La viltà di Sarkozy

L’ex fascista, idolo dei Democratici, nonché scafato scopritore della “logica aziendale” del passato padroncino, è un fan sfegatato dell’epigono della Destra liberale europea: Nicolas Sarkozy. Di seguito l’editoriale di Marco d’Eramo sul Manifesto del 19 agosto.

E così oggi saranno 700 zingari a pagare il conto per la miliardaria evasione fiscale della donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt, erede dell’impero de L’Oréal. Questo scandalo infatti ha indebolito a tal punto il presidente Nicholas Sarkozy da spingerlo a compiere qualunque passo, anche il più inumano, il più demagogico, il più incostituzionale, persino il più inutile, pur d’invertire la caduta libera della sua popolarità nei sondaggi d’opinione, che si era già constatata nelle elezioni regionali di marzo quando aveva preso una bella batosta. E in periodo di crisi economica – come si vide in Germania negli anni ’30 -, non c’è strategia più popolare che quella di cercare un capro espiatorio e alimentare una bella vampata di xenofobia.
Perciò il presidente ha proposto di togliere la cittadinanza a quei cittadini di «origine straniera» che uccidono o feriscono un poliziotto. Perciò ha smantellato 51 accampamenti gitani. Perciò oggi la Francia concerà a deportare 700 zingari, come se tutto il problema dell’insicurezza venisse da quei 15.000 rom che vivono in Francia (su circa 60 milioni di residenti). Questa deportazione è illegale, poiché gli zingari sono cittadini europei (nel 2007 Romania e Bulgaria sono entrate nella Unione europea) cui è garantita libertà di movimento e di residenza all’interno dell’Ue. Va contro le sollecitazioni del Consiglio d’Europa che ha esplicitamente invitato i governi membri a non espellere i rom. È inumana perché disintegra famiglie e allontana persone che – a volte da generazioni – vivevano sul suolo francese, e taluni erano diventati cittadini francesi.
Certo, in Europa prendersela con gli zingari è sempre stato lo sport per cui i potenti sono sempre andati matti. In senso letterale: la caccia allo zingaro era praticata a cavallo e con le mute di cani dagli aristocratici europei nel ‘500, proprio come la caccia alla volpe è popolare tra i gentlemen inglesi. Contro i rom, i nazisti praticarono la stessa politica di sterminio che usarono verso gli ebrei. Ma anche nel genocidio i rom furono discriminati e il loro Olocausto non è mai stato riconosciuto, né tanto meno risarcito. Non a caso perciò, persino un deputato del partito di Sarkozy ha paragonato la deportazione di oggi alle retate di ebrei francesi durante la seconda guerra mondiale. Sprigiona un rancido retrogusto di viltà da questa politica di Sarkozy.
Che, per finire, è totalmente inutile e quindi squisitamente demagogica: negli ultimi anni il governo francese ha espulso ogni anno circa 8.000-8.500 rom. Eppure continua a essere stabile il numero di zingari in Francia, intorno ai 15.000. Vuol dire che con la tenacia a cui sono allenati gli oppressi, i rom cacciati tornano; ricacciati, tornano ancora. Francesi a modo loro, ma incrollabilmente francesi. Una volta la Francia si vantava di essere terra d’asilo. Si vantava degli «immortali» principi del 1789. Ma evidentemente il fatuo consorte di Carla Bruni con questi sacri principi – ci si passi l’espressione – ci si pulisce.

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