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	<title>Qui Lecco Libera</title>
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		<title>L&#8217;acqua in Provincia, a due anni dal referendum</title>
		<link>http://www.quileccolibera.net/2013/05/21/lacqua-in-provincia-a-due-anni-dal-referendum/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 07:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duccio Facchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I sindaci della provincia hanno escluso a maggioranza ogni forma di gestione assimilabile all'esito referendario del giugno 2011]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-5413" alt="acquapub2" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/acquapub2.jpg" width="298" height="298" /></p>
<p>Ecco il contributo di <strong>Germano Bosisio</strong>, amico e compagno di battaglie del <a href="http://acquabenecomunelecco.weebly.com/1/category/azienda%20speciale/1.html"><strong>Comitato lecchese per l&#8217;acqua pubblica e i beni comuni</strong></a>. Come forse saprete, i sindaci della provincia hanno escluso a maggioranza ogni forma di gestione assimilabile all&#8217;esito referendario del giugno 2011. Guidati dal sindaco di Lecco, Virginio Brivio, <a href="http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=35665">hanno bollato</a> come irrazionale e inutile la strada segnata dell&#8217;azienda speciale consortile, affidando -in attesa del passaggio finale- l&#8217;acqua alle desideranti mani di una società (<em>Idroservice</em>) interna alla multiutility locale, Lario Reti Holding. Ora al Comitato spetta l&#8217;onere di tradurre, senza banalizzare o generalizzare, quel che è accaduto da due anni a questa parte. Per restituire alla cittadinanza la precisa idea che pochi, purtroppo, hanno ben chiara. E cioè che i sindaci, in un clima anticipatore delle attuali larghe intese, non hanno minimamente rispettato la volontà popolare.</p>
<p>Staremo insieme al Comitato, di più e meglio.</p>
<p>***</p>
<p>Martedì 14 maggio, in sala Ticozzi a Lecco è andata in scena una farsa. Eccone i contenuti, talmente surreali da quasi non crederci.<br />
1° farsa : Si dovevano (letteralmente dall’o.d.g. di convocazione della Conferenza dei Comuni dell’ Ambito territoriale di Lecco) “esaminare le risultanze della seconda fase d’approfondimento sulle possibili forme di affidamento del sistema idrico integrato…”, invece si è, di fatto, deciso a chi affidarlo : ad Idroservice, all’interno di LRH, la multiutility pur pubblica che, intrinsecamente votata al profitto, già gestisce il gas, l’energia e operativamente seppur provvisoriamente anche l’acqua in provincia.<br />
2° farsa : i rappresentanti dei comuni presenti (soprattutto sindaci) hanno votato a maggioranza ( equivalente al 71 % della popolazione) per un sostanziale affidamento ad Idroservice, pur rimandandone la ratificazione formale, come “abilmente” sottolineato da Strina, presidente della conferenza nonché sindaco di Osnago, ad una successiva deliberazione. Così facendo hanno di fatto smentito loro stessi, visto che la scelta adottata nella precedente Conferenza circoscriveva l’ambito delle scelte all’interno del modello “in house” il cui requisito base è il controllo diretto dei comuni (il cosiddetto “controllo analogo di 1° livello”). Idroservice invece non possiede attualmente questo requisito essedo di 2° livello.<br />
3° farsa : questi amministratori, da sempre “campioni” del rigoroso rispetto delle norme, hanno di fatto scelto coscientemente, nonostante i ripetuti appelli di alcuni coerenti amministratori contrari, del Comitato Acqua Pubblica e del Movimento dei consumatori, di non tenere conto di tutto ciò privilegiando peraltro una scelta sconsigliata dagli esperti dell’Anea, a cui loro stessi avevano affidato l’ “ Assistenza strategica e legale per l’affidamento in house – ufficio d’ambito di Lecco “.<br />
