Qui Posta Libera


Alberto Anghileri: intervento su Gaetano Invernizzi

6 maggio 2010

Gaetano Invernizzi nacque a Lecco l’11 ottobre 1899, primo di 6 fratelli, 3 morirono in tenera età.
Il padre Isaia, dopo una negativa esperienza da emigrante in Argentina torno a lecco e riprese il suo lavoro di tappezziere, aveva un obiettivo: “almeno i figli maschi dovevano poter andare a scuola fino alla quinta elementare”.
La sua coscienza politica comincia a formarsi a Torino, era di stanza con il suo reggimento durante la prima guerra mondiale, un suo cugino ferroviere, lo accompagna alle riunioni della Camera del Lavoro.
Nel 1919 torna a Lecco e matura l’opinione che per lottare contro le ingiustizie: “l’unico strumento, per lui, in quel momento, è il sindacato”.
Le testimonianze di familiari e conoscenti, affermano che la partecipazione alla grande guerra fu l’elemento decisivo per fargli maturare “l’animo rivoluzionario e socialista”.
Sempre nel 1919 incontra Francesca Ciceri, divenne la sua compagna, nella vita, in politica e in montagna contro i fascisti.
Partecipò agli scioperi alla occupazione delle fabbriche nel biennio rosso, nel 1924 fu costretto a d emigrare in Francia dove continuò la sua lotta sociale e politica, nel 1925 a Parigi si sposa con Francesca, nota a tutti noi con il nome di battaglia di Vera.
Come dirigente del Partito Comunista conosce Togliatti, Longo, Di Vittorio, viene inviato a Mosca a scuola di marxismo-leninismo.
Nel 1935 torna in Italia, per organizzare la lotta al fascismo, il 13 giugno 1936 viene arrestato a Milano assieme alla moglie, viene condannato a 14 anni di carcere, uscì dal carcere dopo il 25 luglio del 43.
Dopo l’8 settembre, Bruno Buozzi lo indica come “delegato di zona del sindacato”.
Il 9 settembre del 43ai Piani d’Erna, inizia la Resistenza sulle montagne del lecchese, Gaetano, assieme alla moglie Vera è tra i principali protagonisti della lotta partigiana.
Ma in montagna rimane per poco, le sue precarie condizioni di salute non lo consentono, Gaetano Invernizzi ha un tumore e deve tornare in città per essere curato.
Torna a Milano dove nell’inverno del 43 viene operato clandestinamente all’ospedale Niguarda.
Successivamente è tra gli organizzatori degli scioperi del 1944 fino allo sciopero insurezzionale del 25 aprile 1945.
Alla fine della guerra, diventa uno dei dirigenti della Camera del lavoro di Milano, il 4 gennaio del 1947 subentra a Giuseppe Alberganti quale segretario generale della più grande Camera del Lavoro d’Italia.
Nelle prime elezioni politiche dopo l’assemblea costituente, Invernizzi viene eletto alla Camera dei deputati.
Rimane a Milano fino alla fine del 1950, quando Giuseppe Di Vittorio lo chiama a Roma a dirigere il sindacato degli alimentaristi.
Nel 1954 le sue condizioni di salute lo costringono ad abbandonare il suo incarico, per 16 mesi si trasferisce in Bulgaria, entra a far parte della segreteria della Internazionale dei lavoratori alimentaristi, un incarico di prestigio che gli consente però di curarsi.
Torna a Milano, tre anni di sofferenze con il male che progredisce sempre più, fino a quando nel 1957 Di Vittorio lo convince ad andare a Mosca per farsi curare, la diagnosi non lascia speranze: metastasi al fegato e al polmone.
Il 23 marzo 1959 muore a Milano, la cerimonia funebre si tiene alla Camera del Lavoro di Milano, poi la salma viene tumulata nel cimitero di Acquate..
Gaetano Invernizzi dirigente della Cgil e del Partito Comunista, come tanti altri lavoratori ha saputo tenere la schiena diritta, come tanti altri iscritti alla Cgil, non ha esitato ad andare in montagna per riconquistare la libertà e la democrazia.

  • Share/Bookmark

Felice Airoldi: il figlio di Bossi

6 maggio 2010

UN GRAZIE DI CUORE A TUTTI QUELLI CHE L’HANNO VOTATO!!!

