‘Ndrangheta a Lecco: Ivano Perego, quell’amico in Polizia e la gioia per “il Presidente”

Tutte le persone coinvolte e/o citate a vario titolo sono da ritenere innocenti fino a sentenza definitiva.
D.F.

Guardie e ladri. Guardie ladre. Guardie che parlano al telefono con i ladri. Ladri che promettono promozioni alle guardie. Cellulari che squillano mentre s’apparecchiano torbidi accordi tra chi, teoricamente, dovrebbe combattersi. Ne sa qualcosa Ivano Perego, tassello fondamentale della maxi-inchiesta di ‘Ndrangheta in Lombardia e non solo di questi giorni. Gli inquirenti lo descrivono come “partecipe” dell’associazione mafiosa poiché come “amministratore delle società del Gruppo Perego acconsentiva e favoriva l’ingresso in società di STRANGIO Salvatore; richiedeva l’intervento di quest’ ultimo per indurre imprenditori concorrenti a ritirare le offerte ; intratteneva rapporti privilegiati sia con esponenti politici che con pubblici dipendenti, al fine di ottenere , anche a mezzo di regalìe ed elargizioni di somme di denaro, l’aggiudicazione di commesse pubbliche, sia in generale affinchè la PEREGO fosse favorita nei rapporti con la pubblica amministrazione; dava direttive ai dipendenti ed organizzava lo smaltimento illecito di rifi uti, anche tossici, derivanti da bonifi che e demolizioni di edifi ci in discariche abusive”. Parole che pesano come pietre, alla luce della solidità del procedimento fondato interamente sull’utilizzo delle intercettazioni (telefoniche e ambientali).

Il contatto con i colletti bianchi e parti delle istituzioni sta al malaffare come l’ossigeno per gli esseri viventi. E’ indispensabile. E’ necessario. Occorrono diversi lasciapassare per trascorrere in tranquillità un’esistenza come quella di Ivano Perego. Uno dei tanti e generosi alleati – stando alle carte del procedimento – si chiama Alberto Valsecchi, Ispettore della Polizia di Stato di Lecco.

Andiamo con ordine. E’ il 5 maggio 2009 quando lo sgherro del boss Salvatore Strangio, tal Tommaso Ghezzi, telefona piuttosto risentito all’amico “Ivano”. L’oggetto della discussione è il solito problema delle multe inflitte ai camion dell’impresa del gruppo Perego. Il Presidente insospettabile conosce bene i suoi contatti. “Ivano” è un tipo esperto, per questo catechizza il Ghezzi: la competenza è lecchese, bisogna sentire Alberto Valsecchi.

Il 12 giugno 2009, pochi giorni dopo la schiacciante goleada del Popolo della Libertà alle elezioni provinciali ed europee, viene intercettata sull’utenza di Ivano Perego una strana telefonata tra l’imprenditore “partecipe” e prestanome e l’Ispettore Valsecchi. Sono le otto e venti e il secondo si congratula con il primo per il risultato storico.

omissis

VALSECCHI: adesso che hai vinto le elezioni basta eh
PEREGO: hai visto abbiamo vinto cazzo in tutto figa, VITO ha vinto, eh NAVA ha vinto a Lecco io ieri ero già da NAVA dal Presidente a fare una chiacchierata, abbiamo vinto tutti noi
[…]
VALSECCHI: si si si vuole la sicurezza poi capito, è importante e d’altronde
PEREGO: farò una festa anch’io in azienda tra venti giorni quando c’è tutto a posto
[…]
PEREGO: invitiamo Vito BONSIGNORE, NAVA e tutti quelli che hanno vinto
VALSECCHI: invece l’altra sera ero fuori a bere due birre con CLAUDIO e mi ha detto,
[…]