4° farsa : In nome di presunte maggiori garanzie finanziarie di LRH, socio unico di Idroservice a cui di fatto ci si appoggia per l’intera operazione, e di altrettante presunte garanzie per i corrispondenti lavoratori ivi attualmente impiegati, si “scarica” Idrolario, attuale formale affidatario del servizio idrico, decisamente meglio “corredato” dal punto di vista dell’aderenza ai requisiti dell’”in house”, come certificato dagli esperti Anea.<br />
Ci sarebbe dell’altro in tema di contraddizioni palesi ( in primis quelle di alcuni sindaci come Lecco ed Osnago che, pur essendo portatori di “chiari mandati” dei propri consigli comunali per una società di 1° livello , lo hanno ribaltato con un’acrobatica indecente capriola) ma preferisco qui sottolineare, per brevità solo alcuni aspetti e le relative preoccupazioni.<br />
Cosa potrà succedere ora, visto che si è intrapresa una strada a rischio di impugnazione nelle competenti sedi giurisdizionali ed amministrative ? si potrà concretizzare la più volte paventata e concreta prospettiva di una “sanzione riparatoria” che obblighi ad aprire una gara ad evidenza pubblica col rischio palese di “far rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta” (la tanto esclusa &#8211; a parole &#8211; apertura ai privati) ?<br />
La sbandierata “temporaneità” dell’affidamento ad Idroservice, per il solo tempo, a detta dei loro sottoscrittori, necessario al suo adeguamento rispetto ai requisiti per l’ “in house” (peraltro formalmente confliggente coi termini lunghi ipotizzati d’affidamento – circa 20 anni -) mette comunque al riparo da sempre possibili ricorsi ?<br />
Chi assicura che il consiglio di amministrazione di Idroservice (non controllato direttamente dai Comuni) possa in qualche modo aprire a privati o confluire in megamultiutiliy ( magari sotto la “regia” di LRH ), quindi lontano dal controllo dei Comuni, senza peraltro consultarli in queste scelte, come a termini normativi gli sarebbe consentito ? O meglio, chi ci assicurerebbe che idroservice srl, essendo una società “pubblica” ma di diritto privato non sia gestita, essendo peraltro all’interno di LRH, con la stessa logica “mercatista” votata a fare utili ? Quest’ultimo concetto non sembra voler entrare (forse strumentalmente) nella testa di molti nostri amministratori, se ne sono viste alcune rappresentazioni anche nel corso della Conferenza.<br />
E’ mai possibile non capire, o far finta di non capire, che non basta essere a favore di un generico “settore pubblico” : la gestione dell’Acqua, come di altri Beni Comuni Primari, non può e non deve essere regolata dalle logiche del mercato ma, rispettando efficienza – efficacia- economicità e, aggiungo, partecipazione “dal basso”, va attuata con la logica del “servizio alla collettività”, assicurando l’effettivo accesso ad un diritto primario, e ponendosi obiettivi di tutela e preservazione del “Bene Acqua” per le future generazioni.<br />
Tutto questo il mercato &#8211; anche quello praticato dalle mutiutility “pubbliche” (ex municipalizzate), che in vari casi si sono trasformate a suon di finanziarizzazioni, valutazioni borsistiche, strategie societarie d’incorporazioni varie ecc . in vere e proprie multinazionali – non lo può, per sua stessa natura, prevedere perché strutturalmente orientato da logiche di profittabilità economica. Quindi il problema non sta solo nel non fare entrare i privati, come si vorrebbe far intendere, ma è anche quello di non adottarne la stessa “cultura del profitto e del mercato” che non può e non deve centrare nulla con la gestione di beni primari che caratterizzato l’intera Comunità Umana : i Beni Comuni essenziali, che sottendono i diritti inalienabili di tutti noi.<br />
E’ questo il cuore del risultato referendario in cui 27 milioni di Italiani (la maggioranza assoluta per la prima volta nella storia della Repubblica) hanno sancito che L’Acqua deve stare fuori dal mercato e che i profitti devono stare fuori dall’Acqua. Il tutto suggellato dalla Corte Costituzionale a più riprese.<br />
E’ questo che gran parte dei nostri Sindaci, a parole, dice di rispettare, salvo invece poi nelle scelte di “traduzione” concreta clamorosamente disattendere, come avvenuto in Provincia di Lecco ieri sera. Saper coniugare l’inconfutabile volontà popolare con percorsi concreti gestionali è quanto “banalmente” si deve pretendere dai nostri amministratori.<br />