Bello, simpatico e soprattutto intelligente, grande speranza del futuro del nord

La sua storia
Figlio di un senatore del parlamento italiano (parlamentare…… si fa per dire), iscrittosi al liceo scientifico di Tradate, per tre volte viene bocciato all’esame di maturità, nonostante che un ispettore sia venuto appositamente da Roma per far ripetere l’esame e verificare che gli esaminatori non fossero come sempre i soliti comunisti di parte: bocciato anche in questa circostanza.
Al quarto tentativo supera molto brillantemente l’esame di stato con un eccellente 69/100: è un genio, merita un posto importante nella società.
Con i dovuti requisiti entra subito a far parte dell’organico dell’Osservatorio sulle Fiere Lombarde, per vigilare sulla “torta Expo”. Lo stipendio non è confacente alle sue pregevoli doti, ma per amore di questo paese, si accontenta di soli 12.000 € al mese per combattere la corruzione ed il nepotismo.
Alle elezioni regionali del 2010, a soli 21 anni, viene eletto consigliere regionale. Possiamo affermare con grande soddisfazione che in questo paese chi si dedica allo studio e fatica riesce sempre a raggiungere obbiettivi di prestigio.
Per dare speranza a chi soffre e tribola a causa della crisi economica, fate girare queste informazioni.

  • Share/Bookmark

MuroDiFumo: Delucidazioni

15 gennaio 2010

Premetto che con questa mail non voglio e non vorrei mai venire meno al pari diritto che tutti hanno di pensare e tentar di rendere reale la loro opinione.
In realtà ho titubato molto prima di riuscire a mettere insieme,spero,frasi teoricamente utili e comprensibili.
Mi spiace ammetterlo,ma quando si parla di politica,ideologie,piccoli pensieri per grandi manovre,io vivo nella nebbia piu’ fitta.
Non che il mio sia un divertimento cosi sagace o redditizio,in realtà,vivendo nella nebbia,riesco a fatica a trovare una qualsiasi strada da percorrere o semplicemente osservare per capirne il valore.
Mi scuso per la premessa personale che magari non vi interessa minimamente..ad ogni modo ho iniziato a scrivere,quindi continuerò a farlo forse piu’ per far chiarezza a me stesso che a voi su di me.
Mi chiedo,mentre il fumo è denso e onnipresente intorno a me,cosa poter fare in determinate situazioni..
Il pensiero è stuzzicato e permeabile all esterno,ma il comportamento è distaccato e inerte.
In italia…sapete voi meglio di me cosa va bene e cosa no…
Ecco,le domande sono queste : – Come fa una persona ad essere certa della sua fede,delle sue idee politiche e non,pur vedendo che,negli anni,la situazione è rimasta similmente uguale al passato?
- Combattere per cosa?Il mondo va avanti da milioni di anni con o senza attivisti politici,con o senza liberi pensatori,quindi perchè lottare per un’idea o un pensiero quando,probabilmente,questa non sarà che un mite passaggio tra un’era e l’altra..
- Come combattere!?!? Una persona potrebbe anche credere fortemente in cio’ che pensa,sulle sue riflessioni,ma come agire nella maniera piu’ consona o produttiva? Vedo rivoluzioni mancate,rivolte appena accennate,qualcosa di forte nell’altro lato,ma pur prendendo l’azione con metodi differenti,cambiare le cose sembra vano,illusorio..o forse solo lontano.Metodi che da anni vengono seguiti da tutti,metodi che esistono,a volte,dalla nascita dell uomo sulla terra…cos è che trasforma un azione in una rivoluzione leggendaria,come quella francese,e cosa no? Vero è che da qualcosa si deve partire,ma se la stessa linea di pensiero non ha portato quasi a nulla,allora perchè proseguire con esso?Ci fanno credere di poter dire la nostra ma non ci prendono in considerazione quando la diciamo?Forse basta l’azione giusta al momento giusto.Forse nella natura umana c è il sofisticato cinismo,semplicemente,di andare contro a qualcuno o di accostarlo cordialmente.Trovo che il sistema,chiamiamolo cosi,sia posto su campi di oscena fattura,ma questo risale da secoli prima del nostro avvento,quindi come fare?Tentare di far camminare agilmente un nato zoppo o prenderlo per come è fino a che egli è in vita?
- E se la rivoluzione avvenisse..come impostare il dopo?Chi decide la cosa migliore,in che modo? Quante possibilità ci sono di crescere un figlio che ti chiama “papà” se tu lo condividi ogni giorno con altri numerosissimi individui?!
- Sono convinto che le effimere soddisfazioni giornaliere delle persone droghino i loro sensi e la loro percezione della realtà,ma se questo a loro va bene..perchè disturbarli?perchè protestare,perchè creare agitazione e contrasti?Come se gli attivisti fossero la nemesi della loro felicità illusoria! Se la gente pensa,e lo pensa,questo..come creare qualcosa di nuovo o cambiare cio’ che già c è in meglio? Una minoranza puo’ dimostrare di essere nel giusto?
E’ questo il punto: Come dimostrare che tutto,anche i minimi dettagli,non sono contorno di una figura ma sono contrasto e realtà in essa!?Come farlo capire a persone…per la maggior…ingenue,pigre o semplicemente ignoranti una cosa del genere!?

