Testamento biologico: i “binetti-boys” e la stampa locale

Ecco la replica del Comitato promotore della raccolta di firme per l’istituzione del Registro dei testamenti biologici dinanzi all’ennesimo “articolo” pubblicato sul quotidiano locale “La Provincia di Lecco”.

Gentile Direttore,

per rispetto nei confronti dei cittadini e dei lettori del Suo giornale abbiamo deciso di formulare questa replica rispetto all’articolo pubblicato a pagina 14 sul quotidiano da Lei diretto.
Il registro dei testamenti biologici è una questione drammaticamente seria, che va affrontata con attenzione. Ingrediente che, per l’ennesima volta, è mancato. Non possiamo infatti accettare che le tesi (legittime, per carità) dei detrattori dello strumento che, insieme a 1.119 cittadini, abbiamo proposto, vengano spacciate come dati di fatto, incontrovertibili e acquisiti. Equivocare su una frase chiara e limpida come ha fatto l’autrice dell’articolo è un gesto profondamente lesivo del diritto all’informazione: che è una priorità in democrazia.
La “pubblicità” di cui strumentalmente si parla non è la brama di notorietà dei promotori, bensì la manifestazione pubblica delle proprie volontà (da qui il termine “pubblicità”) che il cittadino pone in essere depositando il proprio testamento biologico. Lo “status” che non viene a costituirsi, infatti, significa propriamente la non alterazione di precedenti condizioni, come invece vogliono i detrattori. Insomma: non possiamo accettare che delle opinioni – che noi reputiamo strumentali – vengano trasmesse come verità di fatto. Inoltre, lamentiamo ancora una volta il fatto che le “strategie” della maggioranza non vengono comunicate in maniera trasparente ai promotori, ma “diffuse” per altre vie, come fosse una partita da giocare nelle segrete stanze. Vogliono bocciare la proposta per costituire un registro degli amministratori di sostegno? Con quali certezze del diritto e dell’affermazione delle volontà? Discutiamone, non si scriva (erroneamente) “è l’unica via per far sì che le proprie volontà siano ascoltate”. A tutt’oggi da un punto di vista legale unica fonte rimane la sentenza della Cassazione a sessione riunite (il massimo del plenum giudiziario) sul caso di Eluana Englaro che riconosce il diritto al rispetto delle volontà del paziente anche desunte da documenti o testimonianze anteriori. Le Dat sono tali ed il deposito presso il protocollo comunale e/o la autodichiarazione di esistenza ne fermano ed affermano l’esistenza e la veridicità della fonte nonchè la comunicazione/accettazione della figura del fiduciario garante, cio quello che noi abbiamo inteso come ‘pubblicità’ delle DAT stesse. Infine non possiamo non sottolineare un punto di stile. Visto che la giornalista scrive “lo ammettono anche i firmatari” rispetto a chissà quale “non legalità” dello strumento, ci chiediamo come possa aver fatto ad interpellare 1.119 cittadini lecchesi. Certamente non ha sentito i promotori, che non hanno la fortuna di far parte delle preziosi fonti della signora Pagano.

Cellula Coscioni Lecco
Qui Lecco Libera
Renzo&Lucio
Arci Lecco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.