Una Repubblica fondata sul lavoro

Ieri c’è stato il corteo di sciopero dei lavoratori industriali per denunciare la terrificante tendenza – delle industrie lecchesi – alla fuga dalla città. Il tutto per sfruttare la manodopera a basso costo dei paesi esteri. Le persone comuni, come al solito, ci rimettono. Con le famiglie annesse.

I casi della Riello e della Leuci son emblematici segnali.
Eccovi un breve resoconto della manifestazione ed alcune testimonianze raccolte.

Duccio Facchini

8 pensieri riguardo “Una Repubblica fondata sul lavoro

  • 4 Giugno 2008 in 17:01
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    Bel video, ottimo giornalismo! complimenti.

    Si può capire come la dura contrapposizione padrone-lavoratori, che molti davano per morta e sepolta, esiste ancora.
    In Italia a sentire grida e “l’informazione” tra virgolette manca il lavoro perchè lo rubano gli stranieri o perchè la Cina fa concorrenza sleale o per un insieme di fattori internazionali, credo siano questi i temi che vanno di più. Poi scopri che un’azienda come la Riello, che a detta dei lavoratori sicuramente più informati di me, macina utili, da oltre quarant’anni è presente sul territorio, nello stabilimento di Lecco occupa 144 persone, con i soldi dello stato si trasferirà in Polonia o giù di lì.Simpatico sapere che il presidente della riello, Ettore Riello, è candidato del pdl in Veneto. I problemi deriveranno anche dalle cause elencate sopra in generale, ma in questo caso oltre che un mero calcolo economico e imprenditoriale non vedo altro, un imprenditore che sa fare troppo bene l’imprenditore, uno stato capitalista e liberista a ore. ema

  • 4 Giugno 2008 in 19:36
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    un PENSIERO va a chi ha perso di fatto anche il diritto di scioperare: penso ai lavoratori precari, che non hanno voluto rischiare il posto di lavoro per una giornata di sciopero

    un PLAUSO a quei lavoratori precari, invece, che hanno rischiato di non farsi rinnovare il contratto e sono scesi in piazza come è loro diritto fare!

    un PLAUSO alla signora del settore pubblico scesa in campo per solidarietà :)

    (una cosa mi fa un pò tristezza: pensare che i sindacati sono fermi, o quasi, quando al governo v’è la sinistra….non so chi ha notato questa particolare congiuntura “astrale” :)…)

    PIffo

  • 5 Giugno 2008 in 10:17
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    Non so fare un’analisi competente sull’argomento. La sola cosa che mi viene da dire è … che disastro… che tristezza !
    Giusto criticare Confindustria ma…. i sindacati ?? Come possono essere credibili se i segretari hanno uno stipendio circa 1 milione di Euro/anno !?

  • 5 Giugno 2008 in 11:24
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    Solidarietà a chi sta venendo scippato del proprio posto di lavoro proprio da sotto il sedere.

  • 5 Giugno 2008 in 23:32
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    Segnalo una serata a tema organizzata dagli amici del Centro Khorakhanè
    http://www.esserevento.it/?p=150
    VENERDI 6 GIUGNO ORE 21
    A LECCO sala conferenza banca popolare di sondrio
    via amendola ang corso martiri
    dove il prof. SERGIO BOLOGNA
    libero professionista, storico del movimento operaio
    – consulente del lavoro –

    presenta il suo ultimo libro:
    CETI MEDI SENZA FUTURO?
    scritti, appunti sul lavoro ed altro
    ed. derive e approdi

    La crisi del ceto medio è uno dei grandi temi della politica nei paesi occidentali. A lungo negato – soprattutto in Italia – e oscurato dalla grande visibilità e drammaticità del fenomeno dell’immigrazione, trova le sue radici nelle trasformazioni del lavoro e delle imprese.
    È la tesi di fondo di questi scritti, diversa dalle interpretazioni correnti che tendono a spiegare tutto con il fenomeno della globalizzazione.
    Le trasformazioni del modo di lavorare e di organizzare la giornata lavorativa hanno prodotto un forte cambiamento antropologico, non privo di ricadute, anche economiche, sui soggetti che ne sono coinvolti.
    L’attenzione e l’analisi di Sergio Bologna si concentrano sul lavoro autonomo, sul lavoro precario ma soprattutto sul lavoro “di conoscenza”, su quei lavoratori più preparati e intellettualmente formati che vedono peggiorate le loro condizioni di vita e messe al macero le loro intelligenze. Per l’autore è qui che si annida il disagio più forte.
    Eppure ci sono segnali di trasformazione: poco a poco questi lavoratori e una parte del ceto medio sembrano prendere coscienza e cominciano a organizzarsi in forme sindacali e di autotutela.

  • 7 Giugno 2008 in 12:20
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    Bravo Duccio,

    pur non essendo della provincia di Lecco seguo il vs blog da tempo(come d’altronde quelli nati dalle idee dei Meetup e di Piero Ricca). La scorsa settimana ero a Lecco per il ponte del 2 giugno in compagnia di amici(lecchesi stavolta)che commentavano molto positivamente le tue proposte, i tuoi servizi e quant’altro. Coraggio, NON siete soli. Molta, moltissima gente, anche grazie alla rete ed al passaparola si sta avvicinando alle vs proposte e vi segue quotidianamente nelle vs azioni e rivendicazioni. Bravi davvero.

    Marco B. (Meetup Bologna)

  • 7 Giugno 2008 in 16:01
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    solidarietà ai lavoratori della riello, bell’esempio di informazione da parte di quileccolibera.
    Gg

  • 13 Giugno 2008 in 19:35
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    complimenti a duccio per l’articolo.
    _ ed anche per quello di oggi su http://www.merateonline.it _

    solidarietà ai lavoratori riello.
    e un abbraccio caloroso a tutti i ragazzi di QLL.

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