Spero di aver scritto cose sensate..
…per il resto vi ringrazio anche solamente perchè,tramite la mia volontà di scrivervi,di tentare un dialogo con voi,mi avete mostrato un pizzico di luce in questa fitta nebbia..

Magari le mie domande sono troppo generali,troppo da inconcreto filosofo errante,ma fradirei davvero se mi rispondeste alla mail.
Anche soltanto per dirmi che il mio pensar è banale e improduttivo.
In realtà non lo penso.
E’ l’agire che mi crea qualche dubbio.Non il pensare.
Cosa a volte presente in altre persone.

Cordiali Saluti

SmokeScreen

  • Share/Bookmark

Felice Airoldi: Consociativismo aberrrante

15 gennaio 2010

Genova,
Venerdì 12 Dicembre, nelle sale del municipio 6 medio Ponemte si è tenuto un “incontro con la città” degli stati generali del PDL ,ha fatto gli onori di casa la Della Bianca,hanno partecipato Cassinelli,Scandroglio e il Sen.Grillo che,mentre a Copenaghen si discute della riduzione delle emissionoi di Co2 in atmosfera (e non delle oltre 200 sostanze nocive che vomitano anche gli inceneritori di ultima generazione) il Sen. ha fatto dichiarazioni in linea con quel pensiero moderno,progressista in voga intorno al 1848 agli albori dell’era industriale carbone,petrolio, la scoperta di produrre energia con i combustibili fossili,non rinnovabili.

Unica cosa di buon senso pronunciata da questi “onorevoli” è stata:…superare il disastro discarica …e la pessima gestione…se vogliamo fare il salto di qualità dobbiamo costruirne almeno 3…(CANCROVALORIZZATORI) come quello di Ansaldo ad Amburgo : “Noi amburghesi iniziammo nel 1896, ai tempi del Kaiser, a produrre energia bruciando rifiuti,durante la rivoluzione industriale, che richiedeva sempre più energia, un’epidemia di colera impose l’urgenza di bruciare ogni rifiuto, allora nacque l’esperimento, oggi è norma” ….racconta fiero Herr Fiedler (Direttore”feldmaresciallo”della Stadgreingung)

I pazzi esistono d’appertutto e non lanciano solo le statuette del duomo di Milano,sopratutto in Germania culla del nazismo e della “SOLUZIONE FINALE” anche questa “a caldo”sicuramente le SS si sarebbero vantate se fossero riusciti a TERMOVALORIZZARE l’energia prodotta dai FORNI CREMATORI..

Poi,via libera alle priorità come, privatizzazionedell’acqua,Grondapagamento,terzovalico,tav,cementificazioni selvagge,piattafrome marine,bruchi,nodi,campi da golf dappertutto,postibarche anche sui monti,l’ottima collaborazione con la curia e altre amenità in tema,ovviamente non si parla di ospedali,scuola,disoccupazione,assistenza ai più deboli,integrazione,immigrazione e problematiche che sembrano non preoccupare più NESSUNO.

La considerazione polemica che voglio fare è proprio questa NESSUNO.

Sono ormai 15 anni che la “SOLUZIONE FINALE” viene scritta a quattromani da maggioranza e opposizione.
Se Venerdì scorso nelle sale del municipio 6 medio Ponemte si fosse tenuto un “incontro con la città” degli stati generali del PD con Farello,Margini,Vincenzi,Burlando e Bersani, i programmi sarebbero stati gli stessi,CANCROVALORIZZATORI,GRONDAPAGAMENTO,PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA,ECC……CONSOCIATIVISMO ABERRANTE.( deviante, degenerato, degenere, folle, mostruoso, abnorme,)

