Contemporaneamente, a causa di politiche “inquinanti”, la mobilità privata è aumentata dell’85%.

Più del 50% degli spostamenti motorizzati in Italia avviene tra i 3 e i 5 chilometri e più di un terzo copre meno di 2 chilometri. Calcolando i tempi di spostamento, la pazienza persa, i disagi causati dal traffico e tutte le problematiche che l’automobile determina, è di tutta evidenza la necessità e l’utilità dell’uso della bicicletta e di tutte le alternative sostenibili (trasporto pubblico, andare a piedi).

Lecco ha un evidente problema legato alla gestione della mobilità, determinato da politiche dissenna­te degli anni passati. Un mix di lassismo e spregiudicato interventismo ha determinato un paradosso politico: nonostante sfarzose infrastrutture (pensiamo specialmente all’attraversamento della città) la situazione è peggiorata. Non può altresì costituire una scusante il fatto che le automobili siano aumentate in numero e misura negli ultimi anni. Inoltre, il progressivo degrado della gestione del traffico è avvenuto in palese contrasto con teorie politiche e programmatiche elaborate dalle Ammi­nistrazioni comunali passate (si pensi al Piano di Azione Comunale del 2005, ad. es. pag. 24, “Perse­guire la mobilità sostenibile”).

I recenti tagli ai trasferimenti delle Regione e degli Enti Locali causeranno una riduzione ai minimi termini del trasporto pubblico su ferrovia e su linee autobus. La sforbiciata di oltre il 30% dei trasferi­menti regionali per il contratto di trasporto pubblico esistente va contrastata duramente.

Battersi per una mobilità sostenibile significa innanzitutto agire contro l’eliminazione strisciante del trasporto pubblico, per i diritti dei pendolari ad avere un servizio decente e puntuale, treni puliti e dignitosi e un’integrazione tra trasporto su ferro e su gomma.

Nei collegamenti pubblici su autobus vanno privilegiati i collegamenti dai Comuni con la più vicina stazione ferroviaria ed è assolutamente necessario un potenziamento del trasporto su ferro.

I trasporti ferroviari da Lecco e verso i Comuni vicini (ad es. Calolziocorte, Maggianico, Mandello) vanno rafforzati come servizio metropolitano leggero con corse e fermate frequenti. Senza un ser­vizio pubblico efficiente e per tutti non si può parlare di mobilità sostenibile. Singole misure (bike sharing; car pooling; car sharing; etc.) da sole non bastano e, singolarmente prese, sono condizioni necessarie ma non sufficienti affinché la mobilità in città e fuori sia realmente sostenibile e non in­quinante. I trasporti pubblici devono essere usufruibili da tutti e le tariffe devono tenere conto delle condizioni economiche e sociali dell’utenza.

Occorre tornare ad un sistema tariffario che non faccia pagare a tutti allo stesso modo ma preveda tariffe agevolate per studenti, lavoratori, specie se precari, e pensionati. Se ciò non si dovesse realizzare è giusto e corretto promuovere anche forme di lotta di autoriduzione da organizzarsi con le asso­ciazioni sindacali dei lavoratori e dei consumatori, creando magari un consiglio rappresentativo dei pendolari che escono ed entrano in città.

L’organizzazione e l’attuazione delle misure per arrivare ad una mobilità sostenibile (specie car poo­ling, car sharing e bike sharing) e a un rafforzamento del trasporto pubblico devono essere le linee di indirizzo dell’azienda pubblica di trasporto del Comune di Lecco – Linee Lecco SPA.

Nella revisione del Piano triennale di Programmazione dei Trasporti il Comune di Lecco deve inse­rire misure che favoriscano economicamente l’utilizzo del mezzo pubblico come: il biglietto integrato ferro-gomma (si può acquistare un unico biglietto sia per autobus che treni con tariffe agevolate); l’introduzione di tariffe agevolate per studenti, lavoratori, pensionati legate alle proprie condizioni economiche e sociali. Si possono introdurre, d’intesa con sindacati e associazioni di categoria, forme di incentivo salariale legate all’utilizzo della bicicletta del car pooling ovvero del trasporto pubblico. In questa ottica il Comune può, d’intesa con la Provincia e gli altri Enti pubblici con sede a Lecco, non­ché con le scuole soprattutto superiori, costruire un piano partecipato anche dai lavoratori, degli orari degli uffici e di mobilità casa/lavoro. Sarebbe un utilissimo strumento per decongestionare il traffico considerato che ormai le “aziende” con più dipendenti a Lecco sono proprio gli Enti pubblici.