Mi limito ad un’ulteriore considerazione, pur essendoci molti altri aspetti che potrebbero essere oggetto d’approfondimento : Il fatto di “scaricare” Idrolario, magari facendole assumere i tratti di una “bad- company”, per “riciclare” il tutto in LRH, mediante Idroservice, non risolverà di certo a colpi di strategie societarie i problemi economico-finanziari del settore idrico. Problemi gravosissimi generati soprattutto dall’aver subito passivamente e di non essersi convintamente opposti nel recente passato, come dal Comitato sollecitato più volte, all’ ”obbligo” di separazione tra patrimonio e gestione, veicolato da un’incongrua legge formigoniana, peraltro anch’essa cassata dalla Corte Costituzionale. E’ da lì, e da successive miopi scelte della dirigenza ATO/LRH , che è nato il “buco” di Idrolario, non addossabile per questo, a mo’ di “caprio espiatorio”, solo a quest’ultima.<br />
Ci si chiede : il rispetto delle norme, invocato e sbandierato allora, è sempre da attuare oppure è la convenienza ai propri soggettivi fini che determina di volta in volta le proprie scelte, come dimostrato anche in quest’ultima circostanza ?<br />
Peraltro ci aspettiamo una coerenza “dissociativa” verso questa contraddittoria scelta da parte di altre realtà territoriali coinvolte a vario titolo nella “consultazione preventiva” svolta. In particolare, vistone il peso sociale rilevante, chiediamo un chiaro pronunciamento delle forze sindacali ed in particolare della CGIL territoriale che attraverso il proprio segretario aveva, direttamente con noi, espressamente preso le distanze da un affidamento pur temporaneo ad Idroservice.<br />
Ribadisco infine la chiarissima scelta di campo del Comitato Lecchese per l’Acqua Pubblica ed i Beni Comuni di cui faccio parte , ancora una volta negata dalla maggioranza della Conferenza, a favore di un’Azienda speciale consortile di diritto pubblico (fuori dal mercato e fuori dal profitto) che rappresenta il modello di soluzione più coerente con l’esito referendario ed anche, nel nostro caso, quello meno costoso e meno complicato in termini d’adeguamento dell’esistente. Non è un caso che altre realtà nazionali stiano praticando od orientandosi a seguire questa strada (Napoli, Torino, Palermo, Reggio Emilia …..).<br />
Siamo talmente “ideologici”, come sostengono alcuni nostri amministratori, da aver su questo fornito a tutte le “autorità idriche” ed a tutti i sindaci un nostro schematico concreto progetto.<br />
L’ultimo flash lo voglio dedicare al concetto di “pubblico” come trasparenza . Qualche tempo fa avevamo chiesto di assistere ad una assemblea di LRH (ricordiamo è una multiutility “pubblica”) : in un primo tempo ci era stata negata (secondo le norme lo possono fare), poi dopo una trattativa ci era stato “gentilmente” concesso ma con il contemporaneo divieto d’accesso ad alcuni organi di stampa presenti. Risultato : avevamo abbandonato anche noi l’assemblea per protesta.<br />
Ecco, con l’azienda Speciale Consortile questo non sarebbe potuto accadere proprio perché “strutturalmente” si possono prevedere organismi di partecipazione reale dei cittadini, anche in forme organizzate.</p>
<p><em>Bosisio Germano, cittadino</em></p>
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		<title>Piano cave, ecco le (brevi) osservazioni del Comune di Lecco</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 09:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duccio Facchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentate pochi giorni fa le quattro pagine messe a punto dal capoluogo. Nessuna richiesta di revoca. La nostra analisi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/Schermata-2013-04-23-alle-11.15.05.png"><img class="aligncenter  wp-image-5403" alt="Schermata 2013-04-23 alle 11.15.05" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/Schermata-2013-04-23-alle-11.15.05.png" width="592" height="313" /></a><br />