Felice Airoldi

  • Share/Bookmark

Vincenzo Andraous: Giustizia

25 novembre 2009

GIUSTIZIA CHE NON ABBANDONA MAI NESSUNO AL PROPRIO DESTINO

C’è una distesa di sangue e di corpi intorno a noi, è scompaginata la storia sotto di noi, è in atto un vero e proprio abbattimento dei sentimenti.
Scorrono le immagini alla tv, le foto sui quotidiani, i labiali dei commentatori sembrano ghigni, alla meno peggio scrollate di spalle, l’obiettivo da raggiungere è convincere, non stabilire come lo si fa.
Eppure in carcere il cittadino muore a ritmo di sei detenuti al mese, in strada si cade tumefatti da entità invisibili, si spara alle spalle, alla testa, nel mucchio, è tutto un video show che non trattiene commozione, unicamente scariche di adrenalina a poco prezzo, infatti “non succede a me, accade agli altri”.
C’è chi ricatta, chi compra, chi vende, per qualcosa di ipocritamente proibito, chi addirittura inventa un gioco nuovo in una sociologia vetusta, per riuscire a sentirci innocenti di essere colpevoli, per una realtà altamente ingiusta, sino a rendere la vita un salvadanaio che non rigetta monete, neppure quando sono sporche di sangue.
Il dispendio di violenza fisica, psicologica, verbale, ha decretato la sconfitta dei buoni sentimenti, delle emozioni, meglio renderle inoffensive, e circuirle, e addomesticarle, costringerle mansuete con la disattenzione più colpevole.
Pena certa, giustizia giusta, chi sbaglia paga, sono diventati slogan per obbligare la mente a non fare il proprio dovere, costringendo in condizioni vergognose pilastri universali come la compassione, la pietà, il perdono, giungendo a mettere al muro della berlina mediatica, quanti non intendono accettare una giustizia che offre verità poco corrispondenti alla realtà.
Quando si parla di carcere, di punizione, lo si fa senza tentare quanto meno di raggiungere una meta sociale possibile, senza inciampare nelle giustificazioni, nelle spiegazioni più inverosimili, trasformando la speranza di un preciso interesse collettivo in una pratica di minore importanza, rispetto agli interessi che si presumono superiori.
C’è sempre meno spazio per la commozione, la riflessione, aumenta la spinta a colpire la pancia, a mettere fuori gioco la compassione etico cristiana, quella che si muove dentro ogni persona, e fa cambiare di assetto, di volontà politica, perché coinvolge ognuno a immedesimarsi, a consegnare una risposta, non rimanendo ancorati a una ingiustizia travestita di rancore.
Tutto ciò non dimissiona alcuna responsabilità, non relega a una parte infinitesimale i frammenti che compongono una persona, la normale anormalità della morte, del dolore e della sofferenza, di chi è vittima e di chi è colpevole, di coloro che scontano la propria condanna e tentano di riparare, di ritornare a essere parte viva del consorzio sociale, nel silenzio laborioso della rivisitazione.
Quando scompaiono le idee, gli ideali, rimangono le rivalse, le rivincite, che non producono nulla, che non tutelano alcuno, tradendo il compito di aprire a un altro scenario, che può finalmente significare non solo la necessità-esigenza di una riforma, ma la nascita di una giustizia vera, alta, condivisa, davvero, che non assolve né condanna in nome di qualche recondito potere contrattuale, una giustizia che possiede attenzione sufficiente a non abbandonare mai nessuno al proprio destino.

  • Share/Bookmark

Luca Luigi Carlo Valbuzzi: Incontro con Sgarbi

25 novembre 2009

Sgarbi sarà anche un altro, una copia bella di sé stesso nel parlare d’arte (secondo sua stessa ammissione, a cui siamo costretti a credere), ma certamente non è un personaggio da portare a esempio per le generazioni future: una condanna per truffa aggravata allo Stato e una prescrizione (dopo le condanne in primo e secondo grado) per diffamazione ai danni di Caselli e del pool antimafia, diffamazione che l’illustre critico continua a compiere ogniqualvolta gli capiti di parlare del magistrato.

Come potrebbero dei cittadini come noi non porre qualche legittimo quesito al sindaco di Salemi, in occasione del suo spettacolo a Milano?

Davide ed io arriviamo davanti al Ciak con un discreto anticipo rispetto all’appuntamento con gli altri. Fa freddino, aria umida, pioggerellina autunnale. Girovaghiamo intorno al teatro finché non arrivano anche Luca, Giacomo, Tommaso e Andrea. Contiamo le fotocamere a disposizione e dopo una buoma mezz’ora, ritenendo lo spettacolo prossimo al termine, studiamo il modo per avvicinare Sgarbi:

Davide e Tommaso ad un’uscita, Giacomo e Andrea ad un’altra, Luca ed io dal centro.

Entriamo nell’atrio. Gli addetti ai lavori ci informano che mancano ormai venti minuti alla termine (in realtà sono stati troppo ottimisti: ne mancano quaranta!) e che questo è l’ultimo spettacolo di Sgarbi a Milano. Fingendoci dispiaciuti dalla notizia, e in considerazione della sala semivuota, gli stessi addetti ci fanno entrare. “Sgarbi alla fine scenderà dal palco per firmare autografi” ci informano, rassicurandoci.

E così è. Dopo quei quaranta interminabili minuti di spiegazioni su arte, conditi da amene divagazioni varie, il nostro scende dal palco, concedendosi a beneficio dei pochi che hanno avuto la costanza di pagare il biglietto per poterlo ora ammirare da vicino.

