Quel furbetto di Matteo (Conflitti Democratici)

Capita, a volte, di sentirsi dentro ad uno spettacolo di cabaret. In un teatrino. Poi s’aprono gli occhi e ci si trova in Italia. Il paese dei balocchi. La Repubblica delle banane.

Succede che ad aprile, e durante tutta la campagna elettorale passata, Silvio Berlusconi affronti il caso Alitalia a suo modo. Parli di una cordata di imprenditori italiani. Rivendichi l’italianità della compagnia e reclami a gran voce il voto degli italiani per sistemare la “piaga” ed il “disastro delle sinistre”.

L’Alitalia, è dovere dirlo, è stata una compagnia aerea gestita in maniera dissennata dai partiti. Tutti i partiti. Di centro, di sinistra e di destra. Pure la Lega ci sta dentro in questa categoria. Ovviamente. “Razzismo e affari” è il motto dei leader leghisti. L’obiettivo è sempre stato quello di piazzare manager – lautamente pagati – senza alcuna capacità sul campo e con l’unico scopo di lottizzare il lottizzabile. Il solito – quanto rituale – meccanismo all’italiana. Nomine partitiche.

Succede quindi che, dopo le elezioni politiche del 2008, il caso Alitalia conosca una decisa accelerata. Il piano di rinascita (non democratica eh) della compagnia di bandiera viene affidato a Corrado Passera. Il risultato è emblematico: piano “Fenice”. Quella maestosa creatura che risorge dalle ceneri. Le sue ceneri.

Il piano, come hanno già descritto bene alcuni osservatori, prevede la pubblicizzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Uno smembramento di Alitalia in due tronconi. Indipendenti. La parte marcia vien commissariata. I debiti e gli esuberi saranno a carico dei cittadini. La parte buona vien data in pasto a 16 volenterosi imprenditori nostrani. Una quota, si sta discutendo in questi giorni, verrà data pure ad AirFrance.

Ciò che mi preme sottolineare dell’accaduto non è la futura spartizione degli appalti e delle concessioni in vista di Expo 2015. Quello è già stato detto e scritto. Scalfari, Boeri e Statera su Repubblica, ad esempio. Non è nemmeno la questione drammatica dei 7.500 esuberi che l’operazione “Fenice” comporta. Non è nemmeno la presenza di Ligresti, Gavio, Marcegaglia, Caltagirone o Riva.
La questione che mi interessa proporvi è tutta interna al Partito Democratico. Perchè me la prendo con il PD e non con il PDL? Perchè a sinistra gli elettori sono molto meglio degli eletti. Per questo meritano trasparenza, etica nelle decisioni e correttezza nell’informazione.

A capo della cordata Alitalia ci sta Roberto Colaninno. Uno dei “capitani coraggiosi” cari a D’Alema. Un manager considerato vicino all’establishment di sinistra. La sua storia imprenditoriale è ben riassunta nel libro Capitalismo di rapina scritto da Mario Gerevini, Vittorio Malagutti e Paolo Biondani.

Sulle pagine dei quotidiani italiani, Colaninno, ha parlato di “scelte doverose” tutte “nell’interesse del Paese”. Non ha salvato Berlusconi da un infausto scivolone politico in cambio di contropartite future. No. Ha salvato l’Italia. L’italianità della CAI (Compagnia Aerea Italiana).
Le reazioni del PD sulla cordata Alitalia son state decise. Enrico Letta ha parlato di una “trovata provinciale”. Veltroni ha descritto “una compagnia di bandierina”. E qualche altro esponente s’è detto contrario. L’accordo del governo Prodi andava meglio.

Dopodiché ecco la barzelletta. Il Ministro “ombra” per lo Sviluppo del Partito Democratico si chiama Colaninno. Roberto? No, Matteo. Un simpatico caso di omonimia? Tutt’altro. E’ il figlio.
Ma come? Già solo il legame di parentela – a mio modo di vedere – dovrebbe comportare le dimissioni e il “farsi da parte”. Nulla. Matteo Colaninno, interpellato dal Corriere della sera, parla prima di “un certo imbarazzo”. Poi smentisce. Non sono imbarazzato. Mio padre, dove è stato, ha sempre portato “miglioramenti”.
Smemorato il ragazzo. Il padre vanta una bella condanna di primo grado per bancarotta semplice. 4 anni e 1 mese più l’interdizione di 5 anni dai pubblici uffici per il Crac Italcase. Un curriculum più che dignitoso nell’Italia dell’alta finanza. Una nota di merito. Ovviamente, grazie ad indulto, sospensione condizionale della pena e prescrizione il tutto si può lavare via come se nulla fosse accaduto.