omissis

Non è reato festeggiare, per carità. E’ curioso, però, che a farlo siano l’imprenditore Perego e il poliziotto Valsecchi. Nemmeno ricevere un imprenditore per “fare una chiacchierata” dopo la vittoria elettorale. Del resto fa sorridere sentir parlottare di “sicurezza” e “giovani” quei due. Chissà che si saranno detti, qualora l’incontro fosse avvenuto, il Presidente Daniele Nava e l’amico di Salvatore Strangio – Ivano Perego. Il rapporto tra Perego e Bonsignore, europarlamentare Pdl fuoriuscito dall’Udc nonché vecchia conoscenza della Banda Unipol, è un’altra pagina da scoprire di questa zona grigia tendente al “gelatinoso”. L’ultima domenica di maggio ’09 (il 24), viene organizzata infatti una festa elettorale, dicono i magistrati, motivata “dalla presenza di alcuni politici in campagna elettorale”. Ci sono Emilio Santomauro, Antonio Oliverio e – in seguito – pure Vito Bonsignore. Perego ha tutte le caratteristiche per ingraziarsi chiunque. Poco dopo il party tra politici e impresari, Santomauro scrive un dolce sms all’amico Ivano per congratularsi dell’effetto stranamore sortito sull’europarlamentare siciliano: “Mi appena detto che Sei entrato nel suo cuore! Complimenti! Ti voglio bene! Tuo Emilio”. Il “contatto Bonsignore”, si felicita Perego, tornerà utile in materia di appalti e collaborazione con l’Impregilo.

Torniamo a Valsecchi. Chi è quel “Claudio” di cui parla l’Ispettore Valsecchi? E’ Claudio Perego, fratello di Ivano e tramite con il fedele Valsecchi. Il contenuto della lunga conversazione, di seguito riassunta, ricostruisce perfettamente il rapporto do ut des che intercorre tra il ladro e la presunta guardia. Valsecchi, scrivono i magistrati, vorrebbe “avere un incarico dirigenziale nell’ambito di una costituenda forza di polizia della Provincia di Monza”. Perego si attiva e nomina un tale “Antonio”, certamente Antonio Oliverio, “noto ad entrambi gli interlocutori – come possibile referente politico della operazione”. E’ del tutto evidente, ancora, “che questo tipo di “favori” prevedono una contropartita”.

omissis

VALSECCHI: senti un pò sei te che ti chiamavo, conosci un pò l’ambiente, io siccome ho seguito un pò le vicende della Polizia Locale quella Provinciale di Lecco no, sai che su … come è stata costituita così no, ero interessato a capire un pò come funzionava, come funzionerà, visto che adesso hanno istituito la Provincia Monza, la Polizia Provinciale di Monza, voglio dire sarà una bella struttura, non
[…]
PEREGO: mi ha accennato CLAUDIO qualcosa, io gli ho detto CLAUDIO guarda lo dico al mio amico qua non c’è problema, vediamo come gestire la roba, io ..
VALSECCHI: esatto, io poi magari ti faro avere ti preparo un curriculum mio così almeno chi non miconosce così c’è la mia storia, io sinceramente dove sto, sto molto bene, gestisco del personale
PEREGO: cioè vorresti passare di grado, …inc.. giù come tutti che cavolo
[…]
PEREGO: facciamo una chiacchierata
VALSECCHI: si si si va bene
PEREGO: o veniamo su noi a Lecco in Questura, o vieni tu giù da me dai
[…]
VALSECCHI: a me interessava appunto il discorso ad andare a dirigere una cosa del genere, chiaramente …inc…
PEREGO: poi hanno vinto Monza, ha vinto la destra, il Popolo della Libertà tutto lì è non c’è problema
[…]

omissis

[…]
PEREGO: oggi ti chiamo, oggi lo sento l’ANTONIO e ti chiamo
VALSECCHI: va bene, anche quello che posso, poi così se magari lui l’elemento politico
PEREGO: se dovono farlo devono farlo adesso tanto che devono decidere
VALSECCHI: devono costituirla, io capito io so anche , io conosco, io conosco anche su tutto l’ambito di dico di Monza di Lecco, di Milano i personaggi validi che tu dici […]

