Alessandro Magni – lettera a “La provincia”

Egr.Direttore
mi vorrà permettere una replica all’intervista dell’Assessore provinciale Molgora . (giovedi 10 gennaio)
Secondo il quale non si può essere contemporaneamente ambientalisti e amministratori.
In realtà mentre lui faceva l’amministratore in un piccolo comune della Provincia, erano gli ambientalisti, che incalzavano gli amministratori provinciali, qualche anno fa, quando ancora i Verdi non partecipavano al Governo della Provincia, per raggiungere quegli obiettivi parzialmente positivi che Molgora sbandiera a suo esclusivo titolo.
Bisognò allora convincere soprattutto gli amministratori.
In realtà questi risultati che oggi sono propagandati hanno avuto un terzo grande protagonista, che gli amministratori sottostimavano per deficit di utopismo, ovvero quei soggetti di quella grande partecipazione che è la raccolta differenziata, che sono i cittadini, che hanno compreso quello che si sarebbe potuto fare, allorché li si fosse messi in grado di fare.
D’altronde essere amministratori non è in sé una panacea, basti vedere appunto il disastro degli amministratori campani. Ma non tutti, perché anche lì, c’è chi ottiene ottimi risultati. Anche se è più difficile parlarne rispetto a chi male ha operato.
Ma tornando al nostro territorio, non si può fare a meno di notare, analizzando la più recente versione del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti, come i risultati migliori si siano avuti, in termini di raccolta differenziata, quando l’ amministratore Molgora non ricopriva l’incarico in Provincia. Di questo dovrebbe rispondere l’Assessore. Non compiacersi della stagnazione in cui versa la crescita nella raccolta differenziata in questi ultimi tre anni. Il modello di riferimento-usato in negativo- non dovrebbe essere la Campania e neppure la media regionale lombarda. Il modello a cui guardare è altrove. Laddove si raggiungono, come nel comprensorio di Priula, nel Trevigiano, quote di raccolta differenziata attorno all’80% , e che recupera anche il residuo senza dover ricorrere agli inceneritori. Perché fare a meno degli inceneritori, o per lo meno ridurre di molto la quota che lì vi è conferita si può. E come.
E’ strano che un Amministratore a tutto tondo, che oppone tale funzione a quella di ambientalista, venga a dirci che la produzione di energia elettrica di un forno inceneritore sia il non plus ultra. Dimentica la battaglia, solo parzialmente riuscita, ma almeno tentata, dei suoi compagni di partito, in Parlamento, per cancellare i Cip 6, ovvero quell’enorme quantità di denaro, pagata con le nostre bollette, a favore di petrolieri e inceneritori e stornati dall’incentivazione delle energie rinnovabili. Non a caso in Europa siamo tra gli ultimi nel campo delle rinnovabili e nel risparmio energetico. Qui dovrebbe avvenire il vero confronto. Con il mancato decollo delle energie rinnovabili . E’ bene infatti sapere che senza i soldi del Cip 6 quelle macchine a bassissima efficienza e resa che sono gli inceneritori non andrebbero da nessuna parte. Queste macchine sono l’ennesimo esempio di assistenzialismo che i cittadini pagano.
Con le loro bollette. Mese dopo mese.
Quello che Molgora dovrebbe spiegarci è invece perché per disincentivare la produzione dei rifiuti, non introduca una tariffa in funzione della quantità di rifiuti prodotti, modulandola anche allo scopo di aumentare la differenziazione degli stessi. Quello che dovrebbe poi spiegarci è perché in questi anni non abbia promosso alcuna campagna per ridurre la produzione di rifiuti, magari a partire proprio dalla promozione dell’acqua di rubinetto, piuttosto che assecondare passsivamente la pubblicità delle acque minerali e delle plastiche connesse; per non parlare di proposte volte a promuovere l’acquisto dello “sfuso”: detersivi e non solo. Insomma si tratterebbe di attuare una politica concertativa con le associazioni dei commercianti, con quelle consumeriste, con i “rigidi” ambientalisti, con la cittadinanza del territorio, per arrivare a un “disimballaggio”generale, a una “smaterializzazione” della produzione e commercializzazione dei beni; insomma a una decisa inversione di tendenza.
Questo è il problema. Primo produrre meno rifiuti, poi riutilizzare i beni, infine recuperarli attraverso la raccolta differenziata. E operare come se l’inceneritore non fosse. Nella prospettiva realistica di farne a meno. Per raggiungere mete –come a Priula- che traguardino in avanti .E non farsi intruppare dai refoli effimeri dell’aria che tira. Che vede nell’inceneritore l’idolo che non c’è.
Spieghiamolo alla popolazione, ai cittadini. Assieme si può fare. Per un nuovo passo. In avanti.
Perchè non vorremmo meravigliarci di una prossima intervista dell’assessore, che in quanto amministratore, è favorevole a nuovi impianti nucleari. Che non producono Co2.
Alessandro Magni
Comitato lecchese per l’acqua pubblica e i beni comuni.

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