Il Piano di Governo del Territorio dovrà porsi come obiettivo irrinunciabile quello del raggiungimen­to di una mobilità cittadina quanto più virtuosa e intelligente possibile. Progetti ammirevoli – che qui proponiamo – come il “car pooling” o il “bike sharing” presumono fondamenta che mancano ancora alla nostra città. E’ del resto elementare quanto sia poco lungimirante isolare l’importanza simbolica e pratica dei diritti (e doveri) della bicicletta. Come detto, la bicicletta è parte della battaglia politica per una mobilità sobria e condivisa, non può però esserne l’unica attrice.

Il futuro della mobilità nel lecchese è, ad esempio, la metropolitana ferroviaria leggera e non le deci­ne di milioni di euro per inutili e costose varianti stradali (nuovo ponte sull’Adda + sovrappasso di Rivabella + 2° e 3° lotto della variante Lecco – Bergamo sono costati e costeranno oltre 150 milioni di euro) che distruggono sempre più territorio e illudono solo di decongestionare un traffico in aumen­to sragionato.

E’ davvero Utopia parlare di metropolitana leggera, “car pooling”, “mobility management”, piste cicla­bili, parcheggi di scambio, Ztl scolastiche? Qualcuno potrebbe lamentarsi accennando ai costi neces­sari per dare gambe alle nostre idee. E’ un errore. La bilancia va ribaltata. Pensiamo ai disagi causati dal traffico: dal dissesto dell’abbandonato trasporto pubblico alla sua regolazione, dagli incidenti alle malattie provocate dall’inquinamento, dal dovere di risanamento ambientale alle emissioni incon­trollate nell’aria. Quanto ci costa il traffico? Più in particolare: quanto ci pesa l’automobile?

Non possiamo poi dimenticare la preziosa presenza sul territorio lecchese del Politecnico. Perché, ci chiediamo, non creare virtuose collaborazioni tra Istituzioni – facendo leva sulle competenze indi­scusse del Polo Universitario? Informazione, Tecnologia e Comunicazione: le famose ITC, ovvero le basi per un trasporto (pubblico e privato) sostenibile, coordinato, flessibile e intelligente.

Queste nostre proposte vogliono essere in primo luogo un appello: la difesa dei Diritti fondamentali passa anche dalla progettazione delle nostre città. La dittatura del traffico, delle barriere architettoni­che, dell’invasione di infrastrutture costose quanto inutili, dell’arroganza nei confronti delle forme alternative e virtuose di spostamento, sono quotidiane violazioni della nostra libertà e delle nostre prerogative di cittadini consapevoli. Un Amministratore serio e capace deve saper indirizzare il traf­fico, non farsi indirizzare.

Qui Lecco Libera

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Com’è andata con il Vice Sindaco Vittorio Campione?

17 giugno 2010

Mercoledì mattina Qui Lecco Libera ha incontrato il Vice Sindaco, nonché Assessore all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Lecco, Vittorio Campione. Il tema al centro della discussione è stato quello della mobilità.

Come sapete, l’Amministrazione Brivio ha redatto un questionario cittadino concentrato sul “bike sharing”. A quanto dettoci dal Vice Sindaco Campione, la risposta dei cittadini è stata “più che soddisfacente”. Il numero dei questionari consegnati entro il termine stabilito non è ben chiaro. Ci accontenteremo di mediare tra “qualche centinaio” e “parecchie decine”. Un quarto dei dipendenti del Comune – a dir la verità, un po’ pochini – ha risposto direttamente tramite posta elettronica dopo esser stato interpellato ad hoc.

Il progetto “bike sharing” del Comune di Lecco sarà, senza alcun dubbio, un progetto “sperimentale”. “Non aspettatevi che qualche decina di biciclette”, l’ammonimento del Vice Sindaco e del suo staff. Un po’ mancano perché i soldi, un po’ perché non poco intimoriti da un ipotetico “flop”. L’intero affare del noleggio delle biciclette dipenderà in toto dall’esito dei due bandi che interessano al Comune: il primo, di luglio, della Fondazione Cariplo, il secondo, con scadenza ad ottobre, del Ministero dell’Ambiente. L’uno coprirà le spese per l’acquisto dei mezzi, l’altro quello delle competenze di hardware e di costi relativi all’infrastruttura di nolo.

