Convegno a Lecco sul Nucleare il 24 luglio

Segnaliamo questo convegno che si terra oggi, 24 Luglio, a Lecco.
L’incontro intende promuovere il ritorno del nucleare in Italia.
Infatti si legge: “Il ritorno del nucleare in Italia è un’opportunità strategica per ricostruire la filiera scientifica, tecnologica e industriale indispensabile per stabilizzare i costi di generazione di energia elettrica, ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime e combattere contro il cambiamento climatico.”

E’ superfluo dire che non siamo d’accordo. Pur non potendo partecipare personalmente, invito chi potesse a farlo e, dati alla mano, chiedere civilmente spiegazione di questa posizione.
Un ottimo punto di partenza può essere la lettera scritta da Meregalli del Circolo Ambiente Ilaria Alpi di Merone e che riportiamo di seguito.

Maicol Bonfanti

Energia e nucleare: fantasie e realtà

E’ innegabile che l’uscita dell’Italia dal nucleare sia stata determinata dall’emotività scatenata dall’incidente di Cernobyl. Ma l’attuale rientro del nostro paese nel nucleare appare una scelta altrettanto emotiva ed ideologica.
Rispetto al 1987 la situazione si presenta ribaltata: gli emotivi di allora sono coloro che oggi contestano in maniera razionale il ritorno del nucleare mentre i suoi sostenitori si basano su annunci generici ed ideologici, facendo leva su paure, quali l’aumento del costo del petrolio, la fatalità di uno sviluppo che comporterà un consumo sempre maggiore di energia e la convinzione che sia impossibile ridurre le emissioni climalteranti senza il ricorso al nucleare.
Ecco all’ora che il nucleare risulta la panacea di tutti i nostri problemi: ridurrà il costo della bolletta elettrica, ridurrà la nostra dipendenza dalle materie prime che importiamo, risolverà il problema del cambiamento climatico e risolleverà la nostra economia scatenando, per usare le parole di Fulvio Conti, ad di Enel, “un rinascimento industriale”. Ma è davvero così che stanno le cose?

> Costi.
Ovunque si ripete che in Italia l’energia costa cara (si dice il 30% in più che all’estero) e si tenta di convincere il normale cittadino che la sua bolletta della luce costerà meno col nucleare. Bene, va detto che l’energia elettrica per i consumi medio-bassi (fascia in cui rientra la maggior parte delle famiglie italiane) è sempre stata conveniente rispetto al resto d’Europa. Anche se negli ultimi anni questo vantaggio si sta assottigliando continuiamo a spendere meno della media europea (vedi Altroconsumo luglio 2008). Per i diffidenti ricordiamo che pochi giorni fa il garante per l’energia ed il gas nella sua razione annuale ha riaffermato che:
“si può stimare che il 60% delle famiglie italiane, con consumi annui inferiori ai 2.500 kWh, paghi per l’elettricità prezzi più bassi della media europea”.
Va anche detto che del costo del Kwh, la produzione incide per poco più del 60%, il resto è composto da varie voci, fra cui trasmissione, tasse, oneri vari tipo cip6 e oneri del vecchio nucleare. Per questi ultimi continueremo per anni a pagare la dismissione delle vecchie centrali ed il costo del futuro deposito per le scorie (stimato in 1,5 miliardi di euro) finirà in bolletta. Pertanto proprio a causa del nucleare il costo della bolletta non calerà, questa e una delle poche certezze per il futuro.
> Dipendenza dall’estero.
Una centrale nucleare consuma combustibile prodotto a partire dall’uranio. In Italia non esistono giacimenti e neppure esistono impianti di riprocessamento. Pertanto col nucleare continueremo a dipendere dall’estero.
Inoltre pochi sanno che delle circa 70 mila tonnellate di uranio consumate annualmente, solo il 28% proviene da paesi stabili, come Australia, Canada ed Usa, il resto viene da Kazakhistan, Russia (avete presenti i problemi col gas nello scorso inverno?), Niger, Namibia e Uzbekistan.
> Cambiamento climatico.
Il nucleare viene proposto come l’unica soluzione al problema di ridurre le emissioni di CO2. Vanno chiariti due aspetti. Innanzitutto a chi come la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, (sul Sole 24Ore del 10 luglio), saluta il ritorno all’atomo elettrico come a una “opzione importante anche per raggiungere gli obiettivi di Kyoto”, va ricordato che il Protocollo di Kyoto, stabilisce che l’Italia nel periodo 2008-2012 riduca le proprie emissioni di CO2 in atmosfera nella misura del 6,5% rispetto ai livelli riscontrati nel 1990. La posa della prima pietra della prima centrale nucleare italiana si svolgerà, secondo gli obiettivi di Scajola, nel 2013 (quando Kyoto sarà scaduto), pertanto di quale Kyoto si sta parlando?
Secondariamente, è falso affermare che questo tipo di centrali non produca CO2.
Si tenga conto che costruire un centrale nucleare comporta il consumo di una quantità talmente elevata di energia che occorrono anni di generazione di corrente per compensarla. E si aggiunga il fatto che l’estrazione e l’arricchimento dell’uranio sono attività complesse ed energivore. A conti fatti gli esperti valutano che ogni kWh nucleare emetta una cifra variabile dai 96 ai 134 grammi di CO2. (Oxford Research Group).
Se davvero si vogliono ridurre le emissioni di gas serra vi sono altre strade: innanzitutto il risparmio energetico, universalmente riconosciuto come lo strumento più efficace. Secondariamente le fonti rinnovabili, che eccetto che per il fotovoltaico, già oggi costano meno del nucleare, sono disponibili da subito (una pala eolica non richiede dieci anni per entrare in funzione), non creano rifiuti tossici e depositi che costano milioni di euro.
> Rinascimento industriale.
Enel ha dichiarato nei giorni scorsi che ognuno dei quattro cantieri previsti impieghera’ 2.500 persone per cinque anni ed in seguito in ogni centrale lavoreranno 500 persone, ovvero 2 mila nuovi posti di lavoro dal 2018 in avanti.
Per fare un confronto, l’università Bocconi stima che le politiche energetiche del pacchetto europeo Clima – Energia entro il 2020 potranno garantire un’opportunità di business e sviluppo occupazionale notevole. Il valore degli investimenti è stimato in 100 miliardi di euro nei prossimi dodici anni a fronte di un potenziale occupazionale di 250 mila unità lavorative nel 2020. Duecentocinquantamila posti di lavoro che potrebbero essere creati all’estero, stima la Bocconi, se il sistema produttivo italiano non sarà in grado di sfruttare l’occasione. Peccato che il governo guardi indietro al nucleare piuttosto che guardare avanti verso la cosiddetta green revolution.