Luca fa partire la registrazione del video. Attendiamo il momento propizio, osservando che buona parte della gente se ne è ormai andata. Mi avvicino e, mentre gli porgo il biglietto da autografare , gli formulo la domanda che non si aspetta: “Alla luce delle ultime rivelazioni su mafia e Mediaset, il fatto che Lei delegittimasse sistematicamente Caselli era in qualche modo legato…”

Non alzando la testa (ricordiamo il suo impegno fisico profuso nell’autografarmi il biglietto) mi risponde: “Io non ho mai diffamato Caselli”.

“Lei per questo è stato condannato in primo e secondo grado e prescritto in cassazione” gli rispondo.

“Allora non sono colpevole” mi fa, mentre gli estimatori intorno a lui annuiscono, ammirati da tanta sapienza.

“No, il reato è stato commesso” faccio io di rimando.

“Voi mi dovete spiegare perché Caselli ha fatto suicidare Lombardini”

La menzogna è quella solita, una delle sue preferite. Luigi Lombardini, magistrato sardo, è sospettato dal pool di Palermo di estorsione nell’ambito dei sequestri di persona. Dopo essere stato interrogato da Caselli, con la presenza degli avvocati stessi di Lombardini, il magistrato sardo si suicida. A niente servono le parole degli avvocati di Lombardini, che assicurano la totale correttezza dell’interrogatorio. Liguori e Grauso (da quel che risulta da un’intercettazione) ordiscono un’orchestrazione per “fottere Caselli” e Sgarbi non è da meno: da quell’11 agosto 1998 non perde occasione per diffamare Caselli con questo argomento ripetuto fino alla nausea, come a lui piace e come gli è sempre stato concesso dalle reti Mediaset.

Tento di rispondergli ricordandogli appunto che gli avvocati stessi di Lombardini avevano assicurato l’assenza di irregolarità.

Sgarbi ha un sussulto notando di essere ripreso da Luca: “Voi siete quelli soliti di youtube!”, ma fortunatamente la fotocamera viene abbassata e il professore si rituffa nell’elencare i “misfatti” di Caselli: dall’arresto di Calogero Mannino, a quello di padre Frititta, per finire ancora Lombardini.

Ma il tarlo che le sue menzogne possano essere liberamente esaminate in rete non lo lascia tranquillo e, prima che io possa controbattere, urla alla sua guardia privata di sequestrare a Luca la prova.

I suoi fans temono per lui. “Vittorio, non risponda” lo implora ancora qualcuno.

Va avanti ancora un po’ tra fantasiose ricostruzioni (i pentiti sono pagati, le lettere anonime valgono più delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Falcone e Borsellino non hanno mai usato le dichiarazioni dei pentiti) e la sistematica quanto maniacale ripetizione degli stessi termini.

Da un po’ la sua guardia privata, pantaloni e camicia neri, si guadagna lo stipendio tirandomi la giacca “Qui si firmano autografi, non si fanno domande”

Luca ha messo la fotocamera dentro alla giacca, ma non l’ha spenta e Sgarbi, l’omino dell’audience, abituato alle telecamere, si è accorto proprio della spia rossa accesa.

Veniamo accompagnati all’uscita. Uno del servizio d’ordine del Ciak ci ringrazia, mentre l’altro annuisce. Usciamo all’aperto ed il clima umido ci suggerisce di rifugiarci in un luogo chiuso, dove in compagnia di una pizza, decidiamo che è giunto il momento di rivederci il meritato video.

20.30: il treno verso casa.

E ancora una volta, abbiamo qualcosa in più da raccontare.

cannabidiolo.blogspot.com

  • Share/Bookmark

Cettina Centonze: In Hoc Signo Vinces

15 novembre 2009

Il simbolo che “… ci fa tanto feroci.”

Come andarono le cose “realmente” non è dato saperlo: abbiamo fonti di parte come il vescovo Eusebio da Cesarea e Lattanzio.

Il primo riferisce che Costantino in persona gli avrebbe narrato, siglando la narrazione con un giuramento, la visione avuta: la scritta, in greco, comparsa nel cielo assieme al monogramma di Cristo formato dalle lettere greche XP sovrapposte; monogramma che Costantino si sarebbe affrettato a far porre sul labaro.

Lattanzio, precettore dei figli dello stesso imperatore, parla invece di un sogno e non di un’apparizione.

Fonte pagana è il panegirico di Lione di incerto autore che narra che nel 311 l’imperatore trovandosi a Lione a pregare nel tempio di Apollo, che la mitologia romana identificava con il Sole, avrebbe ricevuto la visione di tre X che gli profetizzavano un trentennio di vittorie.