<em>(la cava Cornello, 200mila mc previsti nei prossimi 20 anni. Il Comune di Lecco dà l&#8217;ok alle quantità, proponendo di cavarli in 5 anni)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quattro pagine. A tanto ammontano le copiose osservazioni che il Comune di Lecco ha deciso di presentare alla Provincia di Lecco in merito al nuovo piano cave. Il documento è stato presentato alla commissione V sull’Ambiente dello scorso 17 maggio, in attesa della seconda seduta fissata al 22. Eravamo presenti e ne abbiamo recuperato una copia. L’abbiamo analizzata, cercando di comprendere la linea che vorrà tenere il capoluogo.</p>
<p><strong><a href="http://www.quileccolibera.net/2013/05/09/revocare-il-nuovo-piano-cave-ecco-perche/"><em>Se avete già letto le nostre osservazioni saltate al successivo capoverso.</em></a></strong><br />
Altrimenti ricordatevi che il nuovo piano prevede tra le altre cose 11,7 milioni di metri cubi di rocce ad uso industriale da estrarre nei prossimi vent’anni a danno del monte Magnodeno, a Lecco. Tre le cave: Cornello (200mila mc), Vaiolo Bassa (3,5 milioni di mc) e Vaiolo Alta (8 milioni di mc). Un piano vigente, non ancora scaduto, e con volume residuo pari a 5,3 milioni di metri cubi. Con richieste delle aziende clamorosamente sovrastimate sia rispetto agli andamenti del mercato (-45% i consumi nazionali di cemento rispetto al 2006, -25,5% gli investimenti in costruzioni), sia per quanto effettivamente cavato negli ultimi tre anni (nella cava Vaiolo Bassa si toccano punte del 151% in più dell’autorizzato rispetto alle reali capacità). Con gravi impatti ambientali e socio-sanitari, sensibili, rilevanti e molto rilevanti (con 8 insufficienze gravi su 13 indicatori messi a punto dagli stessi redattori del piano).</p>
<p><iframe src="//e.issuu.com/embed.html#7698726/2486762" height="371" width="525" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Il duro e rinnovato attacco al monte lecchese Magnodeno è noto. Motivo per il quale <strong>ci si sarebbe potuti attendere una reazione compiuta e approfondita da parte del Comune capoluogo, che accoglie il 90% dell’intero piano cave (come volumi estrattivi previsti).</strong> In premessa, <strong>tocca però prendere atto che, nonostante la procedura del nuovo piano cave provinciale sia iniziata l’8 marzo 2011, il Comune di Lecco è riuscito a mettere a punto soltanto quattro (4!) pagine di osservazioni</strong>, avendo inoltre dedicato all’analisi del documento estrattivo la miseria di tre commissioni consiliari (in due anni).</p>
<p>Ma è nel merito che le osservazioni del Comune di Lecco rivelano la loro debole timidezza e la sostanziale confusione, normativa e politica. Andiamo per gradi.</p>
<p>Prima di annunciare i tre obiettivi, l’Amministrazione comunale scrive (pag. 1, terzo capoverso): “Riconoscendo che nel nostro territorio esistono giacimenti di calcare che hanno costituito una<strong> fonte di ricchezza</strong> con la crescita di una importante industria estrattiva e di trasformazione”. Non è del tutto chiaro a favore di chi, questa “fonte di ricchezza”, abbia portato i propri frutti. Dal nostro punto vista, certamente non al territorio. Che ha perso un pezzo importante di biodiversità. Questione di punti di vista.</p>
<p>Nella parte “Si evidenzia che” si legge (pag. 1, elenco puntato, ultimo punto): “<strong>i benefici economici</strong> devono essere più equamente ripartiti verso il territorio e i suoi abitanti”. Basterebbe questo approccio per bocciare le osservazioni dell’Amministrazione. Un approccio che non protegge e premia l’interesse comune -che può legittimamente sacrificare quello individuale- quanto un’irrazionale trattativa con il privato -dato già per vincitore e in posizione dominante- pur di raccogliere qualche briciola. Un metodo da barattieri più che da amministratori pubblici. Autentica assicurazione sulla vita per le ditte cavatrici, che potranno sempre agire sulla leva economica per orientare le scelte (o le “non scelte”) della politica. L’unico beneficio -non economico- è dato dalla revoca di questo inutile nuovo piano cave, lasciando scadere naturalmente quello vigente, riqualificando i reali fabbisogni rispettando la normativa regionale e non accontentarsi di “soddisfare” (così sostiene la Provincia) i cavatori. Se ne rende conto il Comune di Lecco?</p>