Sulla gestione del servizio l’aria che tira indica un affidamento diretto al già avviato Crossing Bike, creatura della Comunità di Via Gaggio. Sicuramente verrà predisposta da quest’ultima l’area di sosta in zona Bione; inoltre potrà far affidamento sul parcheggio presso la Stazione Fs di proprietà del Comune per un punto di ricovero delle biciclette. La seconda delle quattro (poche) aree di noleggio verrà posta all’altezza del Monumento dei Caduti del Lungolago. Il Centro Meridiana e la Stazione Fs costituiranno gli altri due poli.

E’ evidente, come del resto gli stessi interessati han già riconosciuto, che il progetto “bike sharing” in discussione è a dir poco minimalista. Sull’onda di questa legittima volontà di ascolto e raccolta di contributi, come Qui Lecco Libera ci siamo permessi di avanzar qualche idea in più, specialmente dal punto di vista politico. Partendo dal presupposto che “fare Politica” è ben diverso che ratificare decisioni prese altrove o produrre quintali di carta bollata, siamo convinti che l’argomento “bicicletta” sia una parte, non il tutto, della questione “mobilità”. Mobilità che implica una visione articolata della vivibilità di una città, dei suoi cittadini e di chi in città trascorre un intervallo di tempo (lavoro o studio).

Il noleggio delle biciclette, pur essendo un’ottima idea e uno smarcamento necessario rispetto alla Banda degli anni scorsi (anche se l’ex minoranza non s’è molto distinta all’epoca come proposte alternative, anche su questi temi), non può prescindere da un’organica ed efficiente rete di piste ciclabili. La bicicletta non può esser ridotta a mera soluzione turistica. Prima di tutto è un mezzo di spostamento, e come tale esige prerogative viabilistiche ben specifiche. E’ naturale che riservare particolare attenzione ai pedali implichi – com’è giusto – un intelligente disincentivo all’utilizzo dell’automobile. E da qui prendono piede spunti diversi: dal “car pooling” alla figura del “mobility manager”, dai parcheggi di interscambio alle “zone 30″, da una nuova pianificazione del traffico al prezioso implemento del trasporto pubblico.

Abbiamo messo sul tavolo queste ed altre idee. Rinfrancati dal fatto che tutte queste apparenti “rivoluzioni” son già state attuate, applicate e concretizzate da governi cittadini trasversali e per questo “virtuosi”; addirittura in Italia.

Infine: ricordate gli appuntamenti in città volti a raccogliere contributi in vista della stesura del Piano di Governo del Territorio?
Perché non replicare tutto ciò per il tema della mobilità? La risposta del Vice Sindaco Campione è stata prudente. Diciamo che ci ha detto un “sì, ma anche…”.

Quel che è certo, al di là del “ma anche…”, è che continueremo a portare avanti queste tematiche, facendo nostre le parole di Guido Viale: “l’alternativa c’è”, basta scorgerla.

Qui Lecco Libera

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Mobilità sostenibile: l’incontro con il Vice Sindaco Vittorio Campione

12 giugno 2010

Mercoledì 16 giugno, alle 9,30, Qui Lecco Libera (tenendo fede alle tematiche elaborate con il gruppo di lavoro “L’Altra Via”) incontrerà il Vice Sindaco nonché Assessore all’Ambiente e alla mobilità di Lecco Vittorio Campione. L’occasione sarà utile per aprire un tavolo di discussione consapevole e condivisa che metta al centro una tra le questioni più importanti per il presente e il futuro della nostra città: la mobilità e la vivibilità di Lecco. Temi inscindibili che coinvolgono, anche ma non solo, l’idea del “bike sharing” recentemente sondata dall’Amministrazione Comunale. Alla luce del lavoro portato avanti in questi anni dal movimento Qui Lecco Libera sul tema e del rinato interesse da parte degli Amministratori, ci auguriamo che il confronto possa risultare fruttuoso e fonte di stimoli concretizzabili. La mobilità dolce, la città a misura di cittadino e la sobrietà degli stili di vita meritano, a nostro parere, un’attenta ed allargata analisi da parte della cittadinanza intera. Analisi che potrebbe quindi ripercorrere l’iter partecipativo che ha interessato in queste ultime settimane il Piano di Governo del Territorio (PGT), con incontri ad hoc quartiere per quartiere, associazione per associazione, spunto per spunto. Certi temi non devono appartenere a questo o a quel soggetto politico, anzi, è proprio per questo che ci facciamo promotori di una simbolica e sfaccettata “pedalata” alla volta del sensibile miglioramento della disastrata situazione lecchese.