Già dal 309 Costantino aveva fatto coniare le monete con il sole invitto quindi la fonte citata contiene una profezia post eventum.

Occorre tener conto che nel IV secolo d. C. il cristianesimo era soltanto uno dei tanti culti penetrati a Roma nel momento di crisi del panteon pagano; ad esempio nell’esercito di Costantino era molto diffuso il culto orientale di Mithra identificato con il sole invictus che aveva come simbolo un X con un cerchio al centro e questo rimanderebbe all’affermazione di Eusebio che precisa che il segno del monogramma del Cristo apparve a Costantino impresso nel sole.

Quel che è certo che Costantino riportò la vittoria su Massenzio e, pur rimanendo pagano, compì atti di ossequio verso la setta dei cristiani:

-Donò al papa Melchiade il palazzo del Laterano e fece erigere a spese dello stato la Basilica di San Giovanni in Laterano.

-Promulgò l’editto di Milano che oltre che essere un editto di tolleranza, impose la reintegrazione economica e professionale dei cristiani; con successive delibere punì l’adulterio, rese difficile il divorzio, concesse ai cristiani la possibilità di rendere liberi i propri schiavi.

Costantino adoratore del Sol Invictus sottrasse in questo modo alla discriminazione il 10 per cento dei cittadini romani: tale era la percentuale dei cristiani nell’impero.

Ma è solo l’inizio: di li a poco divampò in Tunisia il contrasto riguardante il vescovo di Cartagine: Donato fu eletto da ottanta vescovi africani invalidando la precedente elezione di Ceciliano giudicato traditore perché disposto a collaborare con l’impero romano centralista e pagano.

Invece che risolvere la questione attraverso un sinodo venne chiamato in causa l’imperatore che , naturalmente, si dichiarò a favore di Ceciliano.

La fine delle persecuzioni, intanto, permetteva ai cristiani di dedicarsi alle dispute teologiche e ad Alessandria d’Egitto sorse, tra Atanasi e Ario, quella riguardante la natura di Cristo. Per cercare di comporla Costantino, imperatore pagano, convocò a proprie spese il primo concilio a Nicea nel 325: “Costantino fa la sua entrata simile ad un angelo celeste di dio” narrano le cronache.

E sotto la supervisione diretta dei delegati imperiali, i partecipanti cercarono di giungere alla formula che riunisse le parti.

E questo fu il simbolo di Nicea o Credo che i cristiani cominciarono a recitare: un Credo impregnato di concetti astratti che nulla hanno a che fare con la vita del Nazareno.

Con Nicea nasce una Cristologia senza il Cristo storico.

E nasce da un’assemblea ambigua: da un lato è cristiana dall’altra i rappresentanti pagani dell’imperatore, i vescovi benestanti e privilegiati ben lontani dalle sofferenze del popolo. Costantino fa capire ai vescovi che non tollera alcun dissenso : “un Dio, un Imperatore, un impero, una chiesa, una fede”. Quindi Costantino costrinse la chiesa ad un’ossequiosa sottomissione. Dopo il banchetto i vescovi che respinsero la professione di fede, con a capo Ario, furono esiliati.

Intanto la Chiesa, influenzata dalla cultura pagana tesa a distinguere materia e spirito, distoglie lo sguardo dai problemi materiali-sociali per concentrarsi su quelli spirituali- trascendenti; così facendo, inoltre, non rischia di compromettere i suoi rapporti con l’impero.

La fede si marmorizza in dogmi che imprigionano il futuro e paralizzano la creatività dei cristiani intesa come partecipazione alla creazione.

Si è giudicati eretici non per una condotta in antitesi con quella del Nazareno, ma perché non si aderisce ad una dottrina controllata, giudicata e sanzionata dall’imperatore. Nei decenni successivi il battesimo è imposto a tutti i cittadini dell’impero: la cristianizzazione dell’Europa scaturisce da questo incesto tra potere politico e l’istituzione religiosa.

Per il vescovo Eusebio la pax cristiana coincide con la pax romana esattamente il contrario di quanto sostenuto da Gesù: un anno prima della morte dell’imperatore il vescovo e teologo pronuncia un panegirico di Costantino ed in esso enuncia la corrispondenza tra Dio (logos) che governa il cosmo e l’imperatore amato da dio che svolge un’opera di salvezza storica.

Il logos di cui egli parla non è il Cristo, ma un concetto colto preso a prestito dalla filosofia greca; non è il logos di Giovanni che si incarna in Gesù: il Logos, secondo questo panegirico, si incarna in Costantino vittorioso ad opera di Dio.

