Il voto delle ragazze del ’30

Alle ultime elezioni amministrative ho fatto lo scrutinatore ai seggi.
Esperienza molto positiva: nonostante le tante ore impiegate, la burocrazia imperante e alcuni meccanismi lontani anni luce dal concetto di lavoro creativo, ho avuto la fortuna di finire in un gruppo capace ed affiatato e, soprattutto, mi sono sentito utile alla democrazia. Chiamatemi romantico idealista se vi pare…

Faccio parte di quel gruppo di persone che non ce la fa più a dare il proprio voto al “meno peggio” e spesso sono stato attratto dall’astensionismo, dalla scheda bianca, nulla o rifiutata.
Eppure a questo giro di votazioni ho voluto fare uno sforzo in più informandomi, leggendo, documentandomi su programmi e candidati, in modo da votare il più coscientemente possibile, soprattutto alle comunali.
Però ho riscontrato che la gran parte della gente non fa neanche il minimo sforzo per leggere due righe di una biografia o partecipare alla presentazione di una lista civica del proprio paesello. E con tranquillità ammettono di saperne poco e di non essersi informati, perché “tanto poi non cambia nulla”.
E allora ecco che la (o)scena politica nazionale travasa nei livelli inferiori: se tifi PD devi per forza votare Brivio, se ami i fazzoletti verdi devi sbarrare sul nome di Nava. Nulla importa di quello che i due candidati hanno fatto e non fatto in questi anni nei loro rispettivi ruoli istituzionali.

Eppure c’è chi fa un altro ragionamento ancora… Complice essere stato al seggio al quale sono iscritti i concittadini del centro paese, ho visto passare davanti a me parecchie persone anziane, in particolare molte donne nate negli Anni ’30 e uomini del ’40. Vi posso dire che tanti di questi anziani si sono avvicendati alle urne con estrema difficoltà, per la vecchiaia ed i problemi di salute, ma stringendo i denti (i pochi rimasti) hanno esercitato un diritto che per loro ha ancora una fondamentale importanza.
L’unica spiegazione che mi sono dato è che queste persone non reputano il diritto-dovere di voto come una cosa scontata. Forse qualcuno di loro ha lottato duramente per ottenerlo.
Forse mettono davanti il valore simbolico di un principio fondamentale della democrazia alla sua effettiva utilità pratica? A me piace pensarla così.

Alessandro Riva

È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature
(Sandro Pertini)

4 pensieri riguardo “Il voto delle ragazze del ’30

  • 22 Giugno 2009 in 15:06
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    Bell’articolo, breve ma incisivo.

  • 24 Giugno 2009 in 00:16
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    Bello Ale,sono stato pure io ai seggi e credo che queste persone abbia parecchio da insegnarci, ne ho in mente una in particolare che x votare ha dovuto farsi accompagnare e farsi sorreggere da una balda nipote che l’ha accompagnata fino al seggio.
    Sono quelle immagini che ti fanno pensare che ne vale le pena, anche solo per loro…

  • 1 Luglio 2009 in 17:14
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    Ste persone sono quelle che a malapena vedono i simboli sulla scheda e barrano a caso…

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