‘Ndrangheta e colonizzazione: la quarta udienza di “Infinito”

Trecento arresti tra Reggio Calabria e Milano. Più della metà avvenuti in Lombardia. Il Pubblico Ministero Alessandra Dolci, durante la quarta udienza del 7 luglio scorso del maxi-processo “Infinito” alla ‘ndrangheta del Nord Italia, è stato chiaro: “Stiamo parlando di una struttura intermedia, chiamata “Lombardia”, pacificamente autonoma rispetto alla Calabria pur mantenendo intatte regole e rapporti”. L’associazione mafiosa sgominata il 13 luglio scorso – secondo l’accusa – “non è una mera articolazione periferica della ‘ndrangheta: è autonoma e indipendente”. Nell’aula bunker di Piazza Filangieri a Milano, dietro le sbarre delle celle di sicurezza, alcuni imputati si scambiano occhiate divertite. “Più di quaranta summit tra Legnano, Pioltello e Milano”, ricorda il Pm, “che hanno visto tra i protagonisti componenti radicati da trenta o quarant’anni sul territorio”. Le cifre non lasciano spazio a dubbi: più di centotrenta episodi di intimidazione registrati, oltre cinquecento affiliati secondo le intercettazione ambientali e telefoniche – la spina dorsale dell’inchiesta. La “Lombardia”, che vedrebbe tra gli associati anche l’impresario Ivano Perego, accusato d’aver aperto le porte dell’azienda “Perego Strade” alle cosche guidate da Salvatore Strangio, basava il proprio potere su una fitta rete di “locali”, ‘ndrine, disseminate per tutta la Regione. Ivano Perego, anche questa volta, si è presentato in aula. L’udienza, viste le questioni procedurali che ancora impediscono il decollo del dibattimento, è stata però rinviata al 15 luglio: un anno e due giorni dopo la maxi retata.

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