<p>Analizziamo <strong>gli “obiettivi”: 1) Ripristino dei siti assoggettati ad escavazione, 2) Attenzione alla localizzazione, quantità, modalità e tempi di escavazione, 3) Controllo attraverso le convenzioni e definizione delle compensazioni.</strong></p>
<p>Nel primo si legge che le cave “dovranno tornare alla disponibilità dei cittadini attraverso il ripristino durante l’escavazione (ove possibile)”, e ancora, “non sarà possibile la restituzione alla comunità di aree irreparabilmente degradate e inagibili”. Pare riemergere l’idea -di cui è peraltro portatore l’assessore all’Ambiente del Comune di Lecco, Vittorio Campione- che dopo la devastazione possa risorgere una montagna “migliore”. Richieste di tal genere sono tanto sognanti quanto irrealizzabili. Consentire l’escavazione per poi chiedere utopistiche “restituzioni” è una pratica priva di senso, a meno che non ci si voglia in qualche modo giustificare, garantendo ai cavatori quel che si aspettano.</p>
<p>Eppure, nel secondo obiettivo (“Attenzione alla localizzazione, quantità, modalità e tempi di escavazione”), si legge: “Il Piano Cave provinciale deve quindi limitare il più possibile la pressione sull’ambiente lecchese”. Perché non dar concreto seguito a questo principio? “Limitare il più possibile” non significa “restituire”, significa “limitare il più possibile”. Anche in questo caso, è la revoca dell’inutile piano la mossa conseguente. Al contrario, tenendo fede al tipico cerchiobottismo che purtroppo caratterizza l’Amministrazione, si scoprirà di lì a poco che in nessuna cava, salvo la Vaiolo Bassa, si chiederà una reale riduzione dei quantitativi.</p>
<p><strong>Cava Cornello</strong> (per la sua scheda dettagliata rimandiamo alle nostre osservazioni, da pag. 22). Il Comune di Lecco (pag. 2, ultimo capoverso) non chiede alcuna riduzione dei quantitativi previsti (200mila mc nei prossimi vent’anni), ma di “concentrare l’escavazione del materiale ancora presente nei primi anni”. Perché “a quella data si dichiarerebbe finita l’escavazione, offrendo almeno un primo esempio programmato e condiviso di chiusura con recupero di una cava a Lecco”. Un’operazione cosmetica che, sempre secondo il Comune di Lecco, “potrebbe tornare utile, anche come immagine a Unicalce (quale l’interesse pubblico?, nda), che caverebbe ugualmente, in pochi anni, quantitativi che aveva previsto diluiti in venti anni”. Se avete finito di stropicciarvi gli occhi, passiamo alla Vaiolo Bassa.</p>
<p><strong>Cava Vaiolo Bassa</strong> (3,5 milioni di mc nei prossimi 20 anni, per la sua scheda dettagliata rimandiamo alle nostre osservazioni, da pag. 27). Il Comune riconosce (pag. 3, primo capoverso) che il fronte di cava andrà a “intaccare un altro pezzo pregiato di montagna, tra Carbonera e Neguccio”. E si spinge oltre. Prevedendo due ambiti di estrazione (C1 e C2, quest’ultima ex novo e estesa oltre 100mila metri quadrati), il piano cave di fatto concepisce una “cava nuova”. E non lo dice Qui Lecco Libera, lo scrive il Comune di Lecco. Per comprendere questa “bomba” involontaria lanciata da Palazzo Bovara bisogna tornare allo scorso novembre, quando il Consiglio provinciale all’unanimità votò un ordine del giorno che recitava: “Il Consiglio delibera di chiedere alla Giunta di concludere e portare in approvazione il Piano Cave Provinciale escludendo lo sfruttamento di nuovi siti di estrazione”. L’Odg reca in calce la firma di tutti i capigruppo consiliari, compreso quello del Partito democratico. La logica comporterebbe dunque una forte contrarietà all’apertura del nuovo ambito, richiedendone il ritiro. Al contrario, il Comune di Lecco non ne propone alcuna revoca, aggiungendo: “le quantità di cui avrebbe bisogno Fassa (l’azienda cavatrice della Vaiolo Bassa, nda) si possono trovare abbondantemente in Vaiolo Alta, negli ‘scarti’ di Unicalce”. Una “saltuaria fornitura”, quella tra Unicalce e Fassa, che il Comune di Lecco si augura possa rafforzarsi per “evitare l’escavazione” dell’ambito C2. A una prima lettura, dunque, pare che il Comune stia chiedendo di non scavare una parte della Vaiolo Bassa.</p>