Infine, un cenno alla competenza italiana nel campo nucleare. La stampa sottolinea che siamo pronti a partire, l’Ad di Enel Fulvio Conti ovviamente non ha dubbi al riguardo. Si ripete che Enel ha centrali atomiche in Spagna e Slovacchia, ma va detto che sono tipologie di centrali diverse dagli EPR che si costruiranno in Italia (tecnologia statunitense in Spagna e sovietica in Slovacchia), e che il personale appartiene a Slovenske Elektrarne e ad Endesa (società di cui Enel possiede la maggioranza azionaria), che non si trasferirà mai in Italia.
In Francia, a Flamaville, dove si sta costruendo uno dei due EPR oggi in costruzione, l’Enel (partner con una quota del 12,5%) parla di significativa presenza di personale italiano nel cantiere, in realtà il contratto prevede la presenza di 65 persone, ora siamo a 50 e di queste 50 solo 5 sono effettivamente attive (vedi anche intervista a Philippe Leigne, ingegnere EDF su Handelsblatt, giornale tedesco, 8 luglio 2009). Non sono un po poche 5 persone in un cantiere di più di due mila unità? Soprattutto per pensare di poter tirare le file di quattro nuovi cantieri analoghi in Italia?
Dibattiamo del nucleare, ma non in maniera ideologica, facciamolo con dati alla mano, per favore.

5 pensieri riguardo “Convegno a Lecco sul Nucleare il 24 luglio

  • 28 Luglio 2009 in 11:35
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    Nessuno sostiene che l’energia nucleare sia economica, ma anche se i costi di gestione di un impianto sono in crescita, resta il fatto che i costi per il “carburante” sono ridotti ad una frazione rispetto al petrolio, gas o anche carbone. Al momento il nucleare resta la soluzione più sicura e meno costosa a nostra disposizione.

  • 3 Agosto 2009 in 12:54
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    Voi parlate del mafioso di Arcore, non vi accorgete che i mafiosi sono associati con i vostri rappresentanti in Puglia, tanto per fare un esempio, per non parlare di Campania, Abruzzo, Calabria ecc…..Sedi di partito pagate dalla Sacra Corona Unita, roba da nascondersi a vita……

  • 6 Agosto 2009 in 15:37
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    (che centra la sanità della Puglia con il nucleare? o si vuole intendere che, con la centrale prossimamente a Scanzano Jonico, sarà necessaria una struttura sanitaria efficiente per assorbire prima le vittime dei cantieri, poi le varie forme tumorali infantili dopo il 2020? del resto, quelle terre sono già assuefatte alle “environmental diseases” a partire da Taranto…)
    Niente da fare. Non si riesce a ragionare di energia al di fuori degli schieramenti preconcetti.
    Constato questo e sostengo che, però, non mi va di subire passivamente le conseguenze economiche di scelte palesemente sballate, evidentemente obsolete, che questo governo si prepara a realizzare a puro scopo diversivo.
    Il nucleare civile non esiste!
    Il nucleare ha senso soltanto in un contesto di all’erta militare e di militarizzazione della vita civile in ogni sua forma.
    Devo credere che sia questo il vero obbiettivo del governo? devo credere che sia questo ciò che la ggente richiede?
    Spero con san pietro che ognuno trovi la forza di annunciare la speranza che ha in sè: e di opporsi al nucleare.

  • 7 Agosto 2009 in 14:47
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    Acido ha ragione, sembrano sorgere muri insormontabili appena si cerca di ragionare (quale che sia l’argomento) fuori dai preconcetti.
    Luca nella stessa frase scrive che il nucleare non è economico e poi dice che e’ la soluzione meno costosa. Non è economico rispetto a cosa, scusa?

    Segnalo questo articolo senz’altro fuori tema, ma che pone l’attenzione proprio su quanto sia difficile per noi ragionare al di fuori delle nostre abitudini o di quello che consideriamo l’unico metro di paragone possibile (perché è quello usato finora).

    http://crisis.blogosfere.it/2009/08/usa-una-sanita-comunista.html

    Se per un americano e’ considerato “da comunista” (ovvero assolutamente inconcepibile) avere un sistema sanitario nazionale e non pagare per le spese mediche (cosa invece assolutamente normale per noi), quali altri “pervicaci convinzioni” dobbiamo superare noi italiani ed europei?
    Forse che il mantra del ritorno al nucleare riesce a far breccia nei più perché ci da modo di non scalfire i nostri preconcetti di crescita infinita?

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