‘Ndrangheta e colonizzazione: la terza udienza di “Infinito”

Giovedì 30 giugno, aula bunker numero 2 di piazza Filangieri a Milano. E’ la terza udienza del rito ordinario del maxi processo che ha preso avvio dall’operazione “Infinito”: più di centocinquanta arresti avvenuti la scorsa estate; l’accusa – contenuta nelle Ordinanze di custodia cautelare firmate dai Gip Ghinetti e Gennari – è di aver costituito una cellula della ‘ndrangheta calabrese chiamata “Lombardia” nel ricco e profondo Nord Italia. Il presunto sodalizio avrebbe agito in numerose località della nostra regione: da Desio a Cormano, da Buccinasco a Limbiate, da Erba a Canzo, da Milano a Giussano, da Seregno a Pavia, da Bollate a Bresso. Gli imputati del rito ordinario sono poco più di una trentina. Tra i presenti, sistemati nelle celle di sicurezza, ci sono anche l’impresario Ivano Perego – che secondo l’accusa avrebbe partecipato al sodalizio criminale aprendo le porte dell’azienda di famiglia alla ‘ndrangheta, l’ex direttore dell’Asl di Pavia Carlo Chiriaco (imputato per concorso esterno) e Giuseppe Antonio Neri detto “Pino”, il presunto “traghettatore” nominato dopo l’omicidio di Carmelo Novella. Ivano Perego, classe ’72, appare tranquillo, il suo pizzetto è curato, i capelli tenuti in piedi, la camicia leggermente aperta nonostante l’aria condizionata. Parlotta a lungo con il suo legale, Marcello Elia, mentre l’udienza subisce un ritardo di circa due ore e mezza. Carlo Chiriaco, che nel giugno 2009 al telefono con un compare si definiva “capo della ‘ndrangheta a Pavia”, è tra tutti l’imputato che più ha subito i segni del tracollo. L’arresto gli ha cambiato i connotati. Ha perso peso, porta un collarino, un berretto di lana sulla testa e ha un passo esitante. “Pino” Neri, invece, è tra i pochi che beneficia degli arresti domiciliari. Nel suo completo gessato non ha esitato nel prender parola dinanzi alla Corte per lamentare una “violazione del diritto alla privacy per un servizio andato in onda in televisione”. Tra le domande di costituzione di parte civile vanno citate la Presidenza del Consiglio dei Ministri (che ha scatenato diversi legali rispetto ad un “non definito” danno richiesto), i Ministeri dell’Interno e della Difesa, alcune associazioni anti-usura (tra cui S.o.s. Usura) le Regioni Lombardia e Calabria (quest’ultima contestata da alcuni difensori a causa del mancato legame tra territoriale e condotta criminosa), i Comuni di Pavia, Desio, Seregno, Bollate e la Provincia di Monza e Brianza (contro le “locali” di Desio e Seregno). Tra le schermaglie procedurali di queste prime udienze va registrato lo scontro tra la difesa di Carlo Chiriaco e il Comune di Pavia. “Come può il Sindaco Cattaneo (centrodestra, eletto nel 2009, nda) lamentare un danno d’immagine per le condotte di Chiriaco? Se davvero il mio assistito fosse responsabile delle condotte a lui ascritte vorrebbe dire che sarebbe Cattaneo a recare danno all’immagine del Comune, dal momento che Chiriaco l’avrebbe fatto eleggere con i voti della ‘ndrangheta”. La prossima udienza è fissata per giovedì 7 luglio. In quella data il processo dovrebbe entrare nel vivo.

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