<p><strong>Cava Vaiolo Alta</strong> (8 milioni di mc nei prossimi 20 anni, per la sua scheda dettagliata rimandiamo alle nostre osservazioni, da pag. 30). In questa parte del “motivo dell’osservazione” relativo al punto due, l’Amministrazione comunale non formula alcuna istanza.</p>
<p>Procediamo ora all’analisi delle “richieste di modifica al Piano”, il punto 2.2 (pag. 3). <strong>Il fulcro del documento.</strong></p>
<p><strong>Cava Cornello</strong>. È ribadita anche in questo caso l’<strong>incomprensibile proposta di scavare lo stesso quantitativo in un tempo minore rispetto a quanto previsto nel piano (5 anni piuttosto che 20).</strong> Differenza zero. Salvo far esplodere la capacità di escavazione annua dai 10mila mc su base ventennale previsti ai 40mila su base quinquennale (nel 2010 la quantità effettiva era di 7854 mc). La cosmesi cara al Comune di Lecco potrebbe tradursi in un’intensiva escavazione, cui il fronte non è per nulla abituato, sottoponendolo ad uno stress cinque volte superiore. Peraltro, considerando che il piano cave vigente approvato nel 2001 presenta ancora 8 anni di validità, non si comprende la reale motivazione di concedere un’ulteriore autorizzazione estrattiva della durata di 5 anni.</p>
<p><strong>Cava Vaiolo Bassa.</strong> Rispetto a quanto esposto precedentemente, il Comune di Lecco cambia opinione. “Esplicitare che solo dopo aver esaurito il materiale disponibile nella zona C1 si potrà ampliare la nuova escavazione nell’area indicata come C2 a condizione che si proceda con continuità rispetto alla C1”. Ma non si doveva “evitare l’escavazione”, peraltro di una “cava nuova” perciò già stralciata dal Piano, stando all’odg dello scorso novembre? Una riga più in basso aggiunge: “Riduzione sostanziosa dei quantitativi previsti. La riduzione deve essere compensata in misura proporzionale ai quantitativi prodotti dalla cava Vaiolo Alta che non vengono utilizzati da Unicalce (circa 40% di 8 milioni = 3.200.000 mc)”. Non è chiaro se Fassa debba rinunciare a 3,2 milioni di mc (su 3,5 milioni previsti) o in proporzione. Inoltre, <strong>è impressionante apprendere dell’entità del quantitativo non utilizzabile (o sprecato) da Unicalce (3,2 milioni di mc su 8) nell’ambito Vaiolo Alta.</strong></p>
<p><strong>Cava Vaiolo Alta.</strong> <strong>“Può rimanere confermata la quantità prevista”</strong>. E si sta parlando di 8 milioni di metri cubi di materiale. Laddove ancora ne rimangono 4,2 milioni dal vigente e non scaduto piano cave del 2001. Nella stessa cava dove le quantità annue richieste nel nuovo piano -e avallate dal Comune- sono del 30% superiori rispetto alla produzione 2009-2010.</p>
<p>La quarta e ultima pagina delle osservazioni del Comune di Lecco è rivolta invece al terzo obiettivo “Controllo attraverso le convenzioni e definizione delle compensazioni”.  Anche in questo caso, al posto di precise e circostanziate richieste si preferiscono proclami irrealizzabili. Ad esempio, “l’aumento dei corrispettivi da versare al Comune, oggi in cifra irrisoria (47 centesimi il mc)”. A parte che, normativa regionale alla mano, l’infimo corrispettivo è di 0,49 euro al metro cubo, che senso ha, all’interno di osservazioni che devono riguardare specifici ambiti estrattivi e sono rivolte alla Provincia di Lecco, fingere di voler agire in voci che non competono assolutamente alla facoltà normativa dell’ente Comune?</p>
<p>Quale poi il senso di proporre <strong>“la costituzione di una commissione specifica di controllo dell’escavazione e il rispetto degli obblighi da convenzione, composta da Tecnici e anche da Consiglieri Comunali”</strong>? Delle due l’una. O i tecnici delegati, l’assessore competente, la commissione consiliare V (anche) a questo tema rivolta, hanno svolto malamente il loro mestiere -e per questo debbono essere affiancati da un altro organismo inutile-, oppure qualcuno sta proponendo qualcosa che già è previsto. Bluffando.</p>