Nella riflessione di Eusebio Cristo è sostituito da Costantino, nuovo Messia, e dunque il momento decisivo della storia non coincide con la nascita di Gesù, ma con la proclamazione del sovrano come “rettore della terra”.

Il battesimo di Costantino alla fine della sua vita è presentato da Eusebio non come un atto di conversione alla fede cristiana, ma come conferma della sua relazione diretta con il divino: per cui l’imperatore sta al di sopra della chiesa con la quale per altro non aveva condiviso alcun culto e, nonostante, viene proclamato “sostegno e protettore della chiesa”.

Contemporaneamente avviene una trasformazione di Gesù che viene sempre più presentato come figura regale che nulla più conserva dell’umile Nazareno anzi ne sfigura l’umanità, la semplicità, la realtà storica derelitta.

Da ciò nascono i magnifici mosaici che lo mostrano come Cristo Pantocreator trionfante, imperator ed è inutile cercare in tale rappresentazione dove siano le vittime, gli esclusi, a cui, invece, il Cristo storico si è sempre rivolto, i cui bisogni ha compreso, rappresentato.

Quei mosaici presero il posto del crocefisso.

E’ evidente, quindi, come il valore della croce sta nell’intimo di noi credenti se seguiamo le orme di Cristo.

Tutto il resto è puntiglio:

Puntiglio blasfemo da parte di una gerarchia ecclesiastica sempre più lontana dal Cristo.

E’ utilitarismo blasfemo per questo governo che, con le mani sporche di sperma e di cocaina, la imbraccia come un vessillo, se ne fa strumento di legittimazione, ignorando che chi vi è rappresentato fu crocifisso dal potere della casta sacerdotale del sinedrio, dal sommo sacerdote Caifa, dall’imbelle Pilato, dal popolo ebreo infatuato di radici.

Cettina Centonze

San donà di Piave

  • Share/Bookmark

Felice Airoldi: Raccolta differenziata?

7 settembre 2009

Genova , 20 Agosto
Buon giorno,sono rientrato oggi da una breve visita a mia Madre,vispa ottantaduenne,sola, residente in Viale Turati da sempre,fiera del suo modo di fare la raccolta differenziata,tanto che ogni volta che è mia ospite a Genova rimprovera tutti i componenti della nostra famiglia sul fatto che ….Noi Genovesi non sappiamo fare la raccolta differenziata come invece si fa a Lecco…. da anni.nonostante,,aggiungo Io, ci sia sempre in funzione l’inceneritore mostro di Valmadrera……perchè poi? visto le alte percentuali di R D ?

Premetto che, Noi genovesi ,siamo i meno indicati a sollevare critiche sul tema dello smaltimento dei rifiuti urbani,essendo ancora totalmente dipendenti dallo smaltimento in discarica e con il nostro misero 20 % di percentuale di R D,dato del 2008:
vorrei comunque denunciare quello che ho visto con i miei occhi,la mia Lecco che da sempre porto come esempio di organizzazione e pulizia,piena di sporcizia e sudiciume,non ho potuto fotografare i topi perchè la sera ero senza macchina fotografica,questo stato di degrado è in atto da Venerdì 14 Agosto e Mamma,questa mattina 20 Agosto mi ha chiamato per dirmi che la situazione è ancora peggiorata,Mamma dice che Mario,il barista,le ha detto che… non passano a raccogliere perchè sono tutti in ferie….

Scherzi a parte,ho notato che a Lecco in questi giorni ci sono un sacco di turisti e la situazione è in rapido peggioramento,visto che c’è mischiata anche la parte “umida”a plastica,lattine e carta,poi una settimana di mancata raccolta mi sembra una cosa gravissima con questo caldo, non vorrei che “qualcuno” titolasse su qualche giornale
” LECCO,PADANIA, PEGGIO DI NAPOLI ” non sarebbe il caso di fare rientrare dalle ferie “almeno” l’assessore competente ?

Speriamo inoltre che per risistemare le cose in fretta,non finisca tutto incenerito a Valmadrera,con buona pace per le alte percentuali di R D…..ma fuorilegge.