Qui Lecco Libera

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Mobilità sostenibile: spunti e proposte

11 giugno 2010

La notizia del questionario del Comune di Lecco per l’avviamento del noleggio biciclette, in quanto cittadini, non può che farci piacere.

E’ da tempo che ci battiamo, a volte circondati da un paradossale silenzio trasversale, sul tema della mobilità sostenibile, per una città a misura d’uomo (piuttosto che di Suv) e per uno sviluppo rivolto alla sobrietà negli stili di vita.

Riconoscendo perciò il merito dell’iniziativa agli Amministratori di Palazzo Bovara, non vorremmo che l’inedita spinta sostenibile si esaurisse in questo meritorio questionario – per quanto ridotto e molto semplice (vedi la fascia oraria breve e le poche aree di snodo/noleggio individuate).

Il caso di Milano insegna. Non basta una rete capillare di punti di noleggio (anche se nel documento del Comune vengono citate soltanto quattro aree), occorre che l’intero “sistema mobilità” funzioni a ritmi concordi. Pensiamo ad una rete efficace, sicura e fruibile di piste ciclabili, che possa diramarsi per il centro e non solo della città (con binari opportunamente segnati). Inoltre: perché non unire il tema del noleggio biciclette con quello altrettanto importante dei parcheggi di scambio posti all’ingresso (o in prossimità degli svincoli) della città assistiti (anche) da navette pubbliche? Ci sentiamo poi di far notare che il documento del Comune prevede come ultima fascia oraria utile per il noleggio le ore 19; ci auguriamo che tale termine possa esser decisamente allargato, tenendo altresì conto dell’arrivo della stagione estiva (dove le giornate si allungano sensibilmente).

Le automobili, nel resto d’Europa già succede, devono essere “costrette” a restare estranee al polmone vivibile e sostenibile della collettività.

Ancora: perché non pensare di costituire – se non direttamente la nuova sede della Stazione FS – un’effettiva fermata della già scordata metropolitana leggera – munita perciò di punto “bike sharing” – nella zona della “Piccola velocità”? Allargando in questo modo le prospettive si potrebbe comprendere un altro tema a nostro parere fondamentale: quello della programmazione degli spostamenti (specialmente quelli lavorativi). Un rodato sistema di “car pooling”, gestito in modo virtuoso da un software condiviso che metta in rete i cittadini, garantirebbe risparmio di tempo, denaro, nervi e un sollievo non indifferente per l’aria e il traffico cittadino.

Il tutto con un occhio di riguardo per chi fatica di più. Pensiamo ad un monitoraggio e relativo abbattimento di ogni forma di barriere architettoniche presenti in città e all’ampliamento deciso delle tratte in direzione dell’Ospedale e della Stazione (magari con corse speciali quotidiane).

Nel resto d’Europa ci sono arrivati da tempo. In Italia abbiamo giusto qualche luna di ritardo.

Qui Lecco Libera

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Dove eravamo rimasti?

23 maggio 2010

Anche il Critical Mass Antimafia è andato. Ultimamente fatichiamo a comunicare, diffondere, informare, spronare alla partecipazione diffusa. Alla faccia del teorema secondo il quale lo strumento della Rete possa automaticamente smuovere, o addirittura rivoluzionare, la realtà. Non c’è niente di meglio della strada. La raccolta di firme “Salviamo Wall Street” ce lo insegna giorno per giorno, firma per firma, modulo dopo modulo. Incontrare, informare e informarsi: questo è l’unico itinerario che porta frutti concreti. Ne faremo ulteriore tesoro. Dovete darci una mano.

Questa edizione quasi estiva del Critical Mass ha lasciato come al solito sensazioni degne di nota. Oggi s’è chiesto, di nuovo, di vincere timidezza e cerchiobottismo intitolando l’odierna Piazza Lega Lombarda alla Memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. C’è stato risposto (vedasi l’immagine sopra) che le tradizioni vanno rispettate. Piazza Lega Lombarda, sempre che si cambi, dovrà ritornare al massimo Piazza della Stazione. Al diavolo i milanesi e la loro maledetta Piazza Duca d’Aosta. In mattinata ci siamo permessi di deporre una targa simbolica, a mò di indicazione stradale, proprio sotto al cartello della piazza lottizzata dal Carroccio. Alle 13.30 – dopo nemmeno un’ora – non c’era già più. Sradicata. Probabilmente per zelo. La risposta celere e cortese del Sindaco Brivio, a cui diamo atto della correttezza e dell’attenzione, non ci soddisfa. Anzi, eufemisticamente ci lascia un po’ perplessi. Abbiamo il dono della proposta: se proprio non si vuol intaccare il patrimonio culturale leghista a colpi di Memoria Civile, perché non pensare al Tribunale della città?