<p><strong>Non una parola è stata spesa sulla Cava Mossini</strong> (550mila mc di ghiaia e sabbia nei prossimi 10 anni, per la sua scheda dettagliata rimandiamo alle nostre osservazioni, da pag. 38). Il Comune di Lecco, infatti, “si riserva di formulare osservazioni insieme ai Comuni più direttamente interessati”.</p>
<p>Detto tutto questo, ribadiamo quanto già fatto all’interno delle nostre osservazioni (ben più approfondite di quelle abbozzate dal Comune di Lecco) protocollate in Provincia di Lecco in data 6 maggio e all’attenzione del Comune dal 16 maggio. Questo nuovo piano cave deve essere revocato e sarebbe buona cosa che il Comune di Lecco fosse in prima linea nel pretenderlo. Facendo riferimento, vista l’esigua attività svolta nelle osservazioni del capoluogo, alle nostre.</p>
<p><em>Qui Lecco Libera</em></p>
<p>Ps: Il 20 maggio abbiamo depositato queste contro-osservazioni all&#8217;ufficio protocollo del Comune di Lecco. Ora nessuno può dire: &#8220;non sapevo&#8221;.</p>
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		<title>Piano cave, la parola passa al Comune di Lecco</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 09:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duccio Facchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nostre osservazioni protocollate anche a Palazzo Bovara, in attesa di un riscontro dal capoluogo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/Schermata-2013-05-16-alle-11.19.02.png"><img class="aligncenter  wp-image-5400" alt="Schermata 2013-05-16 alle 11.19.02" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/Schermata-2013-05-16-alle-11.19.02.png" width="360" height="494" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da questa mattina (16 maggio) il Comune di Lecco ha una copia delle <a href="http://www.quileccolibera.net/2013/05/09/revocare-il-nuovo-piano-cave-ecco-perche/"><strong>nostre</strong></a> osservazioni al Nuovo piano cave provinciale. Le riceveranno il Sindaco Virginio Brivio, i capigruppo, l&#8217;assessore Vittorio Campione e i componenti della <a href="http://www.comune.lecco.it/news.jhtml?param1_1=N13e9cdd712ac067e303">commissione Ambiente</a>.</p>
<p>Ci auguriamo possano servire per le loro, che confidiamo convergano sulla nostra richiesta, semplice semplice: <strong>revocare il Piano</strong>. Lo farà la &#8220;Città Alpina 2013&#8243;? Stando al preambolo del &#8220;Protocollo di attuazione della convenzione delle Alpi nell’ambito della protezione della natura e della tutela del paesaggio&#8221;, cui la città ha aderito, sì. Per il semplice fatto che, si legge, &#8220;nel confronto tra tolleranza ecologica e interessi economici, va attribuita priorità alle esigenze ecologiche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Qui Lecco Libera</em></p>
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		<title>&#8220;Wall Street&#8221;, il bene confiscato abbandonato</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 09:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duccio Facchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle mani dello Stato dal 1996. Ma la restituzione alla città è lontana]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">15 maggio 2013. Il bene confiscato alla &#8216;ndrangheta lecchese nel 1996 continua a rimanere in pessime condizioni, nonostante la destinazione ad <a href="http://www.quileccolibera.net/2010/11/19/wall-street-il-tg3-e-larchivio-deposito-storico/">archivio</a> deposito della Prefettura di Lecco. Una decisione che, in solitudine, abbiamo sempre contestato, chiedendo che venisse restituito alla città (con un <a href="http://www.quileccolibera.net/2012/04/12/wall-street-nemmeno-la-decenza-di-un-bando/">bando</a>, per carità!). Speriamo che la Carovana antimafia di passaggio in questi giorni voglia spendere una parola su questo scandalo cittadino, dove il Comune di Lecco persiste in un incomprensibile silenzio.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2685.