Roberto Colaninno, mister “4 anni ed un 1 mese”, è entrato in cordata con la sua società IMMSI. Per conoscere le controllate da IMMSI basta andare sul sito della società: http://www.immsi.it.
Il punto problematico qual’è? Provate a cliccare su “investitor relations”. Dopodiché su “governo societario”. Infine su “organi societari”. Dovreste trovarvi esattamente qui: http://www.immsi.it/pushFile.aspx?file=doc1Ita.pdf. Scorrete con calma la lista dei membri del Consiglio di Amministrazione. Guardate il quarto. Visto? E’ lui: Matteo.

Come si chiama questo? Conflitto di interessi, giusto? Come farà il Ministro ombra del PD a restar obiettivo se al medesimo istante sta all’opposizone e poi siede nel Cda della società del papà che entra a capo di una cordata voluta dal Governo Berlusconi? I proventi dell’operazione poi?

Elettori del PD, giovani democratici, ribellatevi. Scrivete a Colaninno. A Veltroni!
Dimissioni, subito! O fai il politico o fai l’imprenditore.
Vi consiglio anche di leggere questo articolo.

Duccio Facchini

6 pensieri riguardo “Quel furbetto di Matteo (Conflitti Democratici)

  • 10 Settembre 2008 in 17:45
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    E come al solito la colpa di chi e`? DI BEPPE GRILLO! Di la` i comunisti, di qua Beppe Grillo. Scappano come i topi di fogna alla vista di un gatto, non fanno i confronti… raga` questi non ci vogliono stare a sentire, ormai sono neanche una casta, una cosca, per non dire anche di peggio. CHE VOGLIAMO FA? Qui fra poco salta il tappo e qualcuno potrebbe fare una stronzata… si creera` l`emergenza e lo stato fara` fronte all`emergenza (che esso stesso ha creato). Come e` stato fatto per il terrorismo eversivo degli anni 70, come e` stato fatto per i rifiuti di Napoli. Chi restera` questa volta col cerino in mano? Ma perche` mi devo incazzare cosi` io? PERCHE??????

  • 10 Settembre 2008 in 18:51
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    Vi invito a guardare la puntata di Matrix dell’altro ieri su questo link, dove credo che Colaninno risponda ad alcune delle domande : http://www.matrix.mediaset.it/index.shtml .
    Per quel che riguarda la scalata della compagnia pare che durante la seduta del consiglio di amministrazione quando si discuteva della scalata ad Alitalia sia uscito.
    Non credo comunque ci sia conflitto di interessi; Ci sarebbe se il PD fosse al governo e lui al ministero competente, o si potrebbe denunciare connivenza se il Partito Democtratico avesse appoggiato la cordata italiana.
    Di certo c’è che la cosa è scomoda,credo a lui per primo, e che se il padre non ci fosse stato sarebbe meglio.
    Però parliamoci chiaro, se fossi sindaco e volessi eliminare le licenze, ed avendo mio padre un ristorante, sarei in conflitto di interessi?
    e a maggior ragione, se dalla minoranza votassi il provvedimento promosso dalla maggioranza ?
    Dai, un conto è se fosse stato ministro e avesse affidato lui l’azienda al padre, e allora sì che era una vergogna,ma così non avendo nè il potere per fare, nè esprimendo posizioni favorevoli a quanto accaduto, non mi sembra una roba sporca.
    Fastidiosa sì, da chiarire il più possibile certamente, ma non sporca.
    Questa volta mi sembra che vi siate un pò attaccati allo specchio.

    La mail a Colaninno la mando comunque, ovviamente non per chiedere le sue dimissioni

  • 10 Settembre 2008 in 19:17
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    Qui gli unici che s’attaccano agli specchi sono i rappresentanti dell’opposizione finta e complice. Penso che un pò di coraggio intellettuale permetta a tutti di comprendere la situazione.
    Longoni evidenzia – ancora una volta – come in pochi anni tutto si sia rovesciato. Come un tavolo da gioco dopo il colpo fortuito del baro.
    Evidentemente Longoni non sa – e non conosce – il codice etico del suo stesso partito. Male, molto male.
    Ripeto per i duri d’orecchie o i narcotizzati: leggere il codice etico del Partito Democratico. Dopodiché, parlare.
    Troppo facile difendere sempre a spada tratta il capetto di turno, no?!
    Ma dai… Dal PCI di Berlinguer a Colaninno figlio di un “capitano coraggioso” (imprenditore condannato in primo grado per bancarotta) che dice di non sentirsi in imbarazzo di fronte alla vicenda CAI. Ma dai…

    Il paragone effettuato da Longoni, poi, non sta in piedi. Il paragone giusto è questo: sei un sindaco che DICE di voler eliminare le licenze ma che poi SIEDE tutte le sere al ristorante del PADRE. Tutto qui.

