Beni confiscati alla ‘Ndrangheta: quale futuro per la pizzeria “Del Giglio”?

Torniamo a parlare del bene confiscato alla ‘ndrangheta lecchese presente nel rione di Pescarenico, in via Ghislanzoni. Si tratta dell’ex pizzeria “Del Giglio”, sottratta dal ’96 al clan di Franco Trovato e successivamente abbandonata ad un triste destino fatto di polvere e silenzi. Dal gennaio 2010, insieme ad un appartamento sito in via Adamello a Lecco, lo stabile di via Ghislanzoni è stato trasferito sotto la responsabilità del Comune. Sulle ragioni di quello scambio ci siamo più volte espressi e ancora lo faremo (specialmente sul perché e sulle reali necessità di spazio della Prefettura di Lecco). Non è questa la sede. Ciò che interessa è il futuro dell’ex pizzeria di Rolando Coco, fratello del boss. Quale destinazione è stata prevista per l’immobile? A tale richiesta un osservatore preparato avrebbe immediata risposta: la “Del Giglio” diverrà un centro per anziani gestito per dodici anni dal Consorzio di cooperative “Consolida”, il quale ha predisposto un progetto “Il Giglio, dalla criminalità organizzata alla comunità, la riconversione è possibile” (clicca QUI per leggerlo) al quale la Fondazione Cariplo ha riconosciuto un lauto finanziamento del valore di 200.000€ il 22 dicembre 2009. Dalla lettera dell’Avvocato Giuseppe Guzzetti (Fondazione Cariplo) si evince infatti la correlazione tra il progetto e l’”assegno”.

Quest’apparente semplicità, che non ci stancheremo di criticare per il metodo ed il merito che hanno caratterizzato lo scambio tra Prefettura e Comune di Lecco, è sfuggita ai dirigenti del Partito Democratico: il primo partito di governo della Città.

E’ noto infatti che lo scorso 23 settembre, durante la Commissione terza “Politiche sociali e di sostegno alla famiglia” presieduta da Raffaella Cerrato (Pd), il consigliere Marco Caccialanza abbia presentato un fantomatico progetto (datato 20 aprile 2011) elaborato – a quanto pare – dal Forum Servizi alla persona del Partito Democratico lecchese.

(clicca sull’immagine per scaricare il progetto presentato dal Partito Democratico di Lecco)

E’ marginale la sorpresa del capogruppo Pd Giorgio Buizza (ignaro e non per la prima volta) o la rapida lettura che ne ha dato l’Assessore Ivano Donato la sera prima della presentazione in Commissione. Il documento del Partito Democratico è interessante sotto molteplici aspetti. Prima di tutto non si capisce assolutamente perché sia approdato ora in Commissione e non nel mese di aprile. Inoltre non si comprende come e quanto possa incidere rispetto ad un iter che ha già conosciuto due deliberazioni ed addirittura un finanziamento strettamente correlato ad un altro progetto, precedente e pubblico. Infine non ci si capacita del modus operandi adottato dai funzionari del Pd. Ancora una volta, infatti, assistiamo ad una figura a dir poco incolore degli estensori del generico documento. Pare che il ceto politico contemporaneo preferisca copiare (letteralmente, vedasi anche il caso del testamento biologico) piuttosto che costruirsi una propria idea.

Vittima, più o meno consapevole, del “control-c / control-v” (copia e incolla) degli animatori del Forum del Partito Democratico lecchese è proprio il Consorzio di cooperative “Consolida”: autore del primo ed unico progetto sul quale si è deliberato che ha ricevuto per questo il contributo di 200.000€ di cui sopra.

Vediamo i passaggi salienti (prima viene la versione di Consolida del dicembre 2009 poi quella del Pd locale dell’aprile 2011):

E ancora:

Ecco la sequenza degli obiettivi con qualche leggera differenza, giusto per passare inosservati:

Riepilogando: il primo partito di governo cittadino stila un documento in materia di ridestinazione di un bene confiscato alla ‘ndrangheta (ritardatario e generico) scopiazzando per buona parte un progetto del dicembre del 2009 elaborato dal Consorzio di cooperative “Consolida”; progetto che lo stesso Partito Democratico ha votato lo scorso 25 luglio insieme alla minoranza (36 voti favorevoli a zero).

Qui Lecco Libera

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