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5380" alt="IMG_2685" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2685-e1368608299266.jpeg" width="461" height="614" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_4947.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5390" alt="IMG_4947" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_4947-e1368608204207.jpeg" width="414" height="553" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/PanoramaticPhoto4.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5389" alt="PanoramaticPhoto" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/PanoramaticPhoto4.jpg" width="837" height="226" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/PanoramaticPhoto-copia.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5388" alt="PanoramaticPhoto copia" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/PanoramaticPhoto-copia.jpg" width="571" height="282" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2684.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5387" alt="IMG_2684" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2684.jpeg" width="691" height="518" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2684-2.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5386" alt="IMG_2684-2" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2684-2.jpeg" width="691" height="518" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2770.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5385" alt="IMG_2770" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2770-e1368608266370.jpeg" width="518" height="691" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_6323.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5384" alt="IMG_6323" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_6323.jpeg" width="691" height="518" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_4833.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5383" alt="IMG_4833" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_4833.jpeg" width="691" height="518" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2480.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5382" alt="IMG_2480" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2480-e1368608252588.jpeg" width="461" height="614" /></a> <a href="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2185.jpeg"><img class="aligncenter  wp-image-5381" alt="IMG_2185" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/IMG_2185-e1368608278133.jpeg" width="518" height="691" /></a></p>
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		<title>Revocare il Nuovo piano cave, ecco perché</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 23:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duccio Facchini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo le osservazioni depositate (per primi) in Provincia di Lecco. Il 23 maggio parte il tour di presentazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="//e.issuu.com/embed.html#7698726/2319317" height="371" width="525" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Come promesso, ecco le osservazioni messe a punto per chiedere -concretamente- la revoca del Nuovo piano cave provinciale. Otto capitoli, 54 pagine. Dall&#8217;impatto ambientale al tracollo del mercato. Analizzati cava per cava, quantità per quantità, materiale per materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lavoro <a href="http://www.quileccolibera.net/2013/05/06/nuovo-piano-cave-le-nostre-osservazioni/">intenso</a> che verrà portato nei rioni direttamente interessati dall&#8217;attività estrattiva di Lecco, Galbiate e Pescate. <strong>Inizieremo giovedì 23 maggio dal centro civico di Germanedo (Lecco), in via Eremo 28</strong>. Leggete e spargete la voce.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-5371" alt="PIANO CAVE" src="http://www.quileccolibera.net/wp-content/uploads/PIANO-CAVE.png" width="301" height="427" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Qui Lecco Libera</em></p>
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