Dimenticandosi per un attimo degli zelanti e dei moderatissimi, vale la pena ricordare la tappa di fronte alla ex pizzeria Giglio, dinanzi alla ex pizzeria Wall Street e la penultima, presso la Questura di Corso Promessi Sposi. Pensate: volevamo leggere i nomi di alcune vittime delle mafie. Idea malsana, certamente di cattivo gusto, ovviamente poco gradita dai vertici delle Istituzioni locali – Prefettura e Questura. Infatti ci è stato impedito di transitare, oltreché di effettuare una breve sosta in zona. Si sa, a volta la Memoria costringe a riflettere. Riflettere, a sua volta, obbliga a guardarsi dentro, senza sconti. Per qualcuno è una perdita di tempo. Poco male: ci siamo fermati cinquanta metri più avanti. Lesa maestà? No: massa critica.

Alla prossima.

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Critical Mass Antimafia

17 maggio 2010

Pedalando con la Memoria.

Tra tutte le metafore più o meno azzeccate che riescano a rappresentare la vita civile c’è sicuramente quella della strada.

Noi, come biciclette; cittadini del mondo ricchi di sfumature, ciascuno con il proprio rapporto, spesso in salita, a pedalare con lentezza per osservare con profondità il circostante. Biciclette troppe volte schiacciate da quello sciame impazzito, alienato e distratto, fatto di grandi automezzi grigi delle loro lamiere, drogati di un procedere stanco.

Per tutti è comune la strada. Percorso caotico, elettrico, che si porta dietro ostacoli, incidenti, morti, sopravvissuti, scorrettezze, tradimenti, sorpassi, tamponamenti, insulti e grida. Districarsi è dura, specie per le piccole biciclette, magari numerose ma silenti. Più abili nel risolvere il dedalo e perciò disprezzate dagli autori della confusione.

Ogni strada ha le proprie indicazioni. C’è chi ama i modelli che riassumono violenza, intolleranza, furbizia malevola e ipocrisia credulona. Ci sono poi le piccole biciclette, destinate a restar per sempre minoritarie, amanti cocciute di quegli impolverati, scomodi, mai periti cartelli. Sopra ad ogni cartello, che indica una via e uno spunto, ci stanno nomi, volti, parole, idee, sangue, libri. Non c’è cartello che valga più di un altro. Le piccole biciclette scelgono sempre la direzione “ostinata e contraria”. Abitudine mal digerita dai più servili.

Anche nella nostra città ci sono tante piccole anime “non morte”, affamate come sono di quel barlume di Resistenza civile che faccia d’argine contro la “putrefazione morale” dei tempi. Pedali che rivendicano spazio, armati di spirito critico e Democrazia.

Alcune di queste piccole anime a forma di bicicletta scenderanno domenica 23 maggio, dalle 10.15 in piazza Garibaldi, su quella strada comune fatta di cartelli e direzioni. Non sarà una parata autoreferenziale. Una massa critica (Critical Mass) per un appuntamento fondamentale. Quel giorno ricorreranno diciotto anni dalla strage mafiosa di Stato in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Pochi mesi più tardi, il 19 luglio, sarà invece la volta dell’anniversario di un’altra strage, quella in cui fu ammazzato – insieme alla scorta – il giudice Paolo Borsellino.

Brutali vendette di “menti raffinatissime” che avevano terrore della battaglia di civiltà di quei due.

Due nomi, un Paese. Due volti, una strada sola. Due esempi, una piazza soltanto. Piazza “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Ecco ciò che chiederanno quelle biciclette domenica 23 maggio: un segno. Un simbolo. Non è liturgia: è dovere. E’ doveroso quindi che anche Lecco ricordi, finalmente, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, intitolandogli l’attuale Piazza Lega Lombarda.

Luogo in prossimità delle Istituzioni territoriali più importanti: il Comune e la Provincia. Punto di snodo per le persone che partono, restano o arrivano in città. Centro di contaminazione sociale e culturale

Una targa, seppur simbolica, non è abbastanza. Quel che occorre è il fiato per i pedali. Senza l’Impegno credibile di ciascuno, quel “fresco profumo di libertà” resterà un vicolo cieco.

Qui Lecco Libera

Scarica e diffondi il volantino.

Qui sotto, la lettera inviata al Sindaco di Lecco

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