La contropartita è sfaccettata. Una volta Valsecchi si fa delegare dai colleghi di Milano per sostenere lui l’interrogatorio con quelli del Gruppo Perego per una storia di sequestro di escavatori. Ancora è sempre l’Ispettore il contatto giusto per cercare di cacciare Salvatore Strangio dalla Perego a seguito di controlli ritenuti da Ivano Perego e soci come pericolose avvisaglie. Infine, nell’aprile ’09, Valsecchi s’inventa segugio al contrario. Ivano Perego è con altri tre sodali in Sardegna per visionare dei terreni. L’Anticrimine di Cagliari li sta pedinando. Ad un certo punto i controllati si accorgono e pensano bene di chiamare il controllore, Alberto Valsecchi. Annotano i magistrati: “Alle ore 15.28199, PEREGO chiama il fratello Claudio, chiedendogli di prendere nota di un numero di targa per farla controllare, ma il fratello non ha da scrivere”; “Alle ore 15.29200, tra PEREGO e PAVONE, nel corso della quale PEREGO chiede all’interlocutore se abbia rilevato il numero di targa della macchina che sta seguendo lui, poiché sta chiamando la Questura di Lecco con l’intenzione di risalire agli intestatari delle vetture per parlarne poi con STRANGIO”; “Alle ore 15.34202, PEREGO conversa con la moglie CORTI Maria Chiara, alla quale spiega l’accaduto dicendo aver preso i numeri di targhe ed aver chiamato Pasquale “quello su là… l’amico di Claudio…” e la donna comprende”.

E’ probabile che non vi sia nulla di penalmente rilevante in questa triste storia di incroci pericolosi. Lo sanno bene i magistrati che infatti scrivono: “le verifiche sulla possibilità di addebitare al Valsecchi specifiche condotte di rilievo penale sono ancora in corso”. Certo è, continuano i magistrati, che “il rapporto con l’ispettore si inserisce un quella zona “grigia” di scambi e favori con soggetti istituzionali che, se pure con contributi apparentemente minimi rispetto a ciascuna specifica vicenda, alimenta la complessiva capacità della organizzazione di percorrere strade in grado di procurare illeciti vantaggi su ogni piano”.

Duccio Facchini

3 pensieri riguardo “‘Ndrangheta a Lecco: Ivano Perego, quell’amico in Polizia e la gioia per “il Presidente”

  • 15 Luglio 2010 in 21:59
    Permalink

    Complimenti ancora a tutte le persone di Qui Lecco Libera.
    Le vostre azioni ci danno un po’ di respiro.
    viviamo un periodo decisamente buio dal punto di vista culturale.
    C’è gente furba alla guida e gente che, nel momento in cui con questi furbi si identifica e la loro furbizia a volte invidia, e da cui spesso spera in qualche modo di ottenere dei vantaggi, sostiene questa situazione con il voto.

    Sembra lo stile italiano.
    Va bene sostenere l’Italia quando gioca la nazionale, ma io vorrei che si volesse bene all’Italia in altro modo.

    Saluti

    Paolo

  • 15 Luglio 2010 in 22:33
    Permalink

    Il Commento del lettore Paolo Anghileri mi ha fatto venire in mente questo scritto

    ha un altro titolo ma lo chiamerei “Giusto ieri”

    Dal momento in cui scocca la scintilla dell’identificazione del capo con la massa, il dittatore sente moltiplicare in modo vertiginoso le sue forze. L’identificazione sociale è appunto il processo discriminatorio che fa emergere l’eletto dal gregge dei chiamati. L’eletto ne esce trasfigurato. Egli perde i connotati individuali e assume quelli sognati da milioni di concittadini. Egli diventa, alla lettera, il prodotto individualizzato d’un irresistibile bisogno collettivo. Nell’attuale civiltà di massa tutte le risorse della tecnica contribuiscono all’esaltazione dell’eletto. I pochi tra i connazionali che sfuggiranno all’ipnosi e cercherano di discuterlo e denigrarlo, ricordando le sue origini, la sua neghittosa gioventù, la sua limitata cultura, la sua vigliaccheria, la sua inadattabilità a una vita normale, faranno opera vana… Anche se il capo dice e fa oggi il contrario di quello che diceva o faceva ieri…che importa?

    Il legame più forte che lega il capo alla sua massa non è ideologico o programmatico o etico. ‘Se il mio capo agisce in quel modo, vuol dire che avrà delle ragioni per farlo’, pensa il fascista o il comunista. E poiché lui è convinto di non avere avuto nella vita il meritato successo solo per mancanza di furberia ed eccesso di scrupoli, egli è perfino fiero che il ‘suo’ capo sia così abile e forte e sappia così bene sterminare gli avversari.

    (1938 Ignazio Silone)

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