Complimenti ragazzi per il sito e per la presentazione,tutti insieme ce la possiamo fare,anzi ce la dobbiamo fare.
Felice Airoldi

  • Share/Bookmark

Raffaele Vitagliano

2 luglio 2009

grazie a voi per quello che fate,vi conosco da poco,ho partecipato sabato alla manifestazione,peccato per il tempo ma è stato comunque un successo,continuate così anzi continuiamo così perche penso in futuro di seguirvi molto.io sono un trentenne mi fà molto piacere che dei giovani come voi ricomincino a riprendersi le piazze,riportare l’onestà e la verità politica tra la gente,perchè la rete è fondamentale sicuramente ma è anche un oceano per molte persone e tirare fuori la goccia dall’ oceano diventa difficile,ma il passa parola resta ancora fondamentale per portare più gente possibile(di diversa età,estrazione sociale ecc.. ecc) vicino ai problemi reali del paese e di lecco.finalmente una ventata nuova in questa città,una voce fuori dal coro,che fa vedere il marcio della politica nazionale,ma sopratutto regionale e locale.troppe volte noi(cioè quelli della mia generazione)abbiamo chinato la testa,pensando che politicamente non c’era più
niente da fare in italia o forse e mancato un progetto serio,non siamo stati in grado di unire idee,impegno politico e civile,in una città dove il potere industriale economico ha dominato completamente la scena,costringendo il cittadino all’alienazione completa e alla solita retorica(ma d’altronde veritiera)del produttore -consumatore.chiusa nel suo bigottismo provinciale,lecco in questi ultimi anni a parer mio ha dato poco riguardo l’arte e la cultura,lo spazio ai giovani,non esiste nemmeno un centro sociale ,i concerti sono rarissimi.sono d’accordissimo con quello che dice duccio, la persona di riferimento del “movimento”,”non mi serve un pacca sulla spalla e sentirmi dire bravo, continua così!”c’è bisogno dell’appoggio di tutte le persone che abbiano un minimo di coscienza civile e la voglia di attuare un cambiamento culturale profondo in qusto paese.concludo citando un verso tratto da “il caos “di pier paolo pasolini il più grande poeta civile
che l’italia abbia avuto:IO SO CHE CHI PRETENDE LA LIBERTà POI NON Sà COSA FARSENE.”visto che pretendere la libertà di espressione,di denuncia,di affermare i propi diritti come cittadini è una verità assoluta,sacrosanta,cerchiamo di sfruttarla nel migliore dei modi e di non finire trà molti anni,come gli studenti del 68 italiano pronti a prendere il posto nel mondo dei loro padri mi riferisco a liguori,mughini,d’alema,veltroni ecc… ecc…sono sicuro del vostro operato e spero propio che in futuro possa diventare un progetto politico che dià la possibilità di avere dei nuovi giovani nel panorama della politica italiana.grazie per avermi dato la possibilità di esprimere i miei concetti.buon lavoro a tutto lo staff.

  • Share/Bookmark

Luciano Marino, considerazioni sull’intervista a Casini

20 giugno 2009

Salve, sono Luciano Marino giovane consigliere di un piccolo comune dell’entroterra Siciliano. Vi scrivo a seguito del video che ho visto su youtube della vostra intervista a Pierferdinando Casini.
Devo dire che mi sconforta molto sentire quello che il vostro giornalista ha ironicamente detto alla fine dell’intervista mi riferisco al “forza Cuffaro” detto mentre Casini andava via in macchina.
Vi dico anche che io e tutti i giovani dell’Udc Siciliano siamo contro la mafia e abbiamo agito in questa direzione, contro la mafia, i mafiosi e contro le speculazioni. Anche noi diciamo “forza Cuffaro” solo che non lo facciamo in maniera ironica. Aspettiamo serenamente il giudizio della magistratura consapevoli del fatto che il Senatore Cuffaro il passato ha già rinunciato più volte a comode immunità parlamentari, scegliendo di farsi processare.
A me piace analizzare i fatti e i fatti dicono che il Senatore Cuffaro è stato condannato in primo grado per favoreggiamento, facendo cadere l’accusa per associazione mafiosa. E poi mi pare che in Italia valga il principio secondo il quale fino a condanna definitiva si è innocenti. I fatti dicono pure che in oltre un milione di intercettazioni non ce ne una di Cuffaro che parli con mafiosi.
Vedete io credo che sia utile far scegliere la gente e credo sia ancor più utile tener conto di giò che dice la legge.
La legge dice che Cuffaro potrebbe (aspettando il giudizio definitivo) essere innocente e la gente vota ancora Cuffaro.
Per cui io dico basta alle campagne mediatiche fatte per accusare, bastano i tribunali, anche perchè poi ci sono vicende come quelle dell’On Mannino che dopo essere stato indagato per 15 anni, dopo essere stato addirittura in carcere per quasi 2 anni e dopo aver subito una condanna anche mediatica, viene assolto con formula piena e giornale e le tv non ne parlano nemmeno.
Bisogna trovare un equilibrio che fin’ora non c’è stato.
Detto questo vi faccio i complimenti per quello che fate, perchè ritengo che fare informazione sia un’attività nobile, e vi augurò altresì un buon lavoro.
Luciano Marino.

  • Share/Bookmark

Pagina successiva »