    Comincia a dimetterti (alzarti dal tavolo di tuo padre uscendotene dalla porta principale). E poi noi avremo fiducia nella tua serietà.
    Normali regole di una democrazia morta e sepolta. Picconata dal sonno delle menti.

  • 19 Settembre 2008 in 18:08
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    A parte il fatto che non mi piace quando la gente fa il SoTuttoIo e soprattutto quando lo fa con arroganza, l’opinione tua l’hai espressa e io ho espresso la mia, si può essere in accordo o in disaccordo ma non mi pare necessario dare dello sciocco o del leccaculo a qualcuno.
    Siccome anche per me la cosa non è chiara, ho detto che avrei scritto a Conalinno per chiedere informazioni (pur non trovando opportuno chiederne le dimissioni in quanto non vedo conflitto di interessi).
    Scusa ma che potere decisionale o direttivo aveva in questo caso Colaninno?
    vogliamo forse dire che chi fa parte di un’impresa non si può occupare di politica?

    l’articolo del codice etico recita :
    – rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi o decisioni che abbiano una
    diretta incidenza, specifica e preferenziale, sul patrimonio personale, del
    proprio nucleo familiare o dei conviventi, ovvero dei parenti o affini;

    Ora, quali decisioni ha preso Colaninno in questa occasione, anzi, quali opportunità avrebbe avuto per decidere in merito qualcosa ? Nessuna. Tant’è che ha pure detto di essere uscito dal consiglio di amministrazione quando si è discusso nel merito della questione CAI (ed è per questo che non proverebbe imbarazzo). Io ho detto, e lo ripeto, che un conto era se avesse avuto ruoli di responsabilità politica di governo, e allora sarebbe stata sporca; non avendone, si può al massimo dire che sarebbe utile una spiegazione, motivazione per la quale ho detto che avrei scritto una mail a Colaninno ma non per chiederne le dimissioni.
    Posso aver scritto male tanto che le mie parole siano state intese come un attacco; bene,non lo era, voleva solamente essere un ragionamento che arrivava alla conclusione che per me questa volta si è esagerato.
    Ho sostenuto che vi siete attaccati allo specchio perché, per quanto sopra, credo proprio che vi siate attaccati allo specchio; e che il padre di colaninno sia stato giudicato colpevole di bancarotta, bè ChiSeNeFrega, manca solo che le colpe dei padri cadano sui figli.

    Mi piacerebbe capire da dove nasce tutto questo astio, dall’inserire il commento solo due settimane dopo averlo postato, alla risposta evidentemente irritata, tanto da chiamarmi per cognome quando credo che tutti sappiano che ci conosciamo.
    Se QLL non è capace di fare altro che urlare, non credo che possa arrivare lontano, e sarebbe un peccato perché, come ho sempre detto, siete un bel gruppo che può fare belle cose. Evitate di buttar via tutto per etichettare come leccaculo uno come me, che, e chi mi conosce lo sa, sono tutto fuorché un yessayman, e se parlo non è per attaccare o difendere ( come spesso fate voi ) ma per ragionare.

  • 19 Settembre 2008 in 18:10
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    errata corrige? probabilmente non è vero che è stata inserita due settimane dopo ma mi pareva di aver letto qwqting moderation fino a ieri.

  • 20 Settembre 2008 in 11:32
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    Beh Longoni,
    del leccaculo e dello sciocco te lo sei dato da solo. Non sono termini che m’appartengono, quindi, riporta fedelmente quel uno esprime o scrive.
    Sul conflitto d’interessi di Colaninno jr non m’esprimo più. Noto una tua atavica smemoratezza, quindi…

    Non mi piace invece la retorica dell’urlare. Quella proprio no. Come trovo stucchevole ed infantile la finta polemica sui tempi di moderazione dei tuoi commenti. T’assicuro che non c’è alcun cervellone che stia lì a censurare Longoni Andrea. Anzi…
    Qui Lecco Libera non urla. Informa, ragiona, denuncia, provoca e ricerca il confronto. Il tutto – a differenza del tuo partito – in buona fede e con la dovuta credibilità.

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